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Il
libro cristiano dei morti
(Brani
tratti dal libro)
Lineamenti
di una teologia esoterica
La
trascendenza di Dio è il presupposto teologico di questa esposizione,
perché è una conseguenza necessaria della narrazione biblica
inerente la creazione ex nihilo. Questa è una delle caratteristiche
fondamentali della religione biblica; è l'affermazione categorica
che il mondo non è il riflesso di una realtà preesistente
o l'emanazione del divino o ancora l'estensione dell'essere divino,
imposto da una necessità naturale: Dio, ha scritto san Paolo,
"chiama ciò che non esiste come ciò che esiste"
(Romani, 4:17). Prima del fiat divino il mondo non esisteva, e non esistendo
il mondo non esisteva l'uomo. Il mondo e l'uomo hanno cominciato a esistere
per libera volontà creatrice di Dio, e si è avuta la nascita
di un ordine di grandezza che i Padri della Chiesa chiamano "tempo".
Le
"idee" che esistevano nell'Intelligenza divina prima della
creazione, le "idee" delle quali parlano i Padri, non avevano
che un carattere intenzionale e dinamico: l'apparizione dal nulla degli
esseri creati significa che questi esseri appartengono all'ordine "naturale",
creato dalla volontà di Dio e mantenuto all'esistenza da questa
unica volontà. Quindi esseri creati che appartengono a un ordine
d'esistenza essenzialmente differente da Dio. Fra l'ordine creato e
Dio non c'è "interdipendenza", ma c'è soltanto
una dipendenza integrale e totale della creatura nei confronti del Creatore.
L'Antico
Testamento, gli spirituali e i teologi cristiani parlano di questo abisso
fra l'assoluto e il relativo, l'Increato e le creature. Questo abisso
viene espresso nelle dottrine della "inconoscibilità"
dell'essenza divina e della "trascendenza".
Le
creature hanno una sola risorsa, quella di affermare che Dio non è,
ossia di poter conoscere che Egli non è assimilabile, paragonabile
ad alcuna immagine, a nessuna creatura, né alcuna parola può
esprimere il suo Essere. E' questo ciò che si chiama teologia
"negativa" o "apofatica" dei Padri dell'Oriente,
di san Gregorio di Nissa e di Dionigi l'Areopagita.
Ignoto
nella sua essenza, Dio si è gratuitamente rivelato come Padre,
Figlio e Spirito Santo: il Figlio si è fatto uomo e lo Spirito
è disceso sulla Chiesa. Il Dio ignoto trascendente si è
fatto il Dio vivente dei cristiani, il Dio che si rivela e agisce.
Da
qui il significato della dottrina ortodossa sulle azioni o divine energie,
distinte dall'essenza inconoscibile, secondo la formula teologica di
san Gregorio Palamas al XVI secolo.
La
posizione dell'uomo è, dopo queste premesse, ben chiara. Da una
parte il Dio trascendente, dall'altra il cosmo con gli uomini e tutto
quello che vi è, intesi come essenza mentale creata, mutabile
e nella quale regna la legge degli opposti, la dialettica del cosmo.
Essenza cosmica che non è l'essenza divina, dalla quale la volontà
creatrice di Dio ha fatto il corpo, le energie, l'eros, l'anima e lo
spirito di ogni uomo.
Ci
troviamo quindi davanti a una Realtà assoluta, trascendente,
increata che è Dio, e una realtà relativa, contingente,
creata o Spirito unico di cui tutti gli spiriti, in tutto il Cosmo,
sono dei punti di luce creata, dei punti di spirituale essenza, l'essenza
dello Spirito Unico di Adamo. Punti illusori, idee e pensieri prodotti
dallo Spirito che, se Dio volesse, potrebbero anche sparire nel nulla,
come dal nulla sono stati portati all'essere.
L'idea,
il pensiero e l'oggetto non si possono separare, e tutti e tre hanno
una sola origine nello spirito.
Jéhovah
pensò, volle e disse: "Sia la luce!" e la luce fu (Gen.
1:3). Se Dio cessa di volere l'Universo, non vi è più
Universo. E poiché l'Universo è fatto di pensiero, non
vi può essere niente di ciò che l'uomo chiama oggetti,
se questo pensiero dovesse cessare.
Lo
Spirito Unico è il fuoco cosmico della coscienza, è il
tutto nel tutto. Niente esiste nel cosmo all'infuori di lui, nessun
pensiero che non sia pensato, nessun sole, pianeta, fiore o granello
di sabbia indipendente da lui. Tutti gli stati di coscienza, quelli
della veglia, del sonno, dell'ipnosi, del momento della morte, dopo
la morte e dell'istante della rinascita, non sono -visti nella loro
essenza mentale- degli stati reali in quanto emanazioni illusorie dello
spirito.
La
tesi materialistica è falsa, la sostanza di per sé non
ha alcuna esistenza, tranne quella percepita dal gioco della coscienza
cosmica, e osservata dai sensi delle coscienze particolari microcosmiche
(gli uomini).
Un
pezzo di ferro è duro sia nello stato di sogno che in quello
di veglia, perché il ferro e la durezza sono dei concetti mentali.
Il nostro pianeta, l'intero sistema solare, non sono meno solidi, ignei,
gassosi e liquidi del mondo nello stato di sogno.
L'uomo
ha un corpo fisico, un eros, un'anima e uno spirito giusta la visione
antropologica della Chiesa d'Oriente e della Kabbalah, confermata dai
suoi Padri e dalle Scritture, ma si tratta sempre della stessa essenza
mentale o spirituale che a diversi livelli, per la volontà del
Dio trascendente, svolge attività collegate ma diverse. È
sempre una sola essenza che, illuminata dopo la purificazione dalla
Luce increata, definitivamente liberata dal ciclo delle rinascite, è
essenza spirituale che partecipa della vita divina in Cristo.
