Il
cammino dell'umanità è regolato dai dirigenti didattici cosmici attraverso
la Legge della reincarnazione. Ogni pensiero e azione produce degli
effetti, le cui ripercussioni si fanno sentire sul responsabile durante
la sua vita terrena e nelle successive. Questa affermazione non è un'ipotesi,
ma un dato di fatto scaturito dalla fenomenologia alla quale va incontro
chi pratica le ascesi archeosofiche. Per gli Archeosofi, la reincarnazione
è una certezza dimostrata dalle esperienze iniziatiche che restituiscono
la memoria delle vite passate con dettagli convincenti.
Ma
al di fuori di queste esperienze alla portata di tutti coloro che vogliono
provare, abbiamo la credenza nella reincarnazione in tutti i popoli,
dall'antichità a oggi, nel folklore, nelle religioni: credenza che deriva
dal fatto positivo che vi sono stati, e continuano ad esserci, individui
che ricordano luoghi, nomi, persone ed episodi di vite passate, lontane
talora di secoli.
È
fuor di dubbio che in qualità di sperimentatori non potevamo passare
sotto silenzio un argomento così importante e che fa parte dell'intera
ricerca archeosofica.
Sappiamo
quale importanza abbia la dottrina della reincarnazione (da non confondere
con quella della rinascita o rigenerazione spirituale) per i popoli
orientali, asiatici (Indiani, Tibetani, Giapponesi, Cinesi, ecc.). Né
possiamo dimenticare gli antichi Egiziani, gli ebrei kabbalisti, i pitagorici,
gli Esseni, i neoplatonici, i cristiani esoterici ed anche gli Islamici.
Nel Corano di Maometto vi sono diversi passi allusivi. Per esempio,
la Súra II della vacca, versetto 26, dice: "Come potete voi non
credere in Dio, mentre che voi eravate morti ed egli vi ha rivivificati?
Egli ancora vi farà morire, per poi rivivificarvi di nuovo; quindi infine,
a lui sarete fatti ritornare".
Le
leggi della Reincarnazione e della Giustizia universale (Karma), sono
il corollario della grande legge dell'Evoluzione, cioè del processo
lento di trasformazione della materia e della coscienza verso stati
sempre più perfetti, e che si avvicinano al modello della perfezione
divina.
La
vita è dolorosa esperienza di peccatori che tornano alla scuola terrena
tante volte quanto basta per diventare amici di Dio. E l'Archeosofo
deve sapere chi è stato per costruirsi un domani diverso, migliore,
felice, per sé e per gli altri che ha danneggiato o che deve istruire.
L'astrologia può essergli di aiuto, ma l'autoscopia è il mezzo migliore,
come in certi casi è utilissima la psicometria ed anche la lettura delle
registrazioni akashiche. Nell'autoscopia entra in giuoco la memoria
dell'EGO; nella psicometria si fa funzionare la facoltà di mettersi
in rapporto con le registrazioni che si trovano in un oggetto che appartiene
al reincarnato; con la chiaroveggenza è possibile leggere, vedere le
immagini di luoghi e scene accadute nel passato, ma registrate nel così
detto piano akashico. Ci occuperemo più avanti di queste esperienze.
Passiamo
alle prove tradizionali e Scritturali, e per cominciare atteniamoci
alla Bibbia; nella Sapienza di Salomone (Sap.
VIII, 19-20), leggiamo: "Ero, poi, un figlio ben dotato e ho
avuto in sorte un animo buono; o piuttosto, essendo buono, venni in
un corpo incorrotto". Sant'Agostino considera questo passo come
una dimostrazione della preesistenza delle anime e della reincarnazione
(De gen. ad litt., 10,7). Nel Talmud, un'opera ebraica compilata nel
V secolo dagli ebrei più eruditi di quell'epoca, vi è un passo che dice
così: "L'anima di Abele passò nel corpo di Seth, e più tardi in
quella di Mosè".
