Dinamica respiratoria e ascesi spirituale

(Brani tratti dal quaderno)

Premessa da ricordare per non perdere di vista lo scopo fondamentale del controllo respiratorio energovitale ascetico

Tutte le vere guide spirituali dell'Umanità hanno istruito i loro discepoli più intimi sul significato profondo di due respirazioni, dalle quali dipende l'evoluzione degli individui e della razza: 1) La respirazione fisiologica come mezzo per espellere l'acido carbonico, per regolarizzare la circolazione del sangue e per assorbire l'ossigeno necessario alla vita organica; 2) La respirazione energovitale che fa entrare nel corpo energetico vitale la forza vitale pura per nutrire e vitalizzare le varie parti vibranti di questo corpo energo-vitale, ed espellere da esso la vitalità intossicata. Fra le due respirazioni fisiologica ed energovitale, vi è una interdipendenza.

Gli antichi ed alcuni fra i moderni ne tengono conto, combinando la respirazione con canti, inni e recitazioni ritmate che esercitano i loro effetti vivificanti e calmanti sulla mente dei fedeli, ignari dell'esistenza di una scienza segreta del Respiro.

I Saggi sapevano che il respiro agisce sull'evoluzione morale e psichica dell'Umanità, e che il pendolo del mondo oscilla fra l'inspiro e l'espiro. Perciò il canto ha sempre avuto la sua parte nell'educazione spirituale ed il respiro si è coltivato come il veicolo di ogni pensiero elevato, di ogni concentrazione, soffio vivente animatore delle recitazioni, declamazioni e canti rituali.

Gesù terminava le riunioni con i suoi intimi cantando il cantico puro dell'Alleluia. Egli sapeva che il canto è un mezzo di educazione, di autocultura per disciplinare e armonizzare la respirazione in vista di guadagnare l'elevazione morale e spirituale.

Si dice che il Maestro Jehoshua Nazir, cioè Gesù Cristo, insegnasse ai suoi discepoli prescelti la scienza del respiro: lo tramanda un frammento di Evangelo joannitico che porta, come il canonico, lo stesso capitolo 20 e versetto 22. Nel Giovanni usuale troviamo: "Allora Gesù... soffiò su loro e disse: - Ricevete lo Spirito Santo ". L'altro frammento dice di più: "Pregate così - disse Jehoshua Nazir ai suoi allievi, e dicendo ciò, mostrava il modo. - Pregate "senza fermata", cioè senza riprendere fiato, esalando tutta una preghiera in un soffio. - E dopo aver spiegato questo, egli respirò davanti a loro e disse ad essi: - Voi anche, aspirate così il Respiro di vita che guarisce tutto!".

Sant'Ignazio di Lojola nei suoi Esercizi Spirituali (n° 258) istruendo sul terzo modo di orare, così scrive nel 1548: "Il terzo modo di orare è che ad ogni anelito o respiro si deve pregare mentalmente, dicendo una parola del Pater Noster di altra orazione che si recita, in modo che una sola parola si dica tra un respiro e l'altro; e mentre durerà il tempo da un anelito all'altro, si rifletta principalmente sul significato di tale parola, o alla persona a cui è rivolta, o alla bassezza di se stesso o alla differenza fra tanta altezza e bassezza propria. E con la stessa forma e regola si procederà nelle altre parole del Pater Noster".

Il respirare e il cantare costituiva una scienza segreta dei sacerdoti egiziani e degli Esseni di Qumran sulle sponde del Mar Morto, per capire i quali occorreva una preparazione esoterica notevole. Infatti qual è lo scopo dell'educazione respiratoria? Indubbiamente l'unificazione e continuità della coscienza per aprirsi la via alla meditazione, cioè l'attenzione-dialogo prolungata nei confronti dell'Archè, il Principio dei princìpi: meditazione che conduce all'unione con l'altissimo.

Il graduale arresto dell'inspirazione ed ispirazione dell'aria è anche una fermata dell'altra respirazione, quella dell'energia vitale da cui dipende la coscienza. Quando le due respirazioni, la fisiologica e l'energovitale, sono sospese, lo sperimentatore, cioè l'asceta, realizza la concentrazione della coscienza su un solo oggetto. Ciò è possibile perché esiste un legame fra la respirazione fisiologica, quella energovitale e gli stati mentali.

