Per
uscire dal labirinto dell'esistenza, per disincagliarsi dall'eterno
flusso e riflusso del divenire cosmico e liberarsi dalla legge di causa
ed effetto (destino, karma) che determina la nostra responsabilità verso
Dio, l'umanità e la Natura, per spezzare la catena delle innumerevoli
nascite e morti, e trovare la pace, la sapienza e la beatitudine, urge
conoscere e seguire un ben preciso itinerario.
L'itinerario
dell'anima verso Dio è quello tracciato dal Vangelo nel suo duplice
insegnamento, di massa (exoterico) e riservato (esoterico), ed è quindi
identico per ogni cristiano. Questo itinerario è identico per tutti
perché l'anima di ognuno è ormai cristiana da quando l'Avatar (Messia)
Gesù il Cristo è venuto, e si è inserito nel pianeta terra e nella specie
umana.
Parlare
di un diverso itinerario spirituale per ebrei o islamici, buddhisti
oppure protestanti, o comunque di altre razze e fedi religiose, per
noi Archeosof i non ha senso. Il sole è sorto per tutti, e tutti ne
sono illuminati. I benefici dell'irradiazione solare dipenderanno dalla
buona volontà e dall'intelligenza che ognuno dimostrerà nell'accettare
questo salutare influsso.
Ciascuno
è chiamato all'Unità, all'unione in un medesimo Amore, attraverso l'unica
via dell'amore totale: "Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il
tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta
la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso" (Luca,
10:27). Poiché ogni anima (intendiamo parlare dell'Ego) ha un identico
itinerario, non raggiunge il suo fine e non scopre la sua felicità che
per mezzo del Cristo e nel Cristo, che ha detto a tutti: "Io sono
la via, la verità e la vita" (Giov. 14:6).
L'uomo
e la donna sono fatti per l'amore. È la loro ragione di essere, il motivo
della loro inquietudine, è la molla di tutte le loro attività. Gli esseri
umani sono fatti per l'amore infinito, sono creati per Dio, e non troveranno
la soluzione ai loro affanni, la loro beatitudine, la loro pace, la
loro illuminazione che nel beato possesso divino: "Tu ci hai fatti
per Te, Signore, e l'anima nostra è inquieta sino a che in Te non riposi"
(S. Agostino Confessioni, 1.1).
La
nostra unica ragione di vivere, la condizione della felicità, è cercare
Iddio compiendo il proprio lavoro ascetico e sociale là dove Egli ci
ha posti. La vita è assurda per tutti coloro che non conoscono questa
ragione di vivere, questo fine. E lo è ancora di più per tutti quei
cristiani che, malgrado conoscano il fine, vivono con tutt'altre preoccupazioni
e cercano la felicità dove non si trova; peggiore è lo stato di quelli
che, avendo abbandonato la strada sbagliata nella vita religiosa e spiritualistica,
ritornano a tale strada, per morire nel deserto della loro vita senza
amore.
È
a tutti questi che Gesù vorrebbe far vedere l'Itinerario Iniziatico,
l'itinerario della felicità, l'itinerario dell'Unità, l'itinerario dell'Amore:
"Affinché tutti siano Uno!" (Giov.
17:2 1).
Egli
l'ha mostrato affrontando il sacrificio sul legno della croce, Egli
l'ha indicato nel Vangelo, quel Vangelo che diffondiamo con i nostri
quaderni, con tutto il nostro amore, non sempre accolto da coloro che,
qualificandosi studiosi di esoterismo, dovrebbero aprirci le braccia
della fratellanza universale.
Il
fine ultimo dell'insegnamento Archeosofico è ormai noto a chi ha letto
e riflettuto sul contenuto dottrinale e pratico di tutti i quaderni
già pubblicati. Per coloro che hanno esaminato e accettato il nostro
programma, il titolo che abbiamo proposto per questa trattazione è di
per sé eloquente. Esso mira allo sviluppo e crescita spirituale dell'individuo,
per donare agli altri i frutti migliori dell'esperienza; esso punta
sull'utilizzazione di alcune soluzioni, per impedire di restare ulteriormente
smarriti nel labirinto dell'esistenza, ancorati alla forza sessuale
che esercita un potere di attrazione sull'anima, paralizzando gli slanci
verso la perfezione superumana e la felicità in Dio.
