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Pitagora
Pitagora
nacque a Samo nel 572 a.C. Il padre fu un bravo tagliatore di pietre
preziose, sufficientemente agiato per potere pagare al figlio, ragazzo
intelligente e studioso, eccellenti maestri, i migliori cervelli del
tempo: il musicista e poeta Ermodame, suo concittadino, gli scienziati
Talete ed Anassimandro, entrambi di Mileto, il filosofo moralista Biante
di Priene e, soprattutto, Ferecide di Siro, mitografo e naturalista,
un autodidatta formatosi (pare) su testi fenici, con il quale il nostro
si accompagnò per sei anni, viaggiando da un'isola all'altra
dell'Egeo e visitando i grandi centri commerciali dell'Asia Minore.
Nel
548 a.C., dopo un' ultima visita a Delo, il suo maestro ed amico morì.
Pitagora riprese a viaggiare da solo, ininterrottamente per 12 anni,
come rappresentante di commercio del padre.In Egitto, offrendo belle
coppe cesellate, si accattivò il favore dei sacerdoti egiziani,
i quali lo accolsero come uno di loro e gli aprirono i misteri della
loro scienza; fu così che il giovane imparò l'egiziano,
la geometria, i pesi, le misure, il calcolo con l'abaco, le qualità
dei minerali. Si recò, poi, in Fenicia ed in Siria, e nel 539
a.C. lo troviamo a Babilonia, dove i sacerdoti caldei, anch'essi catturati
dalla generosità dello studioso samio, gli insegnarono l'astronomia
e la matematica.
Tre
anni dopo fu a Creta, dove prese moglie e conobbe Epimenide, una sorta
di mago, purificatore ed indovino, che si arrogava il privilegio di
un rapporto diretto ed esclusivo con la divinità, e si vantava
di avere vissuto molte vite. Ancora un breve soggiorno a Sparta, per
studiarvi le leggi ed il calendario; e nel 538 a.C., dopo 18 anni di
assenza, eccolo di nuovo a Samo.
Forte
delle conoscenze accumulate, Pitagora aprì nell'isola una scuola,
che funzionava anche come centro di consulenza scientifica. Con i suoi
concittadini, però, i rapporti furono tutt'altro che idilliaci.
L'ambizione e la superiorità intellettuale del giovane scienziato
non piacevano a nessuno: né ai ricchi arroganti aristocratici,
i quali lo disprezzavano per le sue origini borghesi, né agli
invidiosi artigiani, i quali lo ignoravano, né allo spregiudicato
Policrate, il quale, divenuto il padrone dell'isola, lo snobbava e non
gli affidava nemmeno uno dei progetti delle tante opere pubbliche che
stavano sorgendo a Samo. L'isola natale cominciava ad andargli ormai
troppo stretta: di qui la decisione di trasferirsi a Crotone, da lui
conosciuta attraverso la descrizione che gli aveva fornito l'immigrato
Democede, diventato suo amico.
La Scuola di Pitagora
Pitagora
trovò Crotone una città vivace dal punto di vista culturale;
ed a Crotone conobbe certamente Alcmeone, il massimo esponente della
scuola medica crotoniate, un gigante del pensiero umano, pioniere della
medicina sperimentale, che dissezionando cadaveri scoprì gli
organi di senso e le vie di conduzione nervosa periferica e centrale,
ed intuì il corpo umano come inscindibile sintesi bio-psichica.
( Sarebbe interessante conoscere con esattezza quali rapporti intercorsero
fra i due, se non altro perchè il geniale medico fu un genuino,
autentico democratico).
L'
ambiente era, dunque, ideale per l'apertura di una scuola. I figli ed
i giovani parenti dei più ricchi cittadini accorsero in massa
per iscriversi. Secondo Giamblico, uno dei tre biografi del samio, l’ammissione
alla scuola richiedeva, però, un tirocinio molto laborioso: essa
era subordinata all'esame del contenuto di un dettagliato rapporto informativo
sulla famiglia, sull’educazione, sul carattere dell’ aspirante
allievo; alla verifica della reale volontà di istruirsi; ad una
quinquennale frequentazione del Maestro, con il quale doveva essere
condivisa una regola severa, fatta di rigorosi tabù o divieti
sessuali ed alimentari, non tutti comprensibili: niente carne, niente
vino, niente triglie o cefali, niente fave, niente matrimonio, niente
sesso, niente vesti eleganti; al comunismo dei beni degli iscritti,
come sostiene Timeo di Taormina, che fu uno storico serio.
Dopo
8 anni di prove, come se non bastasse, l'allievo era sottoposto ad un
esame severo; se ritenuto degno, egli veniva reclutato ed ammesso ad
incontrare il prestigioso Maestro, a parlare con lui, a ricevere il
suo insegnamento. E Pitagora insegnava ai suoi discepoli la dottrina
orfica della trasmigrazione e della reincarnazione dell'anima, appresa
dal cretese Epimenide; ma soprattutto insegnava cose straordinarie,
che nessuno prima di lui aveva insegnato: i numeri pari e dispari, i
numeri primi, i numeri irrazionali, i 5 solidi perfetti, la sfericità
della terra, la teoria dei rapporti e delle proporzioni, la teoria delle
medie, le grandezze incommensurabili, i princìpi geometrici e,
soprattutto, la misurabilità degli oggetti e dei fenomeni della
natura; e dai discepoli esigeva la massima segretezza sulle conoscenze
apprese. Ecco perchè Pitagora era un profeta, anzi il profeta
per i suoi discepoli.
