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Dinamica
respiratoria e ascesi spirituale
(Brani
tratti dal quaderno)
Premessa
da ricordare per non perdere di vista lo scopo fondamentale del controllo
respiratorio energovitale ascetico
Tutte
le vere guide spirituali dell'Umanità hanno istruito i loro discepoli
più intimi sul significato profondo di due respirazioni, dalle quali
dipende l'evoluzione degli individui e della razza: 1) La respirazione
fisiologica come mezzo per espellere l'acido carbonico, per regolarizzare
la circolazione del sangue e per assorbire l'ossigeno necessario alla
vita organica; 2) La respirazione energovitale che fa entrare nel corpo
energetico vitale la forza vitale pura per nutrire e vitalizzare le
varie parti vibranti di questo corpo energo-vitale, ed espellere da
esso la vitalità intossicata. Fra le due respirazioni fisiologica ed
energovitale, vi è una interdipendenza.
Gli
antichi ed alcuni fra i moderni ne tengono conto, combinando la respirazione
con canti, inni e recitazioni ritmate che esercitano i loro effetti
vivificanti e calmanti sulla mente dei fedeli, ignari dell'esistenza
di una scienza segreta del Respiro.
I
Saggi sapevano che il respiro agisce sull'evoluzione morale e psichica
dell'Umanità, e che il pendolo del mondo oscilla fra l'inspiro e l'espiro.
Perciò il canto ha sempre avuto la sua parte nell'educazione spirituale
ed il respiro si è coltivato come il veicolo di ogni pensiero elevato,
di ogni concentrazione, soffio vivente animatore delle recitazioni,
declamazioni e canti rituali.
Gesù
terminava le riunioni con i suoi intimi cantando il cantico puro dell'Alleluia.
Egli sapeva che il canto è un mezzo di educazione, di autocultura per
disciplinare e armonizzare la respirazione in vista di guadagnare l'elevazione
morale e spirituale.
Si
dice che il Maestro Jehoshua Nazir, cioè Gesù Cristo, insegnasse ai
suoi discepoli prescelti la scienza del respiro: lo tramanda un frammento
di Evangelo joannitico che porta, come il canonico, lo stesso capitolo
20 e versetto 22. Nel Giovanni usuale troviamo: "Allora Gesù...
soffiò su loro e disse: - Ricevete lo Spirito Santo ". L'altro
frammento dice di più: "Pregate così - disse Jehoshua Nazir ai
suoi allievi, e dicendo ciò, mostrava il modo. - Pregate "senza
fermata", cioè senza riprendere fiato, esalando tutta una preghiera
in un soffio. - E dopo aver spiegato questo, egli respirò davanti a
loro e disse ad essi: - Voi anche, aspirate così il Respiro di vita
che guarisce tutto!".
Sant'Ignazio
di Lojola nei suoi Esercizi Spirituali (n° 258) istruendo sul terzo
modo di orare, così scrive nel 1548: "Il terzo modo di orare è
che ad ogni anelito o respiro si deve pregare mentalmente, dicendo una
parola del Pater Noster di altra orazione che si recita, in modo che
una sola parola si dica tra un respiro e l'altro; e mentre durerà il
tempo da un anelito all'altro, si rifletta principalmente sul significato
di tale parola, o alla persona a cui è rivolta, o alla bassezza di se
stesso o alla differenza fra tanta altezza e bassezza propria. E con
la stessa forma e regola si procederà nelle altre parole del Pater Noster".
Il
respirare e il cantare costituiva una scienza segreta dei sacerdoti
egiziani e degli Esseni di Qumran sulle sponde del Mar Morto, per capire
i quali occorreva una preparazione esoterica notevole. Infatti qual
è lo scopo dell'educazione respiratoria? Indubbiamente l'unificazione
e continuità della coscienza per aprirsi la via alla meditazione, cioè
l'attenzione-dialogo prolungata nei confronti dell'Archè, il Principio
dei princìpi: meditazione che conduce all'unione con l'altissimo.