È
fuor di dubbio che Gesù Cristo abbia insegnato in segreto ai discepoli
questa grande verità, e l'abbia accennata anche pubblicamente, senza
svilupparla, tacendo il piano della creazione che non poteva essere
capito dalle masse e dagli uomini del tempo, perché pochi erano i colti
e gli evoluti: "Ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non siete
in condizione di portarle. Quando, però, verrà lui, lo Spirito di verità,
vi introdurrà a tutta intera la verità; egli, infatti, non parlerà per
conto suo, ma dirà quanto ascolta, e vi annunzierà le cose da venire".
Fra
i discepoli del Signore vigeva la convinzione che un individuo poteva
aver peccato prima di nascere, ossia in una vita anteriore. Lo confermano
alcuni discorsi riportati dai Vangeli. Per i seguaci di Cristo e per
coloro che erano istruiti nelle cose spirituali, i morti potevano ritornare
a vivere sulla terra, e in corpi e circostanze conformi alla legge di
compensazione. Difatti, un giorno Gesù, andando dalla parte di Cesarea
di Filippi, chiese ai suoi discepoli: "- Chi dicono gli uomini
ch'io sia? - Ed essi risposero: - Alcuni dicono che tu sei Giovanni
Battista chi Elia, chi uno degli antichi profeti risorto. - Ed egli
a loro: - Ma voi, chi dite che io sia? - Pietro rispose: - Il Messia
di Dio- ".
Nel
concetto dei discepoli, la risurrezione era la reincarnazione. Le idee
al riguardo non erano ben chiare alle masse. Erode Tetrarca chiedeva
del Cristo: "È Giovanni Battista risuscitato da morte" Quindi,
chi non era iniziato ai misteri della Kabbalah o scienza segreta dei
profeti ebraici, aveva una vaga e incompleta cognizione sull'anima e
il corpo. Si credeva che un uomo potesse rivivere, ma non si sapeva
esattamente in che modo. La risurrezione era la spiegazione popolare
insegnata dai dottori della Legge, dai Rabbini, ma la reincarnazione
era la spiegazione degli iniziati, che la indicavano con le rivoluzioni
dell'anima, il Ghilgùl. La risurrezione è di un Dio fatto Uomo,
la reincarnazione è degli uomini.
Al
paralitico della piscina di Bethesda, la cui infermità durava da ben
38 anni e costituiva una crudele esperienza, Gesù disse: "Ecco,
tu sei stato sanato: ora non peccare mai più, perché non ti capiti di
peggio". E che cosa mai aveva potuto fare un bambino innocente
da meritare una pena così dura: trentotto anni di paralisi?!
Passando,
Gesù vide un uomo cieco dalla nascita. I discepoli si soffermarono pensosi
e compenetrati dalla dottrina sulla reincarnazione che Gesù aveva dovuto
spiegare in segreto, e chiesero: "Rabbi, chi ha peccato: questo
uomo o i suoi genitori, perché nascesse cieco?" La risposta, anche
se logica, non appaga: " Né lui ha peccato né i suoi genitori,
ma fu perché siano manifestate in lui le opere di Dio".
Il
Cristo era radicale nelle sue affermazioni e avvertimenti. Un istruttore
che insultò i sacerdoti, tacciandoli di " razza di vipere ",
un Uomo che per affermare la verità non temette una morte atroce, non
avrebbe lasciato i suoi intimi in una illusoria ed errata credenza.
Se la dottrina della reincarnazione fosse stata un'assurda supposizione,
perché non spiegò ai discepoli come stavano le cose, e non li rimproverò,
impugnando la tesi secondo la quale si nasce e si muore una sola volta?
Su questo punto l'Evangelista non ci dice nulla. Egli era il discepolo
prediletto, il più informato.
Gesù
non ha escluso la dottrina della reincarnazione, ha taciuto, mettendo
in risalto un caso che rientrava in un'altra fenomenologia, quella di
nascere cieco per servire da cavia in una guarigione miracolosa; supposto
che il testo scritturale non sia stato alterato dai posteriori copisti.
Se il concetto di reincarnazione, espresso nella frase " ... chi
peccò, questo uomo o i suoi genitori, perché egli è nato cieco? "
fosse stato un'eresia, Gesù ne avrebbe discusso per eliminarlo. Ma i
discepoli espressero quel dubbio perché tali idee rientravano nella
comune credenza dei Farisei, degli Esseni, dei Profeti e del Cristo
stesso.
