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Itinerario
dell'Evangelo Eterno
Introduzione
L'Apocalisse
secondo Giovanni nella sua complessa esposizione in 22 capitoli, menziona
il così detto Evangelo Eterno (Giov.
14:6) destinato a quei Cristiani esoterici che hanno stabilito di
imitare e seguire Gesù Cristo, Figlio di Dio Padre in unione allo Spirito
Santo, rifiutando il mondo perché dominato dal maligno.
L'Evangelista,
nella sua prima lettera (I: 19), precisa: " Sappiamo che siamo da Dio, mentre
tutto il mondo giace sotto il potere del maligno". Poi ripete il
concetto di Gesù già espresso nel suo Evangelo parlando dei rapporti
fra i suoi discepoli e la società su questa terra:
"Se
il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del
mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del
mondo, per questo il mondo vi odia" (Giov.
15:18).
Se
siete stati chiamati da Archesofica per unirvi al Figlio di Dio seguendo
l'ordine Iniziatico Loto+Croce, Iddio vi ha prescelti e (se volete)
non apparterrete a questo mondo dominato dalle forze sataniche. Ma la
chiamata del Signore a cogliere questa rara occasione non è tutto. Occorre
una ferrea preparazione archeosofica, teorica e pratica, per diventare
amici di Dio Uno e Trino: Padre, Figlio, e Spirito Santo, alimentando
il dono della Grazia con l'energica ascesi che conduce al battesimo
di fuoco: il Fuoco di Dio Spirito Santo.
Questo
Itinerario dell'evangelo Eterno presuppone nel Discepolo coraggio e
fermezza perché, come scrive l'apostolo Paolo (Ebrei,
12:18) "... il nostro Dio è un fuoco divoratore". Certo,
Dio è un fuoco divoratore, perché giusto nella sua inesorabilità verso
chi intende affrontare il Regno dei Cieli con una inadeguata preparazione
e senza aver pagato tutti i debiti richiesti dalla vita di perfezione,
come attesta il Signore (Matt.,5:26).
Coloro
che si accingono a percorrere l'Itinerario dell'evangelo Eterno, dice
il Signore a mezzo del profeta Geremia
(9:7): "... li raffinerò al crogiuolo e li saggerò". Anche
Isaia riporta analoghe parole di Dio: "Ecco ti ho purificato per
me, come argento, ti ho provato nel crogiuolo dell'afflizione"
(Isaia,48:10).
Il
Fuoco è una forza consumante che talora si palesa con la tempesta di
Vento e di Acqua, Simboli e manifestazioni dello Spirito Santo. L'ardente
santità divina consuma chi resiste nell'errore e nella imperfezione
(Isaia,4:4; Matteo,3:11;
Luca,3:16,17). Ogni impurità e ogni
scoria viene eliminata dalla Presenza rigorosa purificatrice. Guai se
l'anima non è preparata come si deve, e quando lo è allora viene accesa
da una passione ed uno zelo ardente e bruciante per Iddio. Tutto ciò
che non può essere affinato e purificato dalla santità divina per negligenza
dell'asceta, sarà alla fine soggetto alla distruzione ed eliminato dalla
presenza di questa santità.
Il
Fuoco dello Spirito Santo è Fuoco di Giustizia e Santità, chiaramente
espresso da Paolo in I
Cor.2:6-10: "Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di
una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo
mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina,
misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei
secoli per la nostra gloria... Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo
dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità
di Dio".
L'Iniziato
che vuole realizzare in questa vita o nell'al di là lo stato di santità,
deve affrontare l'Itinerario nel modo più completo e tempestivo, sempre
vigile per essere accettato dall'Assoluto.
Senza
forzare il senso del profeta Ezechiele
(36,26), ripeteremo alcune significative frasi di Dio: "Vi darò
un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito.nuovo, toglierò da
voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito
dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare
e mettere in pratica le mie leggi".
