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La
Santa Sofia
Brani
tratti dal libro: Le basi della teologia sofianica
Premessa
La
Teologia è la dottrina che ha per oggetto la divinità,
i suoi attributi, i suoi rapporti con l'Universo e l'Uomo; essa è
una scienza umana e divina, perché elabora i dati della divina
Rivelazione attraverso l'esame critico della ragione, nella luce della
fede.
I
princìpi rivelati da Dio non mutano e non evolvono, ma la comprensione
di questi princìpi o verità da parte dell'intelletto umano
segue le leggi naturali della nostra cognizione che, dal momento della
Rivelazione, si sviluppa e progredisce. Perciò la Teologia ha
una storia di tappe svolte dalla ragione nel corso di numerosi secoli
per decifrare la Parola di Dio, capirla sempre meglio e utilizzarla
come guida al perfetto vivere.
La
Teologia, proprio come le varie arti, scienze e tecnologie, consente
di fare delle ipotesi e delle scoperte, frutto della paziente ricerca
comparativa e di felici intuizioni, e non si può mai dire di
essere arrivati alla definitiva conclusione.
Con
questo intendo dire che in fatto di Teologia sono sempre possibili nuove
scoperte: una di queste si riferisce alla cosiddetta Sofia o Sapienza
creata, pressoché ignorata o sorvolata da noi, ma nota e ammessa
dalla gran parte dei teologi della Chiesa Ortodossa Orientale greco-russa.
L'intento
dell'Autore è di analizzare l'argomento, presentandolo ai Lettori
secondo gli sviluppi dell'Archeosofia.
La
Sofiologia che tratta della Sofia la Sapienza di Dio creata, sotto svariati
punti di vista (filosofici, teologici, ascetici, biblici), è
un campo di grande interesse e pratica utilità per quanti si
occupano di problematico e tematica spirituale, cosmologica. e sociologica.
Sarò riuscito nell'intento? È una speranza. Mi basta aver
dato almeno una panoramica generale.
Roma,
15 giugno 1974
Tommaso
Palamidessi
Intelligenza
umana e rivelazione progressiva divina
L'uomo
è in continua evoluzione intellettiva perché si esercita
senza sosta nella ricerca delle cause alle quali attribuire la formazione
della terra, degli astri, del sole, la prima apparizione sulla superficie
terrestre della vita vegetale, animale e umana. Questa ginnastica cerebrale,
mentale e spirituale, se ha sviluppato nell'individuo quelle doti eccezionali
per capire tante e tante cose, tuttavia non gli ha consentito di superare
la barriera di alcuni "perché" senza risposta, in quanto
il mondo e tutto ciò che in esso è contenuto, è
stato portato all'essere da un Ente che appartiene ad un altro mondo,
al di là della stessa ragione umana.
L'umanità,
attraverso un lungo cammino sovente doloroso e pesante, ha scoperto
delle chiavi per misurare, pesare ogni cosa sino al punto da poter viaggiare
negli spazi cosmici e scendere sulla superficie di altri pianeti. Ha
scoperto le formule della matematica, della chimica, della fisica; conosce
le leggi dell'astronomia e della biologia, ma malgrado i suoi mezzi
che utilizza per studiare la materia della quale è prigioniero,
non riesce a scoprire la causa che ha causato le cause della vita universale.
Solo attraverso la Rivelazione soprannaturale si è aperta all'uomo
la porta del più grande enigma: Dio.
Ma
se ciò è accaduto, è merito di Dio stesso che ha
preso l'iniziativa di appagare questa sete di conoscenza che tormenta
l'umano intelletto, rivelandosi, manifestandosi all'uomo pubblicamente
e direttamente. Così, per mezzo di questa libera iniziativa di
Dio, l'uomo intelligentissimo e al tempo stesso ottuso quanto un qualsiasi
animale, è stato introdotto un poco per volta nei segreti stessi
della vita di Dio.
Così
ha scritto San Paolo: "Dopo aver Iddio, a più riprese e
in più modi, parlato un tempo ai padri per il tramite dei profeti,
ora, alla fine dei giorni, ha parlato a noi per il tramite del Figlio,
che ha costituito erede di tutto e mediante il quale ha anche creato
l'universo" (Ebrei, 1:1-2).
Ma
affinché la Rivelazione sia utilizzabile, non basta che Dio parli,
è indispensabile che l'uomo sia ricettivo e disposto ad ascoltare:
solo in questo modo sarà aperto il dialogo che può condurci
alla scoperta di tutti i "perché" ed alla via salvifica.
