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Introduzione
ai Misteri Minori e Maggiori
(Brani
tratti dal quaderno)
(
)
Tempo
di tacere e tempo di parlare. - Il segreto iniziatico e la Disciplina
dell'Arcano
Nel
passato, le verità della Rivelazione e la loro interpretazione stavano
nascoste dietro ai Misteri, ed erano svelate soltanto nelle società
segrete e ai pochissimi fidati del Santuario. Poteva conoscerle chi
aveva sperimentato i diversi gradi dell'Iniziazione e promesso, con
un solenne giuramento, di osservare le Leggi dell'Ordine per tutta la
vita. Questa condizione era giusta. Per sua natura, il segreto iniziatico
non si può divulgare senza precauzioni, perché alla conoscenza si accede
solo con la selezione psico-spirituale dell'Iniziazione. Il silenzio
e il segreto presuppongono una Rivelazione o una Tradizione da custodire.
Il segreto inerente le cose dell'Iniziazione, incomunicabile alle masse,
resta incomunicato anche se il profano conosce tutti i dettagli dei
riti iniziatici, perché i riti fanno provare dei sentimenti, ma non
danno la conoscenza.
Sull'esempio
del passato, quando si ebbero le rivelazioni di Mosè e dì Ermete Trismegisto,
anche la rivelazione cristiana dei primi secoli fu suggellata dalla
legge del silenzio, secondo l'avvertimento di Gesù ai discepoli: "
Non date ciò che è santo ai cani, e non gettate le vostre perle dinanzi
ai porci, perché non le calpestino coi loro piedi e, rivoltandosi, vi
sbranino" (Matteo, 7:6). Parole veraci e sempre attuali!
Il
silenzio, oltre ad essere una difesa contro le profanazioni e le false
interpretazioni dei non illuminati, è una forza, e come tutte le forze
serve a rendere un movimento iniziatico più forte. Ma se il divulgare
una rivelazione divina ed i risultati di certe esperienze archeosofiche,
cioè i Misteri, è un'imprudenza per la possibile leggerezza di alcuni
seguaci, anche il silenzio ha i suoi aspetti negativi. Specialmente
oggi che l'umanità entra in una crisi acuta, certe verità non si possono
tenere ancora occultate, perché la salvezza di molti dipende proprio
dalla conoscenza di queste. Del resto, per diventare Iniziati e Figli
di Dio ci vuole tanta forza, tenacia e intelligenza, che la via alla
comprensione dei Misteri diventa, per taluni, una strada senza uscita.
Il
silenzio esagerato fa perdere la chiave della scienza dei Misteri. Diceva
Gesù agli Scribi e ai Farisei: "Avete usurpato la chiave della
scienza' e non siete entrati voi, e avete impedito quelli che vi entravano"
(Luca, XI, 52). Ora, dal tempo dei primi Apostoli, a forza
di tacere, siamo arrivati al mutismo assoluto in fatto di Misteri. Chi
sapeva è passato ad altra vita, colpito dalle persecuzioni o cedendo
alla vecchiaia, per cui della Tradizione integrale cristiana c'è rimasta
la scorza o il guscio di un seme sapienzale. La Gnosi, quella di Clemente
d'Alessandria, fu talmente filtrata da sparire del tutto. Perciò, gli
estremismi non sono mai costruttivi. La storia ecclesiastica può dirci
tanto.
Molte
cose noi sappiamo, ma francamente ci chiediamo, non senza perplessità:
quante orecchie sono pronte per ascoltarci? Quanti buoni intelletti
per comprenderci? L'Ecclesiaste dice che: "Per
ogni cosa c'è il suo momento e di ogni faccenda viene la sua ora sotto
il cielo... tempo di tacere e tempo di parlare" (3:1-7).
È oggi il tempo di parlare? Possiamo sviluppare il nostro programma?
In quanti apprezzeranno il nostro sacrificio?
La
Verità è una spada a due tagli, uno strumento prezioso nelle mani dei
buoni, ma un'arma pericolosa se utilizzata con spirito inevoluto e perverso.
Per questo il Messia parlava con parabole: "t attraverso diverse
parabole di questo genere che egli annunziava la parola nella misura
in cui essi erano capaci di comprenderla. Egli conversava sempre con
parabole, ma in privato spiegava ogni cosa ai suoi discepoli" (Marco, 4:3,34). Diceva: "
Ho molte cose da dirvi, ma voi non potete capirle al presente. Quando
il consolatore, lo spirito di verità sarà venuto, vi guiderà in tutta
la verità (Giovanni, 16:1213)". "Queste cose vi ho detto in
similitudini, ma apertamente vi farò conoscere il Padre" (Giov. 16:25). "Vi mando
come pecore in mezzo ai lupi. Siate prudenti come serpenti e semplici
come colombe"(Matteo, 10:16). Indubbiamente
il silenzio, in certi casi, è indispensabile. La Tradizione appartiene
a coloro che si devono salvare in conformità al Mistero della Predestinazione.
