Celebrazione del solstizio d'estate o di San Giovanni Battista

Scritto inedito di Tommaso Palamidessi

Due Agapi si svolgono da secoli: una in onore e memoria si San Giovanni Evangelista, il 27 dicembre, per il vicino Solstizio d’Inverno, quando il Sole transita davanti al Segno del Capricorno, dedicato alla Speranza; ed una in onore e memoria di San Giovanni Battista, il 24 giugno, in occasione del Solstizio d’estate, al passaggio del Sole in Cancro, dedicata alla Riconoscenza. Queste feste ci ricordano quindi di avere Speranza in un avvenire migliore, nella propria riuscita e in quella dell’Umanità in cammino evolutivo, senza dimenticare il dovere della Riconoscenza verso tutti coloro che ci aiutano ad avanzare verso l’Eterna Luce del Grande Architetto dell’Universo.

La festa di San Giovanni Battista, o il Precursore, è situata in un momento astronomico significativo, nel momento in cui il Sole arriva al suo apogeo di irradiazione e di potenza. E perciò, tradizionalmente, vengono accesi i fuochi, simbolo di luce soprannaturale che viene a illuminare lo spirito. E’ la genesi di una personalità nuova, la riuscita iperfisica.

Alcuni fenomeni astronomici di grande importanza astrodinamica, come la Luna Piena e la Luna Nuova, le Eclissi, gli Equinozi e i Solstizi, assumono una grande influenza nella vita spirituale degli operatori del Tempio.

I fuochi di San Giovanni Battista, che in estate vediamo accesi nelle campagne verso sera, sono l’evocazione del Battesimo di fuoco ricordato nei Vangeli, che ci portano il messaggio del martire Battista: "Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma Colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e Fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile" (Matteo, 3: 11-12).

Il fuoco è un mezzo di purificazione più efficace dell’acqua, perché meno materiale.

Giovanni il Battista, Giovanni l’Evangelista e Gesù Cristo, usciti tutti e tre dall’essenato di Qumran sul Mar Morto, sono legati fra di loro da un denominatore comune: l’Evangelo secondo Giovanni, e in particolare il Prologo, nel quale si parla di Cristo e del Suo Precursore Giovanni Battista. E’ su questo Evangelo e sul suo Prologo, che il Neofita fa il suo primo giuramento all’Ordine Loto+Croce, e lo riconferma in grado di Compagno e di Maestro, e più tardi in altre occasioni.

Ma perché giurare sulla Bibbia, proprio sulla prima pagina dell’Evangelo Joannitico, e non su altri libri sacri, quali i Veda, la Baghavad-Gita, lo Zend-Avesta o il Corano? S rileggiamo più volte il sublime Prologo di Giovanni, scopriamo in Gesù non soltanto un simbolo da meditare e interiorizzare nella coscienza come l’archetipo trasmutatore, ma lo stesso "Grande Architetto dell’Universo", visibilmente e storicamente vissuto sulla terra.

Il Prologo, sul quale abbiamo giurato eterno amore all’Ordine, precisa identità perfetta fra l’Arché, Dio Padre, e Cristo.

L’Evangelo così incomincia:

"Nel principio era il Verbo, e il Verbo

era presso Dio, e il Verbo era Dio".

E il testo greco:

"En Arché en o Lògos, kai o Lògos

en pròs Theòn, kai Theòs en o Lògos".

Più avanti l’Evangelista precisa che il Verbo si fece carne ed abitò con noi; il Verbo è Gesù Cristo, l’Unigenito Figlio che è nel seno del Padre. Nelle controversie teologiche, la parola Arché sarà difesa dagli Gnostici in Apocryphon Johannis, che precisa l’Arché come l’Essere supremo, vero Dio, Padre del Tutto, Spirito Santo e invisibile. E’ definito una monarchia, dato che rappresenta l’unico e primo Principio di ogni cosa. E ancora: "...è una Signoria (Arché) su cui nulla domina. Nulla infatti gli è preesistente, né è indigente di cosa alcuna. Egli non ha bisogno di vita: è Eterno".

