Il labirinto dei sogni e la veglia perenne

(Brani tratti dal quaderno)

Premessa

Con questo quaderno di Archeosofia, Il labirinto dei sogni e la veglia perenne, si arricchisce la serie dei trattati per orientarsi sempre di più nel viaggio dell'anima verso Iddio, seguendo i migliori metodi di ascesi sollecitati dall'alto dalla grazia santificante.

L'azione di Dio coadiuvata da quella nostra significa liberarsi dalle catene della vita per accedere alla beatitudine eterna, iniziandola sin dal soggiorno terreno e completandola un giorno nel Regno dell'Eterno.

Sebbene questo quaderno offra la sintesi di ciò che bisogna fare per il raggiungimento della veglia mistica e iniziatica, secondo il "Mistero dell'Ottavo Giorno", sarebbe uno sbaglio tralasciare lo studio dei precedenti quaderni affinché la scienza spirituale sia pienamente compresa ed utilizzata.

L'incostanza, la fretta, la superficialità e la pretesa senza sacrifici di conseguire la salvezza dell'anima ed i carismi che ad essa si allacciano, sono una malattia assai diffusa di questo secolo, senza contare che pochi hanno cura di risolvere il problema della vita interiore e di sostituire l'uomo vecchio all'Uomo Nuovo del messaggio paolino. L'umanità per la gran parte nasce e muore senza aver progredito, ma adagiandosi sui guanciali dell'ignoranza, dell'egoismo e dei bassi istinti; l'umanità nasce e muore affascinata solo da tutto ciò che la conduce alla perdizione.

Consci della realtà trascendente, abbiamo cercato di dare il nostro contributo dal 1968 con l'istituzione di "Archeosofica", la scuola della Verità che farà liberi, la scuola di Alta Iniziazione aperta a tutti. Non ci siamo risparmiati nelle fatiche per la diffusione di un insegnamento completo che potrebbe evitare a molti lo sforzo e la perdita di tempo nella sbagliata ricerca di Dio, e delle tecniche umane per raggiungerlo.

Fra i contributi didattici di "Archeosofica", il presente quaderno che presentiamo ai lettori è per certo fra i più preziosi per alleggerire la fatica di mangiare il pane celeste con il sudore della fronte.

Questo quaderno insegna la teoria e la pratica per difendersi dalle insidie e dai trabocchetti del sonno e del sogno, e avvia alla conquista della "Veglia perenne", privilegio dei Santi aiutati dalla grazia divina.

Purtroppo oggi assistiamo a due tipi di sonno delle coscienze: il sonno della paranoia ateistica e di superbia, e il sonno dell'oscurantismo assediato dalle insidie dei sogni. Ma noi proseguiamo nel lavoro su noi stessi e sugli altri, fedeli alla vocazione che non conosce rassegnazione ad abbandonare gli altri al supplizio della ruota delle rinascite.

Come sempre siamo a disposizione di coloro che desiderano chiarimenti e fraterno aiuto per entrare o proseguire nel sentiero dei perfetti.

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Definizione della "Veglia perenne"

Chi non dorme è sveglio, ma se resiste volontariamente al sonno, allora si dice che veglia. La "Veglia perenne" è uno stato straordinario spirituale e al tempo stesso soprannaturale, consistente nel raggiungimento della veglia interiore con tutto ciò che di eterno e immortale è in noi per opera del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, in vista della permanente unione trasformante d'Amore con la Trinità Santa. La "Veglia perenne" noi la definiamo così perché è un non dormire, un restare desti nell'eterno vegliare di Dio. È anche perfettibile, perché non può essere statica, bensì una conquista amorosa continua, eterna, infinita; è ciò che San Giovanni della Croce definisce: "Una trasformazione totale dell'Amato, nella quale ambedue le parti cedono a vicenda, trasferendo l'una l'intero possesso di sé all'altra, con una certa consumazione di unione amorosa, in cui l'anima diventa divina e Dio, per partecipazione, per quanto è possibile in questa vita" (Cantico 22, n. 3).

