Commento Esoterico ai quattro Evangeli

(Brani tratti dal quaderno)

Il grande arcano dei quattro Evangeli secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
L'insegnamento orale e scritto

Evangelo, o Vangelo, in greco vuol dire "buona notizia" perché annunzia a tutti la possibilità di salvarsi spiritualmente con l'aiuto del Cristo, il Figlio di Dio incarnato nell'Uomo Gesù; quel Messia annunziato dai profeti dell'Antico Testamento, quali Mosè, Daniele, Isaia, Elia e Giovanni il Battista, che avevano preparato la strada all'Avvento.

L'Evangelo, cioè la buona novella dell'avvento del Regno di Dio, all'inizio fu predicato dal Salvatore e dai suoi discepoli, che secondo l'uso del tempo stenografavano e prendevano appunti man mano che Gesù impartiva gli insegnamenti nuovi e viveva le sue vicende burrascose in Palestina. Malgrado si usasse trasmettere la Parola di Dio verbalmente e con prudenza, data la difficoltà di essere capiti e la minaccia di subire persecuzioni da parte dei Farisei e Sadducei al servizio della Roma di Augusto e Tiberio Cesare, fu necessario affidare agli scritti la dottrina e le notizie biografiche sommarie dei protagonisti dell'Evangelo.

Gli Autori accreditati furono quattro: Matteo e Giovanni, discepoli diretti del Signore, e Marco e Luca, discepoli il primo di San Pietro e il secondo di San Paolo. Essi scrissero in aramaico, ebraico e greco. Molti si accinsero a scrivere alcuni Vangeli, deformando o inventando i fatti e la dottrina, ma i discepoli scelsero, fin dall'inizio della loro missione, i quattro sunnominati Evangeli garantiti, in fatto di autenticità, dagli scrittori ecclesiastici, come Sant'Ireneo Vescovo di Lione (m. nel 200 d.C.), Tertulliano (m. nel 220), Giustiniano martire (m. nel 163-167), Tito Flavio Clemente Alessandrino (m. nel 217), Origene (m. nel 254), Sant'Agostino Vescovo d'Ippona (m. nel 430), Eusebio di Cesarea (m. nel 339-340) e altri Cristiani assai noti. Per primo fu redatto il Vangelo secondo Matteo, successivamente Marco, Luca e Giovanni.

Importanti ritrovamento di papiri greci nella settima grotta di Qumran, nei pressi del Mar Morto ove un tempo c'erano i monaci Esseni, hanno messo in luce due frammenti del Vangelo di San Marco, brani degli "Atti degli Apostoli ", della Lettera di San Paolo ai Romani e di altre lettere degli Apostoli. Ebbene, il manoscritto di San Marco risalirebbe all'anno 50 d.C. Secondo le recenti scoperte archeologiche, i Vangeli scritti iniziarono molto presto dopo la morte di Gesù Cristo. I luoghi di ritrovamento e tanti altri indizi lasciano supporre sempre di più un rapporto di collaborazione fra Esseni Qumraniti e i Cristiani del primo secolo.

I commenti ai Vangeli fatti da Origene, nato ad Alessandria d'Egitto nel 185 e morto a Tiro nel 254, sono già un'antica testimonianza della loro ufficialità.

Dalla lettura e studio dei passi riportati in queste pagine, si comprende che il grande arcano dei Vangeli consiste nell'arte sottile dei quattro Iniziati nell'esporre la vita terrena e soprannaturale di Gesù, dalla nascita alla Crocifissione, con tanti e tanti episodi (guarigioni miracolose, viaggi missionari, trasmutazione dell'acqua in vino, moltiplicazione dei pani e dei pesci, risurrezione dalla tomba, ecc.) che sono contemporaneamente fatti storici, insegnamenti morali, chiavi di teologia ascetica e mistica, soluzioni di Alta Iniziazione.

L'impreparato può leggere e fermarsi al significato apparente o letterale, perché la sua apertura mentale non va oltre, ma gli evangelisti hanno reso ogni racconto e ogni versetto rivoltabile come una stoffa per far vedere l'altra faccia del tessuto; ogni pagina è ricca di informazioni che bisogna saper vedere, data l'enigmaticità di certe espressioni e la semplicità di altre, che si risolvono con uno studio approfondito e la consultazione di libri su libri, e una speciale assistenza dello Spirito Santo che è resa possibile dalla preghiera, dall'isolamento, dalla meditazione, dal digiuno, dalla respirazione colorata, insomma da uno sotto di grazia coltivato.