Si
racconta che Giovanni il Battista fosse la reincarnazione dì Elia, il
profeta che doveva tornare di nuovo. Ciò è confermato dal passo scritturale
di San Matteo: " E se voi volete accettarlo, egli è quell'Elia
che doveva venire. Chi ha orecchio per intendere, intenda". Frase
eloquente, significativa, che il Cristo rivolge a quelli che sanno e
possono capire il senso profondo delle Scritture. "Chi ha orecchio
per intendere, intenda! " Che cosa bisognava intendere, la reincarnazione
o le cervellotiche affermazioni dei commenti ecclesiastici su questi
passi? "- Ma io vi dico che Elia è già venuto, e non lo hanno riconosciuto;
ma lui ha fatto tutto quanto hanno voluto. E nella stessa maniera sarà
da essi trattato il Figliuol dell'uomo. - Allora i discepoli compresero
che aveva parlato di Giovanni Battista". I vangeli raccontano infatti
la decapitazione di Giovanni da parte di Erode, prima che Gesù facesse
questo discorso.
La
reincarnazione di Elia era stata profetata da Malachia: "Ecco (disse
Iddio) che io manderò a voi il profeta Elia, prima che venga il grande
e tremendo giorno del Signore".
Elia
era morto da molti secoli (per l'esattezza era stato trasportato in
cielo da un carro di fuoco, secondo l'allegoria kabbalistica della via
mistica chiamata Merkavah, il Carro; allegoria che i sacerdoti nascondevano
al popolo facendola passare per un fatto reale, cioè fisico, invece
di uno stato di coscienza), nel IX secolo prima di Cristo. Al tempo
della predicazione di Gesù, vi era in evidenza un grande predicatore,
di nome Giovanni Battista, somigliantissimo nel fisico, nell'abbigliamento
e nel parlare, allo scomparso profeta Elia: quell'Elia che Cristo stesso
addita quale suo precursore, quell'Elia che doveva ritornare sulla terra
per compiere la missione di araldo del Messia.
Le
rassomiglianze fra i due profeti si trovano descritte nella Bibbia in
Re, 1, 8 nel secondo libro, e in Matteo, III, 4, ove di Elia si legge:
"Era un uomo peloso con una cintura di cuoio ai lombi"; e
di Giovanni: "Aveva il vestimento di pelo di cammello e una cintura
di cuoio ai lombi ". La solitudine e il deserto erano la dimora
di entrambi. Per quaranta giorni e quaranta notti Elia camminò per giungere
a Horeb, il monte di Dio nel deserto del Sinai. Giovanni viveva nel
deserto della Giudea, oltre il Giordano, battezzando. Che cosa di più?
Vita solitaria e di volontaria rinunzia al vivere in comunità. Somiglianza
di cibo: "Ho comandato ai corvi di nutrirti", disse Dio al
profeta, e miele selvatico e locuste furono il cibo del Battista.
La
preesistenza di Giovanni Battista in Elia fu confermata dagli studi
del noto scrittore ecclesiastico della Chiesa antica, Origene. Egli
cita l'esempio delle parole di S. Paolo agli Efesini,
I, 4: "Dio ci ha eletti prima della fondazione del mondo ...
" a conferma della nostra preesistenza prima che il mondo fosse.
Qualcosa di simile troviamo in Geremia, 1, 4: "Il Signore mi indirizzò
la parola, dicendo: - Prima che ti formassi nel seno materno, io ti
conobbi; prima che tu uscissi alla luce, io ti consacrai e ti diedi
profeta alle genti -". Perché fu scelto? Forse perché dal ciclo
delle rinascite Geremia, come anima, era fra le più purificate? Troviamo
ancora nei Vangeli i passaggi scritturali che fanno supporre la dottrina
della reincarnazione e della ruota dei ritorni in terra, quando gli
ebrei, nell'attesa della venuta di Elia, impressionati dall'abbigliamento
e dal modo di vivere e comportarsi, chiesero a Giovanni:
"Tu
chi sei?" Ed egli confessò e non negò, e confessò: " Non sono
io il Cristo". Allora gli domandarono: " Chi sei dunque? Sei
Elia? " E disse: "No!". "Sei il Profeta?" E
rispose: " No! ". Gli dissero pertanto: " Chi sei, per
rendere conto a chi ci ha mandati? Cosa dici di te stesso? " Riprese:
"io sono la voce di colui che grida nel deserto: addirizzate la
via del Signore, siccome il profeta Isaia ha detto".
