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Come
sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili
(Brani
tratti dal quaderno)
Iniziazione
e sdoppiamento
Se
per una pura ipotesi il morente ed il bimbo che nasce potessero avere
e mantenere la piena coscienza del passaggio da una condizione all'altra,
cioè del transito dall'aldilà all'aldiquà, e viceversa, essi otterrebbero
lo stato di veglia perenne, la certezza della vita dopo la morte e del
ritorno ciclico in un nuovo corpo (reincarnazione). Abbiamo detto: "
se per una ipotesi ... "; ma per noi Archeosofi e cristiani esoterici
non si tratta di una ipotesi, bensì di una esperienza vera, positiva,
già acquisita da persone di coraggio che l'hanno provata. Questa esperienza
è il risultato di esercizi metodici e tenaci, accennati nella nostra
Introduzione ai Misteri minori e maggiori. In quella occasione questa
singolare esperienza fu definita con il termine tradizionale di "Morte
Iniziatica e Risurrezione dell'Iniziato", e dicemmo anche che fa
parte dei Misteri del Cristianesimo esoterico.
Il
volontario viaggio di andata e ritorno nell'aldilà, che abbiamo denominato
"sdoppiamento" del corpo anatomico dai corpi energetici costituenti
l'individuo, è pure il risultato di un travaglio interiore in questa
e in precedenti esistenze, e perciò si può ottenere in taluni individui
con una certa spontaneità.
Noi
sappiamo che ogni essere umano è composto di diversi dispositivo creati
dal Supremo Artefice per consentire alla sua creatura di vivere nei
diversi mondi (piani) dell'Universo, dispositivo che si definiscono:
1) - corpo fisiologico; 2) - corpo eterico; 3) - corpo emozionale o
astrale; 4) - corpo mentale; 5) - energia vitale. Essi sono sostenuti
e tenuti insieme dall'Ego, che racchiude il vero Uomo immortale.
L'Ego
è ciò che taluni chiamano "Corpo Causale", la cabina di comando
dello Spirito, dell'Anima emotiva e dell'Anima Erosdinamica. Con la
morte reale si ha il taglio netto in diversi tempi: prima di tutto il
distacco dei corpi energetici dal corpo fisico, che si disgrega nel
processo della decomposizione cadaverica; poi si ha il distacco dell'Ego
dagli altri corpi energetici.
In
tutto questo travaglio, la coscienza sonnecchiante ha una parziale consapevolezza
di quanto le accade, poi subentra l'oblio e lo smarrimento nei mondi
di espiazione, quali i purgatori, gli inferni, fino a quanto, esaurito
un certo debito, rientra in un nuovo corpo adatto alla condizione evolutiva
dell'Ego, oscillando fra lo stato di sonno, sogno e veglia, dimenticando
l'esperienza dello stato intermedio fra la precedente morte e la nuova
nascita. E così avanti per milioni di anni.
Ma
non si può dire la stessa cosa per l'Iniziato, che entra nell'aldilà
sveglio, cosciente, e rientra nell'aldiquà memore del suo passato e
della sua identità. Quindi, è proprio per questo motivo che desideriamo
comunicare le nostre esperienze, affinché ognuno liberamente, se crede,
possa tentare la sperimentazione dello sdoppiamento e convincersi da
sé della sua, immortalità e di come stanno le cose al termine dei suoi
giorni.
L'utilità
di queste esperienze è fuori causa, perché allentando i nodi che legano
fra loro i diversi corpi sottili, più potente è l'azione del Maestro
quando proietta nel discepolo la sua forza rigeneratrice e risvegliatrice,
per predisporlo a ricevere dall'alto l'Iniziazione Verticale o di Dio.
Chi
si presenta all'Iniziatore senza essersi allenato nello sdoppiamento
e senza averlo provato almeno una volta nella sua vita, può essere sicuro
che godrà ben poco dei benefici dell'Iniziazione Orizzontale o Umana.
Del resto, non è a caso che all'Iniziazione si sono presentati Mosè
e lo stesso Gesù, dopo essersi macerati nella solitudine, i digiuni,
la preghiera e toccando i confini della morte.