Prima
che il Figlio di Dio si inserisse nella Creazione come Luce degli uomini,
l'azione divina continua si era fatta sentire nella storia del popolo
eletto e di tutti i popoli del mondo in generale con la Rivelazione
progressiva. Dopo l'inserimento nella coscienza del mondo e nella natura
umana, deificata in Gesù Cristo, non è più il caso
di riconoscere la trascendenza e l'onnipotenza di Dio, ma di accettare
la salvezza accordata da Dio assimilando la vita divina che ci è
stata donata: "Dio è divenuto uomo, perché noi diveniamo
Dio". Deificazione generosamente donata all'uomo, che si compie
per l'aggregazione al Corpo di Cristo, ma pure per l'unzione che lo
Spirito Santo pone sopra ognuno di noi, come persona. Lo Spirito Santo
ha la funzione di farci comunicare tutti, nel corso dei secoli, di fase
in fase storica, dall'Ascensione alla Parusia, in una stessa e sola
umanità deificata da Gesù Cristo, Luce del Mondo: "Dio
ha inviato nei nostri cuori lo Spirito di suo Figlio che grida: Abba,
Padre!" (Galati, 4:6).
Il
senso patristico della trascendenza di Dio è intimamente legato
al carattere personalistico della teologia e della spiritualità
ortodossa: Dio, come Essenza unica, rimane inconoscibile, ma si rivela
come Trinità. Il pensiero dei Padri orientali, aderentissimo
alla Tradizione esoterica, afferma inoltre che il Dio della Bibbia è
conosciuto nella misura in cui è Dio agente, Dio vivente, Dio
al quale si rivolge la preghiera della Chiesa, Dio che ha inviato suo
Figlio per la salvezza del mondo. Pur consustanziale al Padre e al Figlio,
perché procedente dal Padre -unica Fonte della Deità-
lo Spirito Santo ha una esistenza ed una funzione personali nella vita
interiore di Dio e nell'economia della salvezza: pur compiendo l'unità
del genere umano nel Corpo del Cristo, dà a questa unità
un carattere di diversità, un carattere personale. Gli offici
della Chiesa ortodossa iniziano con una preghiera allo Spirito Santo
e il mistero eucaristico si compie per la sua invocazione.
Dal
peccato di Adamo, primo punto o centro di vita spirituale del nostro
cosmo di essenza creata, era partita la corruzione ereditaria e cosmica
di tutti i punti di coscienza individualizzata (gli uomini), dalla rivolta
contro Dio era partita la sottomissione alla morte e al giuoco incessante
del mondo fenomenico. Ma la vera Vita, quella che proviene da Dio, fu
comunicata al corpo adamico o collettivo; la vera Vita che, pur assolutamente
inconoscibile e trascendente, si è fatta rivelabile da Gesù
Cristo "nel quale abita corporalmente tutta la Pienezza della Divinità"
(Col. 2:9).
Indubbiamente
la materia prima con la quale Dio creò l'anima di Adamo, l'uomo
collettivo, è la stessa materia prima o essenza creata dal nulla
dalla quale Dio ha creato le altre anime, e questa è adamica
essenza che trasmette agli altri uomini l'ereditarietà del peccato
originale.
Senza
perdere di vista lo scopo di questa esposizione che mira a illustrare
il Libro Cristiano dei Morti, dirò che il lavoro iniziato in
vita dal credente cristiano per aderire perfettamente alla divina presenza
del Cristo in noi, deve continuare dopo la morte. Si tratta del lavaggio
della coscienza da tutte le immagini e contenuti terreni; vera attuazione
della nudità e liberazione della coscienza adamica, divenuta
personale nel singolo individuo, per unirsi veramente al Cristo e farsi
luce nella Luce.
Il
lavoro è quello indicato dall'ascetica e dalla teologia mistica
esoterica, da continuarsi senza perdere coscienza nella drammatica esperienza
del trapasso.
(…
… …)
Punti
di vista sull'aldilà secondo i tre "libri dei morti":
Egizio, Tibetano (Bardo Thodol) e Cristiano.
Gli
storici della religione hanno risvegliato l'attenzione su due testi
antichissimi, redatti per guidare l'anima di un defunto nel viaggio
ultraterreno. Si tratta del Libro egiziano dei morti e del Bardo Thodol
o Libro tibetano dei morti. Del terzo, il Libro Cristiano dei Morti,
redatto dal fondatore di "Archeosofica", gli esegeti se ne
occuperanno nel tempo.
Il
testo tibetano è stato paragonato dagli studiosi a quello egiziano
per talune singolari somiglianze, e ad alcuni insegnamenti sapienziali
ellenici, massimamente quelli di Plutarco di Cheronea (Beozia), filosofo,
storiografo e sacerdote delfico di grande talento.
In
De facie in orbe lunae, Plutarco dice che nella vita umana vi sono due
tipi di morte: una prima morte avviene sulla terra, la cui dea e regina
è Demetra. A tale morte sopravvive nell'aldilà il complesso
anima-spirito, intendendosi per "anima", secondo Plutarco,
l'insieme delle facoltà psichiche, istintive, affettive, gli
impulsi, i ricordi, ecc., e per "spirito" il principio sovrannaturale
della personalità.
Nella
vita ordinaria lo "spirito" affiora di rado, sicché
è noto all'uomo di avere una sua anima, ma quasi ignora che cosa
è lo spirito. Plutarco dice pure che il complesso anima-spirito,
in una fase successiva alla morte corporea, si dissocia, e questa è
la "seconda morte" che avverrebbe non sulla terra come il
corpo, ma nella Luna e nel dominio della dea Proserpina. L'anima, distaccandosi
dallo spirito che è il principio più alto dell'essere,
sarebbe riassorbita dalla sostanza vitale cosmica. Questa sostanza fa
parte del circolo della generazione, è la radice mai esaurita
delle esistenze caduche.
Plutarco
ignorò il Cristianesimo, benché alcuni concetti di questo
filosofo abbiano degli accostamenti con la nostra tradizione giudaico-cristiana.