Il risultato della "Veglia perenne" è la deificazione dell'anima o unione consumata, ultimo grado di orazione secondo i mistici, cioè l'unione trasformante con Dio, nota con il nome di matrimonio spirituale, settima mansione del "Castello interiore" di S. Teresa d'Avila. In ultima analisi, la "Veglia perenne" si può accostare all'ultimo grado di perfezione raggiungibile in questa vita, preludio per una più avanzata preparazione alla beata vita della "gloria" secondo il "Mistero dell'Ottavo Giorno".

L'identità fra l'eterno stare svegli e l'unione trasformante è evidente nelle tipiche espressioni di S. Teresa: "Non uscivo più d'orazione nemmeno quando dormivo" (Vita 29,7). La Santa carmelitana, anche quando il suo corpo fisico dormiva, era sveglia immersa nella meditazione, come lei dice "orazione". Casi consimili si sono ripetuti nella vita di S. Geltrude, di S. Caterina da Siena, di S. Margherita M. Alacoque, di S. Alfonso Rodriguez.

Che dire di coloro che sono morti durante la "Veglia perenne", trapassando? Essa, se viene raggiunta durante il soggiorno nel corpo investe la totalità psicosomatica e spirituale, ma chi vi perviene nel trapasso della morte si può ritenere un vero Risvegliato alla trascendenza, un "Vegliante" fra i Veglianti, secondo l'insegnamento dell'Apocalisse.

È come passare dolcemente dal mondo terreno direttamente in Dio, come accadde a S. Serafino di Sarov, nel giorno di Capodanno, il primo gennaio 1833. Era una domenica, e il Santo conscio della sua fine, si comunicò e salutò tutti i fratelli monaci presenti. Nonostante il tempo liturgico differente, in serata lo si udì cantare i cantici della risurrezione pasquale. La mattina dopo, allarmati per il fumo che usciva dalla cella dello staretz, i monaci bussarono e forzarono la porta. Erano i primi chiarori dell'aurora, nell'interno della cella il santo vegliando Serafino di Sarov, in ginocchio, immobile, con le mani incrociate sul petto e gli occhi fissi all'icona della SS. Vergine, definita "la gioia di tutte le gioie", era morto. Un cero caduto aveva dato fuoco alle stoffe ed ai libri. Era il segno predetto dal santo: la sua imminente morte e il suo annuncio con l'incendio, il fuoco.

Dalla "Veglia temporanea" terrena, il San Francesco della Russia era passato alla "Veglia perenne" del Cielo. I cantici pasquali della risurrezione erano la celebrazione del "Mistero Cristico dell'Ottavo Giorno del Signore".

Da quanto abbiamo esposto, è chiaro che la Veglia perenne è uno stato nuovo che non è la Veglia ordinaria, né il sonno, né il sogno, ma lo stato illuminativo trascendente degli Dei, ancorati alla corporeità prima, e al di là della corporeità dopo.

Le difficoltà ed i sacrifici per raggiungere la pienezza dell'insonnia interiore sono enormi, perché le insidie del sonno e del sogno hanno spesso il sopravvento.

La coscienza di chi è in una dimensione nuova è menzionata da Plutarco, Ermete Trismegisto ed Eraclito. Ad esempio, il Corpus Hermeticum (1, 30 e XIII, 4), dice: "Il sonno del corpo divenne lucidità dell'anima; i miei occhi chiusi vedevano la verità... Possa uscire da te senza dormire, come quelli che sognando, dormendo, non dormono". In Eraclito: "la luce che si fa nella notte a chi, pur essendo in vita, spegne gli occhi e raggiunge lo stato del morto".