L'immobilità corporea (seduti, in ginocchio o con le gambe incrociate alla semitica), il controllo respiratorio energovitale, ovvero ritmando il respiro con lo sguardo e l'attenzione fissi in un solo punto, fanno oltrepassare all'Asceta, sperimentalmente, lo stato ordinario di esistere, guadagnando autonomia rispetto al cosmo e alle leggi ecologiche.

Portata alle sue più estreme conquiste, la disciplina del respiro rivoluziona l'intera esistenza dell'uomo che diventa Uomo.

Per arrivare alla sospensione prolungata del respiro dopo il preliminare allenamento archeosofico, occorre molto coraggio, tenacia e presenza di spirito, perché si tratta di un abboccamento volontario e misurato con la morte, sia pure per un viaggio di andata e ritorno (se cuore, polmoni e nervi sono saldi). Si tratta di arrivare (sia pure per un tempo limitato, cronometrato), al rifiuto di respirare per guadagnare i vantaggi della veglia autocosciente, della continuità di coscienza per concedere allo spirito, mentre il corpo giace come morto, di salire fino ai confini estremi della Creazione per trovarvi Dio e ridiscendere nel corpo che si risveglia come da un lungo sogno lucido, saturi di una nuova carica di Amore e di Sapienza. L'entrata nel Fuoco di Dio, nel Fuoco che deifica, verrà con la perseveranza nella volontà di trasmutarsi, ma questo è un altro discorso, che appartiene alla Via Iniziatica preceduta da quella Mistica. Prima di arrivare all'impatto con Dio, occorre mettersi nell'orbita di Dio.

Dio ama l'Uomo e lo vuole, se mancasse questo suo Amore non vi sarebbe la chiamata, la sua forza attrattiva, e le nostre tecniche ascetiche sarebbero impotenti e nulle.

Il controllo respiratorio energovitale integrato da tutte le altre modalità dell'esperimento conduce a un tipo speciale di momentaneo sdoppiamento, in cui l'Io soltanto si proietta verso il Creatore, l'Io liberato che attraversando i diversi cieli del mondo creato arriva dietro all'ultima parete trasparente di questo nostro mondo per guardare estasiato intellettivamente lo splendore dell'Immateriale. Egli sa di contemplare l'Eterno, dietro i cristalli di una finestra situata ai confini dello spazio creato. Strana sensazione spirituale, di spirito e anima tagliati in due che si rinsaldano appena il fenomeno cessa e lo spirito rientra nei corpi energetici, dopo essersi congiunto all'anima patetica o emotiva e all'anima erosdinamica.

Vi abbiamo parlato nei raduni archeosofici ed abbiamo scritto un quaderno che già conoscete, sugli sdoppiamenti o bilocazioni con il corpo astrale o emozionale; ma qui si tratta di un tipo più elevato di sdoppiamento, dove i corpi energetici (eterico, emozionale e mentale) non sono in causa, bensì i tre princìpi costitutivi dell'Io. Esperienze straordinarie che abbiamo fatto più di una volta, per questo fuoco che brucia notte e giorno nel nostro cuore e nella nostra mente, che amano la Trinità con tutte le loro potenze.

Siamo del parere che si tratti di sdoppiamenti dell'Io, anche perché leggendo le opere di Santa Teresa d'Avila (Castello interiore Mansione VII-Cap. 1, X) e di San Giovanni della Croce, entrambi Carmelitani (Notte oscura, Libro 2° - Cap. XXIII, 10), risultano delle considerazioni come queste:

Santa Teresa: "Questo, o figliuole mie, vi parrà strano, ma pur la cosa sta veramente così. L'anima, fuor d'ogni dubbio, è indivisibile, e pur tuttavia lo stato da me descritto, ben lungi d'essere un'immaginazione, è l'ordinaria condizione di essa, dopo d'aver ricevuto un sì alto favore. Non vi ho forse detto che da certi effetti interiori si può chiaramente conoscere che fra l'anima e lo spirito vi dev'essere una qualche differenza? In realtà non sono che una cosa, ma alle volte vi si nota una distinzione così sottile da pensare che l'uno operi in un modo e l'altra in altro, a seconda del gusto che lor piace al Signore di dare. Così pure mi sembra esservi una differenza tra l'anima e le potenze".

