Il
mito e il simbolo dell' "Albero della Conoscenza", nominato
anche " Albero della Scienza del Bene e del Male", si ritrova
in molte Sacre Scritture a testimonianza dell'universalità della Tradizione
occulta per interpretare i dogmi della religione. Questo Albero figura
sempre in un giardino e una terra del cielo, abbinato ad un altro albero,
quello della Vita. I due alberi erano venerati dai Persiani, dai Babilonesi,
dagli Antichi Egiziani, in India, e si dice che si tratti, per certe
tradizioni, di uno stesso albero. Senza dubbio nel nostro Antico e Nuovo
Testamento questo mito, eloquente a pochi ma oscuro ai più, assume per
noi un significato profondo. Soffermiamoci e cerchiamo di capirlo.
La
Genesi di Mosè, ricostruita da lui stesso sulle precedenti tradizioni
dei patriarchi e delle scuole esoteriche babilonesi ed egiziane, descrive
la creazione del mondo, poi di Adamo ed Eva a immagine e somiglianza
di Dio, ma in modo da costituire una sola identità o Androgine. La Genesi
(cap.2 e 3) rivela
che l'Eterno mise l'Adamo Cosmico a custodia dell'Eden, il giardino
di delizie ove i nostri progenitori potevano nutrirsi del frutto di
tutti gli alberi e in particolare dell'Albero della Vita, ma non potevano
assaggiare il frutto dell' " Albero della Scienza del Bene e del
Male" perché di certo sarebbero morti. Ma Eva si lasciò tentare
dal serpente, si convinse che sarebbero diventati come Dio, gustò il
frutto proibito, lo fece mangiare ad Adamo, e così furono cacciati dal
Paradiso. Quindi fu sbarrato dal cherubino l'ingresso verso l'"Albero
della Vita". Dio stesso diede l'ordine all'arcangelo dalla spada
di fuoco, perché se Adamo e Eva avessero mangiato quel frutto sarebbero
diventati immortali nello stato luciferico oppure perché dovevano, prima
di mangiarlo, espiare con il processo dell'evoluzione.
Per
capire bene la dottrina che si nasconde in questo Albero proibito della
Conoscenza, bisogna rifarsi all'insegnamento tradizionale segreto dei
Profeti d'Israele, la Kabbalah, e studiarne i testi, primo fra tutti
lo Zohar (=Libro dello Splendore), che è il commento esoterico della
Bibbia. Lo Zohar identifica questo allegorico Albero a quello dei Sefiroti.
Lo Zohar così dice: "Dio creò l'uomo con l'intenzione che non cambiasse,
che non fosse sottoposto ad alcuna vicissitudine, che fosse di umore
equilibrato e immutabile in eterno, grazie alla sua Fede. Per questo
lo avvicinò all'"Albero della Vita". Adamo e la sua donna
hanno peccato e si sono attaccati all'"Albero della Scienza del
Bene e del Male", alla regione delle variazioni; così sono caduti
essi stessi in quelle vicissitudini del Bene e del Male, della Clemenza
e del Rigore... essi hanno cercato la varietà... E questo amore della
varietà attirò la morte ad Adamo e a tutta la posterità... L'uomo è
diventato lo zimbello delle passioni e delle vicissitudini; ora è buono
ed ora è cattivo, ora è in collera ed ora è affabile, agisce ora con
rigore o agisce con clemenza, è ora vivo, ora morto. Tutte queste variazioni
gli vengono dall'"Albero del Bene e del Male" al quale Adamo
si è attaccato. Ma, nei tempi futuri, il genere umano sarà strappato
da questo Albero e piazzato sotto l'Albero della Vita, ed è così che
la morte sparirà dal mondo".
I
cabbalisti più limpidi di così non potevano essere. Il peccato originale,
il peccato di Adamo fu la cessazione della contemplazione di Dio e il
mancato attaccamento alla vita della Grazia santificante (Albero della
Vita), che lo avrebbe reso immortale e immune dal travaglio della discesa
nella materia. La natura del peccato originale risulta evidente se distinguiamo
l'"intelligenza" orientata verso la coincidenza degli opposti,
che sfocia nell'"Umanità" e nell'identità a Dio per "grazia",
e la "ragione", pensiero discorsivo che si fonda sul principio
logico di contraddizione o dialettica e di identità formale, quindi
"deìfugo", anche perché rivolto verso il multiplo. A tal proposito,
per San Paolo l'uomo spirituale possiede la "intelligenza di Cristo",
la sapienza insegnata dallo spirito (1
Corinzi, 2:10-16). "L'intelligenza -scrive Evagrio in Centurie
gnostiche- risiede nel cuore, il pensiero nel cervello ". Se l'intelligenza
umana di Adamo avesse continuato a partecipare all'intelligenza di Dio,
non si sarebbe avuta la caduta e la fuga dall'Eterno con le conseguenze
del divenire, della fatica, della sofferenza, della nascita, della morte
e l'inizio della storia. Giuoco di contraddizione degli opposti, che
ricorda la dottrina cinese dello Ying e Yang e del Tao, punto di coincidenza
degli opposti. Yang è l'attività e Ying l'inerzia.
Il
riscatto dal peccato originale è possibile dal momento che l'intelligenza
umana partecipa all'intelligenza di Cristo. Sicché per l'Archeosofia
l'"Albero della Conoscenza" è il simbolo degli "opposti",
della "dialettica" e, usando un termine yoga, lo si potrebbe
chiamare l'"Albero del Karma" o della legge di causa ed effetto.
Nell'Albero
mitico c'era un serpente: ebbene, esso vuole dire "intelligenza
senza saggezza", contrapposto al Serpente del Bene, che è l'"Intelligenza
Luminosa". Nahàsh (in ebraico= serpente) è dunque l'intelligenza
senza saggezza, l'egoismo che ha presa su Eva (facoltà volitiva di Adamo).
Per concludere, il frutto proibito non fu un peccato di sessualità,
ma di apostasia da Dio e di progressivo cedere all'azione del Karma
da lui stesso manovrato, che lo ha condotto a percorrere la spirale
discendente dell'involuzione, poi dell'evoluzione nella materializzazione.
Le conseguenze di chi si rende "deìfugo", apostata di Dio,
sono una catena ininterrotta di vari aspetti del dualismo: peccato di
naturalismo, di assurda autosufficienza, superbia, magia nera, ecc.
Malgrado tutto, benché si sia fatto schiavo nei suoi discendenti della
concupiscenza, dell'orgoglio e dell'egoismo, l'Uomo si salverà in Cristo
perché porta sempre l'immagine della Divinità.
L'Albero
della Scienza del Bene e del Male porta nei suoi rami (indica la Tradizione
kabbalistica) sei "frutti", detti in ebraico Sefiroth. I frutti
dell'"Albero della Vita" sono 4. Dei 6 poteri divini l'uomo
non doveva occuparsene, pena la caduta nel movimento alternato del divenire,
il mondo fenomenico. La Tradizione indica che nei tempi antichi gli
iniziati erano chiamati Alberi sacri, Alberi del Signore. Queste informazioni
si trovano nel Commentario a Daniele di Sant'Hippolito di Roma, vissuto
nel III secolo. Anche il profeta Ezechiele considerava gli alberi per
simbolizzare gli uomini (Ez.
31:18). Perciò l'"Albero della Conoscenza" significa anche
l'uomo in stato di mutamento fra il bene e il male, l'uomo che usa male
i poteri, e i frutti sono ciò che nell'India e nel Tibet si chiamano
chakras e korlos, alcuni dei quali risvegliati sono la rovina dell'individuo.
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