Un tale insegnamento antico di molti secoli somiglia ad una via di mezzo fra l'iniziazione misterica, intesa come catarsi parziale nei confronti della morte, e il sonno momentaneamente liberatore dell'anima dall'ancoraggio del corpo, secondo una "separazione o distacco che, se condotto oltre una certa intensità, conduce alla morte, al dire di Proclo.

Anche il commento esoterico del Pentateuco alla maniera kabbalistica offre interessanti accenni: "Allorché l'uomo va a letto, la sua coscienza lo lascia e va in alto. Ma se tutte le anime lasciano quelli che dormono, non tutte giungono a vedere il viso del Re (la Divinità)... l'Anima percorre numerose regioni salendo di scala in scala; nel suo percorso viene in contatto con potenze impure che costantemente circondano le regioni sacre... Se essa è stata impura, vi si mescola e ne è arrestata per tutta la notte. Le altre passano nelle regioni superiori, e ancor oltre contemplano la gloria del Re e visitano i suoi Palazzi... Un uomo la cui Anima ogni notte raggiunga questa regione suprema è sicuro di partecipare alla vita futura". Naturalmente qui il Sepher ha Zohar si riferisce all'immortalità del mistico illuminato, non di una comune sopravvivenza; immortalità che la vera iniziazione promette a chi si guadagna questo privilegio e sperimenta la luce dopo l'alchemico color "nero", che rappresenta la conquista di entrare nella veglia soprannaturale quando il celeste viaggio sia stato coscientemente compiuto.

Filone d'Alessandria fa riferimento alla "Veglia perenne", in De Vita contemplativa, presso gli Esseni ed i Terapeuti, in questi termini: "In ogni dimora vi è un luogo sacro, chiamato tabernacolo o monastero, ove in solitudine compiono i misteri della santa vita, senza portarvi né cibo, né bevanda né alcun'altra cosa richiesta dalla necessità del corpo, ma solo le leggi e gli oracoli raccolti dalla bocca dei profeti, gl'inni, e il resto, per cui la sapienza e la devozione crescono insieme e son rese perfette. In tal modo il loro pensiero si applica senza interruzione a Dio, così che perfino nella coscienza del sonno, nulla viene presentato alle loro menti se non la gloria delle virtù e dei poteri divini. Onde molti di loro enunciano le dottrine della sacra sapienza che essi ottennero nelle visioni della vita del sogno".

In occasione della "trasfigurazione" tramandano:

"... Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare, e mentre orava, il suo volto cambiò aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini che parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e discutevano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno'; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui".

In un altro passo, Gesù nel Getsemani durante una veglia notturna, tornando presso i discepoli che trovò addormentati, disse: "Così non siete stati capaci di vegliare una sola ora con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole".

L'espressione "vegliate e pregate per non cadere in tentazione" è un avvertimento notevole. Infatti nella preghiera la propria attenzione si concentra tutta su Dio e la sua perfezione, ed impegna Dio stesso ad assisterci con la sua gloria, ci si modella alle virtù e non si cede alle tentazioni che sono sempre in agguato sia da svegli che nel sogno. Il sonno immerge la coscienza nel mondo delle immagini risvegliate dal peccato e dai sentimenti di egoismo, superbia e lussuria. Invece nello stato di meditazione ed orazione, ci si predispone al bene, e mantenendoci svegli nel corpo e nella coscienza si eliminano le tentazioni espresse dalle immagini oniriche.

Nella Scala del Paradiso S. Giovanni Climaco spiega i brutti scherzi del demonio a chi si lascia prendere dai lacci del sonno, perché in esso emergono dall'inconscio i sogni intessuti di simboli nati dal linguaggio segreto della natura. Chi sogna può subire l'azione della propria immaginazione guidata dal demonio del sonno. Perciò le Scritture dell'Oriente e dell'Occidente insistono sulla necessità di vegliare per mantenere una continuità di coscienza dalla veglia al sonno e dal sonno alla veglia, per essere preparati a tale stato angelico anche dopo il decesso.