Nei Vangeli niente è fuori posto. L'allegoria, il simbolo, la parabola, intessono spesso ogni vicenda. Perciò è il caso di dire con Gesù: "... chi ha orecchie per udire oda, e chi ha occhi per vedere veda". Certo, chi legge i Vangeli potrebbe chiedersi: perché il Signore non ha parlato chiaro, perché è ricorso alle parabole, ai simboli, alle metafore, ed i suoi predicatori hanno seguito il suo esempio? Non sarebbe stato più semplice usare un linguaggio chiaro, accessibile alle masse di qualunque mentalità e cultura? No! L'uomo, per apprezzare un diamante, lo deve volere, cercare con lo sforzo personale, lo deve pagare con la fatica; per trasmutare la sua coscienza, per perfezionarsi, per diventare un discepolo, un apostolo, iniziato e adepto, deve lavorare sodo. È il travaglio dell'esegesi archeosoficamente condotta, cioè l'interpretazione profonda dei testi Sacri, che porta un cambiamento in noi stessi. Il Cristianesimo espresso dai quattro Evangeli è una scoperta continua, inesauribile, una fonte zampillante di acqua cristallina che viene fuori dalle profondità di Dio dopo una trivellazione tenace, paziente e fiduciosa.

Matteo, Marco, Luca e Giovanni non erano uomini comuni, ma veri Adepti sottoposti al martirio dai figli di Belial: san Matteo Apostolo patì il martirio in Etiopia; san Marco, nell'ottavo anno di Nerone ad Alessandria d'Egitto, fu legato con funi e trascinato fra i sassi, poi torturato ancora e gettato in carcere, ove spirò per la fede in Cristo; Luca patì il martirio e il trapasso in Bitinia; san Giovanni visse fino a vecchio, ma passò i tormenti dell'olio bollente in Roma, prima di essere relegato nell'isola di Patmos, ove scrisse l'Apocalisse.

Essi conoscevano l'arte di trasmettere ai posteri il messaggio di Gesù. Per questo, dopo tanti secoli, questi sacri libri sono sempre esplorabili, e consentono di trovare in essi nuove perle e filoni di oro puro. Non a caso il francescano San Bonaventura, fervido ammiratore di Sant'Agostino, ha scritto che le Sacre Scritture devono essere lette e capite in tre modi: morale, allegorico e anagogico. Noi diciamo che le Sacre Scritture devono essere lette e capite in sette modi diversi a seconda delle circostanze.

L'uomo redento da Cristo per il Battesimo e la Cresima deve meritare la salvezza penetrando il significato occulto dei Vangeli, realizzandolo subito in questa vita, prima che il sonno lo sorprenda e un terrificante risveglio nell'al di là lo tormenti.

Sin d'ora, è bene avvertire il lettore circa l'impossibilità di trovare tutto l'insegnamento del Messia. Questi sono soltanto degli appunti e ciò che gli evangelisti ricordarono dei detti e dei fatti. L'insegnamento più vasto e particolare, i metodi pratici per realizzare la perfezione, si trovano nei frammenti dei vari autori ispirati, testimoni oculari o indiretti della Comunità Critica. 1 metodi sperimentali per l'ascesi si devono cercare nella letteratura specializzata.

Coloro che seguono la scuola di Archeosofia (= Sapienza di Dio, Scienza dei Princìpi), sanno di avere da noi tutto ciò che necessita. "Archeosofica" è nata da una lunga e rigorosa elaborazione del vasto patrimonio filosofico, teologico, ascetico dei Padri Greci, Russi, Latini e Dottori della Chiesa, utilizzando il meglio delle pratiche mistiche e ascetiche degli Esseni, dei Terapeuti e Qumraniti di un tempo, affini allo Yoga dell'India, degli Ortodossi del Monte Athos e Kalambaka in Grecia, e del simbolismo dei costruttori, in accordo con l'Antico e il Nuovo Testamento. Con l'aiuto di "Archeosofica", l'orientamento sempre giovane e attuale del Tempio fondato da Marco in Alessandria d'Egitto è il meglio che si possa cercare. "Archeosofica" ha raccolto le perle di Ezechiele, Isaia, Daniele, Enoc, dei cinque Libri di Mosè, della Tradizione Segreta d'Israele, o Kabbalah, in base ai commenti del Sefer Ietzirah, Sefer ha Zohar e Idra Rabba, sull'esempio degli Esseni Cristiani di cui Erma, l'autore de Il Pastore, e Giovanni stesso, sono personaggi.