Nei
capitoli che seguiranno troverete degli esercizi indispensabili a chi
desidera spingere al massimo il proprio sviluppo spirituale, e poiché
il fulcro, o punto di appoggio, per muovere la leva della totale deificazione
è la sessualità, di essa parleremo nel modo più opportuno e senza metafore,
affinché nessun disagio e squilibrio turbino l'esistenza familiare e
sociale di ognuno.
L'ascesi
è aperta e tutti: coniugati o liberi, uomini e donne. Per essi il problema
sessuale è fondamentale e si deve affrontare con intelligenza. L'ascesi
chiede la temperanza, per utilizzare la forza sessuale indirizzandola
verso finalità costruttive di ordine spirituale.
Per
incominciare la nostra esposizione, soffermandoci un momento su alcuni
passi delle Sacre Scritture.
Nel
Vangelo di Luca è riportato un dialogo fra Gesù e un fariseo, attinente
alla sessualità sublimata. Esaminiamone il testo:
"Un
dottore della legge si alzò per metterlo alla prova dicendo: - Maestro,
come debbo fare per ottenere la vita eterna? - Gli rispose: - Nella
legge che cosa è stato scritto? Come leggi? - Quegli rispondendo disse:
- Amerai il Signore, Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua
anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo
tuo come te stesso. - Gli disse: - Hai risposto bene, fai questo e vivrai"
(Luca, 10:25-28).
Ebbene,
questo passo è una chiave per l'Ascesi, perché indica quale slancio
d'amore deve avere l'individuo per salvarsi dalla dura esperienza del
mondo fenomenico, dal labirinto cosmico, e ritrovare la sua pace, la
sua forza, la sua luce e la sua vita eterna in Dio.
Noi
abbiamo scritto qualche cosa sulla costituzione occulta dell'uomo e
della donna, e chi ha riflettuto sul significato di spirito, anima emotiva,
anima erotica, corpi energetici, forza vitale, potere igneo, corpo della
risurrezione, comprende che la deificazione è il risultato dello slancio
d'amore verso Dio e l'Umanità, con tutto ciò che costituisce la sua
struttura e la sua essenza, nessuna parte esclusa.
Siamo
trini nell'unità, ed essendo trini dobbiamo amare con lo spirito purificato,
l'anima emotiva purificata, l'eros purificato a tal grado che il Corpo
della Risurrezione, cioè il "Piccolo Guardiano della Soglia, appaia
in tutto il suo splendore come un Angelo di Luce.
Nello
stato attuale, nessuno è puro. Per questo lo slancio verso Dio e verso
il prossimo è frenato, ancorato dall'attaccamento dell'anima erotica
personale all'Eros Cosmogonico di Adamo-Eva. Sarà compito dell'Ascesi
sessuale, con i suoi esercizi di meditazione sulla sfera sessuale, dare
la libertà all'eros prigioniero della terrestrità e cosmicità decadute,
per risalire nella direzione opposta: il Regno di Dio.
La
Genesi rivela due tipi di sessualità: il primo appartiene all'Uomo Cosmogonico
nello stato di purezza adamantina e di unione con l'Assoluto; il secondo
tipo rientra nella sessualità dell'Uomo Cosmogonico decaduto. Noi apparteniamo
a questo secondo tipo, ma da esso dobbiamo uscire per riportarci al
primo: all'Eros puro della prima creazione. In Cielo come in terra domina
sempre la legge trina dell'amore: "Chiunque ami è nato da Dio e
conosce Dio", (1
Epistola di Giovanni, 4:7).
L'uomo
come persona è sessuale; la fecondità assieme alla vita stessa è un
dono di Dio. Il sesso appartiene interamente alla coppia umana in quanto
costituita da persone libere. L'uomo è l'immagine di un Dio libero,
sovrano e personale. "Non sono più due, ma una sola carne. Ciò
che Dio ha coniugato l'uomo dunque non lo divida" (Matteo, 19:6): così, rispondendo
ai Farisei, Cristo affermò l'indissolubilità del matrimonio e l'importanza
dell'ascesi in due. Ma disse ancora di più: "I figli di questo
secolo sposano e sono sposati, ma quelli che invece saranno giudicati
degni d'aver parte al secolo avvenire e di risorgere dai morti, non
sposano e non sono sposati, perché neppure possono più morire, giacché
sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione"
(Luca, 20:34-36). Ciò significa che
il sesso, così com'è oggi, riflette il regno animale e non esisterà
in eterno. Del resto, le profezie e la logica scientifica prevedono
l'inabitabilità del nostro pianeta quando in futuro muteranno le sue
condizioni bio-geologiche. Quest'ultimo concetto può sembrare a prima
vista slegato, ma chi segue la nostra dottrina avrà tutto chiaro.