Gli
scienziati della materia si chiamano fisici, matematici, biologi, chimici,
ma gli scienziati di ciò che sta al di là della materia
si definiscono teologi, cioè coloro che studiano per mezzo della
ragione e della rivelazione divina tutto ciò che si riferisce
a Dio e alle creature in rapporto a Lui.
I
teologi hanno capito quanto sia assolutamente necessario conoscere Dio:
Egli è, del resto, lo scopo fondamentale della nostra vita.
Le
strade per arrivare alla conoscenza di Dio sono due diverse che non
si contraddicono, ma si completano:
- La via della
Rivelazione naturale o dell'intelligenza;
- La via della
Rivelazione soprannaturale.
La
Rivelazione è la manifestazione di una verità nascosta
o di una realtà poco chiara. In questo senso anche la Chiesa
usa i termini biblici: apocalipsis - fanerosis.
La
rivelazione naturale scaturisce dall'intelligenza umana che risale dalle
cose visibili a quelle invisibili, dalle creature al Creatore, come
dice l'apostolo delle genti: "Gli attributi invisibili di Dio,
l'eterna sua potenza e la sua stessa divinità, fin dalla creazione
del mondo si possono intuire con l'applicazione della mente, attraverso
le sue opere" (Romani, 1:20). Le vie della ragione e del cuore
conducono l'uomo di buona volontà alla ricerca di Dio; egli però
ha i suoi gusti di cui è schiavo, ha la sua mentalità
e le sue abitudini: scaturiscono perciò diversi tipi di religione
(mistiche, panteistiche, feticiste, sentimentaliste, ecc.).
La
rivelazione naturale è aperta a tutti gli uomini ed è
obbligatoria; essa avvia alla comprensione dell'esistenza di Dio e ad
alcuni attributi basilari. Ma è sempre la Rivelazione soprannaturale
a chiarire le idee e a dare la certezza della Verità.
Non
mi dilungo di più perché questo libro è stato scritto
in vista di approfondire ciò che la Rivelazione soprannaturale
ha dato sulla Sofia o Sapienza creata, personificazione della Sapienza
increata di Dio; è di Teologia Sofianica che intendo parlare,
e dell'aspetto pratico per realizzarla tramite i metodi ascetici dell'Archeosofia.
(…
… …)
La
chiesa universale e l'assistenza della Sapienza creata
L'Ekklesia
(= Chiesa, assemblea, convocazione, adunanza) è il regno di Dio
sulla terra; è il Tempio della perfezione cristiana sociale che
ebbe inizio con la creazione del primo Uomo-Donna e la sua discendenza.
Il
Tempio come tale è in via di edificazione, e la sua prima pietra
d'angolo è il Cristo.
L'Ekklesia
sulla terra è governata dall'autorità apostolica e dall'autorità
dei laici speciali teodidatti, istruiti direttamente dall'Altissimo,
eletti divinamente per i carismi dello Spirito Santo e l'assistenza
di Sofia.
Naturalmente
quest'ultima affermazione può stupire, ma è conosciuta
dalla storia del cristianesimo e dalla sua tradizione che risale ai
"padri del deserto", la cui paternità non era legata
ad alcuna funzione sacerdotale, ma all'elezione direttamente da Dio.
Fra
gli eremiti del deserto Sant'Antonio, fondatore del monachesimo, fu
un semplice laico. Il fatto eloquente dell'importanza di questi liberi
monaci, laici missionari e guide ispirate dallo Spirito Santo, risulta
dall'afflusso di vescovi che cercavano il loro aiuto e consiglio spirituale.
Sappiamo
che l'istituzione dell'Ekklesia appartenne al Messia, e in questo gli
Evangeli sono espliciti: Cristo si presentò fondatore del Regno
di Dio nella sua fase terrena, aperto a tutti gli uomini. Prepose al
regno come rettori gli Apostoli (Luca, 6:13; Matteo, 18:15-18; Giovanni,
20:21; Matteo, 28:18-19; Marco, 16:15): il clero nel popolo, cioè
i Vescovi. Pose San Pietro a capo degli Apostoli (Matteo, 16:18-19;
Giovanni, 21:17): il primato nel clero, ossia il Primato di San Pietro.
Gesù
Cristo istituì con tali elementi una vera società, gerarchicamente
costituita, Visibile agli occhi di tutti con sudditi e superiori e finalità
religiose (Matteo, 4:3-10, 5:3-12, 16:26-27), dandole il destino di
applicare i frutti della redenzione attraverso i secoli (Giovanni, 20:21;
Matteo, 28:18-19).