Nel
Trattato dello Spirito Santo, San Basilio il Grande, nell'anno 370,
scriveva del silenzio iniziatico: "Tacita e mistica tradizione
mantenutasi fino ai giorni nostri, e d'una istruzione segreta osservata
senza discutere dai nostri Padri, e che seguiamo attenendoci alla semplicità
del loro silenzio. Poiché avevamo appreso quanto necessario fosse il
silenzio per conservare il rispetto e la venerazione dovuti ai nostri
santi Misteri. E difatti, non si addiceva divulgare per scritto una
dottrina racchiudente in sé cose non lecite da contemplarsi per i catecumeni".
Ebbene, noi dobbiamo spiegare diverse cose, di quel poco che sappiamo,
ma alcune di queste non possono essere date in un quaderno di divulgazione
archeosofica; la "Disciplina dell'Arcano" suggerisce di svilupparne
taluni aspetti in una letteratura speciale, strettamente confidenziale.
Ed
ora, entriamo nel cuore dell'argomento per cui si giustifica il titolo
stesso del nostro quaderno: Introduzione ai Misteri Minori e Maggiori.
Cominceremo con la definizione dei termini "mistero" e "misteri".
(...
... ...)
Che
cosa sono i Misteri Minori e Maggiori
L'Iniziazione
è la ricezione di una forza spirituale arrivata da una persona qualificata,
e talora da Dio stesso, per cui il ricevente cambia natura ed entra,
con un rito speciale, nella Comunione degli Iniziati e nella Luce del
Creatore per ricevere sapienza, beatitudine e immortalità.
L'Iniziazione
antica aveva diversi gradi. I Misteri si dividevano in Minori e Maggiori.
Questa usanza poggiava su ben precisi motivi. Essa divenne caratteristica
del Cristianesimo esoterico, ed in special modo della scuola catechetica
in Alessandria d'Egitto, detta "Didaskaleion", I suoi maggiori
istruttori furono, dopo Panteno: Clemente Alessandrino e Origene. Tale
Scuola si sviluppò anche a Cesarea di Palestina con la compartecipazione
di Alessandro, Vescovo di Gerusalemme, Origene e Gregorio il Taumaturgo.
Nei
gradi inferiori dell'Iniziazione, l'insegnamento consisteva in una preparazione,
detta dei Piccoli Misteri, affinché il Neofita ottenesse la padronanza
in tre cose:
- Purificazione
fisica;
- Sintesi intellettuale;
- Percezione spirituale.
In
questa fase l'allievo veniva istruito nelle sette Arti e Scienze, dette
Liberali perché ritenute compatibili con la dignità dell'Uomo Libero.
Chiamate Trivio e Quadrivio, al primo appartenevano le discipline propedeutiche:
la Grammatica, la Logica e la Retorica; al secondo appartenevano: l'Aritmetica,
la Geometria, la Musica e l'Astronomia. I Maestri addestravano nello
studio della fisiologia e anatomia, nell'alchimia, nella storia dell'origine
dell'uomo, la sua costituzione occulta o metafisiologica, l'analisi
dell'anima e delle sue facoltà, gli stati della vita dopo la morte,
la reincarnazione. Insomma, niente era trascurato, oltre allo studio
delle Sacre Scritture e la pratica delle purificazioni giornaliere del
corpo e della coscienza. La mente era addestrata alla concentrazione
e meditazione, in vista di andare oltre i comuni stati della propria
coscienza.
Dal
momento che il discepolo dimostrava di aver acquisito le conoscenze
teoriche, era veramente avviato alla pratica, e solo allora gli era
possibile, separando il corpo fisico dai suoi princìpi energetici o
sottili, avere una conoscenza sperimentale dei mondi soprasensibili.
Ciò è provato dalla testimonianza di molti autori antichi: "Felice
colui che discende nella tomba così Iniziato -scriveva Pindaro- perché
conosce lo scopo della vita e il regno dato da Giove". Apuleio,
da parte sua: "lo mi avvicinai ai limiti del trapasso; calcai il
piede sulla soglia di Proserpina e ritornai passando attraverso tutti
gli elementi; nel mezzo della notte vidi brillare il sole in tutto il
suo abbagliante splendore; mi avvicinai agli dèi dell'inferno, agli
dèi del cielo, li vidi faccia a faccia, li adorai da vicino. Ecco tutto
ciò che posso dire" (Metamorfosi).