L'uomo
come persona in sede terrena, in sede d'incarnazione, è sessuale, ma
in sede metafisica, extracarnale, è erotico. Lo stesso per la donna.
Entrambi sono l'immagine di un Dio, e questo basta per ammettere la
sacralità dell'eros e la sovranità della persona umana.
"Iddio
creò l'uomo a sua immagine. A immagine di Dio lo creò. Maschio e femmina
li creò. E Dio li benedì e disse loro: - Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra, soggiogatela..." (Genesi,
1:27-28). Qui il testo scritturale si riferisce alla prima creazione,
quella ideale, archetipica, distinta dalla seconda creazione che fu
maledetta da Dio per colpa dell'Uomo, ed è una creazione oggettiva,
materiale. Dunque l'Archeosofia, nel concordare con la Bibbia, intende
riportare la sacralità offuscata del sesso terrestre alla sacralità
luminosa dell'eros e del sesso metafisica, perfettamente indicata dal
Messia nei suoi discorsi evangelici.
È
significativo il detto riportato da San Clemente Romano: "Il Signore,
interrogato quando sarebbe venuto il Regno di Dio, avrebbe risposto:
Quando i due sarannouno e l'esterno sarà come l'interno e il maschile
e il femminile riuniti non saranno più né maschio né femmina".
L'avvento
del "Regno di Dio" è dunque condizionato dal passaggio da
un tipo di erotismo inferiore, animalesco o decaduto, a un tipo di sessualità
superiore, conquistata dallo sforzo ascetico personale e redenta dall'incarnazione
e dal sacrificio del Verbo in Gesù Cristo. La deificazione sarà possibile
solo quando si sarà fatto un saggio uso della sessualità e del matrimonio,
sublimando e guidando ogni bisogno dell'eros ad un gradino più elevato.
Il
detto, o agraphon, di cui parla Clemente Romano è un frammento del Vangelo
greco degli Egiziani, dal quale si deduce il suggerimento per una ascesi
sessuale. Il testo è questo: (Salomè dice): "Fino a quando gli
uomini morranno?" (Risponde Gesù): "Fino a che le donne partoriscono".
(Salomè dice): "Ho fatto dunque bene a non partorire ". (Risponde
Gesù): " Mangia ogni pianta; ma la pianta che ha amarezza, non
la mangiare ". (Alla domanda di Salomè, quando apparirebbe il Regno
di Dio, il Signore risponde): "Quando calpesterete l'indumento
dell'infamia, e quando le due cose diventeranno una, e il maschile col
femminile non sarà più né maschile né femminile ".
L'agraphon
sopra citato è confermato da un altro discorso evangelico: "...
vi sono degli eunuchi, i quali sin sono fatti eunuchi da sé a cagione
del regno dei Cieli. Chi è in grado di farlo lo faccia " (Matteo,
19:12).
L'istinto
sessuale è un potente impulso che spinge l'uomo e la donna a integrarsi
l'un l'altra. Quanto sia potente nel suo aspetto fisico, è universalmente
noto. Esso è nel settore biologico dell'amore, l'eco dell'amore creativo
di Dio. Tuttavia questo istinto genesico, per essere in conformità al
piano creativo divino, dev'essere riportato ad un alto livello, quello
della prima creazione. Siamo sulla terra per diventare i perfetti, gli
Iniziati alla Conoscenza integrale dei puri di cuore, i Maestri spirituali,
autentici figli di Dio. E siccome Dio s'è fatto Uomo affinché l'uomo
divenisse Dio, la strada da percorrere, i mezzi da utilizzare sono quelli
indicati o lasciati intuire da Colui che venne dall'infinito per innestarsi
nel finito, cementandosi con la terra nel mistero del Golgotha.