Il
graduale arresto dell'inspirazione ed ispirazione dell'aria è anche
una fermata dell'altra respirazione, quella dell'energia vitale da cui
dipende la coscienza. Quando le due respirazioni, la fisiologica e l'energovitale,
sono sospese, lo sperimentatore, cioè l'asceta, realizza la concentrazione
della coscienza su un solo oggetto. Ciò è possibile perché esiste un
legame fra la respirazione fisiologica, quella energovitale e gli stati
mentali.
L'immobilità
corporea (seduti, in ginocchio o con le gambe incrociate alla semitica),
il controllo respiratorio energovitale, ovvero ritmando il respiro con
lo sguardo e l'attenzione fissi in un solo punto, fanno oltrepassare
all'Asceta, sperimentalmente, lo stato ordinario di esistere, guadagnando
autonomia rispetto al cosmo e alle leggi ecologiche.
Portata
alle sue più estreme conquiste, la disciplina del respiro rivoluziona
l'intera esistenza dell'uomo che diventa Uomo.
Per
arrivare alla sospensione prolungata del respiro dopo il preliminare
allenamento archeosofico, occorre molto coraggio, tenacia e presenza
di spirito, perché si tratta di un abboccamento volontario e misurato
con la morte, sia pure per un viaggio di andata e ritorno (se cuore,
polmoni e nervi sono saldi). Si tratta di arrivare (sia pure per un
tempo limitato, cronometrato), al rifiuto di respirare per guadagnare
i vantaggi della veglia autocosciente, della continuità di coscienza
per concedere allo spirito, mentre il corpo giace come morto, di salire
fino ai confini estremi della Creazione per trovarvi Dio e ridiscendere
nel corpo che si risveglia come da un lungo sogno lucido, saturi di
una nuova carica di Amore e di Sapienza. L'entrata nel Fuoco di Dio,
nel Fuoco che deifica, verrà con la perseveranza nella volontà di trasmutarsi,
ma questo è un altro discorso, che appartiene alla Via Iniziatica preceduta
da quella Mistica. Prima di arrivare all'impatto con Dio, occorre mettersi
nell'orbita di Dio.
Dio
ama l'Uomo e lo vuole, se mancasse questo suo Amore non vi sarebbe la
chiamata, la sua forza attrattiva, e le nostre tecniche ascetiche sarebbero
impotenti e nulle.
Il
controllo respiratorio energovitale integrato da tutte le altre modalità
dell'esperimento conduce a un tipo speciale di momentaneo sdoppiamento,
in cui l'Io soltanto si proietta verso il Creatore, l'Io liberato che
attraversando i diversi cieli del mondo creato arriva dietro all'ultima
parete trasparente di questo nostro mondo per guardare estasiato intellettivamente
lo splendore dell'Immateriale. Egli sa di contemplare l'Eterno, dietro
i cristalli di una finestra situata ai confini dello spazio creato.
Strana sensazione spirituale, di spirito e anima tagliati in due che
si rinsaldano appena il fenomeno cessa e lo spirito rientra nei corpi
energetici, dopo essersi congiunto all'anima patetica o emotiva e all'anima
erosdinamica.
Vi
abbiamo parlato nei raduni archeosofici ed abbiamo scritto un quaderno
che già conoscete, sugli sdoppiamenti o bilocazioni con il corpo astrale
o emozionale; ma qui si tratta di un tipo più elevato di sdoppiamento,
dove i corpi energetici (eterico, emozionale e mentale) non sono in
causa, bensì i tre princìpi costitutivi dell'Io. Esperienze straordinarie
che abbiamo fatto più di una volta, per questo fuoco che brucia notte
e giorno nel nostro cuore e nella nostra mente, che amano la Trinità
con tutte le loro potenze.
Siamo
del parere che si tratti di sdoppiamenti dell'Io, anche perché leggendo
le opere di Santa Teresa d'Avila (Castello interiore Mansione VII-Cap.