Rimanere desti, pienamente coscienti, dipende dalla saggia conduzione dell'orazione di raccoglimento, raffigurata da Mosè nel racconto biblico della lotta del patriarca Giacobbe sostenuta tutta la notte con Dio, fino a quando spuntò la luce mattutina e lo benedissero; il racconto indica la necessità per l'anima di perseverare nella lotta senza desistere per. le difficoltà che si incontrano nel raccoglimento interiore, sollecitando con la violenza spirituale dell'amore la risposta d'amore del Signore.

La "Veglia perenne" fu oggetto di vita vissuta anche da Pitagora. Infatti Giamblico, in Vita pitagorea", racconta: "Pitagora... si era assuefatto a dormire poco e a vegliare, conseguendo così la purezza dell'anima e una perfetta e salda salute fisica". Lo stesso Giamblico si sofferma sul particolare che Pitagora, disceso dal monte Carmelo, ritenuto il più sacro e inaccessibile a molti, si imbarcò su di una nave che veleggiava verso l'Egitto. Ebbene: "Per tutto il viaggio -di due notti e tre giorni- rimase sempre nella stessa posizione, senza prender cibo, né bevanda, senza dormire". Pitagora, è saputo dalla storia, fu un grande mistico e iniziato, un autentico Maestro di Archeosofia se fosse vissuto ai tempi nostri.

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Dalla veglia normale al sonno e al sogno

Precisiamo alcuni concetti sulla natura del sonno e del sogno, perché si tratta di condizioni psico-somatiche decisive per la vita interiore erotica, animica e spirituale.

Durante le ore di veglia, l'attività del corpo emozionale (strumento dell'anima) e del corpo mentale, logora di continuo l'organismo, il suo tessuto viene esaurito dal lavoro del pensiero e da quello fisiologico; il corpo eterico si sforza fedelmente di ristabilire l'armonia fra le energie dei corpi sottili. Il fisico ricostruisce ciò che gli altri veicoli vanno demolendo. Malgrado il suo lavoro di ripristino, l'organismo perde gradatamente la forza magnetica necessaria per tenere questi corpi energetici collegati insieme, sotto l'incalzare degli impulsi e dei pensieri fino al collasso. Il fluido vitale scarseggia sempre di più, cessa di scorrere lungo i nervi, il corpo fisico diventa sempre più astenico ed esaurito, l'Io è ostacolato nelle sue funzioni ed è costretto a ritirarsi, trascinandosi il corpo emozionale senza spezzare i tenui legami con il corpo eterico e il fisico. Così dissociato, l'uomo energetico ritirandosi lascia alle sole risorse vegetative il corpo fisico, che cede al sonno e che, al controllo degli apparecchi EEG (elettroencefalografici), risulta nello stato di veglia con emissioni di correnti elettriche da 8 a 12 cicli al secondo di frequenza mentre nel sonno passa dall'Alfa al ritmo Delta, esteso da 0,5 a 3 cicli al secondo 1 3.

Anche se il corpo eterico non è tutto nel corpo fisico dormiente, la sua presenza, benché tenue, è sufficiente per consentire la vita fisica.

Il sonno è la temporanea sospensione di ogni attività cosciente psicosomatica quando cessa la veglia; il sogno è una serie di sintomi del subcosciente; è una più intensa attività psichica quasi dissociata dal controllo corporeo. Come vedremo, nel vivo e nel morto il sogno è di grande importanza.

Durante il sonno, mancando gli stimoli ambientali della veglia e quelli dei veicoli astrale (emozionale) e mentale diretti dall'Io, cioè dal pensatore, il corpo ha modo di ricaricarsi di nuove energie e di eliminare le tossine accumulate nella veglia. I tessuti, ricostruiti e riparati, consentono di svegliarsi ristabiliti, riposati e pronti alle nuove fatiche della giornata. L'impossibilità di dormire è letale, perché il sonno è necessario non meno della respirazione e del cibo. Ma i santi, come vedremo, sanno resistere alla carenza di sonno e sanno rigenerarsi.