Il
Maestro, con la sua onda cardio-mentale, deve percuotere determinati
centri della coscienza del discepolo; ma per dare un nuovo impulso a
questi centri, si presuppone una penetrabilità, una permeabilità preparata
dal preliminare allenamento, di cui una tappa importante è l'esperienza
dello sdoppiamento. Se ciò manca, il discepolo è da considerarsi immaturo,
perché la conoscenza teorica senza la sperimentazione vale poco.
Le
istruzioni che metteremo a disposizione degli studiosi, serviranno per
affrontare le esperienze degli stati che precedono la morte o coincidono
con essa, senza recidere i legami dell'esistenza terrena. Nel corso
di queste esperienze essi potranno incontrare i diversi "Guardiani
delle Soglie", che li ricacceranno nuovamente dentro al corpo che
giace immoto, ma vivo. Può darsi invece che li lasceranno passare come
vittoriosi, se dimostreranno di non aver paura e di possedere il coraggio
e le virtù degli Iniziati.
Lo
sdoppiamento ottenuto di spontanea volontà, con fredda determinazione,
è ciò che gli alchimisti definirono "la separazione alchemica"
o l'operazione prima dell'Arte ermetica. Nel gergo mimetizzatore, gli
alchimisti di tutti i tempi hanno dato nomi diversi al fenomeno artificiale
dello sdoppiamento, allo scopo di confondere i profani: dissoluzione,
riduzione alla Materia prima, ecc. Senza questa preliminare esperienza,
il cammino della perfezione non è fruttuoso.
La
Morte Iniziatica è però fruttuosa se lo sdoppiato entra nel regno dei
morti per cercare Cristo e la sua Luce, o per meglio dire: penetrare
nell'aldilà nello stato di meditazione profonda, di dialogo con il Figlio
di Dio. Diversamente si vaga senza un programma e si rientra nel corpo
con dei vaghi ricordi spiacevoli. La pratica della " separazione
" deve cancellare ogni incertezza sulle questioni dell'immortalità
dell'anima, della dottrina sulla reincarnazione e su quanto ci aspetta
appena varcata la frontiera del corpo fisico: dolore o gioia.
Lo
sdoppiamento può essere limitato al mondo eterico-astrale, ma si deve
effettuare separandoci anche dal corpo astrale per entrare nel piano
mentale inferiore e superiore. Fare questo non è solo una questione
di tecnica, ma di stato morale perfetto. All'individuo di mediocre sviluppo
spirituale è consentito l'accesso per il solo mondo astrale, che è il
regno basso delle anime che soffrono in preda all'emotività e dove si
trovano i cadaveri astrali, cioè i corpi astrali abbandonati e in via
di disgregazione, le anime in pena, i maghi neri, i suicidi, e tutti
coloro che sono rimasti aggrappati ai bassi sentimenti e istinti. Per
gli avanzati moralmente e allenati nell'arte alchemica della separazione,
vi è lo sdoppiamento dal corpo astrale per entrare, con il solo corpo
mentale e l'Ego, nel piano mentale. Qui si incontrano i Maestri e le
anime più pure, quelle che hanno già lasciato i loro corpi astrali nel
mondo astrale.
Il
visitatore, essendo ancora un incarnato, ha il corpo fisico abbandonato
come in un sonno profondo e gli altri corpi energetici semiseparati
e legati dall'argento filo del quale abbiamo già parlato altre volte.
Nella separazione del corpo mentale, un osservatore chiaroveggente vedrà
il corpo fisico dello sdoppiato compenetrato dall'eterico e astrale
più dilatati del solito, ed un tenuissimo filo di materia mentale che
segue il corpo mentale, che insieme all'Ego si trova, appunto, sul piano
mentale.
(...
... ...)
Direttive
pratiche per ottenere lo sdoppiamento
Ricordiamo
ancora una volta che il fenomeno dello sdoppiamento personale è la dissociazione
dei sistemi sottili o corpi energetici che vanno altrove con l'Ego,
lasciando la parte solida, cioè il corpo fisico, su di un letto, poltrona
o bara rituale.