1, X) e di San Giovanni della Croce, entrambi Carmelitani (Notte oscura,
Libro 2° - Cap. XXIII, 10), risultano delle considerazioni come queste:
Santa
Teresa: "Questo, o figliuole mie, vi parrà strano, ma pur la cosa
sta veramente così. L'anima, fuor d'ogni dubbio, è indivisibile, e pur
tuttavia lo stato da me descritto, ben lungi d'essere un'immaginazione,
è l'ordinaria condizione di essa, dopo d'aver ricevuto un sì alto favore.
Non vi ho forse detto che da certi effetti interiori si può chiaramente
conoscere che fra l'anima e lo spirito vi dev'essere una qualche differenza?
In realtà non sono che una cosa, ma alle volte vi si nota una distinzione
così sottile da pensare che l'uno operi in un modo e l'altra in altro,
a seconda del gusto che lor piace al Signore di dare. Così pure mi sembra
esservi una differenza tra l'anima e le potenze".
San
Giovanni della Croce: "Quando i favori divini vengono concessi...
solo allo spirito, succede qualche volta che in quel momento l'anima
si senta, senza comprendere questo mistero, così innalzata al di sopra
della sua parte inferiore da percepire quasi in sé come due esseri distinti,
di cui uno sembri che non abbia nulla in comune con l'altro, tanto sono
separati da una distanza immensa. E fino a un certo punto tutto questo
è esatto, poiché essendo il modo di operare dell'anima più divino che
umano, la parte sensitiva vi è completamente estranea".
Il
rendersi conto dell'anima divisa è una constatazione fatta da altri
mistici, ma nell'unione completa, nell'unione trasformante, l'armonia
è perfetta; si ha la possibilità di attendere contemporaneamente alla
contemplazione di Dio, alle più svariate operazioni intellettuali e
all'attività fisica del corpo.
Riguardo
alla sospensione respiratoria spontanea conseguenziale all'ascesi dei
Santi cristiani, vi sono da sottolineare alcuni sintomi che si ritrovano
nell'autocontrollo respiratorio energovitale, proprio nella fase di
totale sospensione del respiro; è un medico che li mette in evidenza:
"La
respirazione è quasi del tutto arrestata, a volte sembra completamente.
Succede la medesima cosa per i battiti del cuore e, di conseguenza,
per il polso. In tutto ciò vi sono differenti gradi, a seconda che la
contemplazione è più o meno profonda; a volte si giunge al punto di
temere che la persona sia morta... Il calore vitale sembra scomparso.
Il freddo incomincia all'estremità delle membra.
"Riassumendo
-scrive il dott. Enrico Bon- tutto si svolge come se l'anima perdesse,
in forza vitale e in attività motrice, tutto quello che essa acquista
dal lato dell'unione divina. L'anima ancora vittima dell'imperfezione
della condizione umana, non riesce a compiere tutte quelle operazioni
in una sola volta".
La
pratica della sospensione del respiro per orare può talora condurre
alleatasi mobile di valido aiuto a chi assiste al fenomeno, perché l'estatico
è in grado di parlare, descrivere ciò che vede, camminare ed anche levitare;
tale è il caso di Santa Caterina da Siena, Santa Caterina de' Ricci,
Santa Maddalena de' Pazzi, Santa Caterina Emmerich e Santa Francesca
Romana.
L'importanza
della sospensione del respiro durante la preghiera ai fini di ottenere
la temporanea separazione dell'Io dal corpo per unirsi allo splendore
di Dio, fu capita dagli anacoreti cristiani dei primi secoli, dai Padri
del deserto, del Sinai, ove fra questi si distinse S. Climaco. Qui vogliamo
dare agli archeosofi alcune direttive pratiche che sono frutto di studio
della fenomelogia ascetica del controllo respiratorio presso gli Yogi
indù, cinesi e giapponesi, i Sufi islamici e gli Ortodossi del Monte
Athos in Grecia, ma anche della nostra personale, alla quale dobbiamo
lo sviluppo di quei poteri dello spirito che consentono di esplorare,
sia pure con umiltà, i piani del Cosmo che conducono al Creatore che
ci chiama.