Platone,
nel Fedone, scrive: "Gli iniziati sono sicuri di andare in compagnia
degli Dei... Chi non è iniziato affonda nel fango e soltanto chi ha
percorso la vita mistica penetra nell'eternità". Nello stesso senso
possiamo capire le parole di Sofocle: "Beati quelli che entrano
nel regno delle ombre come Iniziati! Per essi in tal regno la vita,
per gli altri pene e miserie soltanto". Plotino, nelle Enneadi
descrive i risultati dell'estasi dell'Iniziato che vive la vita degli
Dei e degli uomini beati.
I
Misteri rivelano i segreti della Natura, dell'Universo, del grande piano
del Logos. L'Iniziato capiva che l'evoluzione cosmica e l'evoluzione
umana sono parallele, comprendeva che lo sviluppo dell'uomo ripete le
differenti fasi dell'evoluzione di tutto l'universo. L'Iniziato sapeva
che il Microcosmo è simile al Macrocosmo, e il ciclo dell'Iniziazione
riproduceva nelle dimensioni umane la grande serie dei cambiamenti cosmici
ai quali l'Astrologia iniziatica6 fa riferimento. Così alla fine del
ciclo dell'Iniziazione chi è decaduto e redento dalla Provvidenza e
dal suo sforzo personale, riguadagna lo stato primordiale di purezza
e conoscenza divine.
La
distinzione fra "piccoli Misteri" e "grandi Misteri "
risale all'esoterismo greco, ma in realtà si tratta sempre dello stesso
cammino percorso dall'uomo che vuole tornare a Dio, far parte del suo
Regno. Si tratta di stadi o gradi di una stessa Iniziazione progressiva.
I piccoli Misteri sono una preparazione a quelli grandi, poiché il fine
dei "piccoli" è solo una tappa della via iniziatica. I piccoli
Misteri sono la preparazione al Mistero della morte mistica e della
risurrezione.
Il
genio di Mosè, guidato dalla saggezza degli Egizi, tracciando il piano
della Genesi, ha già dato, nel mito
di Adamo ed Eva, del Paradiso terrestre e del dramma della caduta a
causa del famoso frutto dell'Albero della Scienza del Bene e del Male,
con l'intervento dei Kerubini armati di spada fiammeggiante a difesa
dell'Albero della Vita Iniziatica, ha già dato, dicevamo, la via per
andare ai "piccoli" e "grandi" Misteri. I piccoli
Misteri sintetizzano tutto ciò che si riferisce allo sviluppo, alla
perfezione dello stato umano preso nella sua integralità; tradizionalmente,
designano la restaurazione dello "stato primordiale". Generalmente
è a questo che mirano le varie scuole esoteriche, ed è già una grande
conquista, ma sarebbe un cammino a metà. Ben altro era e doveva essere
lo stato di Adamo-Eva, archetipo dell'Umanità.
Se
rileggiamo il passo mosaico della Genesi,
II, 16:17, capiremo meglio che cosa vuol dire: "Jahve Dio comandò
all'uomo: - Di tutti gli alberi del giardino puoi mangiare (il frutto),
ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare,
perché nel giorno in cui ne mangerai, dovrai certamente morire -".
L'Uomo Archetipico doveva quindi nutrirsi anche del frutto, del succo
dell'Albero della Vita. È qui il tema di fondo dei "grandi Misteri!
" Adamo doveva svilupparsi in una superumanità, essere come Dio,
identificarsi a Lui per volontà di Dio stesso, ma si tagliò fuori da
questa possibilità. Se i Misteri minori (piccoli) sono la restaurazione
dello "stato primordiale" o Edenico, ben altro possono fare
i "Misteri maggiori" (grandi), perché concernono la realizzazione
degli stati sopra-umani, prendono l'essere nel punto in cui era stato
lasciato dai "piccoli Misteri". I "grandi Misteri"
sono la presa di possesso degli stati superiori dell'essere: conoscenza
di ciò che è oltre la natura, conoscenza metafisica pura, immutabile
e una nella sua essenza, per il suo carattere archeosofico; una presa
di possesso di stati sopra-umani e dell'ordine della pura spiritualità,
abilmente descritta da Clemente Alessandrino in Stromata, V, 11 a proposito
dell'Iniziazione all'epoptato (stato di chi non ragiona più, ma contempla
Dio).