La
Politica
La
passione scientifica e filosofica andava, poi, di pari passo con la
passione politica: Pitagora ed i suoi seguaci si posero alla testa di
un progetto di conquista dell'egemonia politica da parte aristocratica
non solo a Crotone, ma in tutto il mondo magno-greco, tanto è
vero che sette pitagoriche sorsero e conquistarono il potere in numerose
città italiote.
V'è
da supporre che il partito pitagorico di Crotone, impadronitosi del
governo cittadino, abbia avuto un ruolo decisivo nella guerra contro
i Sibariti, il cui espansionismo costituiva una minaccia mortale per
gli interessi dei ricchi proprietari crotoniati. L'esercito di Crotone
marciò su Sibari sotto la guida dell' olimpionico Milone ed in
una cruenta battaglia sul fiume Traente annientò gli opliti avversari.
La lussuosa città, dopo circa due mesi di duro assedio, venne
espugnata ed annientata con la deviazione del corso del fiume Crati.
Era l'anno 510 a.C.
Finita
la guerra, si tornò ai fatti di casa. E qui le cose si complicarono
per Pitagora ed i suoi compagni. Il governo aristocratico che l'uomo
di Samo aveva imposto a Crotone cominciò a commettere qualche
errore; o forse, a scivolare lungo la china dell' autoritarismo, della
dittatura di classe. Non si spiega altrimenti la violenza sanguinosa
della rivolta popolare antipitagorica del 500 a.C.. Ne fu organizzatore
un tal Cilone, il quale, se dobbiamo credere a Giamblico, guidò
un giorno i democratici a dare fuoco alla casa di Milone, in cui si
erano riuniti i Pitagorici per discutere di problemi politici: tutti
quelli che si trovavano dentro perirono tra le fiamme. Pitagora, salvatosi
per miracolo, riuscì a scappare. Locri, rivale di Crotone, gli
rifiutò quell'asilo che, invece, gli fu concesso da Metaponto,
dove lo scienziato continuò a studiare e ad insegnare sino all'anno
della morte, avvenuta nel 493-492 a.C..
L'incendio
ciloniano, intanto, aveva innescato la reazione a catena di un generale
moto insurrezionale antiaristocratico ed antipitagorico in tutti i principali
centri italioti. "Il combattimento o la morte; la lotta sanguinosa
o il nulla": così probabilmente era posto il problema dai
diseredati, dagli sfruttati della Magna Graecia all'alba del V sec.
a. C. L'effetto, secondo Polibio, fu terribile: persecuzioni, stragi,
lotte, disordini di ogni specie. I cenacoli pitagorici ed i governi
aristocratici che ne erano espressione furono dovunque spazzati via.
L'epilogo
della grandezza
Il drammatico
fallimento del progetto politico pitagorico, aristocratico ed antipopolare,
nulla toglie alla grandezza ed alla modernità dell'insegnamento
del samiota. Pitagora è stato un titano del pensiero umano.
Questo genio, utilizzando l'immenso patrimonio di conoscenze scientifiche
trasmessogli dagli Egiziani e dai Babilonesi, fu il primo ad interpretare
in termini di numero e misura il cosmo e quanto accade in esso, aprendo
una strada in cui si collocarono Euclide, Archimede ed Apollonio,
gli straordinari matematici del periodo ellenistico.
Pitagora,
grazie alla sua teoria dei numeri e ad un metodo scientifico corretto
(suscita emozione ancora oggi, anno 1997, sapere che il maestro ed i
suoi discepoli già sei secoli prima di Cristo compivano esperimenti
su diversi strumenti e ne esprimevano i risultati in termini generali)
offrì i presupposti per uno studio quantitativo, per una matematizzazione
dei fenomeni naturali in tutti i campi della scienza.
Tuttavia,
l'elemento mistico del pitagorismo ebbe in seguito il sopravvento su
quello scientifico. Il filosofo Platone, infatti, con la sua teoria
di un mondo delle idee nettamente separato dal mondo fisico, operò
una netta separazione anche tra il numero come tale ed i numeri dei
Pitagorici legati agli oggetti concreti, tra i numeri puri platonici,
alieni da ogni contatto con il il mondo materiale, ed i numeri impuri
pitagorici, inquinati per il fatto di essere strumenti di misurazioni
fisiche. Venne così posta una pesante ipoteca sulla possibilità
di una sintesi tra matematica e metodo sperimentale; e venne minato
dalle fondamenta il pensiero pitagorico, e cioè la possibilità
di descrivere la realtà che ci circonda in termini matematici.
Una
delle più grandi conquiste intellettuali nella storia dell'umanità
si isterilì, destinata ad essere dimenticata per oltre due millenni,
sino a Galilei, un altro autentico colosso del pensiero umano, che dovette
lottare con tutte le forze del suo smisurato ed ironico ingegno, contro
i pregiudizi ed i dogmatismi di un esercito di Simplici, per il trionfo
della geniale intuizione dell'uomo venuto da Samo, e cioè l'essere
il grandissimo libro dell'universo scritto in lingua matematica, avente
come caratteri triangoli, cerchi ed altre figure geometriche.
Ciò che accadde al pensiero di Pitagora è la dimostrazione
che il pensiero razionale e persino la concreta tecnologia non sono
una conquista irreversibile degli uomini.
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