La
nozione della "seconda morte" alla quale fa allusione Plutarco,
era nota nell'antico Egitto fra i teologi dei Faraoni; la stessa verità
fu predicata dal Messia Gesù il Cristo, e nell'Apocalisse (20,
6) san Giovanni ne ebbe la conferma.
I
Vangeli insistono sul destino dei reprobi ai quali spetta questa "seconda
morte" nella gehenna, luogo di supplizio, di fuoco, putrefazione,
rifiuto, fossa ardente. La gehenna o inferno era una località
desolata a sud-ovest delle porte di Gerusalemme, dove si gettavano i
rifiuti della città, i cadaveri da bruciare, tristemente famosa
fin dal tempo di Ezechia per il culto di Moloch, e dove vi si bruciavano
i bambini sgozzati per il sacrificio agli idoli. Perciò rimase
come allegoria per indicare lo stato e il punto cosmico di raccolta
delle anime perdute; allusione al possibile fallimento della sopravvivenza
nell'oltretomba per taluni individui, dopo un più o meno lungo
pernottare nell'aldilà la cui conclusione era il dissolversi
e il riassorbimento dell'anima, niente restando dell'essere personale
cosciente. Essere gettato nella gehenna significava un effettivo estinguersi
come essere umano.
Nell'antico
insegnamento tradizionale indù si parla di "due vie",
lo sfuggire o il cadere nella seconda morte.
L'estinzione
della sostanza vitale cosmica è, al dire di Plutarco, il caso
di coloro che vissero attaccati alla materialità, si identificarono
con la vita degli istinti, delle passioni, senza mai alzare gli occhi
in alto, senza mai "svegliarsi". La classica concezione dell'Ade,
luogo adibito alla sopravvivenza delle "ombre", si può
allacciare a questo modo di vedere.
La
"seconda morte" nel pensiero iniziatico significava per alcune
personalità la liberazione, nel senso che lo svincolarsi dell'anima
(dono la morte corporale) diveniva la condizione per una effettiva trasfigurazione
immortalante, un "andare oltre", un "rinascere dall'alto"
con l'integrazione dello "spirito". E Plutarco chiamava coloro
che partecipavano a tale glorioso destino "i vincitori", che
meritano ed hanno diritto alla "corona degli iniziati e dei trionfatori".
Nei
testi orientali del Libro tibetano dei morti le prospettive dell'aldilà
si presentano più complesse, perché in essi sono richiesti
all'anima determinati atteggiamenti e determinate azioni e reazioni.
Se nei processi di cui parla Plutarco lo svolgimento per la vittoria
dello spirito è quasi automatico, nel Bardo Thodol viene superato,
almeno così sembra. Infatti si dà risalto alla capacità
yogica di dissolvere il giuoco fantasmagorico delle visioni e apparizioni
che, secondo i tibetani, sono solo proiezioni o contenuti degli strati
più inconsci e profondi del proprie essere, incatenati pure all'una
o all'altra potenza del Cosmo. Una capacità di questa forza sviluppata
in precedenti esercizi yoga, quando l'individuo era in vita, e ricordati
dal lama lettore funerario all'anima del morto, determinerebbe una varietà
di destini. Naturalmente con la possibilità di beneficiare della
più alta ricompensa, cioè di una liberazione realmente
immortalante, corrispondente all'istante in cui, dopo la morte, all'anima
si rivela la "pura chiara Luce" nella sua trascendenza; tutto
alle dipendenze del suo intrepido e attivo riuscire a identificarsi
con questa "Luce".
Secondo
lo schema salvifico di Plutarco, ciò equivarrebbe a quello sforzo
personale e iniziatico che consente di integrarsi allo "spirito"
nella sua genuina origine nell'istante in cui lo "spirito"
si scioglie dal complesso "anima" o, con altre parole, nel
momento in cui tale complesso cessa di offrirgli una pedana di lancio,
ma anche un'ultima zavorra.
Il
Libro egiziano dei morti indica delle istruzioni per far sfuggire il
defunto alla "seconda morte", cioè la definitiva separazione
o dissociazione dell'anima dallo spirito, e le conseguenze disgregative
per l'anima; il metodo di questo libro consiste nel ricorrere a formule,
cioè parole magiche e scongiuri, fornite come viatico al defunto
dalla guida funeraria, che legge i capitoli del lungo rotolo di papiro.
Mettendo poi nella tomba il Libro con la mummia, gli egizi credevano
(naturalmente migliaia di anni or sono) di fornire più che un
talismano, un formulario che doveva leggere il defunto nei pericoli
demoniaci dell'aldilà, affermando così il suo spirito
solare.
Le
concezioni cristiane, per chi non è materialista, comportano
la certezza dell'immortalità per qualsiasi anima quale suo attributo
connaturato conferito dal Creatore. L'immortalità in senso autocosciente
è dovuta alla imitazione di Cristo che si è unito all'anima
di ognuno: per essere esatti, si è innestato nello spirito dei
cristiani con la sua incarnazione e dandoci il sigillo del battesimo.
L'aldilà per la Chiesa viene considerato un processo automatico,
nel senso che il passaggio al purgatorio, al paradiso o all'inferno
dipende dalla moralità religiosa vissuta in vita. Anche il Cristianesimo
parla di due morti, quella del corpo con la fuga dell'anima nelle destinazioni
meritate nell'aldilà, e la "seconda morte" dei reprobi,
i non ricuperabili.
Vi
è pure la promessa della prima risurrezione dopo la morte fisica
e la seconda risurrezione alla fine dei tempi, quando avverrà
il Giudizio finale. Il defunto è accudito dall'amore materno
della Chiesa, degli amici e dei parenti che pregano per lui. I Sacramenti
e l'assistenza liturgica nell'agonia e dopo la morte sono una massiccia
forza telepatica di fede, speranza e carità in suffragio al guadagno
del Paradiso per questa creatura che entra nell'Eternità.