Ma
attenzione: "Dio è un fuoco divoratore", per cui l'Iniziato
deve presentarsi in condizioni ottimali affinché l'operazione "cuore
e spirito" non sia drastica.
Talora
può capitare che anche un Iniziato indugi nella semicecità, nel non
voler ascoltare e comprendere che cosa Dio voglia da lui e che cosa
debba fare per diventare suo amico. Talora l'incaglio è dovuto solo
all'indolenza, alla scarsa fiducia in se stesso e alle idee confuse
sulle prime cose da compiere.
Anche
i grandi profeti Paolo di Tarso, Ezechiele, Isaia ed altri ebbero, in
un momento della loro esistenza, la grande esperienza che fu una terapia
d'urto.
Nella
misura in cui rifiutiamo il mondo, diventiamo amici di nostro Signore
Gesù Cristo, come Egli ha detto (Giov.
1 5:14): " Voi siete miei amici, se farete ciò che vi comando.
Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo
padre; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre,
lo ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto
voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro
frutto rimanga, perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio
nome, ve lo conceda. Questo vi domando: amatevi gli uni gli altri".
"Temete
Iddio e dategli gloria" dice Giovanni nell'Apocalisse, 14:6.
Amore
e Timore verso l'Assoluto sono le chiavi fondamentali per una completa
conquista del Trono della Gloria.
Gesù
recitava sovente alcuni passi del profeta Isaia, antecedente al profeta
Ezechiele, e additava Isaia affinché gli amici capissero qual'era il
modo diretto e sicuro per accedere alla Gloria di Dio.
Dal
discorso di Gesù a Giovanni
(14:2) sentiamo: " Nella casa del Padre vi sono molti posti...
Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato
un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove
sono io. E del luogo dove io vado voi conoscete la via".
La
topografia dei cieli accennata da Gesù sulle diverse stazioni dei beati,
o pervenuta a noi assai dosata e scarna per la frammentarietà delle
notizie evangeliche, può essere conosciuta per altre strade seguendo
le indicazioni che Origene rende note nel commento esoterico sul Libro
dei Numeri di Mosè, studiando il trattato Homélies sur les Nombres,
e più precisamente Homélie III e Homélie XXVII.
Il
grande perseguitato Origene ampliò il commento sulle stazioni nell'al
di là, che abbiamo riportato dal discorso di Gesù riferito da Giovanni(14:2), ricorrendo all'esegesi della Omelia XXVII,2,
a proposito delle Stazioni dopo il Giudizio: "Delle stazioni che
occuperanno le anime liberate dal corpo, o piuttosto rivestite del loro
corpo a nuovo, il Signore ha proclamato nell'Evangelo: - Vi sono molte
stazioni presso il Padre; altrimenti ve lo avrei detto. lo vado a prepararvi
una stazione -. Vi sono dunque molte stazioni che conducono al Padre;
perché l'anima vi si fermi, quale profitto, quale insegnamento, quale
luce essa vi trovi, solo lo sa "il Padre del secolo futuro"
che dice di se stesso: - Io sono la porta (Giov.10:9).
Nessuno
viene al Padre se non per mezzo mio Senza dubbio ciascuna di queste
stazioni diverrà per ciascuna anima una porta: vi entrerà mediante Lui,
attraverso Lui "ne uscirà" e vi "troverà dei pascoli",
e di là si entrerà in altre stazioni, poi in un'altra stazione ancora,
fino a quando si perviene al Padre stesso." Queste espressioni
si riferiscono agli Hekhalòt (Santuari).
Sempre
in tema di topografia extraterrestre o dell'al di là, Origene, San Paolo
e l'Apocalisse johannitica, oltre che alle Stazioni, accennano ad una
" Chiesa dei primogeniti" iscritti nei Cieli.