San Giovanni della Croce: "Quando i favori divini vengono concessi... solo allo spirito, succede qualche volta che in quel momento l'anima si senta, senza comprendere questo mistero, così innalzata al di sopra della sua parte inferiore da percepire quasi in sé come due esseri distinti, di cui uno sembri che non abbia nulla in comune con l'altro, tanto sono separati da una distanza immensa. E fino a un certo punto tutto questo è esatto, poiché essendo il modo di operare dell'anima più divino che umano, la parte sensitiva vi è completamente estranea".

Il rendersi conto dell'anima divisa è una constatazione fatta da altri mistici, ma nell'unione completa, nell'unione trasformante, l'armonia è perfetta; si ha la possibilità di attendere contemporaneamente alla contemplazione di Dio, alle più svariate operazioni intellettuali e all'attività fisica del corpo.

Riguardo alla sospensione respiratoria spontanea conseguenziale all'ascesi dei Santi cristiani, vi sono da sottolineare alcuni sintomi che si ritrovano nell'autocontrollo respiratorio energovitale, proprio nella fase di totale sospensione del respiro; è un medico che li mette in evidenza:

"La respirazione è quasi del tutto arrestata, a volte sembra completamente. Succede la medesima cosa per i battiti del cuore e, di conseguenza, per il polso. In tutto ciò vi sono differenti gradi, a seconda che la contemplazione è più o meno profonda; a volte si giunge al punto di temere che la persona sia morta... Il calore vitale sembra scomparso. Il freddo incomincia all'estremità delle membra.

"Riassumendo -scrive il dott. Enrico Bon- tutto si svolge come se l'anima perdesse, in forza vitale e in attività motrice, tutto quello che essa acquista dal lato dell'unione divina. L'anima ancora vittima dell'imperfezione della condizione umana, non riesce a compiere tutte quelle operazioni in una sola volta".

La pratica della sospensione del respiro per orare può talora condurre alleatasi mobile di valido aiuto a chi assiste al fenomeno, perché l'estatico è in grado di parlare, descrivere ciò che vede, camminare ed anche levitare; tale è il caso di Santa Caterina da Siena, Santa Caterina de' Ricci, Santa Maddalena de' Pazzi, Santa Caterina Emmerich e Santa Francesca Romana.

L'importanza della sospensione del respiro durante la preghiera ai fini di ottenere la temporanea separazione dell'Io dal corpo per unirsi allo splendore di Dio, fu capita dagli anacoreti cristiani dei primi secoli, dai Padri del deserto, del Sinai, ove fra questi si distinse S. Climaco. Qui vogliamo dare agli archeosofi alcune direttive pratiche che sono frutto di studio della fenomelogia ascetica del controllo respiratorio presso gli Yogi indù, cinesi e giapponesi, i Sufi islamici e gli Ortodossi del Monte Athos in Grecia, ma anche della nostra personale, alla quale dobbiamo lo sviluppo di quei poteri dello spirito che consentono di esplorare, sia pure con umiltà, i piani del Cosmo che conducono al Creatore che ci chiama.

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Ascetica Archeosofica e premessa alla scienza della respirazione

Chi pratica l'ascetismo è l'asceta, cioè chiunque si dedichi all'Ascesi, che vuol dire: esercizio, regola di vita atta a raggiungere la soppressione o il pieno assoluto dominio delle passioni, dei desideri, delle tendenze sensibili, e ottenere quella purificazione dell'anima (catarsi) che permette di donarsi interamente alla vita spirituale e contemplativa, per avviarsi all'unione mistica con la divinità. Poiché la persona umana è composta di materia organica e spirito, gli esercizi sono necessariamente corporali e spirituali.

L'Ascetica archeosofica è qualche cosa in più delle ascetiche in generale, perché conduce l'Uomo oltre gli stati mistici che si limitano alla contemplazione di Dio: spinge agli stati iniziatici e perciò di vera saldatura con il Creatore.

L'Ascetica archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono..." (Matteo, 11 : 12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli è l'arte di respirare, perché con il controllo e l'educazione è possibile, o per meglio dire, è sicuro il poter comandare e dirigere le sottili energie che circolano in segreto nel corpo e consentire all'Io (che noi siamo) di entrare in contatto con il Signore del Tutto, passando con lucidità attraverso quattro modalità della coscienza: 1) la coscienza diurna o di veglia; 2) la coscienza del sonno con sogni; 3) la coscienza del sonno senza sogni; 4) la coscienza catalettica.