In questo clima Vetero-Neotestamentario, l'esegesi alla lettera e in senso spirituale, allegorico, lo studio della medicina, dell'astrologia, dell'Angelologia, della Teurgia, del Simbolismo dei, Numeri, della Musica, della Pittura, ecc., risultano armonizzati per ottenere un solo risultato, cioè prepararsi al Regno di Dio, spogliarsi di tutto per essere rivestiti di Luce, in conformità alla "Sapienza di Dio velata dal mistero, sapienza rimasta occulta, di quella preordinata da Dio prima dei secoli per la nostra gloria" (San Paolo - I Corinzi, 2:6-16; Colossesi, 1:26).

Sia ben chiaro che nel nostro commento ad alcuni passi dei Vangeli non pensiamo di aver detto tutto. Molto di più lo potrete scoprire voi stessi, purché teniate da conto ciò che abbiamo spiegato come abbiamo potuto.

Nel Quaderno Tradizione Arcaica e fondamenti dell'iniziazione Archeosofica è stato da noi tracciato un piano di lavoro, ed i punti di vista sono conformi allo spirito degli Evangelisti, portavoce di Gesù Cristo.

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Princìpi di spiritualità dei Sinottici e dell'Evangelo secondo San Giovanni con gli apporti teologici di San Paolo

Lo studio dei Sinottici, cioè dei Vangeli secondo Matteo, Marco e Luca, così definiti perché le loro colonne affiancate possono essere facilmente lette e confrontate con un solo sguardo, come pure l'esame dell'Evangelo secondo Giovanni e le Lettere di San Paolo, offrono un quadro della spiritualità cristiana che riassumeremo in breve.

Diremo per prima cosa che l'idea centrale dell'insegnamento di Gesù Cristo nei Sinottici è quella del Regno di Dio. Perciò, nell'intento di far capire e realizzare la spiritualità che vi si trova, indichiamo la natura di questo Regno, la costituzione e le condizioni per accedervi.

La predicazione di Cristo si inserisce nella tradizione dell'ebraismo con una nuova rivelazione e una nuova vita spirituale, che supera tutte le precedenti, e sorge nel momento culminante della civiltà greco-romana, mezzo millennio dopo che Confucio aveva indicato alla civiltà cinese le sue basi morali e il Buddha aveva iniziato il suo colossale movimento spirituale che dall'India si sarebbe esteso a tutto l'Estremo Oriente. Sebbene il Cristianesimo, sin dal suo nascere, puntasse con la sua universalità verso la Persia e l'India, in meno di tre secoli la sua affermazione avvenne nel Mediterraneo.

La predicazione di Gesù si allaccia alla tradizione ebraica più pura ed esoterica dell'Essenato Qumranico, cioè la Kabbalah (Tradizione o trasmissione dottrinale) di Noè, Abrahamo, Enoc, Mosè, Isaia, Ezechiele, Daniele, Elia, Giovanni il Battista. Ma pur collegandosi a questa corrente del misticismo ebraico, Gesù il Cristo la rinnova e la libera dai formalismi. Sotto questo aspetto, il Messia come Uomo è un Esseno, e al tempo stesso non lo è, per il rinnovamento e la pienezza che solo Lui, Dio e Uomo, ha potuto dare.

La tradizione ebraica insegnava la credenza in un Dio unico, incorporeo, puro spirito, personale e trascendente, perfetto, eterno, immutabile, santo o impeccabile, onnipotente, onnisciente, giusto, tutto amore e garante dell'ordine morale del mondo umano; un Dio creatore dal nulla di tutto quanto esiste di visibile e invisibile; un Dio Unico che fra tanti popoli ha scelto come suo popolo eletto quello ebraico, che lo punisce inesorabilmente nei suoi mancamenti morali e aberrazioni religiose, e che lo sorregge nelle difficoltà. Questa scelta si giustifica con il fatto che solo in Israele si sono avuti i profeti e gli ispirati, che secondo una catena ininterrotta hanno profetizzato il Messia che doveva nascere proprio in Israele. Come, cioè, se questa razza e questa terra fossero le sole a preparare l'Avvento del Salvatore, Figlio di Dio. Certo può sembrare paradossale, ma la Terra Santa è stata l'unica regione della superficie terrestre che abbia dato gli asceti in grado di captare i progressivi messaggi di Dio.