Malachia
aveva preannunziato, molti secoli prima, che il precursore di Cristo
sarebbe stato Elia. Quindi, Giovanni era l'atteso Elia.
Giustino
martire, morto nel 165, parla anch'egli dell'anima che torna in corpi
diversi, ma ritiene che non sia permesso ricordare le nostre precedenti
esperienze mentre siamo di nuovo in esilio, qui, lontano dalla dimora
celeste (come accadde a Giovanni il Battista). La frase di Giovanni
è però la conferma che egli sapeva di essere Elia ... " siccome
il profeta Isaia ha detto". Poi, la conferma finale assoluta, limpida,
la dette Gesù, e le parole di Lui sono veraci:
"Sì,
vi dico è più che profeta. Egli è colui del quale è scritto: Ecco, io
mando il mio messaggero davanti al tuo cospetto, che preparerà la via
dinanzi a te.
In
verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto alcuno maggiore
di Giovanni Battista; però il minimo nel regno dei cieli è maggiore
di lui.
Ora
dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli è preso
a forza ed i violenti se ne impadroniscono. Fino a Giovanni, difatti,
han profetato tutti i Profeti e la Legge. E, se volete capire, è lui
Elia che doveva venire. Chi ha orecchie, intenda".
Giovanni
fu arrestato nell'estate dell'anno 29.
L'esempio
di reincarnazione indicato dai Vangeli, ma rifiutato dagli esegeti cristiani
exoterici, malgrado l'evidenza delle affermazioni di Gesù, ha un significato
tutto particolare dopo la Trasfigurazione sul monte Thabor. Dopo questo
fenomeno, di cui furono testimoni Pietro, Giacomo e Giovanni, e nel
quale Mosè ed Elia a colloquio con Gesù splendevano come il sole, bianchi
come la luce. il divino Maestro, avvicinandosi, toccò i discepoli e
disse loro: " - Alzatevi, non abbiate paura. - Alzando allora gli
occhi, non videro nessun altro all'infuori di Gesù. Mentre discendevano
dalla montagna, Gesù ordinò loro: - Non parlate a nessuno della visione.
finché il Figlio dell'uomo sia risorto dai morti. - I discepoli gli
domandarono: - Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire
Elia? - Egli rispose: - Sì, Elia deve venire a rimettere tutto in ordine;
vi dico però che Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto, ma lo
hanno trattato come hanno voluto...-",,. Ed infatti lo avevano
già decapitato, come risulta dai capitoli precedenti del Vangelo di
Matteo.
Giovanni
il Battista negò di essere il Messia, ed in ciò ebbe ragione, ma l'aver
anche negato di essere un profeta, il profeta o Elia, in stridente contraddizione
con l'affermazione positiva del Cristo, può essere una smentita voluta,
un silenzio deliberato o il mancato ricordo, privilegio che Dio può
impedire a tempo e luogo. Noi non sappiamo se poi, dopo la nuova nascita,
nella trasfigurazione del Thabor, Giovanni, reincarnazione di Elia,
abbia avuto il ricordo totale delle sue passate esistenze, così come
avviene per i risvegliati. Una cosa è certa: il martirio, dopo aver
assolto la gigantesca missione di nunzio del Salvatore, è stato l'estinzione
di tutti i debiti che aveva assunto nella persona di Elia, quando sul
monte Carmelo si era macchiato di assassinio nei suoi slanci di fanatismo
religioso. Ricordiamo, infatti, che Elia aveva fatto decapitare i profeti
di Baal, dopo la sua vittoria contro il culto di quest'ultimo e la proclamazione
di Jahwè come Dio unico.
"Chi
di spada ferisce, di spada perisce" (Matteo, XXVI, 52): Gesù disse queste parole a Pietro, poiché
con la spada tentava di difenderlo. Giovanni Battista morì sotto la
spada del boia di Erode per proclamare e annunziare la presenza del
Messia, esaurendo un vecchio Karma, come direbbero i filosofi dell'India,
o con Cristo: "Ognuno raccoglierà ciò che ha seminato".
