Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili

(Brani tratti dal quaderno)

Iniziazione e sdoppiamento

Se per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all'altra, cioè del transito dall'aldilà all'aldiquà, e viceversa, essi otterrebbero lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: " se per una ipotesi ... "; ma per noi Archeosofi e cristiani esoterici non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva, già acquisita da persone di coraggio che l'hanno provata. Questa esperienza è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa singolare esperienza fu definita con il termine tradizionale di "Morte Iniziatica e Risurrezione dell'Iniziato", e dicemmo anche che fa parte dei Misteri del Cristianesimo esoterico.

Il volontario viaggio di andata e ritorno nell'aldilà, che abbiamo denominato "sdoppiamento" del corpo anatomico dai corpi energetici costituenti l'individuo, è pure il risultato di un travaglio interiore in questa e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui con una certa spontaneità.

Noi sappiamo che ogni essere umano è composto di diversi dispositivo creati dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei diversi mondi (piani) dell'Universo, dispositivo che si definiscono: 1) - corpo fisiologico; 2) - corpo eterico; 3) - corpo emozionale o astrale; 4) - corpo mentale; 5) - energia vitale. Essi sono sostenuti e tenuti insieme dall'Ego, che racchiude il vero Uomo immortale.

L'Ego è ciò che taluni chiamano "Corpo Causale", la cabina di comando dello Spirito, dell'Anima emotiva e dell'Anima Erosdinamica. Con la morte reale si ha il taglio netto in diversi tempi: prima di tutto il distacco dei corpi energetici dal corpo fisico, che si disgrega nel processo della decomposizione cadaverica; poi si ha il distacco dell'Ego dagli altri corpi energetici.

In tutto questo travaglio, la coscienza sonnecchiante ha una parziale consapevolezza di quanto le accade, poi subentra l'oblio e lo smarrimento nei mondi di espiazione, quali i purgatori, gli inferni, fino a quanto, esaurito un certo debito, rientra in un nuovo corpo adatto alla condizione evolutiva dell'Ego, oscillando fra lo stato di sonno, sogno e veglia, dimenticando l'esperienza dello stato intermedio fra la precedente morte e la nuova nascita. E così avanti per milioni di anni.

Ma non si può dire la stessa cosa per l'Iniziato, che entra nell'aldilà sveglio, cosciente, e rientra nell'aldiquà memore del suo passato e della sua identità. Quindi, è proprio per questo motivo che desideriamo comunicare le nostre esperienze, affinché ognuno liberamente, se crede, possa tentare la sperimentazione dello sdoppiamento e convincersi da sé della sua, immortalità e di come stanno le cose al termine dei suoi giorni.

L'utilità di queste esperienze è fuori causa, perché allentando i nodi che legano fra loro i diversi corpi sottili, più potente è l'azione del Maestro quando proietta nel discepolo la sua forza rigeneratrice e risvegliatrice, per predisporlo a ricevere dall'alto l'Iniziazione Verticale o di Dio.

Chi si presenta all'Iniziatore senza essersi allenato nello sdoppiamento e senza averlo provato almeno una volta nella sua vita, può essere sicuro che godrà ben poco dei benefici dell'Iniziazione Orizzontale o Umana. Del resto, non è a caso che all'Iniziazione si sono presentati Mosè e lo stesso Gesù, dopo essersi macerati nella solitudine, i digiuni, la preghiera e toccando i confini della morte.

Il Maestro, con la sua onda cardio-mentale, deve percuotere determinati centri della coscienza del discepolo; ma per dare un nuovo impulso a questi centri, si presuppone una penetrabilità, una permeabilità preparata dal preliminare allenamento, di cui una tappa importante è l'esperienza dello sdoppiamento. Se ciò manca, il discepolo è da considerarsi immaturo, perché la conoscenza teorica senza la sperimentazione vale poco.

Le istruzioni che metteremo a disposizione degli studiosi, serviranno per affrontare le esperienze degli stati che precedono la morte o coincidono con essa, senza recidere i legami dell'esistenza terrena. Nel corso di queste esperienze essi potranno incontrare i diversi "Guardiani delle Soglie", che li ricacceranno nuovamente dentro al corpo che giace immoto, ma vivo. Può darsi invece che li lasceranno passare come vittoriosi, se dimostreranno di non aver paura e di possedere il coraggio e le virtù degli Iniziati.