"Ecco,
l'uomo è diventato come uno di noi, conoscendo il bene e il male. Ed
ora non stenda la mano e non prenda anche dall'albero della vita, così
che ne mangi e viva in eterno!... Cacciò l'uomo, e a oriente del giardino
dell'Eden, fece dimorare i Cherubini e la fiamma della spada folgorante,
per custodire la via dell'Albero della Vita" (Genesi, III, 22 e 24).
Solo
dopo la discesa del Messia, il Figlio di Dio, è consentito al genere
umano di nutrirsi nuovamente di tutti i frutti degli alberi, compreso
quello della Vita, ma attraverso l'esperienza dell'Ascesi, dell'Iniziazione
progressiva e delle tappe denominate "misteri minori" e "misteri
maggiori".
Chi
può capire l'Apocalisse
di Giovanni, dopo essere passato per i quattro Evangeli, studiati
e vissuti, secondo un certo ordine esoterico, intravede i "grandi
Misteri".
Secondo
la Tradizione esoterica cristiana, il cammino d'accesso al Paradiso
terrestre e poi al Paradiso Celeste, si ottiene con le chiavi scritturali:
LUCA,
simbolizzato nel Toro, adatto per l'Uomo n° l.
MARCO,
raffigurato con un Leone alato, si riferisce all'Uomo n°2.
MATTEO,
indicato con un Uomo, si rivolge all'Uomo no 3.
GIOVANNI,
rappresentato con un'Aquila, riservato all'Uomo no 4.
L'Archeosofia
giudica l'uomo sotto diversi aspetti, e perciò lo cataloga come segue:
Uomo 1, 2, 3, considerato esteriore, contrapposto al tipo 4, 5, 6 o
7, che fa parte dell'Uomo interiore, Uomo nuovo.
Per
la Tradizione, l'Evangelo è un libro chiuso da sette suggelli. Con ciò
intendiamo dire che lo si deve studiare in sette tappe consecutive,
riprendendolo ogni volta dal principio alla fine con una nuova chiave.
I simboli di cui sopra sono le prime chiavi.
Con
l'Evangelo che corrisponde al proprio tipo, il cristiano scopre ad ogni
nuova letteratura la chiave per aprire la porta che lo farà entrare
nella tappa successiva. Naturalmente le prime comunità cristiane avrebbero
potuto fare un solo Evangelo, ma ne sono stati fatti quattro, chiamati
sinottici, concepiti ad arte per farli corrispondere ai diversi tipi
di condizioni evolutive dell'uomo. I primi tre Evangeli sono stati scritti
per l'uomo (e naturalmente per la donna) esteriore, cioè per l'1, 2
e 3. L'Evangelo secondo Giovanni va bene per l'Uomo 4, essendo più evoluto,
più aperto al divino. L'Apocalisse è indicata per il tipo di umanità
5, cioè un gradino avanti. L'Apocalisse è il messaggio, la rivelazione-limite,
esprimibile con parole. Essa è rivelata in simboli e immagini nel modo
più adatto per essere questi percepiti dal centro emotivo superiore,
ma è ovvio che essendo le percezioni del centro intellettuale superiore
di un ordine trascendentale, il linguaggio umano non può capire i messaggi
di questo piano della coscienza.
L'Apocalisse
potrà essere letta con utilità quando lo studioso passerà dallo stato
evolutivo 4 a quello 5. Voler capire l'Apocalisse di S. Giovanni con
i centri della Personalità è impresa vana.
I
"grandi Misteri" concernono la realizzazione degli stati sopra-umani,
e ad essi vuole condurre l'Archeosofia, prendendo il Discepolo nel suo
essere, laddove è stato condotto e lasciato dai "piccoli Misteri",
cioè al centro del dominio dell'individualità umana. I "grandi
Misteri" conducono l'essere al di là del dominio, alla liberazione
finale, all'Identità Suprema, attraverso gli stati sopra-individuali,
pur sempre condizionati, fino allo stato incondizionato della Suprema
Iniziazione, in conformità a quanto ha detto il Figlio di Dio: "...
io ho dato loro (agli Iniziati della Nuova Alleanza) la gloria che tu
hai dato a me, affinché siano una cosa sola, come noi siamo una cosa
sola, io in loro e tu in me, affinché siano perfezionati in unità, onde
il mondo conosca che tu mi mandasti e li amasti, come amasti me"
(Giovanni, 17:22-23).
Tutto ciò equivale al nutrirsi con il frutto dell'Albero della Vita.
Nel mito quest'Albero è la Sapienza personale di Dio (Proverbi,
3:18).
La
religione eleusina concepiva pure un grado supremo d'iniziazione, mediante
il quale l'uomo eminente superava la famiglia dei gerofanti e dei re,
e diveniva' l'eguale agli dèi. Teone di Smirne asseriva che in seguito
a tutte le iniziazioni, si giunge alla felicità suprema, mediante l'amicizia
degli dèi e la vita con gli dèi.