Chi
vuole uscire dal proprio corpo non è meno avvantaggiato di chi si trova
in fondo a un pozzo, e a forza di braccia tende con tutte le sue forze
verso l'alto per guadagnare la liberazione. Nello sdoppiamento le leve
di comando sono la volontà, l'attenzione, la concentrazione prolungata
del pensiero, il silenzio e la monoideazione, la cui carica intenzionale
è la dissociazione. Sono queste le leve che, a forza d'insistere, separano
lo spesso dal sottile, ovvero il corpo fisico dall'uomo energetico con
il suo Ego, ferma restando l'integrità dell'ormeggio (il filo d'argento
che collega alla vita). Il segreto è tutto qui? Quasi tutto: ha la sua
parte anche la respirazione.
Lo
sdoppiamento personale volontario e la ricettività poggiano sul temperamento
predisposto e aiutato, e sullo speciale allenamento, ove l'idea fissa
e unica (monoideazione), la visualizzazione, l'intenzione ferma di sdoppiarsi
condurranno al risultato, cioè all'esteriorizzazione. Certamente per
uscire dal proprio corpo ci vuole molta fatica, perché l'uomo fluidico
ha fatto una specie di cementazione, di pietrificazione con il corpo
anatomico. 1 sensi sono rivolti verso il materiale. Vista, tatto, olfatto,
udito, gusto sono protesi per sentire bene le cose di questo mondo.
Lo stato di veglia sul piano materiale è totale. Ma l'Archeosofo deve
fare un allenamento per ritirare i sensi dal mondo fisico ed aprirli
sul mondo eterico, poi su quello astrale, dopo sul mondo mentale ed
infine su quello spirituale puro, giusto quanto scrisse Clemente Alessandrino
in Stromata, V, 11, nei passi riportati da noi nell'Introduzione ai
Misteri minori e maggiori (volume 11, a pag. 31/33).
Per
viaggiare nei mondi soprasensibili, le varie scuole occulte hanno fatto
ricorso a tante risorse ed artifici: profumi per agire attraverso il
respiro sul sistema nervoso, fissazione di specchi, uso di bevande a
base di piante dissocianti, sperimentazione durante le fasi lunari ed
i fenomeni astrologici più opportuni. Questi fattori hanno la loro importanza,
ma è pur vero che l'esercizio, se ben condotto, porta ai risultati sperati.
I
medium talora si sdoppiano incosciamente e senza il controllo della
volontà. Questa facoltà risulta legata ad una anomalia del sistema sanguigno
e sessuale.
Ora
passiamo alle regole per la buona riuscita dell'esperienza
(...
... ...)
Esperienza
dell'autore avvenuta il 24 ottobre 1967 dalle ore 24 alle ore 3 del mattino
successivo
"
Ricorreva la Festa di San Gabriele Arcangelo, e poiché dovevo scrivere
un capitolo del mio volume Il Libro Cristiano dei Morti, decisi di mettermi
in contatto con chi poteva istruirmi veramente: il mio venerato Maestro
Alessandro, il Santo Vescovo di Gerusalemme, passato nella Gloria di
Dio nel 250, martirizzato per la Fede. Perciò scesi nella mia cripta
con il proposito e la speranza di poter uscire dal corpo fisico e compiere
un successivo sdoppiamento dall'astrale nel mondo mentale.
"
Mi sedetti su di una sedia, mi liberai da ogni fastidio dell'abbigliamento
(cintura, orologio da polso, cravatta). Assunsi la posizione faraonica,
con i piedi uniti, la spina dorsale eretta, le palme delle mani appoggiate
sui retti anteriori delle gambe. Il tempietto era debolmente illuminato
da un lumino di cera. Cominciai a pregare Gesù, la Madonna, l'Angelo
Custode, la Comunione dei Santi e degli Iniziati di tutti i tempi, le
anime dei defunti, ed invocai l'assistenza della SS. Trinità per essere
difeso contro le forze oscure dell'aldilà.
