Due
Agapi si svolgono da secoli: una in onore e memoria si San Giovanni
Evangelista, il 27 dicembre, per il vicino Solstizio d’Inverno,
quando il Sole transita davanti al Segno del Capricorno, dedicato alla
Speranza; ed una in onore e memoria di San Giovanni Battista, il 24
giugno, in occasione del Solstizio d’estate, al passaggio del
Sole in Cancro, dedicata alla Riconoscenza. Queste feste ci ricordano
quindi di avere Speranza in un avvenire migliore, nella propria riuscita
e in quella dell’Umanità in cammino evolutivo, senza dimenticare
il dovere della Riconoscenza verso tutti coloro che ci aiutano ad avanzare
verso l’Eterna Luce del Grande Architetto dell’Universo.
La
festa di San Giovanni Battista, o il Precursore, è situata in
un momento astronomico significativo, nel momento in cui il Sole arriva
al suo apogeo di irradiazione e di potenza. E perciò, tradizionalmente,
vengono accesi i fuochi, simbolo di luce soprannaturale che viene a
illuminare lo spirito. E’ la genesi di una personalità
nuova, la riuscita iperfisica.
Alcuni
fenomeni astronomici di grande importanza astrodinamica, come la Luna
Piena e la Luna Nuova, le Eclissi, gli Equinozi e i Solstizi, assumono
una grande influenza nella vita spirituale degli operatori del Tempio.
I
fuochi di San Giovanni Battista, che in estate vediamo accesi nelle
campagne verso sera, sono l’evocazione del Battesimo di fuoco
ricordato nei Vangeli, che ci portano il messaggio del martire Battista:
"Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma Colui che viene
dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche
di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e
Fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà
il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile"
(Matteo, 3: 11-12).
Il
fuoco è un mezzo di purificazione più efficace dell’acqua,
perché meno materiale.
Giovanni
il Battista, Giovanni l’Evangelista e Gesù Cristo, usciti
tutti e tre dall’essenato di Qumran sul Mar Morto, sono legati
fra di loro da un denominatore comune: l’Evangelo secondo Giovanni,
e in particolare il Prologo, nel quale si parla di Cristo e del Suo
Precursore Giovanni Battista. E’ su questo Evangelo e sul suo
Prologo, che il Neofita fa il suo primo giuramento all’Ordine
Loto+Croce, e lo riconferma in grado di Compagno e di Maestro, e più
tardi in altre occasioni.
Ma
perché giurare sulla Bibbia, proprio sulla prima pagina dell’Evangelo
Joannitico, e non su altri libri sacri, quali i Veda, la Baghavad-Gita,
lo Zend-Avesta o il Corano? S rileggiamo più volte il sublime
Prologo di Giovanni, scopriamo in Gesù non soltanto un simbolo
da meditare e interiorizzare nella coscienza come l’archetipo
trasmutatore, ma lo stesso "Grande Architetto dell’Universo",
visibilmente e storicamente vissuto sulla terra.
Il
Prologo, sul quale abbiamo giurato eterno amore all’Ordine, precisa
identità perfetta fra l’Arché, Dio Padre, e Cristo.
L’Evangelo
così incomincia:
"Nel
principio era il Verbo, e il Verbo
era
presso Dio, e il Verbo era Dio".
E
il testo greco:
"En
Arché en o Lògos, kai o Lògos
en
pròs Theòn, kai Theòs en o Lògos".
Più
avanti l’Evangelista precisa che il Verbo si fece carne ed abitò
con noi; il Verbo è Gesù Cristo, l’Unigenito Figlio
che è nel seno del Padre. Nelle controversie teologiche, la parola
Arché sarà difesa dagli Gnostici in Apocryphon Johannis,
che precisa l’Arché come l’Essere supremo, vero Dio,
Padre del Tutto, Spirito Santo e invisibile. E’ definito una monarchia,
dato che rappresenta l’unico e primo Principio di ogni cosa. E
ancora: "...è una Signoria (Arché) su cui nulla domina.