(
)
Ascetica
Archeosofica e premessa alla scienza della respirazione
Chi
pratica l'ascetismo è l'asceta, cioè chiunque si dedichi all'Ascesi,
che vuol dire: esercizio, regola di vita atta a raggiungere la soppressione
o il pieno assoluto dominio delle passioni, dei desideri, delle tendenze
sensibili, e ottenere quella purificazione dell'anima (catarsi) che
permette di donarsi interamente alla vita spirituale e contemplativa,
per avviarsi all'unione mistica con la divinità. Poiché la persona umana
è composta di materia organica e spirito, gli esercizi sono necessariamente
corporali e spirituali.
L'Ascetica
archeosofica è qualche cosa in più delle ascetiche in generale, perché
conduce l'Uomo oltre gli stati mistici che si limitano alla contemplazione
di Dio: spinge agli stati iniziatici e perciò di vera saldatura con
il Creatore.
L'Ascetica
archeosofica è la premessa necessaria per creare gli strumenti per uno
sviluppo di quelle risorse naturali della persona umana adatte a farci
realizzare il salto qualitativo per cui è possibile andare oltre alla
condizione umana, sorretti dalla grazia che rende attuabile il detto
del Maestro: "... il regno dei cieli è preso a forza ed i violenti
se ne impadroniscono..." (Matteo,
11 : 12). Ebbene, uno di questi strumenti per violentare i cieli
è l'arte di respirare, perché con il controllo e l'educazione è possibile,
o per meglio dire, è sicuro il poter comandare e dirigere le sottili
energie che circolano in segreto nel corpo e consentire all'Io (che
noi siamo) di entrare in contatto con il Signore del Tutto, passando
con lucidità attraverso quattro modalità della coscienza: 1) la coscienza
diurna o di veglia; 2) la coscienza del sonno con sogni; 3) la coscienza
del sonno senza sogni; 4) la coscienza catalettica.
Mediante
il freno respiratorio ed energovitale, prolungando progressivamente
la durata dell'inspirazione e dell'espirazione, l'asceta può penetrare
e sperimentare tutte le modalità della coscienza. La pratica di far
intercorrere un intervallo quanto più tollerabile possibile fra i due
momenti della respirazione, preceduta dalle severe e opportune preparazioni,
conduce alla deificazione, ossia alla coscienza sopratemporale e sopraspaziale
di un dio in Dio.
Fino
a quando resta indisciplinato, il respiro impedirà alla mente di essere
disciplinata. Per fissare la mente non c'è da fare altro che soggiogare,
rallentare e fermare la respirazione. Noi indicheremo gli esercizi appropriati
per la disciplina del respiro e quindi del pensiero, ma per intenderci
meglio dobbiamo parlare un poco della respirazione in se stessa.
Respirare
significa vivere. Non respirare vuol dire morire. Infatti fino a quando
una persona respira la sua vita continua, ma appena cessa il suo ultimo
respiro, allora subentra la rigidità cadaverica.
Da
migliaia di anni gli asceti delle civiltà asiatiche, europee, americane
e mediterranee, hanno riconosciuto nella respirazione la via giusta
per la difesa della salute e del controllo psichico per ottenere la
perfezione interiore. Da tanti e tanti secoli serpeggia nelle diverse
scuole mistiche e iniziatiche una scienza della respirazione che si
scopre nell'antico Egitto e nei Sufi islamici, negli Yogi indù, nei
Taoisti cinesi e del Giappone, fra gli Esseni del Mar Morto, i Terapeuti
d'Alessandria ed i Cristiani del deserto, del Monte Athos e dei monasteri
medioevali; di qui una scienza della respirazione che conobbero Mosè,
Giacobbe, Buddha, Pitagora, Patanjali e Cristo, e che nel tempo ha dato
spunti per considerazioni importantissime sulla funzione biologica dell'aria
e dell'energia vitale in essa contenuta, nonché la scoperta di una ginnastica
respiratoria fatta con metodo per combattere l'ansia, i sentimenti di
paura e insicurezza, la collera, dato che il controllo e freno del respiro,
cioè l'entrata e l'uscita dell'aria dai nostri polmoni, permette la
vigilanza sulle emozioni.