Mediante il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente la durata dell'inspirazione e dell'espirazione, l'asceta può penetrare e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due momenti della respirazione, preceduta dalle severe e opportune preparazioni, conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale di un dio in Dio.

Fino a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere disciplinata. Per fissare la mente non c'è da fare altro che soggiogare, rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati per la disciplina del respiro e quindi del pensiero, ma per intenderci meglio dobbiamo parlare un poco della respirazione in se stessa.

Respirare significa vivere. Non respirare vuol dire morire. Infatti fino a quando una persona respira la sua vita continua, ma appena cessa il suo ultimo respiro, allora subentra la rigidità cadaverica.

Da migliaia di anni gli asceti delle civiltà asiatiche, europee, americane e mediterranee, hanno riconosciuto nella respirazione la via giusta per la difesa della salute e del controllo psichico per ottenere la perfezione interiore. Da tanti e tanti secoli serpeggia nelle diverse scuole mistiche e iniziatiche una scienza della respirazione che si scopre nell'antico Egitto e nei Sufi islamici, negli Yogi indù, nei Taoisti cinesi e del Giappone, fra gli Esseni del Mar Morto, i Terapeuti d'Alessandria ed i Cristiani del deserto, del Monte Athos e dei monasteri medioevali; di qui una scienza della respirazione che conobbero Mosè, Giacobbe, Buddha, Pitagora, Patanjali e Cristo, e che nel tempo ha dato spunti per considerazioni importantissime sulla funzione biologica dell'aria e dell'energia vitale in essa contenuta, nonché la scoperta di una ginnastica respiratoria fatta con metodo per combattere l'ansia, i sentimenti di paura e insicurezza, la collera, dato che il controllo e freno del respiro, cioè l'entrata e l'uscita dell'aria dai nostri polmoni, permette la vigilanza sulle emozioni.

L'uomo nervoso respira a insufficienza; quello in collera ed in preda alla paura ha il respiro corto e una respirazione accelerata. Basta respirare lentamente, progressivamente e in profondità per ritrovare la propria calma e serenità.

La respirazione è una delle funzioni più significative della fisiologia e della psicologia. Si può vivere senz'acqua almeno per una settimana, vi sono state persone che sono vissute 40 o 50 giorni e anche di più senza nutrimento, ma senz'aria si vive pochi minuti.

Le emozioni influenzano la respirazione, e quindi il cuore, la circolazione del sangue e le strutture neurormoniche. È noto a tutti come, per cause emotive, si provi fatica a respirare, si rimanga senza fiato o si senta oppressione al torace. La respirazione dell'individuo comune è generalmente aritmica, variabile secondo la tensione mentale e le circostanze esteriori provocatrici di turbamento. Questa irregolarità produce l'instabilità e la dispersione per sopravvenuta fluidità psichica. Di questo è edotta la moderna medicina psicosomatica, che però allo stato attuale ha fatto pochi passi soffermandosi appena all'asma bronchiale e ad una certa componente emotiva; tuttavia è possibile estendere molto la ricerca, almeno a 100 tipi di respirazione e altrettanti stati emotivi. Così è della nostra personale esperienza.

I Pitagorici e gli Ippocratici hanno lasciato interessanti osservazioni per una bonifica umana, perciò dettero notevole importanza alla ginnastica respiratoria.

La scienza della respirazione, cioè l'educazione del sistema nervoso polmonare, trae i suoi motivi dalla constatazione che c'è una interdipendenza fra la circolazione del sangue, il cuore e il ritmo della respirazione, direttamente influenzati dalle emozioni e dai pensieri. P- noto, come abbiamo già accennato, che per cause emotive, scaturite da ragionamenti e considerazioni, si fa fatica a respirare e si rimane senza fiato, il cuore batte più svelto, subisce veri e propri collassi, ecc. Una dimostrazione immediata si ha dal confronto degli atti respiratori con le pulsazioni del cuore per ogni minuto primo. Normalmente nell'adulto la frequenza respiratoria è di circa 15-20 atti al minuto (ogni atto risulta costituito da una inspirazione e una ispirazione). Contemporaneamente il cuore si contrae alternativamente 70-72 volte per l'uomo, mentre per la donna arriva a 80. Le arterie ricevono a intermittenza il sangue che viene trasmesso loro dal cuore; il dito appoggiato su di una arteria riceve ad ogni dilatazione un impulso chiamato polso. In ultima analisi, il polmone e il cuore si comportano come due ingranaggi montati l'uno sull'altro, per cui ogni aumento o diminuzione del ritmo respiratorio coincide con un aumento o diminuzione del ritmo cardiaco.