Nella
sua essenza la Chiesa è la continuazione, il corpo mistico ed
il prolungamento del Verbo incarnato in unità dello Spirito Santo
(Romani, 12:4-6; I Corinzi, 12:12-27; Efesini, 4:4), che attua l'opera
della Redenzione dell'umanità intera, intesa come unità
dei singoli individui e Anima del Mondo, nell'offerta del sacrificio
della liturgia eucaristica e l'esercizio del Magistero, Ministero e
Impero che sono il triplice potere apostolico.
Attuando
l'opera della Redenzione, la Chiesa conduce l'Anima del Mondo all'adesione
perfetta con l'archetipo sofianico e all'Incarnazione della Sapienza
creata o Sofia nell'Anima del Mondo.
Poiché
Gesù Cristo, in quanto fondatore dell'Ekklesia, è una
persona sussistente increata nella natura divina e nella natura umana,
così la Chiesa è una società divina e umana; l'elemento
divino spirituale, nascosto, è dato dai doni soprannaturali che
mettono l'aggregato umano sotto l'influenza di Cristo, dello Spirito
Santo e di Sofia, principio, anima ed energia di tutto l'organismo della
Chiesa; l'elemento umano è dato dalla collettività socialmente
organizzata.
La
costituzione teandrica e sofianica dell'Ekklesia universale è
pertanto l'unione dell'uomo con Cristo, in unione allo Spirito di Dio
e con la presenza della Sofia, sintesi sociale dell'umano, del divino
e del sofianico.
Passiamo
ora alle proprietà della Chiesa: se questa istituzione del Figlio
di Dio è l'unione dell'umanità con Lui nella forma gerarchicamente
organizzata e sociale dev'essere necessariamente una, come uno è
il Cristo e una sola è la stirpe dell'umanità; santa,
perché santificante è il contatto con Cristo; universale
o cattolica, perché tutti gli individui della specie umana sono
unità nell'umanità in Cristo; apostolica, perché
poggia su Pietro, gli Apostoli e i loro successori, costituiti in gerarchia
unitaria.
Le
proprietà della Chiesa sono cinque, perché alle quattro
precedenti ve n'è da aggiungere un'altra: una, santa, cattolica,
apostolica e sofianica. Sofianica perché la creazione è
cominciata con la Sapienza creata, riflesso della Sapienza increata,
fatto pienamente confermato dalle Scritture che dicono: "La Sapienza
si è costruita la casa, vi ha eretto sette colonne... tiene pronto
il suo vino, ha imbandito la sua mensa. Poi ha inviato i suoi servi
a rivolgere ad alta voce questo invito: "Chi è semplice,
entri qui!" A quelli ancora insensati ha detto: "Venite, mangiate
il mio pane, bevete il mio vino che ho preparato per voi""
(Proverbi, 9). La "casa, è l'Ekklesia, le sette colonne
sono i sette doni dello Spirito Santo.
L'assistenza
di Sofia alla Chiesa è confermata da questi passi: "Dio
mi creò principio delle sue Vie, in vista delle sue opere"
(Proverbi, 8:22) "sino all'eternità non verrò mai
meno. Esercitai il mio ministero dinanzi a Lui nel santo tabernacolo
fissai la mia dimora fra la moltitudine dei santi quelli che operano
con me non peccheranno" (Ecclesiastico, 24).
(…
… …)
Importanza
sofianica di Maria, madre di Gesù, per l'economia salvifica
La
Teologia Sofianica e quindi l'azione di guida della Sapienza Eterna
sarebbe incompleta se lasciassimo nel silenzio la protagonista dell'avvenimento
più importante per la storia dell'Economia Salvifica del genere
umano: la SS. Vergine Maria e la sua partenogenesi di Gesù il
Cristo, Incarnazione del Verbo di Dio.
Dalle
profezie e prefigurazioni delle Sacre Scritture risulta evidente che
Iddio, nella sua infinita sapienza e bontà, ha preposto alla
custodia della Creazione il demiurgo Cosmogonico, al quale la Rivelazione
ha dato il nome di Sofia o Sapienza creata "ab aeterno". Dunque
a Sofia è stata affidata sin dall'inizio del mondo l'azione pilota
per ricondurre il salvabile dell'Umanità alla purezza originale,
quale fu prima della caduta adamica, attraverso l'opera di Redenzione
del Verbo operante in Cristo e incarnatosi nel seme di Maria (Genesi,
3:15; Proverbi, 8:22, 30:31; Eccl., 24:14).