L'uomo
nervoso respira a insufficienza; quello in collera ed in preda alla
paura ha il respiro corto e una respirazione accelerata. Basta respirare
lentamente, progressivamente e in profondità per ritrovare la propria
calma e serenità.
La
respirazione è una delle funzioni più significative della fisiologia
e della psicologia. Si può vivere senz'acqua almeno per una settimana,
vi sono state persone che sono vissute 40 o 50 giorni e anche di più
senza nutrimento, ma senz'aria si vive pochi minuti.
Le
emozioni influenzano la respirazione, e quindi il cuore, la circolazione
del sangue e le strutture neurormoniche. È noto a tutti come, per cause
emotive, si provi fatica a respirare, si rimanga senza fiato o si senta
oppressione al torace. La respirazione dell'individuo comune è generalmente
aritmica, variabile secondo la tensione mentale e le circostanze esteriori
provocatrici di turbamento. Questa irregolarità produce l'instabilità
e la dispersione per sopravvenuta fluidità psichica. Di questo è edotta
la moderna medicina psicosomatica, che però allo stato attuale ha fatto
pochi passi soffermandosi appena all'asma bronchiale e ad una certa
componente emotiva; tuttavia è possibile estendere molto la ricerca,
almeno a 100 tipi di respirazione e altrettanti stati emotivi. Così
è della nostra personale esperienza.
I
Pitagorici e gli Ippocratici hanno lasciato interessanti osservazioni
per una bonifica umana, perciò dettero notevole importanza alla ginnastica
respiratoria.
La
scienza della respirazione, cioè l'educazione del sistema nervoso polmonare,
trae i suoi motivi dalla constatazione che c'è una interdipendenza fra
la circolazione del sangue, il cuore e il ritmo della respirazione,
direttamente influenzati dalle emozioni e dai pensieri. P- noto, come
abbiamo già accennato, che per cause emotive, scaturite da ragionamenti
e considerazioni, si fa fatica a respirare e si rimane senza fiato,
il cuore batte più svelto, subisce veri e propri collassi, ecc. Una
dimostrazione immediata si ha dal confronto degli atti respiratori con
le pulsazioni del cuore per ogni minuto primo. Normalmente nell'adulto
la frequenza respiratoria è di circa 15-20 atti al minuto (ogni atto
risulta costituito da una inspirazione e una ispirazione). Contemporaneamente
il cuore si contrae alternativamente 70-72 volte per l'uomo, mentre
per la donna arriva a 80. Le arterie ricevono a intermittenza il sangue
che viene trasmesso loro dal cuore; il dito appoggiato su di una arteria
riceve ad ogni dilatazione un impulso chiamato polso. In ultima analisi,
il polmone e il cuore si comportano come due ingranaggi montati l'uno
sull'altro, per cui ogni aumento o diminuzione del ritmo respiratorio
coincide con un aumento o diminuzione del ritmo cardiaco.
La
respirazione è quindi il grande bilanciere dell'organismo, la cui funzione
è di ristabilire l'equilibrio quando questo è turbato. Le frequenze
variano con l'età, il sesso e gli stati fisiologici. Le pulsazioni del
cuore diminuiscono nel sonno, nel digiuno e nell'ibernazione.
Diamo
qui di seguito alcune indicazioni di atti respiratori e relative pulsazioni
in un minuto primo:
Sonno
n° 15 atti resp. = 60 puls. card.
Veglia
n° 17 atti resp. = 75 puls. card.
Digestione
23 atti resp. = 80 puls. card.
Lavoro
muscolare 30 atti resp. = 90 puls. card.
Febbre
40 atti resp. = 100 puls. card.
I
battiti cardiaci e quindi anche gli atti respiratori variano con la
temperatura dell'ambiente e la giornata. Per esempio la frequenza minima
delle pulsazioni cardiache è minima al mattino e massima nel pomeriggio.