La respirazione è quindi il grande bilanciere dell'organismo, la cui funzione è di ristabilire l'equilibrio quando questo è turbato. Le frequenze variano con l'età, il sesso e gli stati fisiologici. Le pulsazioni del cuore diminuiscono nel sonno, nel digiuno e nell'ibernazione.

Diamo qui di seguito alcune indicazioni di atti respiratori e relative pulsazioni in un minuto primo:

Sonno n° 15 atti resp. = 60 puls. card.

Veglia n° 17 atti resp. = 75 puls. card.

Digestione 23 atti resp. = 80 puls. card.

Lavoro muscolare 30 atti resp. = 90 puls. card.

Febbre 40 atti resp. = 100 puls. card.

I battiti cardiaci e quindi anche gli atti respiratori variano con la temperatura dell'ambiente e la giornata. Per esempio la frequenza minima delle pulsazioni cardiache è minima al mattino e massima nel pomeriggio.

Circa l'età, abbiamo questo prospetto, sempre per ogni minuto:

  Atti respiratori Pulsazioni cardiache
Neonato 44 120 - 130
a 5 anni 26 95
15-20 anni 20 78
20-25 anni 18 75
25-30 anni 16 70
30-50 anni 18 72
60 anni 18 74
70 anni 22 79
80 anni 23 80
90 anni 24 82

Le frequenze di cui sopra variano con la razza, basta confrontare un trattato italiano o americano di fisiologia per rendersene conto. Nel vegliando gli atti respiratori e le pulsazioni cardiache sono più numerose, come nel bambino, e aumentano dopo i 60 anni.

La respirazione è più frequente di giorno che di notte. Esiste pure un rapporto con le fasi della Luna ed i diversi fenomeni astronomici. Anche la posizione del corpo modifica la frequenza dei battiti cardiaci e degli atti respiratori in un minuto:

Uomo nella posizione:

a sedere 16 atti resp. = 70 puls. card.

eretta 22 atti resp = 78 puls. card

orizzontale 15 atti resp. = 66 puls. card.

I lettori possono trovare interessanti e ampie osservazioni nel trattato generale di Fisiologia dei Professori Angelo Pugliese e Filippo Usuelli, Ed. Ulrico Hoepli Milano 1948.

Quel che preme è far capire il nesso fra atti respiratori, pulsazioni cardiache e stati di coscienza, e questo ai fini dell'ascetica archeosofica.

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Riepilogo e conclusioni pratiche con un esempio di meditazione

Lo scopo di studiare la respirazione nel suo svolgimento spontaneo oppure condizionato dalla libera volontà dell'Asceta, è di creare le condizioni migliori per calmare la mente e dirigerla verso un unico obiettivo: l'elevazione della mente a Dio per amarlo, lodarlo e chiedergli tutto ciò che è utile alla salvezza eterna.

L'esperienza dimostra che la respirazione non educata disperde e dissipa il contenuto che si vuol dare alla mente, schiava del giuoco dell'immaginazione disordinata e malata; l'andare e venire delle due correnti energovitali in parallelo all'entrata ed uscita dell'aria dai polmoni, agitano e rendono instabile e distratta la mente, che deve invece trasformarsi in uno specchio limpidissimo per consentire a Dio di riflettere in esso la Sua Immagine. Così è necessario fermare il flusso e riflusso dell'energia vitale per ottenere l'attenzione totale di tutta la coscienza in un solo punto dello spirito che è la massima altezza dell'anima, dalla quale chiamerà con tutta la sua forza e amorosa violenza Iddio. Lo invocherà in suo soccorso per uscire dal gorgo del divenire cosmico e salire sempre più in alto nel Regno della Luce e della beatitudine.

Ogni persona che viene al mondo porta con sé la tendenza al disordine morale e intellettivo, che ha dei rapporti di correlazione con i suoi stessi organi fisiologici (cuore, polmoni, fegato, ecc.), che non sono organi di santità, ma organi di antisantità.

La Bibbia in conformità alla Rivelazione, attribuisce sentimenti nobili o ignobili, inclinazioni perverse o sane all'influenza dei diversi organi, per cui non è raro trovare espressioni come queste: "Dio scruta i reni ed i cuori" (Ger. 11,20; 17,10; Sal. 7,10). Così del fegato (Lam. 2,11), delle viscere (Gen. 43,40).