La
Madonna non fu un semplice strumento per fornire al Messia e Redentore
un corpo fisico, cromosomicamente ben selezionato dalla natura per il
grande Avvento, ma fu ed è assai di più, perché
rientra nell'economia salvifica con un preciso decreto divino in quanto
venne a sostituire Eva decaduta. Perciò il divenire di perfezione
dell'Umanità è direttamente collegato da una parte a Dio
e dall'altra alla Donna, Madre di Gesù uniformata alla Volontà
di Dio, mediatrice la Sapienza.
Come
Cristo è il Mediatore fra l'Umanità e l'Eterno Padre,
così Maria è la Mediatrice fra l'Anima del Mondo in evoluzione
e l'archetipo di quest'Anima del Mondo quale è il demiurgo della
creazione, Sofia, assistita dallo Spirito Santo.
In
realtà la Vergine Maria è una creatura spirituale perfettissima,
senza peccato, preesistente, che si è sostituita alla madre Eva
per farsi la Nuova Eva e Madre dell'Umanità. Ella è sempre
stata conforme al Volere, alla Sapienza e all'Amore di Dio Uno e Trino,
ed ha atteso nella contemplazione divina il "via", destinazione
terra, per collaborare con eroico slancio ed umiltà svolgendo
la sua parte salvifica e sempre aderente a Sofia.
Maria
è dunque la prima monade costruttrice dell'Anima del Mondo, l'eterna
Maria in preghiera prima della caduta adamica e dopo la caduta, durante
la nascita, passione e morte di Gesù Cristo suo figlio, ora e
sempre. Maria è la capostipite dell'Anima del Mondo che soffre
con il mondo, perché quest'Anima del Mondo è impura, peccaminosa,
egoista. Maria è la "Donna vestita di sole" con le
dodici stelle sul capo, i piedi posati sulla falce lunare, in doglie
di parto e aggredita senza risultato alcuno dalle forze del dragone-Satana:
quella "donna vestita di sole" che Giovanni inquadra nel dodicesimo
capitolo dell'Apocalisse. Maria è anche Sofia sin da quando Eva,
ancora in stato di grazia, la generò come anima perfetta e pura.
Da
quanto detto sin'ora, appare evidente che l'opera salvifica del mondo
è azione divina perché il Padre che è nei Cieli
la vuole; è opera e sacrificio di Dio perché Cristo e
lo Spirito Santo sono con noi; è opera di Sofia quale demiurgo
stabilito dal Creatore; ma è anche opera d'amore della Vergine
Maria che nel Corpo Mistico di Cristo nella Chiesa coopera come Nuova
Eva.
L'umanità,
quando è ricongiunta nella Madonna a Dio, a Cristo e all'Ekklesia,
è quasi la realizzazione della sostanza assoluta di Dio, la Saggezza
essenziale, la sua forma creata, l'archetipo di Sofia che si incarna.
In
tre manifestazioni successive, realmente distinte, ma permanenti ed
essenzialmente indivisibili, la Sofia è Maria Vergine, figlia
di Anna e Gioacchino, in quanto personalità femminile; è
Sofia nella personalità maschile di Gesù, e resta Sofia
quale Fidanzata e Sposa del Verbo divino nella Chiesa universale e perfetta
del futuro.
Quindi
l'importanza di Maria nell'econoinia salvifica è tanto grande
da essere chiamata la seconda Eva ed essere inserita come Gesù
nell'opera di salvezza voluta da Dio. Infatti se l'Anima del Mondo è
l'Adamo-Eva primordiali, Maria non può essere che la primogenita
di Eva e Adamo androgini prima della caduta. La rivelazione soprannaturale
della Genesi, 1:28, afferma che quando il peccato di ribellione ancora
non esisteva e il mondo e l'umanità materiali non c'erano, Dio
disse: "Siate fecondi e moltiplicatevi". Fu allora che i primi
due sposi della Creazione produssero Maria, la fecero scatuire dal loro
amore perfetto donandole un'anima immacolata, la sola possibile perché
un giorno potesse essere degna di venire chiamata la madre terrena di
Gesù. Questa esegesi può essere ardita, ma credo sia l'unica
soluzione possibile perché una creatura possa essere considerata
esente dal peccato originale, in un mondo ove domina la legge del peccato.