Nel
mondo cristiano, il già citato scrittore del 2° secolo San Giustino,
ispirato al platonismo e neoplatonismo, afferma (Dial. 4: PG 6, 481-84)
la preesistenza dell'anima, di cui essa non ha la coscienza, come nemmeno
ha coscienza delle vite successive che seguono l'attuale. Salvo aver
raggiunta l'Illuminazione.
Al
tempo di Cristo, nella zona in cui il Battista battezzava e Gesù faceva
i suoi ritiri spirituali, accanto al Mar Morto, vivevano circa 4000
eremiti e sacerdoti Esseni i quali credevano nella preesistenza delle
anime e nella reincarnazione e trasmigrazione. Essi erano cultori di
astrologia, medicina, praticanti la teurgia, ben conosciuti dallo storico
Flavio Giuseppe. Quest'ultimo visse fra la fine del 37 e l'inizio del
38 dopo Cristo; nato a Gerusalemme, discendente di sacerdoti che per
molte generazioni avevano tenuto in amministrazione il Tempio, fu egli
stesso formato spiritualmente secondo le norme rabbinico-talmudiche.
Sin
da giovane, dai 16 ai 19 anni, volle sperimentare la vita ascetica delle
tre tendenze principali del giudaismo di allora: Farisei, Sadducei ed
Esseni. Si recò a vita mistica nel deserto presso un eremita di nome
Bano, e vi rimase tre anni, praticando frequenti abluzioni, vitto e
vestito austero per la purezza ascetica. A 19 anni tornò in Gerusalemme
(Vita, 10-12), a far parte della vita pubblica, dopo aver aderito definitivamente
al partito dei Farisei. Nel 64, per la sua rinomanza nelle questioni
giuridiche e nel maneggio degli affari, come nelle argomentazioni teologiche,
fu mandato a Roma dalle autorità di Gerusalemme, per ottenere la libertà
di alcuni sacerdoti.
Ebbene,
questo importante e accreditato storico ed esegeta parla con convinzione
della reincarnazione, non solo perché l'aveva appresa dagli Esseni,
ma perché era una credenza diffusa nel popolo ebraico, per lo meno in
certi strati. Del resto anche oggi, se visitiamo la Palestina, troviamo
le sinagoghe con i rabbini kabbalisti che insegnano la dottrina della
reincarnazione, specialmente nella zona di Safed. Flavio Giuseppe espone
queste idee nel suo volume La guerra giudaica. Altre notizie sono date
da Filone d'Alessandria in De vita contemplativa.
Leggendo
Giobbe nel suo XIX
capitolo, si ha l'impressione che parli anch'egli di trasmigrazione
delle anime. Disperato per i propri guai, egli suppone di pagare uno
scotto di chissà quali crimini compiuti in precedenti esistenze. "Chi
mi darà che siano scritte le mie parole?... impresse in un libro con
stile di ferro e scolpite, rimangano in tavola di piombo, ovvero sulla
pietra con scalpello? Imperocché io so che vive il mio Redentore, che
in un nuovissimo giorno io risorgerò dalla terra. E di nuovo sarò rivestito
della mia pelle, e nella mia carne vedrò il mio Dio. Qui, lo vedrò,
io medesimo, e non un altro, e in lui fisserò io stesso i miei occhi;
questa è la speranza che nel mio cuore tengo riposta". Se vengono
confrontati i passi di
Luca, 11, 25-32, vi è di che supporre una reincarnazione di Giobbe
in Simone, al quale era stato predetto che prima di morire avrebbe visto
il Cristo di Dio. Dal Vangelo sappiamo che il vegliando Simone, dopo
aver veduto e tenuto tra le braccia Gesù bambino, esclamò: " Ora
muoio contento, poiché i miei occhi hanno veduto il Redentore".