Gi organi sono frenati o accelerati dagli impulsi del sistema nervoso autonomo. Il nervo Vago (detto anche pneumogastrico o parasimpatico) rallenta le funzioni di questi organi, quali i polmoni, cuore, stomaco, fegato, pancreas, intestini, reni, che sono accelerati dal così detto sistema nervoso simpatico.

Oltre al sistema nervoso centrale o cerebrospinale o, volontario, vi è dunque quello autonomo o inconscio. Fra i due c'è un collegamento che l'Asceta può educare e padroneggiare. Il sistema autonomo si suddivide in due parti:

  1. Il simpatico, che scorre come fili di telefono costeggiando la colonna vertebrale dalle vertebre dorsali fino alle due prime vertebre dei lombi e innerva il cuore, i polmoni, accelerandone i battiti e le respirazioni. Comanda il tubo digerente e le ghiandole annesse;
  2. Il parasimpatico o nervo Vago (vagante), che scaturisce come un cavo elettrico dal bulbo cefalorachideo, sotto il cervello, e innerva gli stessi organi, escludendone alcuni, per esempio gli organi sessuali che dipendono dal pelvico. Simpatico e parasimpatico sono antagonisti, nel senso che il primo è costrittivo, accelerante, fa aumentare i battiti del cuore e la frequenza polmonare delle inspirazioni ed espirazioni, di contro al parasimpatico che rallenta, è vasodilatore. Ora, l'andare e venire delle due correnti energovitali influisce sul ritmo simpatico-parasimpatico, come questo ultimo influenza il respiro energetico.

La dinamica respiratoria è così mirabilmente congegnata che regolando volontariamente la respirazione, si regolano tutti gli organi innervati nel Vago e, fermando i polmoni, si riesce a rallentare, ridurre o fermare l'andare e venire delle due correnti della forza vitale o serpentini di destra e sinistra, fino a poter dirigere l'energia vitale per modificare la funzionalità dei vari organi che hanno le loro correlazioni con i corpi sottili, quali il doppio eterico o energovitale, il corpo emozionale, il corpo mentale e i Centri di Forza.

Saper influenzare gli organi volontariamente significa capovolgere i rapporti psicosomatici. Per farci un'idea di che cosa sono capaci gli organi lasciati come sono, ecco alcune importanti osservazioni:

  1. Polmoni: rendono la mente instabile, disonesta, inclinano alla calunnia, alla menzogna, alla polemica.
  2. Cuore: ipertrofia dell'Io o del super-lo, esibizionismo, orgoglio, narcisismo, paranoia, egoismo, arroganza, dispotismo, viltà, crudeltà.
  3. Stomaco: suscettibilità, frivolezza, indolenza, capriccio, egocentrismo, processi di regressione verso il passato e l'interiorizzazione, narcisismo, isterismo, schizoidia (affine alla schizofrenia), senso d'inferiorità.
  4. Pancreas: stesse conseguenze dello stomaco.
  5. Fegato:orgoglio, arroganza, ipocrisia, ostentazione, delirio di grandezza, ipertrofia dell'Io, illegalità.
  6. Milza: atrofia dell'Io, malinconia, pessimismo, odio, intolleranza, misantropia, avarizia.
  7. Intestini: sintomi simili ai polmoni.
  8. Reni: delirio erotico, lussuria, pigrizia, depravazione, vanità, oscenità.

Chi vive in un certo modo per deliberata volontà, o meglio chi si decide a diventare santo, autentico Loto+Croce, deve pensare, parlare e agire in conformità all'insegnamento del Maestro di Galilea, esponente della moralità assoluta. Il pensiero scaturito da una mente agitata e influenzata dall'immoralità, dall'amoralità o dalla moralità decadente, non è pensiero da santi. Occorre quindi l'esercizio di controllo del respiro fisiologico e del respiro energetico ai fini di calmare e frenare la mente distratta e caotica, portandola nel cuore, la sede dell'intelligenza, il punto d'incontro fra l'immanenza e la trascendenza di Dio. Dalla prolungata presenza divina dipenderà la trasmutazione dell'Io, che sarà pure la saldatura dell'eros, dell'anima e dello spirito purificati e fatti fiamma splendente per ardere d'amore e di sapienza nell'intimo della Trinità. Del resto, affinché le tre corde dell'Io risuonino in accordo con le tre corde di Dio, per realizzare l'unisono antropos-theos, occorre conoscere la nobile arte dell'accordatore.