Il sonno notturno è più riparatore di quello diurno. La durata fisiologica di questo riposo è di otto ore, ma i grandi mistici si ricaricano di forze in un tempo di gran lunga inferiore. In questo stato la castità e la continenza sessuale sono di primaria importanza. "La vita spirituale è la salvezza donataci dal Signore Nostro Gesù Cristo e l'eroismo ascetico - ha scritto Pavel Alexandrovic Florenskij - è la via che vi conduce; perciò per capire il compito e la natura particolare dell'ascesi, bisogna soffermarsi su quel regime degli organi vitali che solo può a ragione essere chiamato ordine, cioè castità dell'uomo".

La vita ordinaria si svolge fra l'esser svegli e il dormire. Nel soggiorno ultraterreno nel mondo del desiderio, l'lo pensante conduce la mente e il corpo emozionale nell'ambiente adatto per ricaricarsi, sì da stabilire nuovamente l'attrazione con il corpo eterico rimasto parzialmente attratto al corpo denso del dormiente, onde tenerlo in vita.

Nella veglia perenne rimane un collegamento fra l'io e tutti i suoi veicoli energetici: mentale, astrale, eterico e fisico, fenomeno normale nella vita del risvegliato alla vita divina, e tale stato continua dopo la morte al di là della corporeità fisica.

Il sogno come stato intermedio fra la veglia e il sonno deve essere padroneggiato, in quanto è fatto di scene di vita onirica che scaturiscono dal dinamismo dell'immaginazione creatrice; il padroneggiamento dipende da particolari metodi, quali il potere di risoluzione, quello del respiro e della visualizzazione.

Il sogno è soggetto, con beneficio grande, alla legge del "digiuno" d'istinti, di passionalità e di pensieri, il digiuno del quale ha scritto Vladimir Soloviev: "Prega Dio con fede, benefica gli uomini nell'amore, soggioga e vinci la tua natura nella speranza della prossima risurrezione... Colui che non prega Dio, non soccorre gli uomini e non reprime con l'astinenza la sua natura, quegli è estraneo ad ogni religione, anche se, durante la sua vita, unica occupazione sia stato meditare soggetti religiosi o ne abbia parlato o scritto".

Nel sonno sono spente le rappresentazioni, il piacere ed il dolore, la gioia e la pena, perché appartengono al veicolo astrale (= emozionale) e mentale che li trasmette all'Io. Perciò Gesù avvertiva della necessità di vegliare e pregare per non cadere in tentazioni, ed i Vangeli decretano che Iddio può essere visto da chi ha il cuore puro, la sola condizione che presuppone la pulizia, il lavaggio dei corpi energetici (eterico, astrale, mentale) e dei princìpi permanenti: eros, anima, spirito.

Via le rozze memorizzazioni terrene e peccaminose! Nell'individuo si devono stabilire soltanto la coscienza continua, la visione della gloria divina, quando vuol farsi vedere, o sogni che vengono esclusivamente da Dio, allorché vuol parlare al suo iniziato.

Abbiamo suggerito la necessità di trasformare i corpi energetici, e quindi anche il "Corpo Causale" ed i princìpi superiori che siamo; farci simili ad acqua distillata o diamante di prima qualità. L'accortezza consiste nel permettere di memorizzare solo pensieri nobili ed elevati, e nell'impedire le nuove memorizzazioni peccaminose. Il contatto del mondo è sempre contagioso, ma l'imitazione di Cristo consente di farsi il lavaggio giornaliero della propria interiorità, sia pure instabile. Il lavaggio radicale è possibile dopo la morte con il trasferimento in Dio.

Fino a quando l'uomo non cambia, non trasmuta, non trasforma se stesso secondo l'amore totale di Dio, continuerà a sognare secondo una scenografia rozza, incoerente, illogica, erotica palese o mimetizzata, che stimolerà e alimenterà l'uomo vecchio, malato, disonesto da di dentro, aiutata da ciò che i suoi occhi ed il suo udito o il suo tatto o il suo olfatto percepiscono da questo basso mondo di rovina.