Origene,
nella III Omelia ai Numeri,3, dice: "I santi vivranno secondo la
Legge dell'Evangelo Eterno. Ma io non oso salire da solo, non oso immergermi
negli abissi di questi profondi misteri senza essere garantito dall'autorità
di un grande dottore. Io non posso salirvi se Paolo non mi precede,
se non è lui a mostrarmi la strada di questo viaggio sconosciuto e difficile.
t dunque lui, il più grande degli Apostoli, lui che sapeva che vi è
sulla terra, ma anche nei Cieli, un gran numero di Chiese, di cui Giovanni
ne cita soltanto sette; è Paolo che, per indicare che vi è inoltre un
genere di Chiesa dei primogeniti, dice nella sua Epistola agli Ebrei
(Ebr.12,18-23): - Voi infatti non vi siete accostati a un fuoco
ardente che si possa toccare, ma vi siete avvicinati alla montagna Sion,
alla Gerusalemme celeste, città del Dio vivente, alle miriadi che formano
il coro di angeli e alla Chiesa dei primogeniti iscritti nei Cieli -".
L'Ekklesia
dei primogeniti è l'ordine più elevato degli eletti iscritti nei Cieli.
Origene
continua l'esposizione in Omelie dei Numeri III,3: "Mosè ripartisce
il popolo di Dio in quattro accampamenti sulla terra, e l'apostolo distingue
nei Cieli quattro ordini di santi ai quali dice ci avviciniamo o all'uno
o ad altri. Poiché non si avvicinano tutti a questi ordini, e gli uni
si dirigono "alla montagna Sion", quelli che sono un poco
migliori si avvicinano alla Gerusalemme Celeste, Città del Dio Vivente;
quelli che sono ancora più in alto hanno accesso alle "miriadi
che formano il coro degli angeli" Chiesa dei primogeniti iscritti
nei Cieli.
"
Se tu hai compreso questo passaggio, che cosa significa ciò che è l'ordine
dei primogeniti e quale mistero si nasconde in questo titolo, avvicinati,
applicati con tutte le tue forze onde fare dei progressi negli atti
della tua vita, delle tue abitudini, della tua fede, del tuo modo di
vivere per poterti avvicinare alla " Chiesa dei primogeniti iscritti
nei Cieli". Se tu non puoi, se sei alquanto al di sotto, avvicinati
alle "miriadi che formano i cori degli Angeli ". Se non puoi
neppure salire a quest'ordine, sforzati almeno di guadagnare la Città
del Dio Vivente, la Gerusalemme Celeste. Ma se non sei capace di questo,
puoi almeno dirigerti verso la montagna di Sion, per essere salvato
sulla montagna (Gen.
1 9,17). È sufficiente che non resti sulla terra, che non abiti
nelle valli, che tu non ti attardi nei piani inondati ".
L'Evangelo
Eterno si chiama "eterno" perché ha delle caratteristiche
proprie che rispecchiano una sentenza inappellabile, cioè definitiva
o, come ha scritto Origene, una sentenza escatologica buona per i santi
o candidati ad esserlo, ma tremenda per gli incorreggibili a causa della
loro ostinazione nel peccato.
Nel
trattato I Princìpi (Libro quarto,3:13), Origene afferma: "...
nel regno dei cieli tutti i santi vivranno secondo le leggi dell'evangelo
eterno (Apoc.14,6)". Inoltre,
se l'Evangelo transeunte predicato da Gesù Cristo per il tempo ordinario
può essere vissuto in bene o in male a vantaggio o a rovina personale,
l'Evangelo Eterno ha ben altre caratteristiche: "Come infatti (Gesù)
con l'ombra del vangelo ha portato a compimento l'ombra della legge,
così, poiché ogni legge è immagine e ombra (Hebr.8,5) dei riti celesti,
bisogna esaminare con particolare attenzione se siamo nel giusto pensando
che anche la legge celeste e i riti del culto di lassù non hanno perfezione,
ma hanno bisogno della verità del vangelo che nell'Apocalisse di Giovanni
è detto vangelo eterno (Apoc.
14,6), certo in confronto con questo nostro vangelo che è temporaneo
e predicato in modo e tempo destinati ad aver fine".
"Il
vangelo eterno è testamento sempre nuovo che mai invecchierà".
(...