L'Archeosofia
con il suo Libro Cristiano dei Morti, oltre a dare una base dottrinale
positiva sulla vita postuma, offre i mezzi ascetici di preparazione
per conseguire l'immortalità felice e la "corona della vittoria"
sottraendo il cristiano al pericolo della "seconda morte"
decretata dalle Scritture per il Giudizio Universale; ma viene in soccorso
anche a coloro che potrebbero soccombere già alla seconda morte
immediata senza attendere la fine dei tempi. Questo concetto potrebbe
riportarci all'antica opinione di Plutarco e delle scuole misteriche,
già enunciata brevemente: il disincarnato, dopo un vagare e un
espiare nell'aldilà, subirebbe una seconda morte, la separazione
dello spirito dall'anima, che verrebbero riassorbiti ognuno dal proprio
elemento, scomparendo così la personalità del defunto.
Cerchiamone gli indizi nel Nuovo Testamento e, perché no, anche
nell'Antico.
La
rivelazione secondo Ezechiele dice: "L'anima che pecca è
Lei che morrà" (Ez. 18, 4). Gesù afferma qualche
cosa di più: "Non temete coloro che uccidono il corpo, ma
non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può
fare perdere l'anima e il corpo nella Geenna" (Mt. 10, 28). Il
Cristo non ha detto Sheol o Ade, ma Geenna, che sono due allusioni diverse.
Nell'Ade o Sheol l'anima sopravvive con lo spirito, ma nella geenna
l'anima mutilata dello spirito è destinata alla distruzione.
L'avvertimento
del Salvatore non si riferisce al tempo futuro del Giudizio Universale,
ma indubbiamente intende riferirsi alla "seconda morte" non
escatologica e perciò immediata. Il concetto di separazione fra
anima e spirito è espresso da san Paolo nella lettera agli Ebrei
quando scrive: "... la parola di Dio è... più affilata
di una spada a due tagli, penetrante fino a dividere anima e spirito..."
(Ebr. 4, 12).
La
lettura del Libro Cristiano dei Morti a scopo di studio per chi è
a conoscenza delle tradizioni egizie e tibetane, costituisce una informazione
sulle visioni utopistiche di queste genti, anche se esse hanno dato
un notevole contributo alla ricerca della verità sul post mortem.
Intendo
dire che le loro concezioni di vincere la morte nell'aldilà sono
in gran parte illusorio, perché la legge del Karma (induisticamente)
o di giustizia o contrappasso o, di causa ed effetto, che poggia sulla
morale assoluta, non si inganna. La truffa con Iddio che scruta i cuori
(Sal. 17, 3) è speranza vana. Se bastasse al malfattore, allo
spergiuro, al fornicatore atteggiarsi nell'aldilà a mago onnipotente
per essere assolto dai peccati ed entrare nella Luce divina, allora
tutti i codici di morale si potrebbero gettare nel fuoco.
Fra
le madornalità dei testi funerari egizi e tibetani non manca
l'atteggiamento titanico di ritenersi Dio, negando la realtà
degli dèi, esercitando un illusorio abuso di potere spirituale.
E questo falso e assurdo modo di vedere, egizio e tibetano, fece scrivere
a un autore di Ermetismo e Tantrismo, assai a digiuno di Cristianesimo,
che a Eleusi si poteva egregiamente sostenere che un bandito o malfattore,
se iniziato ai Misteri, poteva partecipare all'immortalità e
alla beatitudine che comporta la vittoria sulla "seconda morte",
mentre un Epaminonda o un Agesilao, non iniziati, sarebbero andati a
finire dopo la morte nell'immondezzaio dei comuni mortali o la biblica
Geenna. La logica illogica di quell'autore lo portò a dire che
il bandito, Epaminonda ed Agesilao, se ci fossero oggi e dovessero essere
sottoposti ad una scarica elettrica. ad :alta tensione, resterebbero
fulminati tutti e tre, indipendentemente dalla virtù o dal vizio.
Una
trovata che non saprei dire come abbia potuto essere formulata, dal
momento che la materia organica di un corpo umano, di virtuoso o no,
è ugualmente soggetta alle leggi della fisica di cui i fenomeni
elettrici fanno parte. Ma l'individuo vero, quello che Plutarco riteneva
giustamente composto di corpo, anima e spirito, è soggetto ad
altre leggi, diciamo metafisiche, per cui la folgorazione animica e
la sua seconda morte sono valide solo per l'immorale irriducibile che
vuole ignorare i diritti di Dio o non li considera neppure. Per l'altro,
per il puro di cuore, il giusto, l'innamorato di Dio, non vi sono scariche
distruttive metafisiche, ma la vita eterna nel Regno di Dio.
È
naturale che con questi ragionamenti non intendo fare una demolizione
dei metodi di "risveglio" e rigenerazione animica derivati
dall'Ermetismo, dall'Alchimia e dallo Yoga. Assolutamente no! Anche
queste vie hanno del buono da utilizzare, purché non siano percorse
in assoluto. Di esse si deve prendere ciò che serve ed è
coerente con la via del Cristo, anche se già all'inizio della
missione del Salvatore questi metodi erano il patrimonio comune di molti
santi Padri e asceti della Chiesa nascente, ed essendo parzialmente
arrivati fino a noi, Archeosofica li ha riscoperti.
Quando
però sento che i giovani in generale non si curano di analizzare
l'insegnamento cristiano e si avviano verso i falsi profeti di dottrine
inconsistenti, ne rimango addolorato: cercare la salvezza fuori di Cristo
è la più grande sciagura che possa capitare a un essere
umano.