Circa
l'età, abbiamo questo prospetto, sempre per ogni minuto:
| |
Atti
respiratori |
Pulsazioni
cardiache |
| Neonato |
44 |
120
- 130 |
| a
5 anni |
26 |
95 |
| 15-20
anni |
20 |
78 |
| 20-25
anni |
18 |
75 |
| 25-30
anni |
16 |
70 |
| 30-50
anni |
18 |
72 |
| 60
anni |
18 |
74 |
| 70
anni |
22 |
79 |
| 80
anni |
23 |
80 |
| 90
anni |
24 |
82 |
Le
frequenze di cui sopra variano con la razza, basta confrontare un trattato
italiano o americano di fisiologia per rendersene conto. Nel vegliando
gli atti respiratori e le pulsazioni cardiache sono più numerose, come
nel bambino, e aumentano dopo i 60 anni.
La
respirazione è più frequente di giorno che di notte. Esiste pure un
rapporto con le fasi della Luna ed i diversi fenomeni astronomici. Anche
la posizione del corpo modifica la frequenza dei battiti cardiaci e
degli atti respiratori in un minuto:
Uomo
nella posizione:
a
sedere 16 atti resp. = 70 puls. card.
eretta
22 atti resp = 78 puls. card
orizzontale
15 atti resp. = 66 puls. card.
I
lettori possono trovare interessanti e ampie osservazioni nel trattato
generale di Fisiologia dei Professori Angelo Pugliese e Filippo Usuelli,
Ed. Ulrico Hoepli Milano 1948.
Quel
che preme è far capire il nesso fra atti respiratori, pulsazioni cardiache
e stati di coscienza, e questo ai fini dell'ascetica archeosofica.
(
)
Riepilogo
e conclusioni pratiche con un esempio di meditazione
Lo
scopo di studiare la respirazione nel suo svolgimento spontaneo oppure
condizionato dalla libera volontà dell'Asceta, è di creare le condizioni
migliori per calmare la mente e dirigerla verso un unico obiettivo:
l'elevazione della mente a Dio per amarlo, lodarlo e chiedergli tutto
ciò che è utile alla salvezza eterna.
L'esperienza
dimostra che la respirazione non educata disperde e dissipa il contenuto
che si vuol dare alla mente, schiava del giuoco dell'immaginazione disordinata
e malata; l'andare e venire delle due correnti energovitali in parallelo
all'entrata ed uscita dell'aria dai polmoni, agitano e rendono instabile
e distratta la mente, che deve invece trasformarsi in uno specchio limpidissimo
per consentire a Dio di riflettere in esso la Sua Immagine. Così è necessario
fermare il flusso e riflusso dell'energia vitale per ottenere l'attenzione
totale di tutta la coscienza in un solo punto dello spirito che è la
massima altezza dell'anima, dalla quale chiamerà con tutta la sua forza
e amorosa violenza Iddio. Lo invocherà in suo soccorso per uscire dal
gorgo del divenire cosmico e salire sempre più in alto nel Regno della
Luce e della beatitudine.
Ogni
persona che viene al mondo porta con sé la tendenza al disordine morale
e intellettivo, che ha dei rapporti di correlazione con i suoi stessi
organi fisiologici (cuore, polmoni, fegato, ecc.), che non sono organi
di santità, ma organi di antisantità.
La
Bibbia in conformità alla Rivelazione, attribuisce sentimenti nobili
o ignobili, inclinazioni perverse o sane all'influenza dei diversi organi,
per cui non è raro trovare espressioni come queste: "Dio scruta
i reni ed i cuori" (Ger.
11,20; 17,10; Sal. 7,10). Così del fegato (Lam. 2,11), delle viscere
(Gen. 43,40).
Gi
organi sono frenati o accelerati dagli impulsi del sistema nervoso autonomo.
Il nervo Vago (detto anche pneumogastrico o parasimpatico) rallenta
le funzioni di questi organi, quali i polmoni, cuore, stomaco, fegato,
pancreas, intestini, reni, che sono accelerati dal così detto sistema
nervoso simpatico.
