Il
mondo della piccola editoria è popolato da storie che si conoscono
poco, da persone che lavorano anni su un libro, su un'opera, per il
solo piacere di farla approdare ai tavoli delle librerie e poi, al
massimo, riuscire a ricavarne le spese. Le loro storie sovente si
incontrano con le nostre. Per questo motivo abbiamo pensato di scrivere
questa non-recensione che vuol essere, al tempo stesso, una segnalazione
e un ricordo.
Molti
lettori avranno sentito parlare della casa editrice Arkeios di Roma.
Divenne nota un paio di anni fa pubblicando il Bestiario di Cristo
di Louis Charbonneau-Lassay, due volumi in cofanetto, un'opera particolarmente
importante per chi si occupa di simbologia e per i cultori di studi
tradizionali. Come in altre occasioni prendemmo contatto con questa
piccola realtà. Il Bestiario era una delle numerose opere in
catalogo (non mancavano nemmeno testi di Daniélou) e il tutto
era realizzato da una signora e dal suo consorte senza badare a sforzi
e a tempo. Tra noi nacque -come sovente succede in questi casi- una
vera intesa. Loro pubblicavano, inviavano, cercavano di raggiungerci
in redazione e attendevano il giusto riscontro. Così per un
paio d'anni, utilizzando sempre il "lei".
Due
signori di mezza età, che investivano le loro vacanze per trovare
inediti, per incontrare gli eredi di autori preziosi. La signora rivedeva
le traduzioni, lavorava a tempo pieno con quei libri e sui futuri
progetti. Il marito, invece, si occupava d'altro, dedicando all'attività
i suoi momenti liberi. Dietro loro agiva la ricca biblioteca del padre
della signora, ben fornita di volumi rari d'epoca.
Poi
una lettera scritta dal marito nell'ottobre scorso ci avvisava che
"non siamo riusciti a rispettare il nostro programma di pubblicazioni
che prevedevano l'uscita in libreria di quattro titoli prima di Natale".
Il motivo: "Silvestra si trova nel letto di una clinica romana
dove sta combattendo la battaglia più dura della sua vita".
Già, Silvestra Palamidessi. Con la lettera veniva spedito anche
un volumetto di Soutel-Gouiffes dal titolo La via delle quattro virtù,
dedicato al simbolismo della cerimonia del te.
Non
siamo riusciti a tentare una recensione di quest'opera, nemmeno ad
affidarla a qualche nostro esperto. Attendevamo qualcosa, chissà
perché. L'abbiamo tenuta sul tavolo, con la lettera, con l'incapacità
di telefonare, nell'attesa di altre notizie. Ci sono giunte prima
di Natale: quella gentile signora che con tanta forza curava libri
e cercava di curarne altri si era spenta. Il marito, puntuale, ci
avvisava. E ci ricordava che Silvestra gli ha chiesto di continuare.
La
cerimonia del te è molto semplice. Del resto si tratta di far
scaldare l'acqua, di preparare la bevanda e poi di berla "convenientemente".
Un precetto di sconvolgente semplicità che tuttavia obbliga
i discepoli a ritrovare il loro essere profondo e a mettere all'opera
quattro virtù che sono l'essenza stessa del te: armonia, rispetto,
purezza e serenità. Molte persone si sono incamminate su questa
via e poche l'hanno compresa. Così come molte hanno cercato
di far qualcosa nel mare magnum dell'editoria e solo poche hanno lasciato
un ricordo.
(A.
To)