... ...)
Itinerario
dell'Evangelo Eterno
Per
cominciare e concludere
Se
vuoi fare rapidi e grandi passi sulla via della perfezione, non avere
fretta, sii costante, contento qualsiasi difficoltà si presenti, e di
speranza incrollabile; osserva fedelmente e con fervore quanto segue,
se vuoi acquistare una profonda pace del cuore e della mente in terra
ed uan ricompensa assai grande nel cielo, e pervenire nel tempo e nell'eternità
alla intima unione con Dio. Ebbene, ecco ciò che devi fare:
1)
- prega devotamente e molto ogni giorno;
2)
- datti da fare per eliminare la tua passione predominante, modifica
assiduamente e generosamente te stesso ed in particolare la suddetta
passione predominante;
3)
- ama sinceramente e molto Iddio ed il tuo prossimo con affetti, opere
e sacrifici.
Tutta
la vita spirituale si assomma in questi tre punti. Non rimandare mai
a domani questo comportamento di ogni giorno. Questa via permette di
avanzare senza sforzo, a patto che la salute psico-fisica sia buona.
Per
giungere al "Sanctum Regnum" occorrono le seguenti qualità:
1) un'intelligenza rischiarata dallo studio; 2) un'audacia che nulla
trattiene;,3) una inflessibile volontà; 4) una direzione che nulla può
corrompere.
Cioè,
occorre SAPERE, OSARE, VOLERE e TACERE.
Si
deve sapere per osare; bisogna osare per volere; occorre volere per
avere il dominio; si deve tacere per regnare.
(...
... ...)
I
rischi di chi conduce e la resistenza di chi è guidato
La
vita sulla terra è una insidia continua perché è assai difficile accettare
e mettere in pratica sino alla morte tutto ciò che la via della perfezione
suggerisce di fare:
I
due comandamenti della Carità
Amerai
il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e
con tutta la tua mente.
Amerai
il prossimo tuo come te stesso.
I
dieci Comandamenti o Decalogo
Io
sono il Signore Dio tuo:
Non avrai altro Dio fuori che me.
Non nominare il nome di Dio invano.
Ricordati di santificare le feste.
Onora il padre e la madre.
Non ammazzare.
Non fornicare.
Non rubare.
Non dire falsa testimonianza.
Non desiderare la donna d'altri.
Non desiderare la roba d'altri.
Le
sette opere di misericordia corporale
- Dar da mangiare
agli affamati;
- dar da bere
agli assetati;
- vestire gl'ignudi;
- alloggiare
i pellegrini;
- visitare gl'infermi;
- visitare i
carcerati;
- seppellire
i morti.
Le
sette opere di misericordia spirituale
- Consigliare
i dubbiosi;
- insegnare agli
ignoranti;
- ammonire i
peccatori;
- consolare gli
afflitti;
- perdonare le
offese;
- sopportare
pazientemente le persone moleste;
- pregare Dio
per i vivi e per i morti.
La
lotta contro i sette vizi capitali è impresa tremenda, ma possibile
da concludere felicemente. I vizi sono sette, ma si ramificano in altri
vizi, e quindi la strategia per cambiarne il valore è quanto mai impegnativa
e lavoro di ogni istante. Essi, come sappiamo bene, si riassumono così:
I
sette vizi capitali
1)
Superbia, 2) avarizia, 3) lussuria, 4) ira, 5) gola, 6) invidia, 7)
accidia.
Vi
sono poi i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio ed altri
ancora che sono peccati contro Dio Spirito Santo:
I
quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio
- Omicidio volontario;
- peccato impuro
contro natura;
- oppressione
dei poveri;
- frode nella
mercede agli operai.
I
sei peccati contro lo Spirito Santo
- Disperazione
della salute;
- presunzione
di salvarsi senza merito;
- impugnare la
verità conosciuta;
- invidia della
grazia altrui;
- ostinazione
nei peccati;
- impenitenza
finale.