Lo sdoppiamento ottenuto di spontanea volontà, con fredda determinazione, è ciò che gli alchimisti definirono "la separazione alchemica" o l'operazione prima dell'Arte ermetica. Nel gergo mimetizzatore, gli alchimisti di tutti i tempi hanno dato nomi diversi al fenomeno artificiale dello sdoppiamento, allo scopo di confondere i profani: dissoluzione, riduzione alla Materia prima, ecc. Senza questa preliminare esperienza, il cammino della perfezione non è fruttuoso.

La Morte Iniziatica è però fruttuosa se lo sdoppiato entra nel regno dei morti per cercare Cristo e la sua Luce, o per meglio dire: penetrare nell'aldilà nello stato di meditazione profonda, di dialogo con il Figlio di Dio. Diversamente si vaga senza un programma e si rientra nel corpo con dei vaghi ricordi spiacevoli. La pratica della " separazione " deve cancellare ogni incertezza sulle questioni dell'immortalità dell'anima, della dottrina sulla reincarnazione e su quanto ci aspetta appena varcata la frontiera del corpo fisico: dolore o gioia.

Lo sdoppiamento può essere limitato al mondo eterico-astrale, ma si deve effettuare separandoci anche dal corpo astrale per entrare nel piano mentale inferiore e superiore. Fare questo non è solo una questione di tecnica, ma di stato morale perfetto. All'individuo di mediocre sviluppo spirituale è consentito l'accesso per il solo mondo astrale, che è il regno basso delle anime che soffrono in preda all'emotività e dove si trovano i cadaveri astrali, cioè i corpi astrali abbandonati e in via di disgregazione, le anime in pena, i maghi neri, i suicidi, e tutti coloro che sono rimasti aggrappati ai bassi sentimenti e istinti. Per gli avanzati moralmente e allenati nell'arte alchemica della separazione, vi è lo sdoppiamento dal corpo astrale per entrare, con il solo corpo mentale e l'Ego, nel piano mentale. Qui si incontrano i Maestri e le anime più pure, quelle che hanno già lasciato i loro corpi astrali nel mondo astrale.

Il visitatore, essendo ancora un incarnato, ha il corpo fisico abbandonato come in un sonno profondo e gli altri corpi energetici semiseparati e legati dall'argento filo del quale abbiamo già parlato altre volte. Nella separazione del corpo mentale, un osservatore chiaroveggente vedrà il corpo fisico dello sdoppiato compenetrato dall'eterico e astrale più dilatati del solito, ed un tenuissimo filo di materia mentale che segue il corpo mentale, che insieme all'Ego si trova, appunto, sul piano mentale.

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Direttive pratiche per ottenere lo sdoppiamento

Ricordiamo ancora una volta che il fenomeno dello sdoppiamento personale è la dissociazione dei sistemi sottili o corpi energetici che vanno altrove con l'Ego, lasciando la parte solida, cioè il corpo fisico, su di un letto, poltrona o bara rituale.

Chi vuole uscire dal proprio corpo non è meno avvantaggiato di chi si trova in fondo a un pozzo, e a forza di braccia tende con tutte le sue forze verso l'alto per guadagnare la liberazione. Nello sdoppiamento le leve di comando sono la volontà, l'attenzione, la concentrazione prolungata del pensiero, il silenzio e la monoideazione, la cui carica intenzionale è la dissociazione. Sono queste le leve che, a forza d'insistere, separano lo spesso dal sottile, ovvero il corpo fisico dall'uomo energetico con il suo Ego, ferma restando l'integrità dell'ormeggio (il filo d'argento che collega alla vita). Il segreto è tutto qui? Quasi tutto: ha la sua parte anche la respirazione.

Lo sdoppiamento personale volontario e la ricettività poggiano sul temperamento predisposto e aiutato, e sullo speciale allenamento, ove l'idea fissa e unica (monoideazione), la visualizzazione, l'intenzione ferma di sdoppiarsi condurranno al risultato, cioè all'esteriorizzazione. Certamente per uscire dal proprio corpo ci vuole molta fatica, perché l'uomo fluidico ha fatto una specie di cementazione, di pietrificazione con il corpo anatomico. 1 sensi sono rivolti verso il materiale. Vista, tatto, olfatto, udito, gusto sono protesi per sentire bene le cose di questo mondo. Lo stato di veglia sul piano materiale è totale. Ma l'Archeosofo deve fare un allenamento per ritirare i sensi dal mondo fisico ed aprirli sul mondo eterico, poi su quello astrale, dopo sul mondo mentale ed infine su quello spirituale puro, giusto quanto scrisse Clemente Alessandrino in Stromata, V, 11, nei passi riportati da noi nell'Introduzione ai Misteri minori e maggiori (volume 11, a pag. 31/33).