Clemente Alessandrino precisa: "Il Salvatore è il Figlio di Dio che salva: questi è dunque il Principio (Arché)".

Tutte le volte che giuriamo sulla Bibbia, dove sistemiamo i tre simboli fondamentali: la Squadra, il Compasso e il Crocifisso, posti sulla prima pagina del Vangelo di Giovanni, si ripete la celebrazione dei due Giovanni. In tale occasione l’esaltazione e la rinascita dell’astro del giorno non possono non essere la celebrazione dei Figli della Vera Luce.

Il nome Giovanni ha una etimologia derivante dall’ebraico Jeho-h’annan = "che Jeho favorisce", da considerarsi un nome e titolo del Sole. Per questo i giorni riservati a Giovanni nella drammaturgia iniziatica coincidono con i giorni di arresto del Sole o "solstizio".

I mistagoghi di quella parte riservata e iniziata d’Israele vedevano nel Sole il Dio Luce che illumina le intelligenze, ragion per cui Jeho-h’annan, Geoanni, Giovanni, è sinonimo di uomo illuminato.

I due Giovanni rappresentano le due fasi di un particolare processo spirituale. San Giovanni Battista è: "la voce che grida nel deserto e dice con forza: raddrizzate le vie del Signore", perché è il Precursore della Luce redentrice di Cristo, è l’alba intellettuale che nello spirito precede la comprensione della Grande Verità. San Giovanni Evangelista è il discepolo prediletto che raccoglie la fiaccola di Ermete Trismegisto e precisa la dottrina del Verbo fatto carne, e solleva il velo di Iside segnando al mondo l’Accento della Grande Verità.

Giovanni Battista è il Testimone dell’Agnello. Il suo insegnamento ha una lunga tradizione esoterica. Molto presto nacque una tradizione patristica sui rapporti del Battista con il mondo degli Angeli. Origene stesso si chiedeva se Giovanni non fosse un Angelo, ovvero se non vi fosse stata, parallela all’Incarnazione del Verbo, una incarnazione di Giovanni Battista, o addirittura se egli stesso non fosse stato un Angelo incarnato che precedeva il Verbo Incarnato.

Il Profeta Malachia (3: 23) dice: "Ecco io sto per mandare il Profeta Elia prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile". Gesù stesso conferma l’identità spirituale di Elia con Giovanni Battista: "Allora i discepoli gli domandarono: Perché dunque gli Scribi dicono che prima deve venire Elia? - Ed Egli rispose: Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, lo hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’Uomo dovrà soffrire per l’opera loro. - Allora i discepoli compresero che Egli parlava di Giovanni il Battista". (Matteo, 17: 10-13).

L’Archeosofia non scinde i due Giovanni: il Battista e l’Evangelista, da Gesù Cristo.

Vi sono state tre grandi preparazioni di ministero: innanzi tutto Giovanni Battista precede Gesù nella sua vita terrena quanto in quella del Ministero pubblico.

In secondo luogo egli precede Gesù agli Inferi. Vi è una discesa giovannea prima di Cristo nel mondo dei morti, l’immenso mondo dell’Avvento nel quale Adamo, Enoch, Abramo, David, attendevano la liberazione. Il Paradiso non è ancora aperto, per cui Giovanni Battista discende agli Inferi, ma in condizioni speciali: da Precursore, per annunciare ai Santi dell’Antico Testamento l’imminenza della liberazione.

Infine: l’aspetto missionario di Giovanni è l’aspetto dell’Avvento, ossia di colui che prepara gli animi alle Vie del Signore. Ma è anche il preparatore della Parusia.

La celebrazione del Solstizio d’Estate con la sua Agape, focalizzando l’amore verso Giovanni Battista, ci aiuta nel nostro cammino di ascesi insieme a lui, Precursore di Gesù Cristo passato e futuro.