I profeti d'Israele avevano annunziato un rinnovamento del popolo eletto mediante l'opera di un Messia, investito direttamente da Dio, preceduto da Elia. Il Messia venne e allargò l'orizzonte estendendolo dal popolo ebraico a tutti i popoli della terra, a tutti gli uomini di buona volontà, senza distinzione di razza, civiltà e grado sociale.

La predicazione del Vangelo, o "buona novella", ha inteso e intende eliminare, dall'annunziato rinnovamento, ogni carattere politico e temporale, per farne un puro rinnovamento spirituale da realizzare nella interiorità della coscienza.

A chi poteva capire, Gesù Cristo insegnava la dottrina segreta di Israele, ovviamente rinnovata dalla rivelazione diretta che Egli stesso portava. Insegnare alle masse e agli stessi rabbini, dalla mente cristallizzata e chiusa, i concetti della dottrina esoterica non era né facile né sempre possibile. Così Gesù tenne, e con Lui i discepoli, un linguaggio catechetico di massa, semplice ed elementare, spesso a parabole.

Gli argomenti dell'insegnamento esoterico si riferiscono alle seguenti dottrine:

  1. La dottrina di Dio
  2. La dottrina del Cosmo;
  3. La dottrina della Legge;
  4. La dottrina dell'Uomo;
  5. La dottrina Ascetica.

Noi trattiamo questi argomenti nei quaderni di "Archeosofia", perché vi sono molte cose da dire che devono essere scritte per non andare perdute. Sappiamo che a volte è prudente affidare alle pagine certi argomenti, a causa del rischio di non essere compresi o, peggio ancora, fraintesi. Ma preferiamo affrontare il rischio della non segretezza, mettendo in pratica i consigli del Signore: "Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo voi nella luce; e quel che udite dettovi nell'orecchio predicatelo sui tetti... non temeteli, dunque, perché non vi è nulla di nascosto che non sarà rilevato e nulla di occulto che non sarà conosciuto " (Matteo, 10,26-27).

Trattando della dottrina di Dio, dobbiamo soffermarci sulla Potenza Cosciente di Lui ed i Tre Veli; sulla Gloria di Dio, la Shekinah. Se l'argomento è il Cosmo, allora vi sono da comunicare tante notizie sul Tetragrammaton, il Nome Ineffabile. il mistero del Quattro. Poi è necessario parlare dei Quattro Mondi manifestati e i Tre Mondi nascosti; delle Dieci Sefirot, le Emanazioni Creatrici; degli strumenti della Creazione, le 22 Lettere dell'Alfabeto ebraico, le Trentadue Vie della Saggezza o le Vie dell'Illuminazione, e poi le Cinquanta Porte della Luce.

Affrontando la dottrina dell'Uomo, ecco la necessità di parlare della preesistenza delle anime umane (trine nella loro costituzione), e della legge che regola le rivoluzioni delle anime, o reincarnazione, perché se le anime non vengono mandate in missione evangelica a reincarnarsi, sono sempre soggette alla trasmigrazione appena smettono di aderire, amare veramente e contemplare Dio.

Noi Cristiani apparteniamo al Corpo Mistico di Cristo, e non dovremmo più reincarnarci, ma ciò è possibile solo spogliandoci di ogni terrestrità e diventando un altro Cristo, pur restando noi stessi. Ma è raro spogliarsi dell'Uomo vecchio, senza rammarico di abbandonare l'ultimo indumento. Perciò anche il Santo può reincarnarsi, sia per espiare e imparare, sia per una missione. Il ritorno ciclico nei corpi ha uno scopo terapeutico per l'anima intesa come Ego.

Nella dottrina segreta dell'Uomo, vi è molto da dire sulla natura dell'anima, dell'Adam-Kadmon o Uomo Celeste, dell'Adam-Adam o Uomo terrestre, dell'AdamBelial o Uomo dopo la caduta. È necessario chiarire le idee sul Giardino di Eden, Samaele e il serpente, la Caduta dell'Uomo; spiegare le caratteristiche delle promesse di Dio ad Adamo, a Noè, ad Abraham, a Mosè, e degli avvisi messianici dati ai profeti.