È così possibile accettare tutto ciò che è
prefigurato nella Bibbia nei confronti della Vergine Maria senza incertezze
e dubbi.
L'intuizione
popolare sulla reale entità della Madonna ed i ragionamenti dei
teologi, nonché le esperienze mistiche marianiche, hanno instaurato
un culto rapidamente diffusosi nelle chiese, che diversamente non sarebbe
spiegabile.
Le
madri, per infelici e sacrificate che siano state, morali, spirituali
e genitrici di santi, non sono mai state messe così in evidenza.
L'eccezione alla regola per Maria
Vergine
è confermata dal fatto di essere stata prescelta fra le anime
pure preesistenti e inserita nell'azione sofianica con Cristo, l'Ekklesia
e l'Umanità, perché anima primogenita di un'Eva che fu
poi la causa della caduta di tutto il genere umano.
La
creazione delle anime da altre anime voluta da Dio, rientra nel piano
ideale di Dio Padre su azione diretta del Verbo e con l'assistenza dello
Spirito Santo, utilizzando la Sapienza creata quale archetipo di perfezione
micro-macrocosmica. Sotto questo angolo visuale la Madonna diventa,
agli occhi del Cristiano Archeosofo, la Madre per eccellenza nella quale
la Sofia prese alla nascita del Redentore il suo domicilio.
Vista
così, la Vergine Maria è parte viva della Chiesa, indispensabile
alla vita mistica dell'asceta che sente il bisogno di amarla e ringraziarla
per aver dato alla luce il Figlio di Dio Unigenito senza il quale la
salvezza non sarebbe stata possibile.
La
Cristianità negli uffici liturgici della Chiesa latina e greco-russa
ha sempre mantenuto vivo il culto di Maria. Il popolo russo, sin da
epoche antiche, ha dedicato molti templi a Santa Sofia, la "Saggezza
sostanziale di Dio"; ha dato un volto nuovo alla teologia che i
greci e i latini non conoscevano, dato che identificavano la Sofia con
il Logos, mentre è chiaro che la Sofia non è Dio Padre,
non è il Verbo in Gesù Cristo, non è lo Spirito
Santo, non è la Vergine, non è la Chiesa, non è
l'Umanità divenuta perfetta (cioè quando lo diverrà),
ma tutto questo è Sofia operante per volontà del Creatore,
Sofia che aiuta, vigila per l'economia della salvezza.
L'arte
religiosa delle icone, pur mettendo insieme la Madre di Gesù
con la Sapienza creata, colloca quest'ultima sul suo trono, incoronata,
con uno scettro per significare la sua importanza come persona cosmogonica
a immagine e somiglianza della Sapienza increata di Dio.
I
pittori dell'ascetica ortodossa russa hanno artisticamente effigiata
la Sofia in tre rappresentazioni, una delle quali, assai significativa,
è quella di Novgorod (1500), di cui a Roma vi è una copia
presso il Pontificio Istituto Orientale. Vi si legge l'iscrizione in
caratteri slavi: "Sofia Sapienza del Verbo Divino". In questa
icòna la Sofia è rappresentata nelle sembianze di un angelo
alato color del fuoco, con a destra la Madonna e il Bambino Gesù
ed a sinistra San Giovanni Battista. In alto è visibile il Cristo
e gli angeli. Sofia è seduta su un trono, vestita di abiti imperiali
e coronata; tiene in mano lo scettro, attributo regale, e un rotolo,
il contenuto della Sapienza. L'abito è di oro splendente, il
viso, le mani e le ali sono rosso fuoco. 1 piedi poggiano su una pietra,
simbolo delle fondamenta che non potranno mai crollare, la roccia della
fede che, per essere rotonda, significa la pienezza: "Su questa
pietra edificherò la mia Chiesa".
Il
trono poggia su sette sbarre verticali per ricordare il "palazzo
delle sette colonne", quale simbolo dei sette doni dello Spirito
Santo, secondo quanto attesta il profeta Isaia. La Sapienza sta al centro
delle sfere di gloria. In alto, al di sopra di Sofia, si vede il busto
del Cristo che abbassa le mani sull'Angelo. Più in alto ancora
sono raffigurati il trono della Parusia con il Vangelo, la Croce e gli
angeli. La Sofia, come già detto, è attorniata dalla Theotokos
(la Madre di Dio) che tiene in braccio il Cristo Emmanuele e da S. Giovanni
Battista o Elia.