Chiunque
crede in Dio, e, alla leggera, chiede di far parte dell'Ordine Iniziatico
Loto+Croce e riceve l'Iniziazione, impegnandosi secondo le leggi dell'Evangelo
Eterno ad esercitare le tre Virtù teologali e le quattro Virtù cardinali
per avere i sette Doni dello Spirito Santo, compromette l'Iniziatore
che è preso dalla responsabilità di guida e gli ritarda l'ascesi, con
i fenomeni ben noti all'Archeosofia.
Le
tre Virtù teologali
Le
quattro virtù cardinali
- Prudenza
- Giustizia
- Fortezza
- Temperanza.
I
sette doni dello Spirito Santo
- Sapienza
- Intelletto
- Consiglio
- Fortezza
- Scienza
- Pietà
- Timor di Dio.
(...
... ...)
Peccato
e peccati contro lo Spirito Santo
Riferimenti
scritturali: Matteo,12:31;
Ebrei,6:4-6; 10:26-31;
Luca, 12:10.
Da
Pietro Lombardo in poi si parla di sei peccati contro lo Spirito Santo.
Nella forma odierna sono:
-
peccato
di presunzione nella misericordia di Dio
-
disperazione
della Grazia di Dio
-
impugnare
la verità cristiana conosciuta
-
invidiare
al prossimo la Grazia di Dio
-
ostinazione
di cuore contro gli avvertimenti salutari
-
perseveranza
volontaria nell'impenitenza.
In
senso lato il peccato contro lo Spirito Santo è l'opposizione contro
il divino e il soprannaturale. Riferendoci al Cristo, è rifiutare che
lo Spirito Santo operava attraverso Gesù, specialmente nei miracoli.
Il peccato è perdonabile trattandosi della figura umana di Gesù; ma
è imperdonabile il rifiuto cosciente della verità e della Grazia dello
Spirito Santo.
Analizzare
la questione della "morte seconda" di cui Giovanni Evangelista
parla nell'Apocalisse (Apoc.2:11;
20:6; 21:8).
Impugnare
la verità assoluta come peccato si oppone alla fede.
La
fiducia temeraria nella misericordia di Dio è peccato di opposizione
al timore di Dio.
La
disperazione della Grazia si oppone alla speranza del perdono.
L'invidia
della Grazia concessa da Dio al prossimo è peccato di opposizione all'amore
di Dio e del prossimo.
L'impenitenza
volontaria si oppone al pentimento dei peccati commessi.
L'ostinazione
nel male, la volontà di continuare a peccare è l'opposizione al buon
proposito per il futuro.
1)
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli (Matt.5:8).
2)
Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e in
verità (Giov.4:24).
3)
Senza di me voi non potete fare niente (Giov. 15:5).
4)
Pregare senza collera né contesa (I
Tim.2:8).
5)
Chi dimora nell'amore dimora in Dio e Dio in lui (I Giov.4:16).
6)
La pazienza è un frutto della carità. La carità in effetti sopporta
tutto (I Cor.13:7).
7)
Quelli che pazientano volano come delle aquile, prendono nuove forze
(Isaia,40:31).
8)
Perseverante nella preghiera (Atti,
1:14).
9)
Il Regno dei Cieli si prende a forza (Matt.
11: 12).
10)
Non sapete che il Cristo abita in voi? (II Cor. 13:5).
11)
Dal cuore escono i pensieri malvagi (Matt.
15:9).
12)
Colui che guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio
nel suo cuore (Matt.5:28).
13)
Non sono tutti coloro che mi diranno: Signore, Signore! che entreranno
nel Regno dei Cieli, ma colui che farà la volontà del Padre mio (Matt.7:21).
14)
Beati i cuori puri, perché vedranno Dio (Matt.5:8).
15)
Stai in guardia che non sorga nel tuo cuore un pensiero segreto (Deut.15:9).
16)
Possiate consacrarvi al Signore senza distrazioni (I Cor.7:35)
17)
Disprezzare...
18)
Nessuno... (I Cor.12:3).