A parte quanto accennato sopra, è indispensabile la dottrina Ascetica che insegna a operare per trasmutare noi stessi in vista della Veglia perenne e dello stato corporeo della Resurrezione. Gesù ha insegnato in segreto che la Conoscenza non basta, occorrono di continuo le buone opere e la meditazione o preghiera, ma queste, per riuscire bene, vanno integrate dalla scienza del respiro nefeschico, del respiro ruachico e del respiro neshamaico, del respiro colorato. L'Ascesi, cioè la ginnastica di tutto quanto l'Uomo in unità di spirito, anima, eros, energie psicosomatiche, comprende pure l'arte del digiuno periodico, la veglia, gli atteggiamenti ginnici del corpo, il canto teurgico e l'uso dei Nomi di Dio. L'Ascesi presuppone la conoscenza e l'uso dell'astrologia per stabilire i tempi astronomici di via libera e di via ostacolata ai fini della riuscita del proprio lavoro. Entra pure in giuoco la pratica per risvegliare i 5, 7 e 10 Centri segreti dell'Uomo per collegarli ai Centri del Cristo. Né è possibile trascurare la pratica della bilocazione in terra e sdoppiamento nei mondi soprasensibili. Altro settore importante è la pittura iconografica sull'esempio di San Luca, autore del terzo Evangelico sinottico.

In certo qual modo anche la numerologia appartiene all'ascetica , né si può escludere la simbolica dei riti.

Diventare Santo significa impegnarsi in un lavoro completo di autentico cambiamento qualitativo di tutto l'individuo. Capire questa necessità significa potersi salvare più presto, perché una cosa è scalare una montagna a strapiombo da individuo sprovveduto, altra cosa è andarci da allenato ed equipaggiato alpinista.

Riprendendo l'argomento sugli Evangeli, abbiamo detto che l'idea centrale dell'insegnamento di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, è quella del Regno di Dio, di cui parleremo come natura, costituzione e condizioni.

LA NATURA DEL REGNO DI DIO

Il regno di Dio che Gesù Cristo predica, contrariamente a ciò che nei pregiudizi pensavano i Giudei, nulla ha di terreno, ma è interamente spirituale, opposto al capo degli angeli ribelli, cioè Satana.

1) Le forme sotto cui si presenta sono tre, tutte diverse:

a) - ora è il regno riservato agli eletti, o Paradiso:

" Venite benedetti dal Padre mio, ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo" (Matteo, 25-34);

b) - ora è il regno interiore, che si trova già sulla terra, cioè la grazia, la paternità divina, l'amicizia, offerte da Dio e accettate dagli uomini di buona volontà;

c) - ora è il regno esterno che l'Ente Supremo fonda con lo scopo di perpetuare l'opera sua sulla terra.

2) Il regno è uno solo e medesimo, benché le forme siano tre, poiché l'organizzazione esteriore è fondata con lo scopo di sviluppare il regno interno della pace, condizione questa indispensabile per aprire il regno del cielo.

LA COSTITUZIONE DEL REGNO DI DIO

Il regno già accennato ha per capo Dio stesso: "Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà anche in terra com'è fatta nel cielo" (Matteo, 6,9-10); ora, questo Dio è nello stesso tempo Padre di ogni anima in particolare, dei suoi sudditi, non solamente della comunità come nell'Antica Legge. La sua bontà è talmente grande che raggiunge anche i peccatori (Matteo, 5,16-45), fino a quando vivranno sulla terra; ma la sua giustizia condanna al fuoco dell'inferno i peccatori ostinati: "Allora dirà a quelli di sinistra: Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli " (Matteo, 25,41).