(…
… …)
Reincarnazione
e redenzione a opera del Cristo
L'idea
che l'anima, dopo la morte, possa informare altri corpi umani è
antica quanto l'uomo. Si tratta di una intuizione, di una deduzione
logica, corroborata da prove concrete fornite da alcuni individui dotati
di ricordo di passate vite ed anche in possesso di facoltà paranormali
di scandaglio nell'aldilà. Oltre agli antichi Egiziani ed agli
antichi e attuali Indiani, vi sono le testimonianze di personaggi quali
Buddha, Pitagora, Platone, Orfeo, Proclo, Plotino, Ovidio. Ma queste
non sono cose nuove, e perciò preferisco sviluppare questo tema
in seno al Cristianesimo delle origini e nei confronti dell'opera di
salvazione operata da Gesù Cristo.
Questo
argomento è importante, perché non contrasta il Mistero
della venuta di Cristo, che affronta il dolore fino al martirio sulla
croce per liberare l'uomo dalla schiavitù del male e del peccato.
La reincarnazione c'era prima che Gesù compisse la Redenzione
con la vita, la passione, la morte e la sua gloriosa Resurrezione; la
reincarnazione c'è anche oggi, dopo questo riscatto, e ciò
non contrasta né con la bontà né con la giustizia
di Dio Padre e la Redenzione del Figlio.
Gli
uomini, l'intera umanità, avrebbero potuto non più espiare
con il passaggio dell'anima da uno ad un altro corpo umano se avessero
aderito a Cristo subito, appena nati e in condizione di ragione, per
mezzo della libera fede e della grazia, fonte di energie nuove per una
nuova vita. Ma l'umanità non ha aderito al messaggio, eccetto
gli "eletti" e qualche nuovo iscritto al "libro della
vita".
La
massa dei cristiani si dice cristiana, ma non ha ancora vissuto il messaggio
evangelico, se non in teoria, e perciò l'esperienza della reincarnazione
continua, sia pure in condizioni diverse dal passato, perché
ogni battezzato porta l'impronta della grazia che prima non aveva. Il
cristiano, come già fu detto nel primo Quaderno di Archeosofia,
è un "Cristoforo", cioè portatore di Cristo,
perché il Cristo si è innestato come un divino tralcio
nell'albero selvatico dell'umanità. Il sangue di Cristo ha bagnato
il Golgotha, la terra ha la compresenza di Cristo, e questo è
la certezza che fino all'ultimo giorno di vita del nostro pianeta terra
il Figlio di Dio sarà presente per spronare, assistere quelli
che vanno e quelli che vengono, cioè i reincarnati.
La
questione reincarnazionistica è stata ampiamente sviluppata in
un altro Quaderno di Archeosofia, perciò la sfioreremo attenendoci
a ciò che importa per chiarire la perfetta coerenza fra la legge
dei ritorni ciclici delle anime nei corpi e la redenzione donata da
Cristo. È importante notare che solo molto tempo dopo la morte
del Salvatore, a partire dal terzo secolo, cominciò a farsi sentire
la necessità di tacere su certe cose, fra cui la dottrina della
reincarnazione, quando iniziò l'intrusione delle masse non preparate,
non evolute, e nacque la "disciplina dell'arcano".
Della
reincarnazione parla qualche scrittore ispirato, e fra questi S. Giustino
(Dial. 4) e Clemente Alessandrino nel trattato in 8 libri Ipotiposi,
andato perduto. Lo stesso autore fa cauti accenni in Stromata IV, 26,
Quis dives salvetur 3, 26, 33, 36, Stromata III, 3, Stromata IV, 4.
Origene collega la reincarnazione con la preesistenza delle anime in
De Principiis II, 4.
La
Chiesa exoterica considera la reincarnazione assurda per i seguenti
motivi:
- psicologicamente,
perché distruggerebbe o trascurerebbe l'unità dell'individuo
umano e la sua personalità fondata, a dire dei teologi, sull'unione
sostanziale di quest'anima con questo corpo; e anche perché
non sarebbe rispettata la debita proporzione tra la forma e la materia.
Ma se così fosse, dovremmo negare l'insegnamento dei Profeti,
degli Esseni, dei Kabbalisti che, oltre a indicare il corpo fisico
penetrato, informato da Nefesh, Ruah e Neshamah (ciò che noi
abbiamo chiamato: spirito, anima emotiva e anima erosdinamica), parlano
di Ghilgùl (in ebraico = reincarnazione). L'anima, per gli
archeosofi, non è immateriale, ma fatta di materia intelligibile
e quindi aderisce per attrazione ad un corpo adatto.
- moralmente, perché
pervertirebbe il senso dell'espiazione, in quanto esige dal colpevole
il riconoscimento della colpa da espiare.
Noi
pensiamo che nessun pervertimento è possibile. Il tremendo determiniamo
e l'inesorabile predestinazione delle Sacre Scritture, senza il lume
e la giustificazione delle colpe commesse in precedenti vite, al presente
scontate in vista di guadagnarsi una redenzione, sarebbe una crudele
e ingiusta deliberazione da parte di un Dio giusto, intelligente e buono.
Il
Cristianesimo exoterico insiste pure sul fatto che l'anima che passa
di corpo in corpo, secondo la teoria della reincarnazione, non ricorda
le sue colpe passate né di essere in qualche modo vissuta. Quest'amnesia
resta inesplicabile. Ciò è infondato perché, a
parte il fatto che molte persone autorevoli e serie hanno testimoniato
e scritto di aver avuto dei ricordi di precedenti vite, con ritrovamento
di oggetti e di luoghi, l'amnesia si verifica anche per le cose di questa
vita. Chi ricorda ciò che mangiò, scrisse o disse cinque,
dieci, venti anni prima? Eppure questa persona ha vissuto in quel tempo,
ha pensato e agito. Quindi la questione dell'amnesia non regge, perché
per assurdo si potrebbe obiettare: se non ricordate ciò che avete
fatto la prima domenica di settembre di dieci anni fa, vuol dire che
non esistevate al quel tempo. Il che sarebbe una risposta illogica.