Il
fine primario odierno dell'atto sessuale è la procreazione, ma in vista
di dare al mondo altri individui con finalità precise: costruire una
società di santi. L'amplesso per la voluttà dell'amplesso o l'amplesso
senza amore è peccato, perché l'unione deve scaturire dall'amore e deve
avere come finalità la procreazione dei Figli di Dio o la contemplazione
di Dio.
La
Maddalena fu perdonata da Gesù perché i suoi rapporti con gli uomini
erano stati purificati con l'amore, quello che viene dal cuore. Ma fu
ammonita perché la sessualità e l'amore appartengono al matrimonio perfetto,
e perfetto un matrimonio è quando l'amplesso si sviluppa con la volontà
protesa ad accogliere un'anima eletta, evoluta, da educare secondo la
Legge promulgata dai Vangeli (Luca, 10:25-28), oppure quando il rapporto si risolve nell'estasi
contemplativa della Divinità.
Coloro
che hanno compreso il valore del messaggio archeosofico, sanno che,
a prescindere dall'esperienza della procreazione per le finalità già
esposte, devono comportarsi in modo da riportare l'eros a quel livello
archetipico precedente la caduta della coppia cosmogonica, quando l'eros
creava le nuove anime e non i corpi fisici, e le creava con organi analoghi,
superfisici.
Questa
deificazione lenta, ma progressiva, iniziatasi quaggiù sotto il salutare
influsso della Grazia divina, si compirà in modo migliore quando l'anima
santificata avrà ripreso il proprio corpo glorificato, puro e immortale.
La realizzazione di questa deificazione è condizionata dal più forte
degli ostacoli: la concupiscenza. L'istinto sessuale impegna in un'unica
direzione tutta l'attenzione dell'individuo, la sua immaginazione, la
sua volontà, la sua emotività. Questo istinto ha la forza della gravità
che fa precipitare i corpi con velocità accelerata, e se la forza di
gravità si risolve nel modo che sappiamo, nella sessualità la direzione
e il luogo di caduta sono il godimento e lo sfogo fisiologico, che distolgono
dall'Amore che Dio chiede per sé e dalla carità verso il prossimo.
L'importanza
della sessualità traspare dalle Sacre Scritture. Gesù chiama peccare
l'abuso sessuale. Al sifilitico paralizzato da 38 anni, che se ne stava
vicino alla piscina Betesda a Gerusalemme, dove s'immergevano i malati
nell'attesa del miracolo, dopo averlo sanato disse: "Ecco, tu sei
stato guarito; non peccare più, onde non ti avvenga il peggio"
(Giovanni, 5:1-14).
Qui il peccare, inteso come abuso sessuale, come mancanza di saggezza
nella disciplina della vita dei sensi, è una condizione per ottenere
la salvezza eterna.
Chi
si accinge a voler varcare l'ingresso del Tempio dell'Iniziazione senza
purificare, sublimare, santificare la sua sessualità e quella degli
altri, dimentica o si lascia sfuggire una massima celebre del nostro
Salvatore: "Il mio Regno non è di questo mondo". Perché per
entrare nel Regno dei Cieli dobbiamo uscire dal mondo, e prima di tutto
dal nostro piccolo mondo, che è il corpo con la sua forza biologica,
nodo gordiano che lega l'anima al corpo, e la lega come un forzato alla
sua catena.
"Il
mio Regno non è di questo mondo": con queste parole Gesù suggerisce
di prepararci, sebbene nel mondo e in un corpo fisico, coniugati o no,
per diventare come coloro che sono già nel Regno: in quel Regno ove
la sessualità è la sessualità di un altro piano, è Amore e Agapè.
Tutte
le Iniziazioni orizzontali presuppongono, nel candidato che si predispone
al rito, un periodo di castità e di meditazione per far rifluire al
cervello la sua energia vitale sessuale. Questa, trasformandosi in forza
psichica, rende facile il risveglio dei poteri latenti, quali la chiaroveggenza,
la taumaturgia, la telepatia, la chiaroudienza, l'intuizione. L'energia
trattenuta fortifica le cellule cerebrali e il sistema nervoso, accresce
la memoria, tonifica i muscoli e gli organi, conferisce ottimismo e
gioia di vivere.
La
medicina osserva, in chi abusa dell'eros: depressione del sistema nervoso,
cuore affaticato, diminuzione della memoria, degradazione della volontà,
alterazione del carattere, disgusto della vita. Soltanto chi utilizza
la forza sessuale con la mentalità dell'Iniziato, coniugato o libero
che sia, costruisce il ponte dalla terra al cielo.