Per viaggiare nei mondi soprasensibili, le varie scuole occulte hanno fatto ricorso a tante risorse ed artifici: profumi per agire attraverso il respiro sul sistema nervoso, fissazione di specchi, uso di bevande a base di piante dissocianti, sperimentazione durante le fasi lunari ed i fenomeni astrologici più opportuni. Questi fattori hanno la loro importanza, ma è pur vero che l'esercizio, se ben condotto, porta ai risultati sperati.

I medium talora si sdoppiano incosciamente e senza il controllo della volontà. Questa facoltà risulta legata ad una anomalia del sistema sanguigno e sessuale.

Ora passiamo alle regole per la buona riuscita dell'esperienza

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Esperienza dell'autore avvenuta il 24 ottobre 1967 dalle ore 24 alle ore 3 del mattino successivo

" Ricorreva la Festa di San Gabriele Arcangelo, e poiché dovevo scrivere un capitolo del mio volume Il Libro Cristiano dei Morti, decisi di mettermi in contatto con chi poteva istruirmi veramente: il mio venerato Maestro Alessandro, il Santo Vescovo di Gerusalemme, passato nella Gloria di Dio nel 250, martirizzato per la Fede. Perciò scesi nella mia cripta con il proposito e la speranza di poter uscire dal corpo fisico e compiere un successivo sdoppiamento dall'astrale nel mondo mentale.

" Mi sedetti su di una sedia, mi liberai da ogni fastidio dell'abbigliamento (cintura, orologio da polso, cravatta). Assunsi la posizione faraonica, con i piedi uniti, la spina dorsale eretta, le palme delle mani appoggiate sui retti anteriori delle gambe. Il tempietto era debolmente illuminato da un lumino di cera. Cominciai a pregare Gesù, la Madonna, l'Angelo Custode, la Comunione dei Santi e degli Iniziati di tutti i tempi, le anime dei defunti, ed invocai l'assistenza della SS. Trinità per essere difeso contro le forze oscure dell'aldilà.

"Doveva essere poco più della mezzanotte. Chiusi gli occhi e cominciai iperpnea, cioè il rapido e ininterrotto aspirare ed espirare a bocca chiusa attraverso le narici, con un ritmo, fra aspirazione ed ispirazione, di 120 respirazioni al minuto primo. Tenevo l'attenzione fissa sul plesso solare, e mi sembrava di essere tutto in quel punto. Il mio sforzo intenzionale e di monoideazione era simile a chi, chiuso in un sepolcro di pietra, spinge il pesante coperchio per rovesciarlo ed uscire fuori. Poi cominciai a praticare l'iperapnea, cioè la prolungata ritenzione del respiro, e volli, immaginai di uscire dal mio corpo. L'addome mi sussultava, il cuore mi rimbalzava, poi mi sentii leggero, dilatato, smisurato, con una testa grande quanto il mondo, come privo di corpo fisico.

"Fluttuavo nel tempietto in stato d'imponderabilità. Istintivamente mi guardai addosso e mi vidi luminoso, direi fosforescente, dal cuore si dipartiva un cono fluidico che si prolungava in un cordone biancastro, argenteo. Lo volli seguire con lo sguardo, e lo vidi terminare nel mio corpo, che dormiva sulla sedia con il capo reclinato sul petto. Mi osservai come se quel corpo fosse stato di un altro. Respirava profondamente in maniera quasi impercettibile. Compresi che aveva cessato l'iperapnea subito dopo la fuoriuscita in astrale, perché questo processo respiratorio era imposto dalla mia volontà e non dalle esigenze dell'organismo.

"Ogni cosa mi sembrava osservabile con occhi diversi, perché vedevo simultaneamente in tutte le direzioni, tranne quando fissavo l'attenzione in una sola cosa. Vedevo i colonnati del mio tempio e il lumino sull'altare. Pensai, perciò, che i morti devono pur vederci.

"In quell'istante vidi passare attraverso il mio corpo fisico dormiente sulla sedia, una sagoma di donna con un bambino per mano. Erano assorti in una muta desolazione: non dettero il più lieve segno di avermi visto. Proseguivano per una bianca via, simile alla neve fra gli alberi senza foglie, e sotto un cielo pesante, grigio.