Oltre
al sistema nervoso centrale o cerebrospinale o, volontario, vi è dunque
quello autonomo o inconscio. Fra i due c'è un collegamento che l'Asceta
può educare e padroneggiare. Il sistema autonomo si suddivide in due
parti:
- Il simpatico,
che scorre come fili di telefono costeggiando la colonna vertebrale
dalle vertebre dorsali fino alle due prime vertebre dei lombi e innerva
il cuore, i polmoni, accelerandone i battiti e le respirazioni. Comanda
il tubo digerente e le ghiandole annesse;
- Il parasimpatico
o nervo Vago (vagante), che scaturisce come un cavo elettrico dal
bulbo cefalorachideo, sotto il cervello, e innerva gli stessi organi,
escludendone alcuni, per esempio gli organi sessuali che dipendono
dal pelvico. Simpatico e parasimpatico sono antagonisti, nel senso
che il primo è costrittivo, accelerante, fa aumentare i battiti del
cuore e la frequenza polmonare delle inspirazioni ed espirazioni,
di contro al parasimpatico che rallenta, è vasodilatore. Ora, l'andare
e venire delle due correnti energovitali influisce sul ritmo simpatico-parasimpatico,
come questo ultimo influenza il respiro energetico.
La
dinamica respiratoria è così mirabilmente congegnata che regolando volontariamente
la respirazione, si regolano tutti gli organi innervati nel Vago e,
fermando i polmoni, si riesce a rallentare, ridurre o fermare l'andare
e venire delle due correnti della forza vitale o serpentini di destra
e sinistra, fino a poter dirigere l'energia vitale per modificare la
funzionalità dei vari organi che hanno le loro correlazioni con i corpi
sottili, quali il doppio eterico o energovitale, il corpo emozionale,
il corpo mentale e i Centri di Forza.
Saper
influenzare gli organi volontariamente significa capovolgere i rapporti
psicosomatici. Per farci un'idea di che cosa sono capaci gli organi
lasciati come sono, ecco alcune importanti osservazioni:
- Polmoni:
rendono la mente instabile, disonesta, inclinano alla calunnia, alla
menzogna, alla polemica.
- Cuore:
ipertrofia dell'Io o del super-lo, esibizionismo, orgoglio, narcisismo,
paranoia, egoismo, arroganza, dispotismo, viltà, crudeltà.
- Stomaco:
suscettibilità, frivolezza, indolenza, capriccio, egocentrismo, processi
di regressione verso il passato e l'interiorizzazione, narcisismo,
isterismo, schizoidia (affine alla schizofrenia), senso d'inferiorità.
- Pancreas:
stesse conseguenze dello stomaco.
- Fegato:orgoglio,
arroganza, ipocrisia, ostentazione,
delirio di grandezza, ipertrofia dell'Io, illegalità.
- Milza:
atrofia dell'Io, malinconia, pessimismo, odio, intolleranza, misantropia,
avarizia.
- Intestini:
sintomi simili ai polmoni.
- Reni:
delirio erotico, lussuria, pigrizia, depravazione, vanità, oscenità.
Chi
vive in un certo modo per deliberata volontà, o meglio chi si decide
a diventare santo, autentico Loto+Croce, deve pensare, parlare e agire
in conformità all'insegnamento del Maestro di Galilea, esponente della
moralità assoluta. Il pensiero scaturito da una mente agitata e influenzata
dall'immoralità, dall'amoralità o dalla moralità decadente, non è pensiero
da santi. Occorre quindi l'esercizio di controllo del respiro fisiologico
e del respiro energetico ai fini di calmare e frenare la mente distratta
e caotica, portandola nel cuore, la sede dell'intelligenza, il punto
d'incontro fra l'immanenza e la trascendenza di Dio. Dalla prolungata
presenza divina dipenderà la trasmutazione dell'Io, che sarà pure la
saldatura dell'eros, dell'anima e dello spirito purificati e fatti fiamma
splendente per ardere d'amore e di sapienza nell'intimo della Trinità.
Del resto, affinché le tre corde dell'Io risuonino in accordo con le
tre corde di Dio, per realizzare l'unisono antropos-theos, occorre conoscere
la nobile arte dell'accordatore.
San
Gregorio il Sinaita (XVI secolo), istruttore spirituale di alto valore,
ricorda che lo specchio di Dio, che è originariamente il nostro intelletto,
ha perduto la sua trasparenza nella notte delle passioni, fino a ricoprirsi
di una opaca polvere d'immagini mentali, che servono a occultare le
influenze demoniache e le nostre stesse passioni dominanti.