Nella
tradizione Islamica gli stati raggiunti con i "piccoli Misteri"
sono quelli dell'Uomo primordiale (elinsán el-qadim), mentre gli stati
conquistati con i "grandi Misteri" corrispondono all'Uomo
universale (el-insán el-kámil); due termini che rispettivamente rispondono
all'Uomo vero e Uomo trascendente del Taoismo.
Le
due fasi del processo iniziatico, caratterizzate dai già discussi piccoli
e grandi Misteri, richiamano il simbolismo geometrico, tracciato nel
quaderno di simbolica a proposito della Croce, e precisamente in merito
alla "realizzazione orizzontale" (piccoli Misteri) e alla
"realizzazione verticale" (grandi Misteri), la prima considerata
come base della seconda; la base, rappresentata nel simbolismo tradizionale
della terra, corrisponde al dominio umano, mentre la realizzazione sopra-umana
è indicata nella salita attraverso i cieli, corrispondenti agli stati
superiori dell'essere. Una ascensione, un viaggio celeste che è la conquista
attiva: conquista individuata anche da Dante Alighieri nel XX canto,
v. 94 del Paradiso, quando, riferendosi ai Vangeli, scrive:
"Regnum
coelorum violenza pate da caldo amore e da viva speranza che vince la
divina volontate".
Dante
ricorda un grande Mistero cristiano espresso dal passo di Matteo, XI, 12: "Il regno
dei cieli tollera d'essere forzato, e i violenti lo conquistano".
"... La Legge e i profeti sono stati fino a Giovanni; da quel tempo
il regno di Dio è evangelizzato, e ognuno vi entra per forza" (Luca,
XVI, 16). Il Poeta parafrasa il concetto, dicendo che l'ardente
amore dell'Iniziato, la sua viva speranza, vince la divina volontà;
non certo facendo uso d'una forza superiore, come capita quando l'uomo
prevale (sobranza) sull'uomo, ciò sarebbe assurdo, perché non vi è e
non vi può essere un uomo più forte di Dio, bensì vince la volontà di
Dio, perché vuole essere vinta. Altri passi confermano questa volontà
di Dio: "A chi vince darò di seder meco sul mio trono " (Apocalisse,
III, 2 1). Si osservi la differenza fra gli Iniziati ed i Mistici,
ma anche lo stretto rapporto fra la fase mistica e l'iniziatica, quali
aspetti di uno stesso cammino ascensionale.
Se
ritorniamo al simbolismo geometrico della Croce, la realizzazione orizzontale
è il presupposto di quella verticale. Il punto centrale della croce
è lo stato umano dal quale è possibile la comunicazione diretta con
gli stati superiori lungo l'asse verticale.
Le
Scritture additano il "Paradiso terrestre" quale tappa sulla
via che conduce oltre, al "Paradiso Celeste": la Celeste Gerusalemme.
I
piccoli Misteri, dal punto di vista tradizionale, comportano essenzialmente
il conoscere la natura, ma i grandi Misteri sono la conoscenza di ciò
che è oltre la natura. Per conoscenza, intendiamo quella tradizionale
che non è la conoscenza delle scienze moderne, da ritenersi profana.
Nel
riepilogare quanto abbiamo scritto fino a questo momento, le tappe dell'Iniziazione
comportano necessariamente una gerarchia variabile di gradi che, secondo
l'antica terminologia, si riassume nei piccoli e grandi Misteri e l'Adeptato.
Insomma, tre tappe di una Iniziazione completa. Una delle funzioni dei
piccoli Misteri è di mostrare al miste le leggi del divenire, che guidano
e comandano la cosmologia, e di ridare lo stato primordiale.
Scalini
preliminari, preparazione ai grandi, conquista puramente metafisica,
la preparazione dei piccoli Misteri è ovviamente fatta di riti di purificazione,
di viaggi, di prove, di morte, il cui scopo è ricondurre il "miste"
alla materia prima alchemica, alla semplicità del fanciullo, per essere
poi capace di ricevere l'illuminazione iniziatica. Le preformazioni
inarmoniche devono essere tutte eliminate perché la luce spirituale
operi liberamente. È, nel linguaggio della Kabbalah, la dissoluzione
delle scorze, nel gergo ermetico tale purificazione corrisponde allo
spogliamento dei metalli; metalli e scorze sono i residui psichici degli
stati anteriori di cui urge liberarsi completamente. Senza uscire dalla
Natura, le prime prove consentono all'Iniziato di sfuggire al dominio
sensibile. Con i piccoli Misteri, l'individuo è liberato nel suo spirito
dal tempo e dalla molteplicità, ma resta uomo nello stato Primordiale.