"Doveva
essere poco più della mezzanotte. Chiusi gli occhi e cominciai iperpnea,
cioè il rapido e ininterrotto aspirare ed espirare a bocca chiusa attraverso
le narici, con un ritmo, fra aspirazione ed ispirazione, di 120 respirazioni
al minuto primo. Tenevo l'attenzione fissa sul plesso solare, e mi sembrava
di essere tutto in quel punto. Il mio sforzo intenzionale e di monoideazione
era simile a chi, chiuso in un sepolcro di pietra, spinge il pesante
coperchio per rovesciarlo ed uscire fuori. Poi cominciai a praticare
l'iperapnea, cioè la prolungata ritenzione del respiro, e volli, immaginai
di uscire dal mio corpo. L'addome mi sussultava, il cuore mi rimbalzava,
poi mi sentii leggero, dilatato, smisurato, con una testa grande quanto
il mondo, come privo di corpo fisico.
"Fluttuavo
nel tempietto in stato d'imponderabilità. Istintivamente mi guardai
addosso e mi vidi luminoso, direi fosforescente, dal cuore si dipartiva
un cono fluidico che si prolungava in un cordone biancastro, argenteo.
Lo volli seguire con lo sguardo, e lo vidi terminare nel mio corpo,
che dormiva sulla sedia con il capo reclinato sul petto. Mi osservai
come se quel corpo fosse stato di un altro. Respirava profondamente
in maniera quasi impercettibile. Compresi che aveva cessato l'iperapnea
subito dopo la fuoriuscita in astrale, perché questo processo respiratorio
era imposto dalla mia volontà e non dalle esigenze dell'organismo.
"Ogni
cosa mi sembrava osservabile con occhi diversi, perché vedevo simultaneamente
in tutte le direzioni, tranne quando fissavo l'attenzione in una sola
cosa. Vedevo i colonnati del mio tempio e il lumino sull'altare. Pensai,
perciò, che i morti devono pur vederci.
"In
quell'istante vidi passare attraverso il mio corpo fisico dormiente
sulla sedia, una sagoma di donna con un bambino per mano. Erano assorti
in una muta desolazione: non dettero il più lieve segno di avermi visto.
Proseguivano per una bianca via, simile alla neve fra gli alberi senza
foglie, e sotto un cielo pesante, grigio.
"Quel
chiarore lunare si faceva sempre più insopportabile, e fui preso da
un desiderio intenso di uscirne; ma un orribile volto, un autentico
mostro, mi si presentò minaccioso. I suoi occhi gelidi mi fissavano
con l'immobilità del basilisco. I suoi colori mutavano tinta e la carne
del suo viso ondeggiava con colori verdastri, giallastri e rossigni.
Allora chiamai qualcuno. Non ricordo bene chi, forse il Signore. Feci
un segno di croce, ed il mostruoso guardiano scomparve, sostituito dal
desolante paesaggio glaciale.
"Non
ricordavo che cosa ero venuto a fare in quel luogo, e mi ci volle uno
sforzo considerevole. Mi venne in mente il Maestro Alessandro, Vescovo
di Gerusalemme, lo invocai senza che la situazione mutasse. Cercai di
uscire ulteriormente da me stesso. Mi concentrai sulla fronte, immaginando
le operazioni per uscire. Ad un certo momento ebbi come un lampeggiamento
nella testa, uno scoppio e mi trovai in un mondo bellissimo, saturo
di luci dorate, di azzurro e di persone vestite di luce che andavano
e venivano a gruppi, e man mano che si allontanavano perdevano la forma
umana e si facevano colori cangianti. Sembravano delle stelle. In quell'istante
fui abbagliato da un sole che divenne una sagoma umana, nella quale
riconobbi il Maestro Alessandro, con i suoi lunghi capelli, la barba
fluente, gli occhi ridenti color celeste.