Diciamo piuttosto che il ricordo delle precedenti vite poggia su di
un tipo di memoria particolare, sopita ma che può essere risvegliata
secondo le leggi di psicologia occulta, da noi spiegate offrendo agli
studiosi i metodi pratici per operare tale risveglio mnemonico.
Il
Cristianesimo exoterico sostiene che la metemsomatosi (reincarnazione)
non è conciliabile con la dottrina cattolica che insegna, oltre
all'unità sostanziale e personale dell'uomo, il passaggio dell'anima
al tribunale di Dio subito dopo la morte, ove sarà giudicata
secondo le sue opere e i suoi pensieri buoni o cattivi, e in conformità
a questo giudizio assolta o condannata, immediatamente. Ma l'unità
sostanziale non esclude la pluralità delle forme sostenuta da
S. Agostino e da S. Bonaventura con i loro compagni e discepoli, e la
concezione antica dei Padri, san Paolo compreso, secondo la quale l'uomo
non è solo corpo e anima, ma corpo, anima e spirito. E noi aggiungiamo
anche l'eros.
Il
giudizio e la condanna al purgatorio e all'inferno, se sono meritati,
non consistono solo nel travaglio nell'aldilà, ma anche nell'aldiquà,
perché la vita è come un tessuto del quale non si capisce
quale sia il lato diritto e quale il rovescio. Chi può dire qual'è
l'aldilà? Per i morti l'aldilà è il nostro mondo,
per noi vivi l'aldilà è il loro mondo.
Legge
del contrappasso
Nell'epistola
ai Galati, san Paolo enuncia la legge di causa ed effetto, che Dante
chiama del contrappasso e gli Indiani karma. L'Apostolo così
esprime la sua convinzione: "Non vi ingannate: Dio non si lascia
burlare. Ciò che uno avrà seminato quello ancora mieterà,
perché chi semina nella sua carne dalla carne mieterà
corruzione, mentre chi semina nello spirito dallo spirito mieterà
vita eterna. Non ci stanchiamo poi di fare il bene; a suo tempo, infatti,
mieteremo, se non ci rilassiamo. Dunque, finché abbiamo tempo,
operiamo il bene verso tutti, ma specialmente verso quelli che ci sono
congiunti nella fede" (Lettera ai Galati, 6:7-710).
Con
tale affermazione può sembrare escluso il concetto di grazia
e di perdono per la salvazione, mentre si dimostra la legge inesorabile
con la quale nessuno può sfuggire alla conseguenza inevitabile
dell'azione dannosa al prossimo. Ma la grazia c'è e consiste
nel poter rimediare con un'azione controbilanciante e, rimettersi sul
cammino senza debiti, così come la grazia si esplica nella forza.
che. Iddio concede per affrontare e superare le prove. Ciò è
detto: "Non temere nulla delle cose che tu soffrirai; ecco accadrà
che il Diavolo caccerà alcuni di voi in prigione acciocchè
siati provati; e voi avrete dieci giorni di tribolazioni; sii fedele
infino alla morte, ed io ti darò la corona della vita. Chi ha
orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese: Chi vince
non sarà per niente offeso dalla morte seconda" (Apocalisse
2: 10-11 ).
La
legge del contrappasso o del karma è pure indicata da Gesù
quando, mentre stavano per arrestarlo, Pietro estrasse la spada per
difenderlo: "Rimetti la tua spada al suo posto, poiché tutti
coloro che prendono la spada, di spada periranno" (Matteo, 26-28).
E ancora, in altra circostanza: "Mettiti d'accordo con il tuo avversario
finché sei con lui in cammino, affinché l'avversario non
ti consegni al giudice e il giudice al ministro e tu sia messo in carcere.
In verità ti dico, non ne uscirai, fino a quando non avrai pagato
l'ultimo quattrino" (Matteo, 5:25-26).
(…
… …)
L'angosciosa
lotta contro la morte fisica
L'uomo
che lotta per non morire si presenta alla soglia dell'aldilà
in uno stato penosissimo di angoscia, le cui conseguenze sono i terrori
che lo schiacceranno. E' disastroso mettersi contro la morte fino all'ultimo
respiro. L'individuo si aggrappa alla vita senza risolvere nulla formandosi
da solo un avvenire di tormenti. La paura toglie all'anima tutto il
suo sangue freddo, tutto il coraggio, e la priva della calma indispensabile
per superare le prove. Per le persone che hanno una paura patologica
della morte è necessaria la buona lettura, durante la vita e
le malattie, di libri sulla preparazione al distacco ed alla buona morte.
La
lotta disperata per conservare la vita ha effetti deleteri, perché
il morto si troverà in una rete di pensieri creati da lui stesso,
nei quali si rispecchiano le sue angosciose speranze orientate verso
la vita terrena dalla quale proviene, e non verso la vita celeste nella
Comunione dei Santi. Il defunto, illudendosi di essere ancora vivo,
dopo il trapasso tenta ancora di guarire il corpo fisico. Poi dopo breve
tempo, variabile da alcuni giorni ad alcune settimane, avviene la decomposizione
del corpo fisico ed insieme alla putrefazione, con un ritardo non indifferente,
si ha la rottura definitiva del cordone d'argento. Il doppio fluidico
etereo e l'anima (corpo emozionale-mentale), dotati ormai di scarso
slancio verso i mondi superiori, si adagiano in basso: e l'anima, nel
triste regno delle Ombre, diventa una povera "anima errante".
Quest'anima
non può essere aiutata, consolata e guidata dai parenti e dagli
amici disincarnati, non essendo arrivata all'altra sponda della zona
tenebrosa. Sappiamo però che la misericordia di Dio è
grande, come infinita è la misericordia e la compassione degli
Aiutatori. Vi sono persone altamente qualificate e guide di gruppi spiritici
ad elevato livello religioso che possono aiutare le anime erranti ad
uscire dal loro stato angoscioso. Ma trovare e guidare queste anime
è un compito oltremodo complesso, perché esse vanno aiutate
con circospezione: il loro risveglio è estremamente travagliato
ed offre difficoltà maggiori del risveglio dallo stato sonnambolico.