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Atteggiamento interiore del vigilante

Quale debba essere l'atteggiamento interiore di chi vuole pervenire alla veglia perenne, lo abbiamo già spiegato, ma un riepilogo non è di troppo, quando scaturisce da personaggi qualificati. San Serafino di Sarov, ad esempio, ha detto:

"L'uomo è composto di anima e di corpo, per conseguenza il cammino della sua vita deve consistere in attività del corpo e dell'anima, in azione e in contemplazione. La via della vita attiva consiste in questo: il digiuno, l'astinenza, le veglie, le genuflessioni, la preghiera e gli altri esercizi che fanno la via stretta e dolorosa conducente alla vita eterna, secondo la parola di Dio (Matteo 7:14). La via della vita contemplativa consiste a elevare il pensiero verso Dio, a mantenere l'attenzione sul cuore, nel fare orazione mentale e contemplare mediante questi mezzi le cose spirituali.

"Chi desidera condurre una vita spirituale, deve cominciare con la vita attiva e passare, solamente dopo, anche alla vita contemplativa, perché senza vita attiva è impossibile dedicarsi alla vita contemplativa.

"La vita attiva serve a purificarsi delle passioni malvagie e ad elevarci al grado di perfezione attiva; per questo essa ci apre il sentiero della vita contemplativa, poiché soltanto coloro che sono puri da passioni e i perfetti possono introdursi in questa via .....

"Bisogna affrontare la vita contemplativa con timore e tremore, contrizione del cuore e umiltà, con una grande conoscenza della Scrittura e sotto la direzione di uno staretz di esperienza, se lo si può trovare, e non con audacia o secondo il proprio giudizio. Se non si riesce a trovare un maestro capace di condurre alla vita contemplativa, ci si deve guidare secondo la Santa Scrittura, perché Dio stesso ci ordina d'impararla (Giovanni 5:39). È necessario pure avere a cuore di leggere i Padri e, finché possibile, mettere in pratica ciò che essi insegnano, per salire a poco a poco dalla vita attiva alla perfezione della vita contemplativa.... Ma non bisogna abbandonare la vita attiva, anche quando si sono fatti dei progressi considerevoli e quando si è entrati nella vita contemplativa: essa aiuta quest'ultima e la eleva".

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Esempi di meditazione

Supponiamo di voler meditare sul Signore Gesù Cristo. All'inizio terrete un quadro o icona a colori del Messia, in piedi, posto nella parete di fronte ad una distanza normale per la vista. Osservate con fissità questa immagine, concentratevi su essa senza distrarvi e senza ammiccare con gli occhi, che possono anche lacrimare. Dimenticate tutto ciò che vi circonda, passate in modo visivo e con la mente tutta la figura, cominciando dai piedi sempre più in alto, fino ad arrivare al viso e ai capelli. Continuate così per un quarto d'ora al giorno per tre mesi. Pensate alle differenti fasi della sua esistenza, ai poteri carismatici ed ai suoi divini attributi. Meditate con regolarità e metodo. Ovviamente potete meditare anche su di un quadro che illustra soltanto il mezzo busto, il procedimento è sempre lo stesso.

Dopo questa meditazione per immagine, passate con dolcezza alla sua ricostruzione mentale, con il potere visualizzante e creativo dell'immaginazione. Sarete perfetti quando l'immagine ricostruita sarà chiara. Durante le pratiche ascetiche è importante l'alimentazione, che favorisce una mente sana in un corpo efficiente. È fondamentale l'eliminazione dell'alcool, del vino e della carne, eccetto nel caso di deperimento organico e malattia. Si devono evitare gli eccessi alimentari, scegliendo bevande e cibi adatti alla vostra costituzione. Le intemperanze alimentari turbano sempre la sfera psichica. In vista di queste incompatibilità, abbiamo provveduto con una opportuna trattazione sulla dietetica".