"Quel chiarore lunare si faceva sempre più insopportabile, e fui preso da un desiderio intenso di uscirne; ma un orribile volto, un autentico mostro, mi si presentò minaccioso. I suoi occhi gelidi mi fissavano con l'immobilità del basilisco. I suoi colori mutavano tinta e la carne del suo viso ondeggiava con colori verdastri, giallastri e rossigni. Allora chiamai qualcuno. Non ricordo bene chi, forse il Signore. Feci un segno di croce, ed il mostruoso guardiano scomparve, sostituito dal desolante paesaggio glaciale.

"Non ricordavo che cosa ero venuto a fare in quel luogo, e mi ci volle uno sforzo considerevole. Mi venne in mente il Maestro Alessandro, Vescovo di Gerusalemme, lo invocai senza che la situazione mutasse. Cercai di uscire ulteriormente da me stesso. Mi concentrai sulla fronte, immaginando le operazioni per uscire. Ad un certo momento ebbi come un lampeggiamento nella testa, uno scoppio e mi trovai in un mondo bellissimo, saturo di luci dorate, di azzurro e di persone vestite di luce che andavano e venivano a gruppi, e man mano che si allontanavano perdevano la forma umana e si facevano colori cangianti. Sembravano delle stelle. In quell'istante fui abbagliato da un sole che divenne una sagoma umana, nella quale riconobbi il Maestro Alessandro, con i suoi lunghi capelli, la barba fluente, gli occhi ridenti color celeste.

- Figlio mio! Ti aspettavo, ero sicuro che saresti riuscito ad uscire dal tuo terzo corpo. - Il Maestro parlava, ma non udivo le sue parole, lo comprendevo da un rapido mutamento di colori. Il suo volto era un giuoco di colori. La testa era un'aura di oro fuso. Il dialogo era pieno, vivo, un dialogo telepatico che dava l'estasi e la sensazione sublime di una totale immersione di una luce nella luce. -Guardati, tu non sei più nel mondo astrale, il purgatorio, ma nel cielo in cui giunse da vivente Paolo di Tarso: il terzo cielo. -

"A queste parole vidi in lontananza il mio corpo astrale che dormiva nella desolata regione, e vidi anche che da esso il tenue filo d'argento arrivava a me. Ebbi la sicurezza di essere uscito non solo dal corpo fisico, ma dall'eterico e poi dall'astrale, e di essere con il mio Ego nel mondo mentale superiore, nella regione dei Maestri.

"Arrivavano degli individui mai conosciuti, che si affollavano attorno al Maestro con riverenza e amore. Intuivo in loro gli abitanti di quella regione felice, preclusa ai mortali ancora lontani dalla perferzione cristica. E quando se ne andarono, mi affrettai a fare domande al santo Vescovo, riferendomi alla vita postuma. Ebbi le risposte che poi, alla meglio, potei ricordare e scrivere quando rientrai nel corpo.

"Il ritorno sulla terra fu brusco. Esso avvenne fulmino e si verificò quando pensai con forza al mio corpo fisico. Fu un precipitare da grande altezza come un sacco di sabbia. Aprii gli occhi e mi ritrovai seduto sulla sedia, nella cripta, con le giunture doloranti; fino ad allora gli indolenzimenti del corpo forzato non si erano fatti sentire, e ci volle il risveglio per capirli. Ritornai nel mio studio: l'orologio segnava le tre del mattino. All'indomani, riepilogai come segue le spiegazioni del mio Maestro del terzo cielo:

      1. I morti passano,durante il travaglio preagonico, attraverso il ricordo riassuntivo di tutte le vicende della loro esistenza. Come suol dirsi, hanno una visione panoramica di ciò che fecero di bene e di male durante il soggiorno sulla terra. È la visione dello specchio.
      2. I defunti ignorano talora per qualche tempo, variabile da individuo a individuo, di essere morti. In certe anime, questa ignoranza dura molto a lungo, ed a lungo si protrae la sofferenza di voler fare e di non poter agire, o di non poter essere ascoltati, mancando il corpo.
      3. I trapassati vengono visti in forma umana, e affermano tutti di essersi trovati così sagomati, eccetto quelli degli alti cieli.
      4. Nel momento del distacco dal corpo, sono accolti dai loro familiari ed amici che li precedettero nella morte. Tale accoglienza già si delinea alcuni giorni prima del decesso, e ad intermittenza durante l'alternarsi della crisi agonica.
      5. Essi passano, per la maggior parte, attraverso una fase di sonno riparatore più o meno lungo. Veri svenimenti di tre giorni, tre giorni e mezzo, ed anche più.
      6. I defunti che vissero in conformità alla morale di Gesù Cristo si ritrovano in un ambiente confortevole spirituale, radioso, fra canti, musiche, colori delicati, in compagnia di altre anime affini. I depravati e gli impreparati si riuniranno in un ambiente opprimente e tenebroso.
      7. Trovano un ambiente analogo a quello terreno, ma simile ad un sogno, spiritualizzato.
      8. I deceduti, cioè le anime disincarnate, imparano che nel mondo spirituale il pensiero è una forza creatrice, con la quale uno spirito dimorante nel piano dell'energia astrale, può riprodurre attorno a sé l'ambiente dei suoi ricordi. Essi imparano per esperienza personale, o su spiegazione di parenti e spiriti aiutatori. Appena pensano una cosa, questa appare e si concretizza. Tale fenomeno è pericoloso per le illusioni, gli inganni del potere tenebroso della mente. Il Santo è soggetto a questo giuoco per breve tempo o niente del tutto, perché ha imparato durante la vita sulla terra a svuotarsi di tutto ciò che non è Dio.
      9. I morti apprendono molto presto l'illusione di conversare mediante le parole, perché capiscono fra di loro il linguaggio spirituale, cioè la trasmissione del pensiero.
      10. Riscontrano che la facoltà della visione spirituale li pone in condizione di percepire, vedere simultaneamente gli oggetti nel loro interno, attraverso di essi e da ogni lato. È questo il fenomeno delle dimensioni superiori alla terza, che è quella dei viventi sulla terra. I morituri possono vedere nello stato agonico un parente, e per trasparenza ciò che accade nelle stanze accanto o in altra città lontana anche molti chilometri. Lo stesso accade loro quando sono già trapassati. t un fenomeno analogo a quello dello sdoppiamento nell'individuo non morto.
      11. Scoprono che loro stessi, o altri spiriti, possono trasportarsi istantaneamente da uno stato all'altro, da una condizione all'altra o da un luogo all'altro, senza limitazione per le distanze; tutto ciò in virtù di un atto di volontà. Questo consente di passeggiare nel loro ambiente spirituale ed anche sorvolarlo a poca o molta distanza dal suolo fluidico, che può essere, secondo i casi, la terra.
      12. I defunti imparano a gravitare automaticamente e fatalmente, come gli altri compagni che abitano in quel mondo, verso la sfera spirituale che compete loro, per la forza ineluttabile della legge di affinità. Perciò i malvagi si riuniscono ai malvagi, e provano il disgusto e il terrore della presenza dei demoni. Viceversa, quelli migliori o perfetti vengono attratti nella sfera in cui trovano persone amiche, simpatiche, alla presenza degli angeli, dei santi, del santo protettore invocato in vita, lo spirito guida buono, ecc. Coloro che sono più avanzati godono della presenza della Vergine, del Cristo, degli Apostoli, degli Arcangeli. Nello stato dopo la morte, il sembiante assunto dal volto e dal corpo rispecchia la bellezza dell'anima, le sue virtù, e offre piacere alle altre anime. Nei mondi di dura prova purificatrice ed espiatrice, le anime assumono aspetti mostruosi, ributtanti, paurosi, a causa dell'instabilità o elasticità fluidica del loro corpo, che risente di tutte le emozioni, rimorsi e stati angosciosi prodotti dalla visione del luogo, degli altri defunti affini e delle gerarchie sataniche. È certo, come mi disse il Maestro Alessandro, e come io stesso ho visto in questo e in altri viaggi ultraterreni, che la Chiesa Cattolica, nell'affermare che esistono il limbo, il purgatorio, l'inferno e il paradiso, ha detto il vero.
      13. I defunti sono accolti dagli spiriti dei familiari e amici, che intervengono per guidare i nuovi arrivati prima che per loro inizi il sonno riparatore, il periodo dell'incoscienza. £ la pietà verso i nuovi defunti che il Maestro Gesù, e altri personaggi eserciteranno, coadiuvati dagli Eletti nei momenti più necessari. L'aiuto dei parenti e amici sarà tanto più forte, quanto più in vita il defunto li ricordò nella preghiera e con le messe di suffragio. t questa la legge di compensazione, secondo il detto di San Paolo (Galati, VI, 8): "Chi semina per lo Spirito mieterà vita".