Questo regno fu fondato sul nostro pianeta da Gesù Cristo, figlio di Dio e dell'uomo, che è anche nostro re: per diritto di nascita, in quanto è l'erede naturale, il figlio, l'unico che conosce il Padre come il Padre conosce Lui; è re per diritto di conquista, perché venne nella terra a salvare ciò che era crollato e a remissione dei nostri peccati versò il suo sangue sul monte del teschio (Matteo, 11,27; 14,33; 16,16; 20,28; 25,31-34-40; Luca, 10,22; 19,10; 22,20; 23,2-3). È Re che ama i poveri, i piccoli, gli abbandonati e li circonda di premure paterne e materne, corre dietro alla coscienza smarrita per ricondurla al regno, e sulla croce perdona i suoi carnefici (Matteo, 9,13-36; 10,6; 18,12-24; 19,14; Marco, 2,16; Luca, 11, 12). Questo re è anche giudice dei vivi e dei morti, perciò nell'ultimo giorno separerà i buoni dai cattivi, accoglierà con amore i giusti nel suo regno definitivo, mentre condannerà i reprobi all'eterno tormento (Matteo, 25,31-46). Guai a chi perde il regno sulla terra, guai a chi ha avuto il raro privilegio di essere cristiano e non lotta per acquistare il diritto alla vita del regno.

LE CONDIZIONI DEL REGNO DI DIO

Le condizioni di ingresso al regno sono semplici e severe. Chi vuole entrare nel regno deve fare penitenza, di qui la necessità dell'Ascetica e dell'Ascetica Archeosofica (Matteo, 4,17; Marco, l, 15; Luca, 5,32), di ricevere il battesimo, di credere al Vangelo e attenersi scrupolosamente ai comandamenti (Marco, 16,16; Matteo, 28,19-20). La perfezione è nell'ideale proposto dai discepoli: questo ideale consiste nel perfezionarsi il più possibile secondo la perfezione di Dio. Poiché siamo suoi figli, la nobiltà di esserlo ci impone precisi doveri, in modo da avvicinarsi al massimo alle divine perfezioni: "Siate anche voi perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli" (Matteo, 5,48).

L'idea di perfezione richiede due condizioni essenziali: la rinunzia a se stessi e al prossimo, allo scopo di distaccarsi da tutto ciò che ostacola l'unione con Dio; e l'amore per donarsi interamente a Dio seguendo suo figlio Gesù Cristo: "Diceva poi a tutti: Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua" (Luca, 9,23).

1) La Rinunzia

a) I gradi della rinunzia sono vari: esclusione per tutti di quel disordinato amore delle creature e di sé, che costituisce il peccato, in particolare il peccato grave, sbarramento fatale al nostro fine; la rinunzia è così costrittiva che se l'occhio destro ci scandalizza, dobbiamo strapparlo senza pensarci due volte (Matteo, 5,29). Chi vuole essere perfetto dovrà spingere ancora oltre la pratica della rinunzia, accettando e mettendo in opera tutti i consigli evangelici: il distacco dalla famiglia, la povertà affettiva, la contingenza, la castità perfetta (Matteo, 19,16-22; Luca 14,25-27; Matteo, 19,11-12). Chi non potesse o non volesse arrivare a tanto, può accontentarsi dell'interna rinunzia ai beni di questo mondo, alla famiglia; praticherà l'interno distacco e lo spirito di povertà da tutto ciò che si oppone al regno di Dio nell'anima; in tal modo potrà innalzarsi ad un alto grado di santità (Matteo, 5,1-12).

I gradi di rinunzia risultano facendo la distinzione fra precetti e consigli: l'osservanza dei comandamenti consente di entrare nella vita spirituale; ma la perfezione chiede la vendita dei propri beni per donarli ai poveri (Matteo, 19,16-22).

La perfetta rinunzia arriva all'amore della croce per amore del Crocifisso che si vuol seguire sino alla fine provandone letizia (Matteo, 5,3-12).

b) La rinunzia è uno spogliarsi per arrivare all'amore di Dio e del prossimo per Dio. t evidente che l'amore sintetizza tutta la Legge: "Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti" (Matteo, 22,36-40). E poiché racchiude tutta la perfezione, è il massimo dei comandamenti.