Naturalmente
ci limitiamo a questi pochi indizi, ma le casistiche moderne di parapsicologia,
le testimonianze antiche ed attuali dell'India, sono tali e tante da
dare la certezza della verità espressa nella reincarnazione. Senza contare
che il presente scritto vuole introdurre nella tecnica per ricordare
le vite passate. Però è sempre interessante ricordare che i primi vescovi
della cristianità, quali Panteno ed il successore Clemente Alessandrino,
sostennero in segreto e negli scritti riservati ai pochi, questo fenomeno
così importante dell'evoluzione umana.
San
Gregorio Nisseno, fratello minore di Basilio di Cesarea, consacrato
nel 371 e mandato a reggere la diocesi di Nissa in Cappadocia, sostenne:
"è una necessità di natura per l'anima immortale essere guarita
e purificata, e quando questa guarigione non avviene in questa vita,
si opera nelle vite future e susseguenti " (Grande discorso catechetico,
tom. III).
Anche
San Girolamo, traduttore della Bibbia chiamata Volgata, fu per la trasmigrazione
delle anime, prima che voltasse le spalle ad Origene ed ai suoi discepoli,
impaurito dalla Chiesa Romana, nel 398. Il solitario di Betlemme (così
fu chiamato San Girolamo) aveva sempre condiviso l'opinione di Panteno,
Clemente ed Origene. Quest'ultimo, di cui avremo modo di occuparci per
motivi importanti, visse dal 185 in Alessandria d'Egitto al 253. Morì
martirizzato a Tiro, dopo atroci torture. In alcuni testi di Origene,
che ancora oggi, e in particolare fra gli ecclesiastici della Francia,
sono oggetto di studio, leggiamo passi come il seguente: "E allora
Dio fece il mondo attuale e legò per castigo l'anima al corpo ... Dio,
... punendo ciascuno in misura del proprio peccato, rese uno demone,
un altro anima, ed un altro angelo. Se così non fosse, se cioè le anime
non preesistessero, per quale motivo troveremmo ciechi tra neonati che
non hanno peccato e altri invece generati senza alcun male? È chiaro
che le anime hanno dei peccati precedenti, in rapporto ai quali ciascuno
riceve secondo il dovuto. Per castigo esse sono mandate quaggiù da Dio
a subirvi un primo giudizio".
Molti
sono i passi scritturali che si riferiscono all'insegnamento segreto
di Gesù sulla legge della reincarnazione: segreto nel senso che le parole
del Maestro sono comprensibili soltanto a chi "ha occhi per vedere
ed orecchi per udire". Uno di questi brani è quello di San Luca,
IX, 27: "Vi sono alcuni qui presenti che non gusteranno la
morte fino a che non abbiano veduto il regno di Dio". La morte
può gustarla solo l'iniziato, perché per questi è un transito da uno
stato di coscienza vincolato dalla materia ad uno stato libero nella
contemplazione della Luce; ma per chi non è Iniziato, alla morte seguirà
una nuova morte dolorosa.
Non
è tutto: nel Vangelo di San Giovanni,
cap. III, vi è un lungo discorso fra Gesù ed un uomo chiamato Nicodemo,
nobile giudeo, fariseo, membro del Sinedrio, ricco ed influente, divenuto
discepolo del Signore. Recatosi di notte ad intervistare Gesù, durante
la conversazione si sentì dire: "Nessuno può vedere il regno di
Dio se non nasce di nuovo". Gli dice Nicodemo: "Come può un
uomo nascere quando è già vecchio? Può, forse, entrare una seconda volta
nel seno di sua madre e nascere?" Rispose Gesù: "In verità,
in verità ti dico: nessuno, se non nasce da acqua e Spirito, può entrare
nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne è carne, ciò che è nato
dallo Spirito è Spirito. Non meravigliarti perché ti ho detto: - Dovete
nascere di nuovo -". Senza dubbio il commento si deve intendere
come rinascita iniziatica aiutata anche dal rito del battesimo svolto
in un certo modo... ma anche come ritorno in nuovi corpi, per completare
la purificazione. Il testo evangelico va interpretato come insegna Salomone
nei Proverbi, XXII, cioè secondo
il metodo morale, allegorico e anagogico.
Nella
Lettera ad Avito, San Girolamo sembra che abbia scritto: " Se noi
esaminiamo il caso di Esaù, vediamo che egli fu condannato a causa dei
suoi peccati di una cattiva vita precedente".
(...
... ...)