Questa
lunga introduzione si concluderà con una serie di esercizi ai fini di
perfezionare l'Ego, che deve passare dalla vita ordinaria a quella mistica,
e da quest'ultima alla vita iniziatica. È fuor di dubbio che questa
è la battaglia più dura, perché dalla nascita alla morte la vita si
svolge nell'alterno giuoco di due poli attrattivi: Dio e l'istinto sessuale.
Nato da due cellule germinali, l'individuo si sviluppa condizionato,
da una parte, dall'istinto imperioso dell'erotismo palese o sotterraneo,
e, dall'altra, dal richiamo continuo, conscio o inconscio, alla vita
dello spirito. Il corpo, con il suo complesso meccanismo neuroormonico,
domanda di essere appagato, ma è anche lo strumento al servizio dell'Io
che ha sete perenne di Cielo. Proprio così: sete e fame di cose del
Paradiso, perché "l'uomo non vive di solo pane, ma d'ogni parola
che procede dalla bocca di Dio" (Matteo, 4:4).
Secondo
Paolo di Tarso, un principio domina tutto: il corpo dell'uomo è il tempio
dello Spirito di Dio. "Non sapete voi che siete tempio di Dio,
e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se qualcuno violerà il tempio
di Dio, Egli lo sperderà, perché il tempio di Dio, che siete voi, è
santo" (I° Corinzi, 3:16-17).
Si
può dire che l'istinto sessuale decide il destino di ogni individuo.
Siamo reincarnati perché fummo sessualmente attratti dal connubio dei
nostri genitori, cedendo al magnetismo della magìa del sesso. Da quell'istante,
con incoercibile egoismo il sesso chiede di affermarsi, incurante degli
ostacoli e della vita spirituale. Per questo nessuna religione ha potuto
sottrarsi alla necessità di elaborare una teologia della vita sessuale,
non soltanto per salvare la vita interiore di ognuno, ma per arginare
il pericoloso irrompere degli istinti, decisi a tutto pur di soddisfarsi.
La travolgente forza del sesso spinge al delitto, al furto, alla menzogna,
all'ipocrisia; mimetizzata da amore, si fa passione che toglie il sonno,
la pace e getta nel baratro.
L'argomento
è scottante, e urge prendere una posizione sicura e intelligente, anche
perché agli inizi della vita spirituale, la lotta contro la concupiscenza
assume un carattere di particolare aggressività, specialmente per un'anima
tornata a Dio dopo un'esistenza di disordine, di errori, di abitudini
erotiche o, all'opposto, vissuta in forzata castità per timidezza o
paure varie. Siate liberi dalla tirannide dell'eros decaduto: liberi
e polarizzati verso Dio.
L'attenzione
prolungata su Dio conduce automaticamente alla castità periodica o continua,
perché tutte le forze fluiscono verso di Lui. Quando l'occhio del cuore
è fisso nella Luce increata di Dio, l'anima si fa sempre più somigliante
e a immagine di Dio, e quando il corpo vive soltanto per l'anima, questo
si fa somigliante ad essa e segue le sorti della deificazione, si trasmuta.
Del resto, l'attenzione, la concentrazione e la meditazione non possono
effettuarsi su due obiettivi contemporaneamente, come non è possibile
guardare due cose diametralmente opposte nello stesso istante: l'una
esclude l'altra. Perciò, se veramente avete capito il messaggio dell'Archcosofia,
se veramente sentite di farvi Iniziati e Déi, allora non vi resta che
guardare negli occhi il Padre degli Déi. Guardare il Padre significa
distogliere la nostra attenzione dalle tre tormentose e ossessive preoccupazioni
personali: la salute, il denaro e il sesso.
Il
navigante che dirige la prora della sua nave nella direzione delle Pleiadi,
ha costantemente lo sguardo fisso sulla bussola e la costellazione,
e corregge con la ruota del timone le deviazioni di rotta. Egli guarda
le Pleiadi, e non l'Orsa Minore che gli sta alle spalle. Così è per
chi si accinge a entrare nel "Regno dei Cieli". Dunque non
vi diciamo di essere continenti e casti o di dare libero sfogo ai pensieri,
ai sentimenti e agli istinti del sesso, perché voi sapete da che parte
stanno le Pleiadi e l'Orsa Minore.