Adesso,
in base a questi accenni, passiamo ad un esempio pratico per utilizzare
il respiro e la meditazione accentrati nel cuore.
Sedetevi
comodi su una sedia o nella posizione del "Fiore di Loto"
secondo il Buddha (cioè il Padmasana), o gli antichi jerofanti Egiziani
o gli Esseni. Isolatevi da terra con un materassino fatto di materiale
vegetale.
Sistematevi
con la spina dorsale perpendicolare come una colonna di monete bucate.
Reclinate il capo appoggiando il mento contro l'esofago, lingua rivolta
in alto verso la gola, palme delle mani girate in alto, una sopra l'altra
sotto l'ombelico. Badate che la stanza sia silenziosa e al buio o in
penombra.
Chiudete
gli occhi e recitate sottovoce il Padre nostro. Fate alcune respirazioni
normali profonde dal naso a bocca chiusa. Stop. Iniziate la dolce e
risoluta lotta per far scendere lo spirito dalla testa nel cuore, e
dopo averlo fatto scendere costringetelo a restarci. Il ritmo del respiro
sarà: 4 secondi ispirazione; 8 sec. Ritenzione; 8 sec. espirazione.
Sostituirete
poi i secondi con le brevi formule di preghiera come segue: inspirando
direte mentalmente: - Signore, dammi la tua pace. - Trattenendo l'aria
nei polmoni: - Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, conducimi nel Regno
del Padre e della Luce. - Quindi lasciando andare il petto e contraendo
il ventre, espirate dalle due narici fino a totale espulsione dell'anidride
carbonica, dicendo a voce e mentalmente: - Signore Gesù Cristo, Figlio
di Dio, vieni in mio soccorso. - I tempi di 4,8 e ancora 8 secondi verranno
quindi coperti da queste preghiere.
Insistete
a occhi chiusi, non distraetevi, non muovetevi, frugate nel cuore puro
dove dovete entrare a ogni costo e restarci. Continuate ogni giorno
per durata di 30 minuti primi. In seguito passerete al ritmo risolutivo,
ma non esente da pericoli, che richiede coraggio e volontà di andare
avanti. Tale ritmo è il seguente: inspirazione 4 secondi; ritenzione
16 secondi; espirazione 8 secondi. Risultati, dopo insistenza: sudorazione
intensa. È ovvio che prima di passare da un ritmo all'altro, occorre
esercitarsi nel precedente per molti mesi, affinché l'organismo abbia
la possibilità ed il tempo di adattarsi senza traumi.
Passerete
poi a questo ritmo che dà il tremore: inspirazione 8 sec.; ritenzione
32 sec.; espirazione 16 secondi. Sempre a bocca chiusa. Non sgomentatevi
del tremore (se siete sani di cuore, polmoni e cervello), perché continuando
lo supererete. Vi sembrerà di morire, ma dovete perseverare in questo
ritmo con la mente concentrata nel cuore, sentirvi in esso con la mente
e l'anima. Superati la traspirazione e il tremore, passerete immediatamente
al seguente ritmo: inspirazione 16 sec.; ritenzione 64 sec.; espirazione
32 sec. I risultati, quando si fa buon frutto, sono la levitazione e
l'estasi.
Le
tre fasi respiratorie siano sempre accompagnate dalla preghiera mentale
e dalla concentrazione in essa.
La
preghiera sostituisce il conteggio del numero di secondi suddetti. Il
procedimento è questo: ogni 4 secondi d'inspirazione: - Signore, dammi
la tua pace. - Se fossero 8, allora la preghiera si ripete due volte;
se fossero 16, allora si recita 4X4 = 16, cioè quattro volte. Così ci
si regola per la ritenzione ed ispirazione. La preghiera è dunque conteggio,
appoggio mentale, concentrazione.
L'esito
positivo di tali esercizi dipende anche dalla grazia che Dio concede
a suo giudizio all'eroe che lotta per entrare con forza e violenza d'amore
nel Regno.
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