-
Figlio mio! Ti aspettavo, ero sicuro che saresti riuscito ad uscire
dal tuo terzo corpo. - Il Maestro parlava, ma non udivo le sue parole,
lo comprendevo da un rapido mutamento di colori. Il suo volto era un
giuoco di colori. La testa era un'aura di oro fuso. Il dialogo era pieno,
vivo, un dialogo telepatico che dava l'estasi e la sensazione sublime
di una totale immersione di una luce nella luce. -Guardati, tu non sei
più nel mondo astrale, il purgatorio, ma nel cielo in cui giunse da
vivente Paolo di Tarso: il terzo cielo. -
"A
queste parole vidi in lontananza il mio corpo astrale che dormiva nella
desolata regione, e vidi anche che da esso il tenue filo d'argento arrivava
a me. Ebbi la sicurezza di essere uscito non solo dal corpo fisico,
ma dall'eterico e poi dall'astrale, e di essere con il mio Ego nel mondo
mentale superiore, nella regione dei Maestri.
"Arrivavano
degli individui mai conosciuti, che si affollavano attorno al Maestro
con riverenza e amore. Intuivo in loro gli abitanti di quella regione
felice, preclusa ai mortali ancora lontani dalla perferzione cristica.
E quando se ne andarono, mi affrettai a fare domande al santo Vescovo,
riferendomi alla vita postuma. Ebbi le risposte che poi, alla meglio,
potei ricordare e scrivere quando rientrai nel corpo.
"Il
ritorno sulla terra fu brusco. Esso avvenne fulmino e si verificò quando
pensai con forza al mio corpo fisico. Fu un precipitare da grande altezza
come un sacco di sabbia. Aprii gli occhi e mi ritrovai seduto sulla
sedia, nella cripta, con le giunture doloranti; fino ad allora gli indolenzimenti
del corpo forzato non si erano fatti sentire, e ci volle il risveglio
per capirli. Ritornai nel mio studio: l'orologio segnava le tre del
mattino. All'indomani, riepilogai come segue le spiegazioni del mio
Maestro del terzo cielo:
- I morti passano,durante
il travaglio preagonico, attraverso il ricordo riassuntivo di
tutte le vicende della loro esistenza. Come suol dirsi, hanno
una visione panoramica di ciò che fecero di bene e di male durante
il soggiorno sulla terra. È la visione dello specchio.
- I defunti
ignorano talora per qualche tempo, variabile da individuo a individuo,
di essere morti. In certe anime, questa ignoranza dura molto a
lungo, ed a lungo si protrae la sofferenza di voler fare e di
non poter agire, o di non poter essere ascoltati, mancando il
corpo.
- I trapassati
vengono visti in forma umana, e affermano tutti di essersi trovati
così sagomati, eccetto quelli degli alti cieli.
- Nel momento
del distacco dal corpo, sono accolti dai loro familiari ed amici
che li precedettero nella morte. Tale accoglienza già si delinea
alcuni giorni prima del decesso, e ad intermittenza durante l'alternarsi
della crisi agonica.
- Essi passano,
per la maggior parte, attraverso una fase di sonno riparatore
più o meno lungo. Veri svenimenti di tre giorni, tre giorni e
mezzo, ed anche più.
- I defunti
che vissero in conformità alla morale di Gesù Cristo si ritrovano
in un ambiente confortevole spirituale, radioso, fra canti, musiche,
colori delicati, in compagnia di altre anime affini. I depravati
e gli impreparati si riuniranno in un ambiente opprimente e tenebroso.
- Trovano un
ambiente analogo a quello terreno, ma simile ad un sogno, spiritualizzato.
- I deceduti,
cioè le anime disincarnate, imparano che nel mondo spirituale
il pensiero è una forza creatrice, con la quale uno spirito dimorante
nel piano dell'energia astrale, può riprodurre attorno a sé l'ambiente
dei suoi ricordi. Essi imparano per esperienza personale, o su
spiegazione di parenti e spiriti aiutatori. Appena pensano una
cosa, questa appare e si concretizza. Tale fenomeno è pericoloso
per le illusioni, gli inganni del potere tenebroso della mente.
Il Santo è soggetto a questo giuoco per breve tempo o niente del
tutto, perché ha imparato durante la vita sulla terra a svuotarsi
di tutto ciò che non è Dio.