19)
È la fede che guida il nostro cammino, e non la piena visione (II Cor.5:7)
20)
Nelle vostre preghiere non moltiplicate le parole (Matt.6:7).
(...
... ...)
I
misteri del Battesimo
Il
Battesimo è un rito della massima importanza, che può avere un rapporto
con la dottrina e fenomenologia del Carro divino e del suo Trono. Vi
sono significativi riferimenti in Jean Daniélou, Les Simboles Chrétiens
Primitifs, Ed. Du Seuil Paris 1961, al capitolo: Le Char delie. Egli
scrive: "Abbiamo degli elementi che ci permettono di pensare che
il carro d'Elia sia stato messo in relazione con il battesimo?... Cirillo
di Gerusalemme considera l'ascensione di Elia come una figura del battesimo
in un testo importante: - Elia è sollevato, ma nell'acqua: in effetti
prima attraversa il Giordano, poi è sollevato mediante i cavalli al
cielo. - (3; P.G., XXXIII, 443 A.).
"Un
testo di Gregorio di Nazianzio, nel sermone in cui parla del battesimo
(361 B), chiarisce l'avvicinamento fra il carro di Elia, ossia la merkabàh
e la grazia battesimale... Ed ancora in 365 A-B: la luce che ha rapito
Elia nel carro di fuoco, senza consumare colui che era rapito... È la
luce prima di tutto che è l'illuminazione battesimale che contiene il
grande mirabile mistero della nostra salvezza -. Qui ancora la luce
appare come il simbolo della virtù dello Spirito Santo. Il carattere-igneo
del carro di Elia che è qui considerato, più che il suo ruolo di veicolo
verso il cielo".
Il
rito battesimale che era un rito d'iniziazione giudaico-cristiana, come
riferisce Lino Randellini, La Chiesa dei Giudeo-cristiani, Paideia,
Brescia 1969, a pag. 42, non era solo di acqua, ma un rito fatto in
tre stadi, il primo consistente in un battesimo di fuoco, con esorcismi
e signatio; esso veniva effettuato imprimendo nella fronte del battezzando
una croce a fuoco, come anche oggi usano fare numerosi cristiani orientali.
Taluni si fanno marcare in un braccio per non destare attenzione. In
questo primo stadio il proselita si riveste delle opere di luce spogliandosi
preliminarmente delle opere delle tenebre. Si libera cioè dell'influenza
dei demoni, ed è l'Arcangelo Michele l'incaricato di spogliare i proseliti
delle tenebre per rivestirli di luce.
Nel
secondo stadio chiamato il battesimo di acqua, il proselita raggiungeva
la piscina discendendo tre gradini allo scopo di ricordare la triplice
discesa di Gesù Cristo che dal trono di Dio discende sulla terra, nel
sepolcro e nello sheol, attraversando i sette cieli. Il fedele, nel
discendere i tre gradini della piscina, è misticamente sepolto nella
tomba di Gesù.
Al
terzo stadio avviene il battesimo dello Spirito Santo, che si realizza
quando il cristiano risale i tre gradini della vasca battesimale.
Quando
si è ricevuto questo terzo battesimo, il proselita è convinto di poter
partecipare alla natura divina.
Altre
informazioni archeologiche provenienti dal Bellarmino Bagatti, professore
di Archeologia Cristiana a Gerusalemme, si riferiscono all'unzione con
il myron della liturgia siriana, cioè l'olio chiamato chrisma, con il
quale fu unto Gesù, simboleggiante lo Spirito Santo. Alla fine della
cerimonia, il battezzato riceve in testa la corona di fiori.
(...
... ...)
Alcuni
suggerimenti pratici
Come
abbiamo già detto altrove, per poter iniziare e portare a conclusione
l'esperienza della Merkabàh occorre prima di tutto la pratica della
perfezione archeosofica, che è la perfezione ascetica, mistica e iniziatica
già spiegata nei quaderni di Archeosofia, per mettersi a confronto con
i due Comandamenti della Carità:
- Amerai
il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e
con tutta la tua mente.