L'Uomo Primordiale costituisce, per il lavoro iniziatico, la finalità
e la sintesi dei regni della natura.
Ai
grandi Misteri erano riservati, e lo sono sempre, scopi spirituali precisi
e la realizzazione degli stati superiori informali, non condizionati
o condizionati, fino alla liberazione da questo mondo e l'unione con
il Principio dell'intera manifestazione: l'Uomo Universale degli esoterici
islamici. In definitiva, ciò che le tradizioni chiamano con nomi diversi:
identità suprema, visione beatifica, luce di gloria.
La
pretesa di comunicate con gli stati superiori si giustifica con una
presa di possesso di un tesoro interiore che virtualmente appartiene
a ogni individuo dotato. La rivelazione e l'ispirazione sono dei doni
corrispondenti che garantiscono l'esistenza di questi stati superiori.
Il terzo stato è dell'Adepto. Si verifica allorché lo stato virtuale
d'unione con la divinità si è fatto permanente. Questa permanenza presuppone
la Volontà di Dio che vuole l'identità con l'Uomo universale, perché
è scaturito dal suo Eterno Amore. Naturalmente, tutto questo comporta
un salto qualitativo nella natura stessa dell'Io, perché l'uomo da umano
deve diventare super-umano, per via di un processo di trasmutazione
intima.
(...
... ...)
I
Misteri Cristiani Minori e Maggiori - La
Morte Iniziatica e la Risurrezione
L'imitazione
del Cristo mette davanti al candidato alcune tappe iniziatiche durante
le quali, assistito dall'Istruttore e usando i mezzi dell'ascesi archeosofica,
deve realizzare. I Misteri saranno una cerimonia rituale, specifica
per ogni Mistero, nella quale si terranno da conto le regole della teurgia,
dei fenomeni astrologici (astrologia misterica), delle preliminari purificazioni
e, accanto alla rappresentazione drammaturgica, gli attori che partecipano
alle celebrazione del Mistero dovranno veramente vivere, sperimentare
la loro parte.
I
Misteri celebrati simbolicamente non cambiano la natura degli individui.
Né la mutano quei Misteri nei quali si tenta di influenzare la coscienza
con l'ipnotismo, come accadeva in epoche antiche nei santuari ai quali
si presentavano gli assassini soddisfatti di essere tali, le peccatrici
che non mutavano vita, oppure i tiranni che non intendevano sottoporsi
alla purificazione, prima e dopo il rito misterico.
I
Misteri cristiani sono molti: Mistero della nascita del Cristo, Mistero
della stella e dei re Magi o Epifania, Mistero del Battesimo, Mistero
della tentazione, Mistero della trasfigurazione, Mistero della lavanda
dei piedi, Mistero dell'istituzione eucaristica o ultima cena, Mistero
della flagellazione, Mistero della coronazione di spine, Mistero del
portare la croce, Mistero del Golgota, agonia e morte; Mistero della
discesa agli inferi, Mistero della Risurrezione, Mistero dell'Ascensione,
e tanti altri. Noi, però, in questo quaderno, accenneremo al Mistero
maggiore della Morte mistica o iniziatica, ma non esporremo i particolari
ritualistici secondo la teurgia, che sono affini a quelli della Messa.
L'esperienza
dell'agonia, del trapasso e della morte, ma in lucida coscienza, è una
grande nozione acquisita, quando si ha la forza di rientrare nell'equilibrio
della veglia. Essa è un'entrata temporanea nelle contrade dell'immediato
aldilà, nel così detto mondo eterico e astrale, o mondo dei fantasmi
e delle anime erranti; soggiorno transitorio di chi è deceduto, prima
di salire verso le regioni del mentale inferiore e del mentale superiore.
Questa esperienza è fra le più difficili e grandiose di tutta la catarsi
(purificazione); è pericolosa per chi non ha il cuore sano e il sistema
nervoso integro, o si avventura in un momento astrologico letale. I
medici e l'astrologo mistagoghi hanno la funzione e la responsabilità
di tali controlli, perché non si tratta di morire per sempre, ma per
tutta la durata del rito e per un massimo di tre giorni.
Nei
Misteri maggiori dell'antichità, è sempre stata celebrata la morte e
la risurrezione di un Dio, ma di rado con esperienza vera. A Eleusi
si celebrava una volta all'anno, ma nella forma solenne. Si effettuavano
pure, e in altri momenti dell'anno jerurgico (opera sacra, culto), queste
morti mistiche, perché erano intese a dare all'iniziato un'esperienza
decisiva per il destino della sua anima. Imitare in un tempio la morte
e la risurrezione di un Dio, significava conseguire la suprema iniziazione.