(
)
La
nozione di verginità, come vita a immagine di Gesù Cristo, ha sempre
destato serie preoccupazioni, almeno per gli uomini, dato che la donna
è per natura più portata a questo stato eccelso. L'esperienza delle
religioni ha dimostrato, con inconfutabile certezza, che l'esclusione
della funzione sessuale per scopi ascetici non produce danni alla salute
psichica e fisica, ma praticata con criterio, diciamo dosata, aumenta
la resistenza fisica, la longevità, il rendimento mentale e concorre
anche allo sviluppo spirituale.
L'astinenza
sessuale può essere di grande beneficio quando vi è un trasporto psichico
verso un ideale di scienza, arte, religiosità superiore. Certo la continenza
e la castità senza l'ideale quale valvola di scarico, significa ammalarsi,
sfociare nella nevrosi. Un fiume in corsa verso il mare può essere frenato
dalla diga, accumulando il suo gigantesco potenziale idrico nel bacino,
a patto di far defluire le acque al momento giusto nei canali d'irrigazione.
Diversamente, sarebbe la fatale inondazione, lo straripamento delle
acque, la rottura degli argini e la rovina.
Per
l'individuo impreparato alle conoscenze profonde dell'Archeosofia, per
la persona che non utilizza questa potente molla chiamata istinto sessuale,
energia erotica, l'astinenza o l'uso animalesco di tale forza equivale
a depressione psichica, stato di angoscia, psiconevrosi gravi o leggere,
slittamento nelle perversioni, e talora lo sfociare nel crimine e nelle
malattie psicosomatiche. Dalla continenza, la persona ordinaria può
trovarsi nella situazione opposta, che è l'uso esagerato e disordinato
dei genitali, il concentramento del pensiero nelle azioni erotiche,
negli oggetti dell'erotismo, e quindi nello stato ipersessuale. Quando
l'individuo vive solo per soddisfare la sua animalità, si logora, invecchia
prima del tempo, con tutti i disturbi che comporta l'esaurimento, che
spegne la vita interiore e allontana da Dio. Il logoramento nei soggetti
già gracili, anemici e malaticci, comporta la distruzione organica precoce.
I
desiderosi di progresso spirituale dovrebbero tenersi lontani dalle
insidie della carne e della ricchezza. Se non si bada a questo, la perfezione
non verrà mai raggiunta. Lo spirito, l'anima emotiva e l'anima erotica,
liberi da ogni attaccamento agli oggetti dei sensi, non hanno più ostacoli
e vanno diritti a Dio, perché, superato l'interesse alla sensualità
e all'oro, per l'anima resta una sola preoccupazione: possedere l'Eterno.
L'elogio
alla castità fu espresso da tutti i grandi e piccoli istruttori dell'Umanità.
Cristo la incoraggia.
L'intelletto,
sotto l'azione dell'Amore Divino, si spoglia da ogni immagine terrestre,
l'erotismo si trasmuta e trascende la carne, e l'asceta esce dal numero
di coloro ai quali Dio disse: "Il mio spirito non dimorerà mai
in questi uomini, perché essi non sono che carne" (Genesi,
6:3).
Giovanni
intesse l'elogio della verginità quando descrive la sua visione: "....
ed ecco l'agnello che stava sul Monte di Sion, e con esso... i vergini;
costoro sono quelli che seguono l'Agnello, dovunque egli va, costoro
sono stati riscattati dagli uomini quali primizie per Dio e per l'agnello:
sulla loro bocca non fu trovata menzogna, essi sono senza macchia"
(Apoc. 14:1-6).
La
castità appartiene alla virtù morale cardinale della temperanza. Essa
corrisponde ad una delle maggiori beatitudini: "Beati i puri di
cuore perché vedranno Iddio" (Matteo,
5:8).
La
castità per scopi religiosi e iniziatici implica due elementi: 1) il
distacco soprannaturale dai piaceri della carne; 2) la consacrazione
del nostro corpo a Dio, affinché esso sia il docile strumento dell'opera
della nostra salvezza, e naturalmente di quella delle anime per la gloria
di Dio.