Il
Soloviev, iniziatore della Sofiologia russa, così ha scritto:
"Pur ricongiungendo intimamente la Santa Sofia alla Madre di Dio
e a Gesù Cristo, l'arte religiosa dei nostri avi la distingueva
nettamente dall'una o dall'altro, rappresentandola sotto l'aspetto di
un Essere divino particolare. Essa era per loro l'essere celeste sotto
le apparenze del mondo inferiore, lo spirito luminoso dell'umanità
rigenerata, l'Angelo custode della Terra, apparizione futura e definitiva
della Divinità.
"Così,
accanto alla forma umana individuale del divino -accanto alla Vergine-Madre
e al Figlio di Dio- il popolo russo ha conosciuto e amato, sotto il
nome di Santa Sofia, l'incarnazione sociale della Divinità nella
Chiesa universale".
L'importanza
della Donna nata da Anna e Gioacchino nella quale si incarnò
la primogenita di Eva quando era nella purezza della prima creazione,
alla quale fu dato il nome di Maria, non è un'importanza ordinaria
e storica. È assai di più, tanto forte da muovere il mondo
verso la Vergine Maria, amarla, tributarle onori ecclesiali, fermo restando
il centro salvifico e d'illuminazione nel Cristo-Sapienza in unità
dello Spirito di Dio-Amore.
In
certo qual modo l'opera di Sofia è macrocosmica laddove quella
di Maria è microcosmica. Forse per questo l'evangelista Giovanni
sovrappone Sofia, Maria e la Chiesa in un unico simbolo.
(…
… …)
Icona
sofianica, specchio temporale dell'eternità
Il
culto delle immagini sacre ha una giustificazione teologica, scientifica
e parascientifica, per cui questa pratica religiosa non può essere
taciuta. Non si tratta di semplice arte pittorica avente come unico
scopo la rappresentazione di Gesù o della Theotokos o ancora
della Sofia, ma di un'arte teurgica di immenso aiuto a quanti cercano
la via della perfezione spirituale.
L'immagine
o icòna richiede una preparazione specialissima per poter diventare
un quadro vivente, "specchio temporale dell'eternità",
affine alla specie del pane e del vino dopo il rito di consacrazione
sacerdotale e l'azione epiclesica di quel momento. Una vera icòna
è rarissima, perché è stata preparata non solo
ricorrendo alle tecniche del dipingere sul legno più idoneo e
con i colori più appropriati, secondo la simbolica tradizionale
ed i segreti per rendere i colori stessi cromodinamici, ma è
stata iniziata e completata da un santo, una persona particolarmente
investita dalle divine energie.
Le
icòne che si trovano in vendita, sia antiche che moderne, sono
tali soltanto di nome, quindi semplici immagini religiose destituite
di ogni potere radiante e captante.
Nel
corso dei giorni dedicati alla fabbricazione della icòna, il
mistico artista di pari passo svolge una intensa ascesi, affinché
ogni azione pittorica sia regolata dalle leggi dell'economia salvifica.
L'inauguratore
spirituale dell'icòna fu Gesù il Cristo, perché
prima di lui la legge mosaica vietava il culto delle immagini e quindi
la loro preparazione. L'icòna divenne realizzabile quando Gesù,
interrogato perché mostrasse il Padre che si trova nei Cieli,
disse: "Chi vede me, vede il Padre mio che è nei cieli".
Da quell'istante il primo pittore di icòne fu l'evangelista Luca.
Questo apostolo, autore del terzo Evangelo e degli "Atti degli
Apostoli", accompagnatore di S. Paolo nel 49 o 50 durante il suo
secondo viaggio missionario, è raffigurato dall'iconografia nell'atto
di dipingere l'immagine della Madonna che gli appare con il Bambino
Gesù in braccio. Così viene rappresentato S. Luca nella
pala attribuita a Giovanni Van Eyck, conservata nella pinacoteca di
Monaco di Baviera. La stessa scena si vede in un quadro tradizionalmente
attribuito a Raffaello, nell'Accademia di S. Luca in Roma.
Il
culto delle immagini ha una giustificazione non soltanto logica ma teologica,
ed è essenziale nell'Ortodossia alla luce della visione sofiologica
della vita mistica. L'iconografia è parte integrante della liturgia.
Dio non si è rivelato soltanto con la Parola, ma si è
fatto vedere: Chi vede me, vede il Padre mio che è nei Cieli.