(…
… …)
Lo
stato angoscioso dei suicidi.
Con
la morte il suicida si procura la continuazione della tensione a cui
è sottoposto nel momento in cui si toglie la vita. Nell'istante
del suicidio, l'angoscia raggiunge il massimo della sua forza deprimente.
L'individuo sfugge ai mali della terra, dopo un travaglio che può
essere durato a lungo, e nell'istante in cui si getta in acqua, si appende
ad una corda o si butta sotto un treno, prova il disperato attaccamento
alla vita fisica. Infine entra nel mondo crepuscolare in preda ad uno
stato parossistico e di tormento che può durare, se l'anima non
viene soccorsa, alcuni mesi, anni ed anche secoli.
La
ricerca dei suicidi nell'aldilà è molto pericolosa e laboriosa.
Per far questo si richiede una medianità superiore, cosciente,
una grande pratica dello sdoppiamento ed un fisico adatto a sopportare
lunghe ore di dissociazione cosciente. Eppure è un lavoro che
l'archeosofo dotato deve fare con spontaneità, perché
l'apostolato non si limita ai viventi.
Buona
parte dei suicidi sono vittime dell'azione dei demoni contro la Fede,
contro la Speranza e contro la Carità Sono esseri troppo aggrappati
ai loro pensieri terreni, all'odio, ai rimorsi, all'accidia, alla disperazione,
alla cupa malinconia.
Il
salvataggio dei suicidi è difficoltoso non solo dalla terra,
ma anche per le Guide e i Guardiani dell'aldilà, in quanto questa
categoria di trapassati ha vibrazioni fastidiose, turbatrici. Le Guide
possiedono dei corpi eterei molto sottili, per cui non possono scendere
nel piano pesante e grossolano dei suicidi. Per questo i primi soccorsi
vengono dati da un iniziato o un neofita altamente qualificato che opera
sulla terra. Poi intervengono le Guide dall'aldilà.
Come
ho detto, è un impresa complessa e pericolosa, perché
i suicidi possono attirare nel loro vortice anche i salvatori che in
questo caso (parlo della persona sdoppiata sulla terra) non tornano
più in vita. È estremamente faticoso comunicare con essi,
perché non rispondono, rimangono immobili con un corpo emozionale
grigiastro, plumbeo, in un paesaggio non meno opprimente, nebbioso,
triste, glaciale. Trattare con essi produce lo stesso effetto che cercare
di portare alla ragione un pazzo. Eppure l'Istruttore deve avere tutta
la compassione e la pazienza necessaria per proseguire nel lavoro di
ricupero.
Bisogna
fare attenzione a non catalogare fra i suicidi coloro che muoiono volontariamente
per eroismo, martirio, onore e altri nobili scopi.
(…
… …)
Tentazioni
del demone del sonno nel momento della morte
Figlio
della Luce, stai attento! Diffida dei consigli di quel demone che si
serve del tuo sopore, della tua sonnolenza e del tuo sonno per sprofondarti
nelle tenebre e nell'incoscienza dello Sheol: il demone del sonno vuol
farti ridestare nel pauroso abisso di Satana.
Egli
ti dirà, animato dal suo spirito di menzogna, che hai diritto
al riposo, al sonno ristoratore; asseconderà la stanchezza e
lo sfinimento per impedirti di pregare e di ascoltare i consigli dell'Angelo
buono che ti vuole sveglio per portarti al Cristo, affinché ti
conduca alla gloria risplendente del Padre rivestito del manto dello
Spirito Santo.
Figlio
della Luce, ascolta! Porgi il tuo orecchio, non dormire, tieniti desto.
Con il sonno si perde il contatto con la vita corporea e non si può
padroneggiare il corpo per compiere le buone azioni, rimediare agli
errori commessi e cancellare i debiti almeno con il pentimento. Con
il sonno della morte l'angelo perverso ha lo strumento per farti sognare
ciò che vuole e farti svegliare dove vuole, e ove meglio si addice
per un peccatore preso dai lacci del sonno della morte, là nella
Gehenna fra i malvagi spiriti del mondo infero, fra i nemici già
defunti e incapaci di perdono, ai quali dovrai rendere conto del tuo
operato, faccia a faccia. Sarà un risveglio terrificante, un
sogno senza fine dal quale non potrai svegliarti che in un altro sogno.
Le tue stecchite mani non potranno più accendere la lucerna della
notte.
Figlio
della Luce! Sia Gesù il tuo rifugio. Non dormire, aggrappati
al Signore. San Giovanni Climaco nella sua Scala del Paradiso non ti
spiega forse i brutti scherzi del demonio a chi si lascia prendere dai
lacci del sonno? Il sonno dell'uomo imprudente giova al ladro, e il
ladro è protetto nella sua azione dal demonio; il ladro di un'anima
è Satana, non dimenticarlo. Nel sonno vengono i sogni, ove i
simboli sono il linguaggio segreto delle forze oscure della natura.
Chi
sogna può subire l'azione della propria immaginazione, e l'immaginazione
guidata dal demone del sonno è l'allontanamento dalla Luce Perpetua.
Veglia
e prega con tutte le tue forze il Cristo, fissa la sua Luce e trasfigurati
in essa, Vegliante fra i Veglianti.
Ispirazioni
dell'angelo della veglia perenne
Contro
le insidie del demone del sonno, ascolta quello che dice il buon Angelo
della veglia perenne:
"Figlio
della Luce! Non dormire! Il sonno è una grave insidia per chi
deve essere pronto a ricevere il Signore! Non dormire! Colui che deve
mirare il fulgore della Luce Perpetua e in Essa trovare la Pace, la
visione beatifica di Dio, non dorme il sonno della morte.
