In ricordo di Silvestra Palamidessi

Il thè, un libro, la vita

 

Articolo apparso su "Il Sole 24 ore" il 5 Gennaio1997

Il mondo della piccola editoria è popolato da storie che si conoscono poco, da persone che lavorano anni su un libro, su un'opera, per il solo piacere di farla approdare ai tavoli delle librerie e poi, al massimo, riuscire a ricavarne le spese. Le loro storie sovente si incontrano con le nostre. Per questo motivo abbiamo pensato di scrivere questa non-recensione che vuol essere, al tempo stesso, una segnalazione e un ricordo.

Molti lettori avranno sentito parlare della casa editrice Arkeios di Roma. Divenne nota un paio di anni fa pubblicando il Bestiario di Cristo di Louis Charbonneau-Lassay, due volumi in cofanetto, un'opera particolarmente importante per chi si occupa di simbologia e per i cultori di studi tradizionali. Come in altre occasioni prendemmo contatto con questa piccola realtà. Il Bestiario era una delle numerose opere in catalogo (non mancavano nemmeno testi di Daniélou) e il tutto era realizzato da una signora e dal suo consorte senza badare a sforzi e a tempo. Tra noi nacque -come sovente succede in questi casi- una vera intesa. Loro pubblicavano, inviavano, cercavano di raggiungerci in redazione e attendevano il giusto riscontro. Così per un paio d'anni, utilizzando sempre il "lei".

Due signori di mezza età, che investivano le loro vacanze per trovare inediti, per incontrare gli eredi di autori preziosi. La signora rivedeva le traduzioni, lavorava a tempo pieno con quei libri e sui futuri progetti. Il marito, invece, si occupava d'altro, dedicando all'attività i suoi momenti liberi. Dietro loro agiva la ricca biblioteca del padre della signora, ben fornita di volumi rari d'epoca.

Poi una lettera scritta dal marito nell'ottobre scorso ci avvisava che "non siamo riusciti a rispettare il nostro programma di pubblicazioni che prevedevano l'uscita in libreria di quattro titoli prima di Natale". Il motivo: "Silvestra si trova nel letto di una clinica romana dove sta combattendo la battaglia più dura della sua vita". Già, Silvestra Palamidessi. Con la lettera veniva spedito anche un volumetto di Soutel-Gouiffes dal titolo La via delle quattro virtù, dedicato al simbolismo della cerimonia del te.

Non siamo riusciti a tentare una recensione di quest'opera, nemmeno ad affidarla a qualche nostro esperto. Attendevamo qualcosa, chissà perché. L'abbiamo tenuta sul tavolo, con la lettera, con l'incapacità di telefonare, nell'attesa di altre notizie. Ci sono giunte prima di Natale: quella gentile signora che con tanta forza curava libri e cercava di curarne altri si era spenta. Il marito, puntuale, ci avvisava. E ci ricordava che Silvestra gli ha chiesto di continuare.

La cerimonia del te è molto semplice. Del resto si tratta di far scaldare l'acqua, di preparare la bevanda e poi di berla "convenientemente". Un precetto di sconvolgente semplicità che tuttavia obbliga i discepoli a ritrovare il loro essere profondo e a mettere all'opera quattro virtù che sono l'essenza stessa del te: armonia, rispetto, purezza e serenità. Molte persone si sono incamminate su questa via e poche l'hanno compresa. Così come molte hanno cercato di far qualcosa nel mare magnum dell'editoria e solo poche hanno lasciato un ricordo.

(A. To)