San Gregorio il Sinaita (XVI secolo), istruttore spirituale di alto valore, ricorda che lo specchio di Dio, che è originariamente il nostro intelletto, ha perduto la sua trasparenza nella notte delle passioni, fino a ricoprirsi di una opaca polvere d'immagini mentali, che servono a occultare le influenze demoniache e le nostre stesse passioni dominanti.

Adesso, in base a questi accenni, passiamo ad un esempio pratico per utilizzare il respiro e la meditazione accentrati nel cuore.

Sedetevi comodi su una sedia o nella posizione del "Fiore di Loto" secondo il Buddha (cioè il Padmasana), o gli antichi jerofanti Egiziani o gli Esseni. Isolatevi da terra con un materassino fatto di materiale vegetale.

Sistematevi con la spina dorsale perpendicolare come una colonna di monete bucate. Reclinate il capo appoggiando il mento contro l'esofago, lingua rivolta in alto verso la gola, palme delle mani girate in alto, una sopra l'altra sotto l'ombelico. Badate che la stanza sia silenziosa e al buio o in penombra.

Chiudete gli occhi e recitate sottovoce il Padre nostro. Fate alcune respirazioni normali profonde dal naso a bocca chiusa. Stop. Iniziate la dolce e risoluta lotta per far scendere lo spirito dalla testa nel cuore, e dopo averlo fatto scendere costringetelo a restarci. Il ritmo del respiro sarà: 4 secondi ispirazione; 8 sec. Ritenzione; 8 sec. espirazione.

Sostituirete poi i secondi con le brevi formule di preghiera come segue: inspirando direte mentalmente: - Signore, dammi la tua pace. - Trattenendo l'aria nei polmoni: - Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, conducimi nel Regno del Padre e della Luce. - Quindi lasciando andare il petto e contraendo il ventre, espirate dalle due narici fino a totale espulsione dell'anidride carbonica, dicendo a voce e mentalmente: - Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, vieni in mio soccorso. - I tempi di 4,8 e ancora 8 secondi verranno quindi coperti da queste preghiere.

Insistete a occhi chiusi, non distraetevi, non muovetevi, frugate nel cuore puro dove dovete entrare a ogni costo e restarci. Continuate ogni giorno per durata di 30 minuti primi. In seguito passerete al ritmo risolutivo, ma non esente da pericoli, che richiede coraggio e volontà di andare avanti. Tale ritmo è il seguente: inspirazione 4 secondi; ritenzione 16 secondi; espirazione 8 secondi. Risultati, dopo insistenza: sudorazione intensa. È ovvio che prima di passare da un ritmo all'altro, occorre esercitarsi nel precedente per molti mesi, affinché l'organismo abbia la possibilità ed il tempo di adattarsi senza traumi.

Passerete poi a questo ritmo che dà il tremore: inspirazione 8 sec.; ritenzione 32 sec.; espirazione 16 secondi. Sempre a bocca chiusa. Non sgomentatevi del tremore (se siete sani di cuore, polmoni e cervello), perché continuando lo supererete. Vi sembrerà di morire, ma dovete perseverare in questo ritmo con la mente concentrata nel cuore, sentirvi in esso con la mente e l'anima. Superati la traspirazione e il tremore, passerete immediatamente al seguente ritmo: inspirazione 16 sec.; ritenzione 64 sec.; espirazione 32 sec. I risultati, quando si fa buon frutto, sono la levitazione e l'estasi.

Le tre fasi respiratorie siano sempre accompagnate dalla preghiera mentale e dalla concentrazione in essa.

La preghiera sostituisce il conteggio del numero di secondi suddetti. Il procedimento è questo: ogni 4 secondi d'inspirazione: - Signore, dammi la tua pace. - Se fossero 8, allora la preghiera si ripete due volte; se fossero 16, allora si recita 4X4 = 16, cioè quattro volte. Così ci si regola per la ritenzione ed ispirazione. La preghiera è dunque conteggio, appoggio mentale, concentrazione.

L'esito positivo di tali esercizi dipende anche dalla grazia che Dio concede a suo giudizio all'eroe che lotta per entrare con forza e violenza d'amore nel Regno.

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