"Il Padre -scrive Paul Evdokimov- non viene mai rappresentato:
il divieto dell'Antico Testamento è stato tolto con l'Incarnazione,
mediante il Cristo, per lui e per le membra del suo Corpo. Dipinta secondo
i canoni della Chiesa, nella prospettiva del realismo ontologico e dell'astrazione
trasfigurante, l'icòna allude alla luce del mondo avvenire per
mezzo del personaggio santificato".
Il
Padre Sergej Bulgakov, nel suo libro "L'icone et son culte"
difende la tesi del culto delle immagini ricorrendo a tre coppie di
antinomie:
- Teologica (Dio
è il Niente Divino, Dio è la Santa Trinità);
- Cosmologica
(Dio in se stesso, Dio nella Creazione);
- Sofiologica
(Sofia non creata, Divinità in Dio; Sofia creata, Divinità
fuori di Dio nel mondo).
In
questo modo Bulgakov risolve il problema delle icòne appoggiandosi
alle deduzioni della Sofia non creata in quanto è immagine di
Dio e, al tempo stesso, immagine originale della creazione. Tutte le
creature, poiché sono state create a immagine di Dio, sono per
questo. nel loro aspetto positivo icòne viventi della Divinità.
Di conseguenza il nuovo Adamo, cioè il Cristo, "prese nella
sua carne la sua propria immagine di Adamo celeste, la sua icòna".
L'iconografia, quando rappresenta il corpo di Cristo in qualità
di figura spirituale, ha il compito di esprimere qualcuno degli innumerevoli
aspetti di Dio il Verbo, che è l'Idea delle idee, l'Immagine
delle immagini. Fuori da quest'ottica, le difficoltà per sostenere
la tesi del culto delle immagini sarebbero notevoli.
Esaminiamo
l'icòna alla luce della dottrina archeosofica e delle sue tecniche
esplorative sulla costituzione nascosta dell'Uomo, della Terra, del
Sistema Solare e dell'Universo.
Sappiamo
che tutta la materia è permeata da sottili energie, che appartengono
al mondo eterico, mondo astrale, mondo mentale e mondo causale. Un fiore,
una gemma, un liquido, un animale, un uomo, non sfuggono a questa provvidenziale
struttura, la quale rende possibile un contatto con le divine energie
increate dal basso verso l'alto o, viceversa, un contatto da parte delle
divine energie increate dall'alto verso il basso. Precisiamo meglio:
che cos'è l'uomo?
L'uomo
è un complesso di cellule organicamente disposte, secondo una
sapiente architettura anatomica, in tessuti, organi e meccanismi neuro-ormonali,
composto da un corpo eterico, un corpo astrale, un corpo mentale e un
corpo causale, dotati di molti Centri di forza, e da tre princìpi
extracorporei e immortali: eros, anima e spirito. In base a questa prodigiosa
struttura si realizza una simbiosi, un interscambio fra l'umano e il
divino e fra il divino e l'umano, sempre tramite le divine energie increate.
Nel
caso dell'icòna, tutto il materiale utilizzato per realizzarla
ha di per sé un doppio di energia eterica, astrale e mentale.
Quindi già per questa costituzione l'oggetto dipinto, cioè
l'icòna, non è inerte, ma ha una sua vita latente, oserei
dire che il quadro è sensitivo, emotivo e pensante, ma non cosciente
e tanto meno autocosciente, perché manca l'Io che possiede soltanto
l'uomo, che è a immagine e somiglianza di Dio.
L'opera
pittorica, durante la sua esecuzione, subisce una dinamizzazione delle
sue energie (eteriche, astrali, mentali, causali) per l'attenzione,
concentrazione e visualizzazione che l'artista estrinseca nei confronti
dei colori e della superfici da dipingere, tela o legno che sia. Quando
però l'artista è un mistico di fatto, un asceta di grande
forza interiore, allora nel suo slancio amoroso verso il divino ottiene
una risposta d'amore, per cui sull'icòna scende la divina presenza
della Sofia creata, e fa dell'icòna stessa lo specchio temporale
dell'eternità.
L'icòna
è in apparenza una pittura inerte, ma nella realtà è
una pittura vivente. Se raffigura il Cristo ha veramente una presenza
cristica, se tratta della Madonna o della Sofia, allora vi è
la presenza sofianica della SS. Vergine o della Sapienza. Da tutto questo
ne consegue che dove si trova la vera icòna, lì c'è
effettivamente un riflesso di una realtà paradisiaca metafisica.