- I morti apprendono
molto presto l'illusione di conversare mediante le parole, perché
capiscono fra di loro il linguaggio spirituale, cioè la trasmissione
del pensiero.
- Riscontrano
che la facoltà della visione spirituale li pone in condizione
di percepire, vedere simultaneamente gli oggetti nel loro interno,
attraverso di essi e da ogni lato. È questo il fenomeno delle
dimensioni superiori alla terza, che è quella dei viventi sulla
terra. I morituri possono vedere nello stato agonico un parente,
e per trasparenza ciò che accade nelle stanze accanto o in altra
città lontana anche molti chilometri. Lo stesso accade loro quando
sono già trapassati. t un fenomeno analogo a quello dello sdoppiamento
nell'individuo non morto.
- Scoprono
che loro stessi, o altri spiriti, possono trasportarsi istantaneamente
da uno stato all'altro, da una condizione all'altra o da un luogo
all'altro, senza limitazione per le distanze; tutto ciò in virtù
di un atto di volontà. Questo consente di passeggiare nel loro
ambiente spirituale ed anche sorvolarlo a poca o molta distanza
dal suolo fluidico, che può essere, secondo i casi, la terra.
- I defunti
imparano a gravitare automaticamente e fatalmente, come gli altri
compagni che abitano in quel mondo, verso la sfera spirituale
che compete loro, per la forza ineluttabile della legge di affinità.
Perciò i malvagi si riuniscono ai malvagi, e provano il disgusto
e il terrore della presenza dei demoni. Viceversa, quelli migliori
o perfetti vengono attratti nella sfera in cui trovano persone
amiche, simpatiche, alla presenza degli angeli, dei santi, del
santo protettore invocato in vita, lo spirito guida buono, ecc.
Coloro che sono più avanzati godono della presenza della Vergine,
del Cristo, degli Apostoli, degli Arcangeli. Nello stato dopo
la morte, il sembiante assunto dal volto e dal corpo rispecchia
la bellezza dell'anima, le sue virtù, e offre piacere alle altre
anime. Nei mondi di dura prova purificatrice ed espiatrice, le
anime assumono aspetti mostruosi, ributtanti, paurosi, a causa
dell'instabilità o elasticità fluidica del loro corpo, che risente
di tutte le emozioni, rimorsi e stati angosciosi prodotti dalla
visione del luogo, degli altri defunti affini e delle gerarchie
sataniche. È certo, come mi disse il Maestro Alessandro, e come
io stesso ho visto in questo e in altri viaggi ultraterreni, che
la Chiesa Cattolica, nell'affermare che esistono il limbo, il
purgatorio, l'inferno e il paradiso, ha detto il vero.
- I defunti
sono accolti dagli spiriti dei familiari e amici, che intervengono
per guidare i nuovi arrivati prima che per loro inizi il sonno
riparatore, il periodo dell'incoscienza. £ la pietà verso i nuovi
defunti che il Maestro Gesù, e altri personaggi eserciteranno,
coadiuvati dagli Eletti nei momenti più necessari. L'aiuto dei
parenti e amici sarà tanto più forte, quanto più in vita il defunto
li ricordò nella preghiera e con le messe di suffragio. t questa
la legge di compensazione, secondo il detto di San Paolo (Galati,
VI, 8): "Chi semina per lo Spirito mieterà vita".
- I parenti
ed amici offesi, oppure i nemici, che non hanno ancora raggiunto
la pace interiore e non sanno amare chi li fece soffrire, vengono
ad accogliere i loro defunti per aggredirli e spingerli verso
condizioni opprimenti, coadiuvati dall'angelo custode dell'iniquità.
Ciò avviene prima che arrivi il sonno, e ricomincia dopo di esso.
- I deceduti
vedono il proprio cadavere nella cassa o sul letto di morte, e
possono osservare la condensazione del loro corpo etereo al di
sopra del corpo fisico. Questo è confermato dalle persone veggenti
che si sono trovate al capezzale di un morente.
- Essi sanno
che non possono esistere individualità disincarnate così identiche
da potersi trovare nella stessa situazione spirituale, onde percorrere
insieme la stessa via. Anche nell'aldilà le anime gemelle, che
in terra furono tali, nel mondo spirituale si separano, benché
Dio permetta loro di rivedersi quando vogliono e lo desiderano.