2) L'Amore:
a) Questo amore ci induce innanzi tutto a glorificare il Padre Celeste: quindi è filiale (Matteo, 6,9); e per glorificarlo il meglio possibile, questo amore ci induce a osservare i comandamenti (Matteo, 7,21).
b) Questo amore deve essere confidente e incapace di dubbio, perché il Padre Celeste ha cura dei suoi figli più di qualunque altra cosa (Matteo, 6,26-33). Tale confidenza si dimostra con la preghiera, che in base alle promesse del Divino Salvatore del mondo o Mediatore celeste, ottiene quanto chiede (Matteo, 7,7-8).
c) Questo amore genera l'amore del prossimo, essendo tutti fratelli, figli dell'identico Padre celeste: "Ma voi non vi fate chiamare Maestro, perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli" (Matteo, 23,8). Perciò Gesù, Signore nostro, dà a questa virtù una grande importanza, dichiarando che in fase escatologica, cioè nel giorno del Giudizio, riterrà come fatto a sé ogni servizio reso al più insignificante dei fratelli (Matteo, 5,44); amore del prossimo accompagnato perciò dalla dolcezza e dall'umiltà, come l'amore del divino Modello: " Imparate da me, perché io son mansueto e umile di cuore" (Matteo, 11,29).
Rinunzia e amore sono dunque le due condizioni fondamentali richieste a tutti per conquistare il Regno di Dio e la perfezione: esse racchiudono tutte le virtù indicate dai sinottici.
Nel quarto Evangelo, detto secondo S. Giovanni, non domina più l'idea del Regno e l'idea di S. Paolo circa il disegno santificatore di Dio sull'uomo: domina infatti l'idea della vita spirituale. L'evangelista prediletto del Signore ci fa conoscere la vita interiore di Dio, del Verbo Incarnato e in fine del Cristiano.
Ecco la sintesi:
1) Dio è Vita, è Arché, in altre parole è Luce e Amore. È Padre che genera un Figlio da tutta l'eternità che è il suo Verbo (Giov. 1,1-5); è con lui la sorgente dalla quale procede lo Spirito Santo, Spirito di verità e d'amore, che verrà a completare, compiere, perfezionare la missione del Verbo incarnato trasmessa ai Discepoli Apostoli con i quali rimarrà a istruirli e fortificarli sino alla consumazione dei secoli (Giov. 14,26; 15,7-15).
2) Dio vuole comunicare questa Vita agli uomini; per questo invia sulla terra il Figlio che si fa uomo incarnandosi, e comunicandoci la sua vita fa di noi i suoi figli adottivi (Giov. 1,9-14). La sua natura divina è uguale al Padre, ma proclama in modo sicuro la sua inferiorità come uomo e la totale sua dipendenza dal Padre: non opera da sé, non giudica, non parla, ma conforma al beneplacito di Dio i giudizi, le parole e le opere, mostrandogli in tal modo il suo amore (Giov. 5,19-30); Cristo si fa ubbidiente fino al punto di dare la vita per gloria di Dio e la salvezza degli uomini (Giov. 10, 11).
Il Verbo Incarnato rispetto a noi è:
a) la Luce, la lampada perenne che ci illumina e ci conduce alla vita (Giov. 1,9; 8,12);
b) il Buon Pastore che nutre le pecorelle, le difende contro gli assalti del lupo rapace e dona la vita per loro (Giov. 10,11);
c) è il Mediatore indispensabile, senza il quale non è possibile andare al Padre (Giov. 14,6);
d) è la vite vinifera di cui ognuno di noi è un tralcio che riceve la linfa o vita soprannaturale (Giov. 15,1-15).
3) Da Gesù Cristo, dunque, fluirà la nostra vita interiore: vita che consiste in una intima e amorosa Unione con Lui e per Lui con Dio (Giov. 15,5-10), perché Egli è il ponte, la via, il Sacerdote unico, l'Iniziatore che conduce al Padre (Giov. 14,6);
a) l'Unione inizia con il battesimo, in cui l'individuo riceve una seconda nascita tutta spirituale (Giov. 3,3), battesimo che ci innesta e incorpora in Gesù come il tralcio alla vite, mettendoci nella condizione di fruttificare frutti di salute (Giov. 15,1-10);
b) la vita interiore si accresce con la Santa Eucarestia, che in senso spirituale ci nutre con il corpo e con il sangue di Gesù Cristo e perciò anche con l'anima sua, con la sua divinità, con l'intera sua persona, in modo che noi viviamo anche per Lui come Lui vive per il Padre (Giov. 6,55-59);
c) l'Unione continua come comunione spirituale o quasi, per cui Gesù abita in noi e noi in Lui (Giov. 6,57); unione talmente intima che il Messia la paragona alla comunione spirituale che unisce Lui al Padre: "lo in loro e tu in me" (Giov. 17,23);
4) Unione che fa partecipare ognuno di noi alle virtù del Cristo, nostro divino Maestro, e in particolare all'amor suo per Dio e per il prossimo tanto ardente da arrivare all'immolazione di se stesso.
a) Dio ama noi come figli, noi amiamo Lui come Padre, e poiché lo amiamo osserviamo i suoi comandamenti (Giov. 14,2 1), per cui la Trinità viene ad abitare nell'anima nostra in maniera stabile, permanente (Giov. 14,23). Poiché Dio è amore, lo dobbiamo amare, e anche perché per primo ci amò fino al punto di sacrificare suo Figlio per noi (Giov. 4,19);
b) Dall'amore di Dio scaturisce l'amore fraterno: quindi dobbiamo amare i fratelli non soltanto come noi stessi, ma con la stessa intensità dell'amore di Gesù per essi, pronti ad immolarci per loro (Giov. 13,34; 1 Giov. III, 16). La famiglia è una sola: Dio in qualità di Padre, Gesù il Salvatore, noi come fratelli umani. La nostra unione dev'essere così stretta da potersi paragonare a quella che intercorre fra le tre persone della Trinità: Padre, Verbo e Spirito Santo: "Siano uno come noi siamo uno" (Giov. 17,22). È menzogna quando si dice di amare Dio ma non si ama il prossimo (I Giov. 4,20-21); il pegno più sicuro della vita eterna è la carità fraterna (Giov. 4,12-17).
San Giovanni con il suo Evangelo è l'apostolo della carità fondata sulla fede, e in particolare sulla fede in Cristo, vero Dio e vero Uomo, cioè Cristo nella sua divinità e umanità. Tale carità implica la lotta contro la triplice concupiscenza (carne, occhi, mente) e quindi la mortificazione. Perciò S. Giovanni, pur collegandosi ai Sinottici e a S. Paolo, insiste più di loro sulla divina carità. Riassumendo, la perfezione secondo i Sinottici è tutta nella rinunzia e nell'amore; per S. Paolo è nell'incorporazione a Cristo, che consiste nello spogliarsi dell'uomo vecchio (rinunzia) e nel rivestirsi dell'uomo nuovo; S. Giovanni insiste sull'amore spinto all'estremo sacrifizio. La dottrina è la stessa, ma le varianti e gli aspetti diversi consentono di adattarsi meglio all'indole e all'educazione delle anime in diverse categorie di evoluzione spirituale.
Tutti e quattro i Vangeli mettono pure in evidenza la malattia conseguenza del peccato in questa o in una vita anteriore, e la possibilità di reincarnarsi per una missione (Marco, 8,11-13; Matteo, 17,10-13). Oltre alla vita mistica, Gesù indica la via Iniziatica, dimostrando la completezza e la superiorità dell'Evangelo rispetto ai precedenti "credo" (Matteo, 9,11-14).