Perciò l'asceta che dipinge l'icòna deve conoscere e rispettare
le corrispondenze e le analogie dei colori, che nel loro simbolismo
contengono la presenza di ciò che rappresentano.
Il
processo epiclesico avviene durante la preparazione dell'icòna
e culmina con la consacrazione di essa. Oserei dire che Iddio ha donato
all'icòna la presenza reale di ciò che raffigura, a edificazione
di chi ha fatto il capolavoro iconografico e dei fedeli. Il Verbo presso
il Padre e lo Spirito Santo, è nell'icòna per legge di
risonanza.
Così,
se l'immagine illustra la Madonna, sarà Maria presente nell'icòna,
invisibile, fatta di energia eterica, emozionale, mentale, causale.
Non
importa se la pittura è artisticamente scadente: è la
divina energia che conta in quel supporto di legno e di colori a tempera.
I Cristi, le Madonne, i santi di Giotto, Masaccio, Leonardo, Raffaello,
Michelangelo possono essere grandi creazioni artistiche, ma vuote pitture,
templi senza la vita di Dio, se manca l'azione ascetica ed epiclesica
delle vere icòne.
Possedere
un'autentica icòna è un tesoro inestimabile ai fini del
culto di santificazione personale. È possibile realizzarla da
se stessi, possedendo i requisiti e le cognizioni necessarie.
Il
materiale utilizzato per la preparazione dei colori e delle speciali
vernici è severamente selezionato. Per ottenere un rosso porpora,
un giallo perfetto, un violetto brillante o un verde intenso, non tutte
le sostanze chimiche sono adatte nella loro qualità, e più
o meno capaci di corrispondere, attraverso la gerarchica struttura energetica
della materia, con le divine energie sofianiche. Assai utili risultano
le composizioni chimiche cromatiche delle gemme usate da Mosè
e Aronne nell'Urim e Thummim, in cui le superfici levigate dello smeraldo,
dello zaffiro, del topazio, ecc., favorivano la veggenza religiosa e
la captazione dei messaggi e dei consigli richiesti alle potenze divine.
Le
leggi cosmologiche dell'astrologia sono anch'esse una "conditio
sine qua non" per la buona riuscita del colore, nel senso che vi
sono momenti saturi di influssi ostili o di influssi favorevoli alla
preparazione di un colorante (estrazione, triturazione), come avviene
per il travaso dei vini o la mescolanza di talune sostanze farmacologiche
sensibili alle fasi della luna ed a certi passaggi planetari.
La
pittura delle icòne è scienza cosmologica, è teologia
della visione, è sofiurgia, ove ogni operazione ha un ben preciso
significato.
L'arte
profana poggia sui principi di un mondo decaduto, segue le leggi ottiche
che coprono le cose con una rete in vista di omogeneizzare la visione
di ciò che si vuole rappresentare. Il pittore usuale bada alla
terza dimensione, ma l'iconografo non ne tiene conto, pur conoscendo
il disegno e le regole dell'arte; non ricorre al chiaroscuro né
alla profondità illusoria, sostituita dallo sfondo d'oro. Egli
organizza gli elementi della sua composizione non in profondità
ma in altezza, e subordina l'insieme dell'immagine alla superficie piatta
del pannello. Il giuoco è così sapiente che sorprende
il contemplatore dell'icòna, il quale vede le linee che gli si
avvicinano e gli danno l'impressione che i personaggi escano dalla tavola
e gli vengano incontro.
"L'icòna
-scrive ancora Paul Evdokimov- decodifica, dematerializza, alleggerisce,
ma non perde di realtà. Il peso e l'opacità della materia
scompaiono, e le linee dorate, penetrando come raggi di energia deificante,
spiritualizzano i corpi. L'homo terrenus diviene l'homo caelestis, leggero,
vivace e alato. I corpi sono come fusi nell'oro etereo della luce divina.
La simmetria frequente fa vedere il centro ideale al quale tutto è
sottomesso. I corpi seguono le linee delle volte di un tempio e subiscono
delle modifiche sapienti, all'occorrenza, allungandosi e slanciandosi
verso il punto centrale. È l'unità nel molteplice, la
cattolicità del regno che accorda tutto in sinossi liturgica".
L'arte
pittorica delle icòne si può definire l'arte di preparare
gli specchi temporali dell'eternità, perché le icòne
sono specchi che riflettono il mondo della spirituale eternità,
le immagini di una realtà soprasensibile che apre all'asceta
la via allo specchiarsi per vedersi in Dio.
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… …)
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