      14. I parenti ed amici offesi, oppure i nemici, che non hanno ancora raggiunto la pace interiore e non sanno amare chi li fece soffrire, vengono ad accogliere i loro defunti per aggredirli e spingerli verso condizioni opprimenti, coadiuvati dall'angelo custode dell'iniquità. Ciò avviene prima che arrivi il sonno, e ricomincia dopo di esso.
      15. I deceduti vedono il proprio cadavere nella cassa o sul letto di morte, e possono osservare la condensazione del loro corpo etereo al di sopra del corpo fisico. Questo è confermato dalle persone veggenti che si sono trovate al capezzale di un morente.
      16. Essi sanno che non possono esistere individualità disincarnate così identiche da potersi trovare nella stessa situazione spirituale, onde percorrere insieme la stessa via. Anche nell'aldilà le anime gemelle, che in terra furono tali, nel mondo spirituale si separano, benché Dio permetta loro di rivedersi quando vogliono e lo desiderano. Resteranno assieme se hanno una missione da compiere e se insieme si daranno da fare per la stessa graduatoria di elevazione spirituale. È dunque vero ciò che afferma la Chiesa circa il potersi ritrovare con le persone care, ma la stabilità della convivenza dipende dal mettersi sullo stesso ritmo morale, spirituale e religioso. La garanzia di stare uniti è una questione di gemellaggio.
      17. Gli spiriti dei disincarnati, come abbiamo detto, sono in grado di creare con la forza del pensiero, più o meno bene, ciò che desiderano e di cui hanno bisogno; ma quando si tratta di creazioni complicate e di grande importanza, tale facoltà viene affidata a schiere di spiriti specializzati in questo senso.
      18. I disincarnati affermano che nel loro mondo spirituale, come condizione generale o permanente, le anime inferiori nella gerarchia dei valori morali e dei poteri, non possono vedere le entità ad esse superiori; questo a causa del diverso tipo di vibrazione dei loro corpi eterei. Per potersi sentire e vedere occorre la sintonia o un disegno di Dio.
      19. Chi è dominato dalle passioni umane, rimane vincolato all'ambiente in cui visse, e questo accadde per un periodo ora breve, ora lungo. Essendo privo di sonno rigeneratore, continua nella suggestione o illusione di credersi uomo o donna (secondo i sessi) fra i viventi, malgrado in preda ad un incubo, ad un curioso sogno opprimente che può fare, di questi spiriti, dei disturbatori e infestatori.
      20. L'anima del defunto soffre indicibilmente nel vedere lo strazio dei cari che lascia attorno al suo letto di morte. Rimane come calamitato ed impedito ad entrare in contatto con quelli che sono già da tempo nell'altra condizione. Dovrà fare un grande sforzo per liberarsi dal quell'attrazione nociva.
      21. Nel mondo al di là dei vivi, appaiono in certi momenti delle luci che hanno un preciso significato: bianche, gialle, rosse, verdi, turchine. Mancando la luce del giorno, del sole, della luna e delle stelle, il regno dei morti è un regno di luce crepuscolare, plumbea, grigiastra, che varia di tinta man mano che cambiano gli stati di coscienza.
      22. Quando in preda a incertezza, solitudine, perplessità, confusione per qualsiasi motivo, uno spirito è disperato, allora percepisce una voce che giunge da lontano, e gli consiglia come uscire da quella situazione; voce proveniente da un parente, amico, angelo custode buono, il santo protettore o la voce stessa del sacerdote che recita la Messa e prega per i morti. Chi percepisce il pensiero di un trapassato, si affretta ad aiutarlo secondo l'impulso della carità universale.
      23. Il morente vede il chiarore della Luce Perpetua, ma per pochi attimi. Sono rari quelli che la riconoscono e si fissano in questa chiara Luce di Dio. Beato chi la riconosce e si fissa in Essa! La rivedrà poi come secondo chiarore che non ha il significato del primo, ma è pur sempre un privilegio se riesce a morire fisso in Essa.
      24. Ricordo che durante il mio sdoppiamento il santo Vescovo Alessandro mi disse: - Chi muore da vero Iniziato Cristiano, e si presenta al Giudizio dopo aver conseguito la perfezione nel Misteri maggiori e minori, può attraversare come una saetta i cieli dell'espiazione e trovarsi immediatamente nel terzo, nel quarto, nel quinto, nel sesto e nel settimo cielo. Fra i Misteri che il Cristiano deve sperimentare, quando è ancora incarnato, vi è la "dormizione o morte iniziatica". Dopo morti non c'è più rimedio. Una volta trapassati indegnamente, non vi è che una possibilità: soffrire nel purgatorio, l'inferno, e poi fuggire verso una nuova reincarnazione per prepararsi con i pensieri, le parole e le opere per un migliore trapasso.