Il
tuo Redentore disse ai discepoli confusi dal sonno: Vegliate e pregate
affinché non cadiate in tentazione. Le insidie del demonio arrivano
con il sonno, quando il controllo della tua volontà è
impossibile.
Non
distrarti, non assopirti, non dormire!
Il
saggio veglia per l'Eternità perché ha voluto per sé
la veglia perenne. Beato colui che veglia, dice Giovanni nell'Apocalisse.
Lascia che in te dorma il corpo, perché la polvere deve ritornare
alla polvere, ma tu vigila, tieni bene aperti gli occhi del tuo cuore,
come si addice ai Figli della Luce.
Cristo
ti aspetta. Non farti attendere alla chiamata suprema.
Le
prime ombre del crepuscolo sono discese. Il tuo respiro sta per finire
nell'immobilità glaciale della morte.
Il
momento del trapasso è arrivato silenzioso e vellutato per coglierti
di sorpresa. Non dormire, ma chiama, invoca il tuo Signore nella notte
fonda. Chiamalo con tutta la tua Fede, con tutta la tua Speranza, con
tutto il tuo Amore. Il tuo Signore è la Luce Perpetua, è
la Chiara Luce che non conobbe principio, è la Luce della tua
coscienza.
Non
dormire, non distrarti, ma riconosci questa Luce Perpetua e falla tua.
Questa
morte è uno dei gradini della Scala di Giacobbe, la Scala del
Paradiso. Tu dovresti essere già morto a ogni vanità,
morto a tutto ciò che non è Cristo. Questo trapasso ti
lancia nell'increato oceano della divinità.
Non
voltarti. I pavidi sono trasmutati in pietra. Non rimpiangere ciò
che lasci, cederesti ai lacci del demone dell'avarizia. Il saggio ha
una sola ricchezza, un solo tesoro da custodire nel forziere del suo
cuore: Dio.
Ti
metto di fronte alla Realtà, alla Luce Perpetua: fissa, contempla
la sua bellezza, chiedi la forza per seguirla, per non distogliere gli
occhi spirituali dal suo splendore di gloria. Chi riesce a seguirla
ha raggiunto la suprema purificazione, quella della più alta
meditazione profonda, la condizione estatica dei Santi, l'Illuminazione.
La
Luce rimane nel cuore dei perfetti. Chi è sul Sentiero della
purificazione. ricordi le parole di Gesù: La luce è ancora
per poco tra voi; camminate mentre avete la luce affinché non
vi sorprenda la tenebra, perché chi cammina nella tenebra non
sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, affinché
diventiate figli della luce.
Se
non puoi ancora fermarti nella Luce Perpetua, almeno riconoscila e contemplala.
Giacobbe,
rimasto solo nella tenebra, si impegnò vittoriosamente contro
l'angelo o il demone del sonno per tutta la notte, vincendolo e trattenendolo
fino all'alba finché vide il volto di Dio senza morirne e fu
salvo.
(…
… …)
Testo
da leggersi al momento del trapasso
(Non
appena avvenuta la morte fisica, il suggeritore leggerà il seguente
testo):
Figlio
della Luce (nome)! Finalmente la tua giornata è compiuta. Hai
lottato come hai potuto per tenerti saldo al timone della tua nave,
superando le tempeste delle cattive tendenze e puntando con risoluta
fermezza verso la stella polare della perfezione spirituale, animica
e corporea. Ora devi dimenticare tutto ciò che fosti e dire con
l'Apostolo: "Non sono io che vivo, ma Cristo vive in me".
E come suo discepolo incamminati verso di Lui, ricordando ad ogni passo
del tuo viaggio le sue parole eterne: "Chi mi segue non camminerà
nelle tenebre, ma avrà luce di vita".
Figlio
della Luce! Non addormentarti, non assopirti. I giusti vegliano perennemente
per contemplare il Signore, amarlo in eterno.
Il
primo giudizio sta per essere svolto contro la tua persona. Sii forte
e incrollabile nel pentimento dei tuoi peccati, mantieniti nella Fede,
nella Speranza, nella Carità. Dio è Misericordia verso
chi è veramente pentito.
La
Fede è la virtù che in questa preparazione al celeste
incontro indica la sicura e infallibile strada contro l'infedeltà,
la bestemmia, l'accecamento e la ignoranza colpevole.
La
Speranza è la virtù meravigliosa contro la presunzione
e la disperazione. La speranza sia il tuo salvacondotto per raggiungere
il Cristo nel coro dei suoi Angeli.
La
Carità verso Dio distruggerà in un solo istante il disgusto
delle cose spirituali.
Figlio
della Luce (nome)! Ora te ne sei andato per sempre solo con te stesso.
Perciò stai attento alla Luce Perpetua che brillerà per
te, perché essa è la Luce di Cristo. Riconoscila, fissati
in essa con. fede, speranza e amore.
Non
dormire, non assopirti, non distrarti. Riconosci la chiara Luce Perenne.
In questo momento tanto decisivo per la tua salvezza, fissa gli occhi
del tuo spirito negli occhi compassionevoli di Gesù nella trepidante
attesa di accoglierti fra le sue braccia dopo questa suprema prova di
totale distacco dalla vita.
Figlio
della Luce (nome), ascoltami! Tieniti sveglio e vigile. Scruta il luogo
ove tu sei e cerca di riconoscere la luce azzurra della Vergine Maria.
Non distrarti, confida in Lei, perché Ella è la Madre
pietosa dei trapassati.
Figlio
della Luce! Resta vegliante fra i veglianti. Il sonno è la condizione
degli smarriti. Gesù ha detto nelle ore ineluttabili che precedettero
la sua passione e morte: Vegliate e pregate per non cadere in tentazioni.
Le
tentazioni sono i sogni con il loro giuoco fantasmagorico, con le terrificanti
apparizioni diaboliche. Se resti lucido, sveglio, allora i sogni del
post mortem non avranno presa, e camminerai con la guida della chiara
Luce Cristica.
(…
… … )
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