Nulla infatti gli è preesistente, né è indigente
di cosa alcuna. Egli non ha bisogno di vita: è Eterno".
Clemente
Alessandrino precisa: "Il Salvatore è il Figlio di Dio che
salva: questi è dunque il Principio (Arché)".
Tutte
le volte che giuriamo sulla Bibbia, dove sistemiamo i tre simboli fondamentali:
la Squadra, il Compasso e il Crocifisso, posti sulla prima pagina del
Vangelo di Giovanni, si ripete la celebrazione dei due Giovanni. In
tale occasione l’esaltazione e la rinascita dell’astro del
giorno non possono non essere la celebrazione dei Figli della Vera Luce.
Il
nome Giovanni ha una etimologia derivante dall’ebraico Jeho-h’annan
= "che Jeho favorisce", da considerarsi un nome e titolo del
Sole. Per questo i giorni riservati a Giovanni nella drammaturgia iniziatica
coincidono con i giorni di arresto del Sole o "solstizio".
I
mistagoghi di quella parte riservata e iniziata d’Israele vedevano
nel Sole il Dio Luce che illumina le intelligenze, ragion per cui Jeho-h’annan,
Geoanni, Giovanni, è sinonimo di uomo illuminato.
I
due Giovanni rappresentano le due fasi di un particolare processo spirituale.
San Giovanni Battista è: "la voce che grida nel deserto
e dice con forza: raddrizzate le vie del Signore", perché
è il Precursore della Luce redentrice di Cristo, è l’alba
intellettuale che nello spirito precede la comprensione della Grande
Verità. San Giovanni Evangelista è il discepolo prediletto
che raccoglie la fiaccola di Ermete Trismegisto e precisa la dottrina
del Verbo fatto carne, e solleva il velo di Iside segnando al mondo
l’Accento della Grande Verità.
Giovanni
Battista è il Testimone dell’Agnello. Il suo insegnamento
ha una lunga tradizione esoterica. Molto presto nacque una tradizione
patristica sui rapporti del Battista con il mondo degli Angeli. Origene
stesso si chiedeva se Giovanni non fosse un Angelo, ovvero se non vi
fosse stata, parallela all’Incarnazione del Verbo, una incarnazione
di Giovanni Battista, o addirittura se egli stesso non fosse stato un
Angelo incarnato che precedeva il Verbo Incarnato.
Il
Profeta Malachia (3: 23) dice: "Ecco io sto per mandare il Profeta
Elia prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile".
Gesù stesso conferma l’identità spirituale di Elia
con Giovanni Battista: "Allora i discepoli gli domandarono: Perché
dunque gli Scribi dicono che prima deve venire Elia? - Ed Egli rispose:
Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi
dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto;
anzi, lo hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio
dell’Uomo dovrà soffrire per l’opera loro. - Allora
i discepoli compresero che Egli parlava di Giovanni il Battista".
(Matteo, 17: 10-13).
L’Archeosofia
non scinde i due Giovanni: il Battista e l’Evangelista, da Gesù
Cristo.
Vi
sono state tre grandi preparazioni di ministero: innanzi tutto Giovanni
Battista precede Gesù nella sua vita terrena quanto in quella
del Ministero pubblico.
In
secondo luogo egli precede Gesù agli Inferi. Vi è una
discesa giovannea prima di Cristo nel mondo dei morti, l’immenso
mondo dell’Avvento nel quale Adamo, Enoch, Abramo, David, attendevano
la liberazione. Il Paradiso non è ancora aperto, per cui Giovanni
Battista discende agli Inferi, ma in condizioni speciali: da Precursore,
per annunciare ai Santi dell’Antico Testamento l’imminenza
della liberazione.
Infine:
l’aspetto missionario di Giovanni è l’aspetto dell’Avvento,
ossia di colui che prepara gli animi alle Vie del Signore. Ma è
anche il preparatore della Parusia.
La
celebrazione del Solstizio d’Estate con la sua Agape, focalizzando
l’amore verso Giovanni Battista, ci aiuta nel nostro cammino di
ascesi insieme a lui, Precursore di Gesù Cristo passato e futuro.