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Costruttori del Tempio mentre scende la sera
  • " Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete nell'Evangelo (Marco,1,15).
  • "Quando si fa sera, voi dite: - Bel tempo, perché il cielo rosseggia! - e la mattina dite: - Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo! - L'aspetto del cielo sapete dunque capirlo, e i segni dei tempi non arrivate a discernerli? (Matteo, 16,2-3).
  • " E già la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto sta per essere tagliato e gettato nel fuoco " (Matteo, 3,7-1 1).
  • "Senza di me non potete fare nulla" (Giovanni,15,5).
  • "Io sono la Via, la Verità e la Vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo mio" (Giovanni,14,6).
  • "lo sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà mai" (Giovanni, 1 1,23-26).
  • "lo sono la voce di uno che grida nel deserto: - Raddrizzate la via del Signore, come ha detto il profeta Isaia -" (Il Battista in Gv. 1,23 e Isaia,40,3).
  • "È ora che vi svegliate da sonno" (Paolo ai Romani,3,11).
  • "... beato colui che veglia " (Apocalisse, 16,1 1).
  • "State in guardia, vegliate, poiché non sapete quando sarà quel tempo... che talora arrivando egli all'improvviso, non vi trovi addormentati... lo dico a tutti: - Vegliate -" (Marco, 13,33-37).
  • "Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore sia per venire" (Matteo,24,42).

Queste sono le parole di vita del Cristo e del suo angelo Precursore che lo precede in ogni Parusia

Archeosofica vi ha chiamati per l'ascesi di trasmutazione e per andare incontro al Signore Glorioso; con amore, pazienza e speranza vi abbiamo chiamati porgendovi il pane, il succo della vite, il Calice e l'Ikhtus. Che altro dobbiamo fare?