Resteranno assieme se hanno una missione da compiere e se insieme
si daranno da fare per la stessa graduatoria di elevazione spirituale.
È dunque vero ciò che afferma la Chiesa circa il potersi ritrovare
con le persone care, ma la stabilità della convivenza dipende
dal mettersi sullo stesso ritmo morale, spirituale e religioso.
La garanzia di stare uniti è una questione di gemellaggio.
- Gli spiriti
dei disincarnati, come abbiamo detto, sono in grado di creare
con la forza del pensiero, più o meno bene, ciò che desiderano
e di cui hanno bisogno; ma quando si tratta di creazioni complicate
e di grande importanza, tale facoltà viene affidata a schiere
di spiriti specializzati in questo senso.
- I disincarnati
affermano che nel loro mondo spirituale, come condizione generale
o permanente, le anime inferiori nella gerarchia dei valori morali
e dei poteri, non possono vedere le entità ad esse superiori;
questo a causa del diverso tipo di vibrazione dei loro corpi eterei.
Per potersi sentire e vedere occorre la sintonia o un disegno
di Dio.
- Chi è dominato
dalle passioni umane, rimane vincolato all'ambiente in cui visse,
e questo accadde per un periodo ora breve, ora lungo. Essendo
privo di sonno rigeneratore, continua nella suggestione o illusione
di credersi uomo o donna (secondo i sessi) fra i viventi, malgrado
in preda ad un incubo, ad un curioso sogno opprimente che può
fare, di questi spiriti, dei disturbatori e infestatori.
- L'anima del
defunto soffre indicibilmente nel vedere lo strazio dei cari che
lascia attorno al suo letto di morte. Rimane come calamitato ed
impedito ad entrare in contatto con quelli che sono già da tempo
nell'altra condizione. Dovrà fare un grande sforzo per liberarsi
dal quell'attrazione nociva.
- Nel mondo
al di là dei vivi, appaiono in certi momenti delle luci che hanno
un preciso significato: bianche, gialle, rosse, verdi, turchine.
Mancando la luce del giorno, del sole, della luna e delle stelle,
il regno dei morti è un regno di luce crepuscolare, plumbea, grigiastra,
che varia di tinta man mano che cambiano gli stati di coscienza.
- Quando in
preda a incertezza, solitudine, perplessità, confusione per qualsiasi
motivo, uno spirito è disperato, allora percepisce una voce che
giunge da lontano, e gli consiglia come uscire da quella situazione;
voce proveniente da un parente, amico, angelo custode buono, il
santo protettore o la voce stessa del sacerdote che recita la
Messa e prega per i morti. Chi percepisce il pensiero di un trapassato,
si affretta ad aiutarlo secondo l'impulso della carità universale.
- Il morente
vede il chiarore della Luce Perpetua, ma per pochi attimi. Sono
rari quelli che la riconoscono e si fissano in questa chiara Luce
di Dio. Beato chi la riconosce e si fissa in Essa! La rivedrà
poi come secondo chiarore che non ha il significato del primo,
ma è pur sempre un privilegio se riesce a morire fisso in Essa.
- Ricordo che
durante il mio sdoppiamento il santo Vescovo Alessandro mi disse:
- Chi muore da vero Iniziato Cristiano, e si presenta al Giudizio
dopo aver conseguito la perfezione nel Misteri maggiori e minori,
può attraversare come una saetta i cieli dell'espiazione e trovarsi
immediatamente nel terzo, nel quarto, nel quinto, nel sesto e
nel settimo cielo. Fra i Misteri che il Cristiano deve sperimentare,
quando è ancora incarnato, vi è la "dormizione o morte iniziatica".
Dopo morti non c'è più rimedio. Una volta trapassati indegnamente,
non vi è che una possibilità: soffrire nel purgatorio, l'inferno,
e poi fuggire verso una nuova reincarnazione per prepararsi con
i pensieri, le parole e le opere per un migliore trapasso.
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