"Bisogna purificarsi al momento della morte come quando si è iniziati
ai Misteri, liberare la propria anima da ogni cattiva passione, calmarne
i trasporti, bandire l'invidia, l'odio e la collera, allo scopo di possedere
la saggezza quando si esce dal corpo". Sono parole di Porfirio;
questo filosofo e iniziato parla, nei suoi scritti, di due morti, la
morte naturale e la morte dell'iniziazione: " La morte è doppia:
l'una, conosciuta da tutti, ha luogo quando il corpo si distacca dall'anima;
l'altra, quella dei filosofi, quando l'anima si distacca dal corpo"
(Porfirio, Sententiae, 9).
In
Egitto e in Grecia, in Persia e in India, l'esperimento della morte
mistica sarà stato simbolico, ma deve aver avuto anche le sue reali
sperimentazioni. Sarebbe azzardato supporre una scenografia dei Misteri
con artifici meccanici per dare l'illusione della morte. Né le ricerche
archeologiche hanno offerto una minima testimonianza di meccanismi scenografici
per una drammaturgia di questo genere. Del resto l'autorità di Socrate,
Platone, Pitagora, Porfirio, Apuleio, Cicerone, Virgilio, ci sembra
una garanzia per ammettere, in certi casi, l'autenticità dell'esperimento.
Con
tutta probabilità, il miste doveva provare a morire fino ad un certo
punto, per esplorare l'aldilà e cimentarsi contro i terrori e lo sgomento
di chi affronta demoni, mostri, larve, anime perverse, per entrare dopo
nella sfera della luce. degli dèi e della beatitudine.
Fra
canti e musiche, processioni rituali che rappresentavano la trama del
mistero, l'iniziato veniva disteso nel sepolcro per morire come il dio
e risuscitare come il dio patrono dei Misteri, fosse esso Osiride o
altra divinità. Il mistagogo aiutava lo sperimentatore con l'ipnosi,
gli specchi magici, le fumigazioni e le bevande inebrianti all'Hashish
(canapa indiana), lo Stramonio, la Belladonna, la Cicuta, e con la compressione
di certe arterie del collo. Ovviamente si trattava di emozioni di morte,
quindi morte apparente. La morte mistica era una condizione per provare
a quale maturità della catarsi era arrivato il misto. Non è a caso che
Socrate teneva sempre presenti i Misteri, la purificazione e la morte
mistica.
Con
la purificazione si intendono diverse operazioni familiari allo Yogi
dell'India: dal controllo della respirazione al dominio del sistema
nervoso vagale, dall'astrazione dei sensi alla riduzione del ritmo cardiaco
e respiratorio e alla fermata di tali processi fisiologici e psichici,
quanto basta per arrivare alla soglia della morte. Tutto questo, dosando
il giuoco psico-fisico per non morire del tutto, e non solo, ma per
disporre l'organismo al risveglio o risurrezione predeterminata.
Con
ciò è chiaro che nella celebrazione della morte mistica, niente di reale
accade nelle confraternita esoteriche moderne che prendono le cose simbolicamente.
Ora, è fuor di dubbio che il ricorso alle piante e allo sostanze estatizzanti,
narcotiche o psichiche, è pericoloso e artificioso, per quanto importante.
Un rito simbolico della morte non può dare l'esperienza voluta. Rimane
lo sforzo personale e l'aiuto psichico di un istruttore medico per l'azione
del basso. Il resto lo deve fare Dio, se lo vuole.
Nel
Cristianesimo di massa, l'esperienza della morte iniziatica è simbolica,
ma vi è un Ordine iniziatico moderno, il Loto+Croce, che ritiene necessaria
la morte mistica, simbolica e reale ad un tempo. Per sfuggire alla morte
nell'eternità, occorre perpetuare con la memoria l'identità personale
nelle trasformazioni dell'esistenza. Morire iniziaticamente e risorgere,
consiste nel porre la propria coscienza, restando vivi e presenti a
sé, nelle condizioni in cui deve trovarsi la coscienza del defunto.
Sperimentare la morte vivendo in piena coscienza, presuppone diversi
fattori: 1) entrare in letargo corporalmente senza perdere coscienza,
uscire dal corpo con il doppio eterico, astrale e mentale per- visitare
i bassifondi dell'aldilà, proprio come un trapassato. Poi ancora, incontrarsi
con i defunti, il Guardiano della Soglia, mantenersi in costante contatto
interiore eucaristico con il Cristo, affrontare le prove dell'aldilà.