Sovente
ci si ferma alle cose e alle creature con un falso modo di vedere, idolatrando
ciò che è effimero. Eppure l'entrata nel Regno dell'Unità e di Cristo
chiede la rinuncia all'errore e all'idolatria, per volgere il nostro
desiderio unicamente al Padre, alla Madre e al Verbo: "Amerai il
Signore, Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con
tutta la tua forza e con tutta la tua mente".
La
povertà libera dall'idolatria dei beni materiali, e ci fa volgere lo
sguardo e il desiderio verso il Bene Infinito.
L'umiltà
estirpa in noi l'idolatria del proprio lo, ci annienta a noi stessi
e ci compenetra nell'Amore Infinito. La castità voluta dall'Iniziato
ai misteri del Regno ci strappa dall'idolatria della carne ed estrae
dal suo corpo e dalla sua anima i violenti desideri che si polarizzano,
si concentrano in Colui che è il solo fine. " Beati i puri, perché
vedranno Dio ": perché la temperanza, la continenza, la castità,
conferiscono chiarezza e luce all'intelligenza, mentre l'impurità la
ottenebra, la priva di qualsiasi slancio e di ogni elevazione.
Chi
si mantiene casto e aspira alla divinità, ha la certezza di salire la
scala del Paradiso. Chi pensa e immagina i piaceri dei sensi e la voluttà
fisiologica, segue la via opposta e discende negli abissi dell'animalesco;
si destina ad una sempre maggiore adesione alla prigionia dell'anima
erosdinamica e all'azione del Fuoco erotico, l'Eros Cosmogonico decaduto.
Se poi tentasse il cammino, forzando con la pratica della concentrazione
prolungata il risveglio di Kundalini, andrebbe verso la follia e la
degenerazione.
Nessuna
pratica è ammessa dall'Archcosofia se prima non si esercita la purificazione
e si ha la certezza di averla fatta bene e a lungo. Quindi insistiamo
affinché compiate questa disintossicazione morale nei pensieri, nelle
parole e nelle opere, prima di cimentarvi nel risveglio. Il corpo, quando
vive per l'anima, finisce con il rassomigliarle. Se l'anima vive per
Dio, anche il corpo si spiritualizza e vive per Lui.
L'intimità
è casta se viene consumata in purezza di cuore e di elevazione a Dio.
La sessualità non è peccato, diventa tale quando all'Amore verso Dio
si antepone lo smarrimento nella voluttà sensoriale. La via dell'Iniziato
è categorica. Se non si resta desti per contemplare e amare Dio anche
nell'amplesso, viene a mancare il carattere rituale e cosmogonico del
rapporto, e si cade nella miseria del peccato. Perciò vi diciamo: vegliate
e pregate per non cadere in tentazione nell'istante del rapporto sessuale.
Lo
schiavo della concupiscenza, ogni qual volta cerca il solo diletto sensibile,
compie un esercizio di visualizzazione, attenzione, concentrazione,
meditazione e contemplazione sugli organi genitali propri e altrui,
e modella sulla loro natura l'essenza della sua psiche. Chi si abitua
alla castità e all'elevanza interiore, fa un lavoro inverso al precedente.
La castità senza l'intensa vita mistica e iniziatica è inutile sacrificio
e inaridimento dei sensi e della coscienza. L'amore è il fine unico
e ultimo di tutte le nostre attività. Al di fuori dell'amore la castità
è vita atrofizzata, privazione che sfocia in una malattia psicosomatica.
Pensare
sempre a Dio e aderire alla sua Intelligenza è la certezza di modificare
e trasformare sia il proprio corpo che la coscienza in Dio, ma il pensare
sempre alla sessualità avvicina sempre di più alla bestia. I vantaggi
apportati dalla castità sono evidenti, "l'uomo carnale non può
comprendere le cose dello spirito". Sono parole di San Paolo (I
Cor., 2:14). L'assillo per un pensiero sottrae tutte le forze e
diventa idea fissa, ossessiva e modellatrice. Se l'assillo è un dente
che fa male, niente conta tranne il mal di denti, se la preoccupazione
è l'amore sensuale, l'intero individuo ne è assorbito. Nel primo caso
si finisce dal dentista, nel secondo a letto. Se ciò non è possibile,
allora si perde la pace e la salute. Quando l'idea assillante è Dio,
accade ciò che Giovanni Ruysbroeck, ne L'ornamento delle nozze spirituali,
definisce "rapimento e immersione nell'unità essenziale",
fatto di gioia, di pace e di Luce
(
)