I cattivi pensieri che assalgono durante la meditazione saranno eliminati restando indifferenti e praticando subito la meditazione del "nulla", già spiegata.

La meditazione per immagini e con visualizzazione è modellante, è un possente tonico del sistema cardiocircolatorio, neuro-ormonale e respiratorio; modella le cellule e fa fluire le correnti vitale per i diversi risvegli (Centri di Forza, Serpentino di destra e sinistra, Fuoco serpentino, ecc.). Con la meditazione visualizzata e con quella di svuotamento ci si predispone ad essere ripieni di energia increata divina, guadagnando un'apertura alla conoscenza intuitiva, preludio della "Veglia perenne".

Ben più difficile è la meditazione astratta in spirito e verità, libera cioè dal supporto immaginativo di simboli e immagini.

Il valido aiuto di questi modi di lavaggio del cuore e della mente lo si constata nella lotta contro l'eliminazione dei vizi, la cui carica esplosiva è nel subconscio.

Ai fini della comunione perfetta con Dio, si deve passare attraverso le diverse fasi di meditazione con immagine e senza immagine, sino ad ottenere il vuoto interiore perfetto, assoluto, onde passare alla meditazione astratta trascendentale. In tutto questo la respirazione e la recitazione dei logodinami (Jesus, Amen, ecc.), hanno un'importante funzione.

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Riepilogo e conclusione

Siamo arrivati alla fine di questa introduzione alla dottrina e pratica per ottenere la "Veglia perenne"; è stato spiegato senza misteri l'indispensabile per conquistare l'Illuminazione soprannaturale che la deificazione comporta. Ora tocca a voi prendere la saggia e coraggiosa decisione di entrare nella strada maestra, e percorrere sino in fondo l'itinerario di perfezione prospettato dall'Archeosofia.

È stato ricordato che le fasi del lavoro mistico e iniziatico comportano la fede, la speranza e l'amore verso Dio, l'Umanità e la Natura, vissute nel movimento circolare e spiraliforme dell'Ascetismo illuminante e santificante che si inserisce, in certo qual modo, nella Unitrinità, del Signore Gesù Cristo, nella SS. Vergine, la Chiesa dei Santi e della Sofia creata.

È stato spiegato che in noi c'è tutto ciò che serve per compiere la "Grande Opera" della trasmutazione interiore, guidati e assistiti dall'unico e vero Alchimista: Gesù. R stato detto che tutto, assolutamente tutto, è in noi: l'officina, gli strumenti, l'artefice, il fuoco, la materia prima sensiente, emotiva e pensante.

Sono state illustrate le tecniche per conoscere e rimuovere gli ostacoli all'ascesi, e per mutare la qualità dei sogni con la sottile arte dei logodinami, della meditazione e orazione mentale, utilizzando i tempi della ritmica respiratoria, il risveglio dei "Centri di forza", del Fuoco creativo, e massimamente invocando il Nome di Gesù Cristo, secondo la preghiera continua del cuore, alla maniera intelligente di san Paolo, san Giovanni Damasceno, san Gregorio il Grande, Origene, san Francesco d'Assisi, san Gregorio Palamas, e di quel meraviglioso santo russo, Serafino di Sarov, che oltre alla "Veglia perenne" ricevette dall'Altissimo numerosi carismi: taumaturgia, veggenza, profezia, irradiazione della Luce Taborica, discrezione degli spiriti.

Le tecniche che abbiamo messo in luce, favorite dalla vocazione e dalla grazia divina, daranno quella purezza di cuore e povertà di spirito che assicurano l'entrata nel Regno dei Cieli e la visione faccia a faccia della Gloria di Dio, come anticipo di quel che sarà per i salvati il sacramentum ogdoadis, ossia il "Mistero dell'Ottavo Giorno".