Quindi risalire di piano in piano, cioè di cielo in cielo, per arrivare
al terzo cielo e subirvi l'accoglienza dell'Iniziato visitatore; 2)
rientrare nel corpo, rianimandolo, nel pieno ricordo di quello che si
è sperimentato.
I
mezzi sono l'autoipnosi; la pressione con le dita sulle arterie del
collo e sui centri nervosi delle tempie. Rovesciare la lingua indietro
e fare un lungo respiro, fissando l'ora esatta del risveglio. Entro
pochi minuti si cade in stato di totale catalessi. La respirazione cessa,
la circolazione sanguigna si ferma, l'intero corpo diventa rigido. Tutto
questo non può essere tentato senza una lunga e preliminare preparazione.
La morte apparente dev'essere autentica, e la coscienza non dovrà essere
perduta, altrimenti si cade in un esperimento da fakiro, non da Iniziato.
Durante
il periodo medioevale, l'esperienza della morte iniziatica fu il tema
di numerosi monaci cattolici, che per sfuggire alla vigilanza e alla
persecuzione, e procedere in santa pace all'esercizio della morte cristiana,
si dettero al velo e al sotterfugio dell'alchimia. Nei trattati di questi
alchimisti la pietra filosofale, l'athanor, la Grande Opera, la sublimazione,
la quintessenza ecc. sono tutte espressioni che si devono intendere
in senso spirituale con al centro il grande Mistero della Morte iniziatica.
Lo spirito fu chiamato Solfo, la volontà divinizzata divenne il metallo
Oro, l'anima emotiva fu chiamata Mercurio, o Luna se purificata, l'Eros
prese il nome di Solfo Saturnio e Ammonico, e così avanti. La tecnica
della morte mistica è tutta esposta nei testi alchemici di ecclesiastici
quali Alberto Magno, Raimondo Lullo, Ruggero Bacone, Pernety, Basilio
Valentino, Abbate Constant (Eliphas Levi).
Nel
corso della morte mistica il discepolo è in preda al più grande dolore.
Egli ha veramente la sensazione di morire e di discendere nelle tenebre.
Queste si squarciano e gli appare una luce: la luce astrale. La sensazione
che produce è molto strana, perché non somiglia affatto alla luce del
sole. In essa si agitano le forme astrali con le loro insidie.
In
questo nuovo mondo, l'Iniziato deve cercare il punto di Luce che scaturisce
dalla Mente di Dio; deve scoprire e fissarsi nel punto di Amore entro
il cuore di Dio; deve trovare il punto di volontà di Dio. Certo, non
è impresa facile, perché l'impuro non può vedere Iddio, e se dovesse
riuscire nel suo esperimento, si troverebbe in un oceano in tempesta.
Ogni
anno il Venerdì Santo ricorda ai cristiani la Passione e Morte del Cristo
sulla croce. In questa ricorrenza, i buoni cristiani pregano in silenziosa
tristezza, seguono nella forma blanda le vie della penitenza, ma chi
non ignora come si celebrano i Misteri del Cristianesimo esoterico,
archeosofico, ha la possibilità di potersi spingere più oltre, cimentandosi
di spontanea volontà nel più difficile e grandioso esperimento al quale
un essere umano si possa esporre: le sofferenze del crocefisso agonizzante
che muore e risuscita al terzo giorno.
L'uomo
dal basso e la divina grazia dall'alto consentono una tale impresa,
quando l'asceta ha saputo conseguire il dominio del corpo fisico e dei
suoi corpi sottili alla stregua di uno yogi, di un alchimista e di un
santo. L'Iniziato deve sentire le spine della corona come trafittura
delle sue carni e della sua anima, la sete dell'acqua e di Dio, lo spasimo
delle membra trafitte dai chiodi, ma anche lo spasimo per l'immobilità
della coscienza. Poi, uscire dal corpo amando tutti, amici e nemici,
benedicendo tutti, perdonando tutti, per entrare nel mondo eterico,
astrale e mentale, legato sempre al corpo in catalessi, attraverso il
tenue filo d'argento senza farlo spezzare. Entrare e proseguire spingendosi
sempre più in alto, in quel cielo ove fu rapito San Paolo, per rientrare
volontariamente, deliberatamente nel proprio corpo nell'istante fissato
in precedenza.
Chi
riesce a tanto, ha la garanzia, nel giorno della sua definitiva disincarnazione,
di entrare nell'aldilà come a casa sua, per essere accolto come un Eroe
nel Regno dei Cieli.
Chi
si dedica a simili esperimenti senza il preliminare allenamento psico-fisico
e la perfetta purificazione morale, è un insensato o un folle.
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