- Amerai
il prossimo tuo come te stesso.
Se
constateremo la nostra adesione piena e completa a questi due comandamenti
in qualsiasi circostanza della nostra vita, in pensieri, parole ed opere,
allora siamo maturi per la grande realizzazione: la visione di Dio Padre,
Figliuolo e Spirito Santo, e la salita sul Carro che ci condurrà al
Trono.
Quando
si sono realizzati i due Comandamenti della Carità, il cristiano può
contare sull'azione della Grazia che dal battesimo è operante in noi
ed è nascosta nelle profondità del nostro spirito. La Grazia entra in
azione quando il cuore ha raggiunto la purezza, una delle beatitudini:
"Beati i cuori puri, perché vedranno Iddio" (Matt. 5:8).
Il
puro di cuore ha vinto i sette vizi capitali: la superbia, l'avarizia,
la lussuria, l'ira, la gola, l'invidia e l'accidia.
L'Apostolo
Paolo nella lettera ai Colossesi
(3:5) precisa l'esortazione a mortificare le membra della carne
con un elenco di cinque termini: "Mortificate dunque quella parte
di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni,
desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è una specie di idolatria,
cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono".
Abbiamo
vinto questi vizi capitali? Se non li abbiamo domati siamo carenti in
tutto e prima di cimentarci nelle opere della Merkabàh dobbamo ancora
lottare perché "dal cuore escono i pensieri malvagie (Matt.
19:5). I pensieri sporchi e macchiati dalle pecche dei vizi capitali
rendono menzogneri, maldicenti e maliziosi, con il cuore impuro, e facilitano
le azioni subdole di Satana. 1 sette vizi capitali si ramificano in
altri vizi secondari non meno importanti, che per domarli richiedono
una strategia particolare e quanto mai impegnativa, che è un lavoro
di ogni istante.
La
vita sulla terra è una continua insidia, perché il maligno domina sulla
terra. Combattere da soli non è possibile perché, come dice Gesù, "
senza me voi non potete fare niente" (Giov.
15:5). Per superare tutte le imperfezioni e guadagnare l'Onnipotenza,
l'Onniscienza, il restare svegli per l'eternità, non c'è da fare altro
che aderire a Cristo perché è il Verbo che aderisce allo Spirito Santo
e al Padre e fa dell'Iniziato non un mistico, ma uno con l'Assoluto
stesso.
"Io
e il Padre siamo uno" (Giov.
10:30). E ancora nella solenne invocazione al Padre: " E la
gloria che tu hai dato a me, l'ho data a loro, perché siano come noi
una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità
e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato
me; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo " (Giov. 17:22-24). Questo discorso
evangelico non è religioso, ma una affermazione iniziatica e l'enunciazione
di una certa trasformazione dell'essenza dell'Iniziato.
Si
prende consapevolezza del significato profondo dei sette vizi con due
soli mezzi: 1) la conoscenza dell'analisi ascetica dei vizi da estirpare
dalla nostra natura inferiore; 2) la preghiera continua di adesione
a Dio come consiglia la Scrittura: " Erano assidui e concordi nella
preghiera" (Atti, 1: 14) e S. Paolo: " Siate perseveranti nella preghiera
" (Rom. 12:12).
La
preghiera non è un servilismo, poiché il Signore Gesù Cristo ha chiamato
i suoi seguaci "amici": "Vi ho chiamati amici, perché
tutto ciò che ho udito dal Padre, l'ho fatto conoscere a voi... Voi
siete miei amici, se farete ciò che vi comando. Non vi chiamo più servi,
perché il servo non sa quello che fa il suo padrone." (Giov.15:14).
Vi
è preghiera da servi e preghiera da amici. La nostra è preghiera da
amici e Iniziati: preghiera continua come l'eternità, preghiera da veglianti,
preghiera da amici che si cullano sul respiro alla maniera esicasta,
chiamando Gesù Cristo e lo Spirito Santo in unità al Padre.
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