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La
trasmutazione del cuore nei Santi della Chiesa
Conferenza
indetta dal Comitato della "Collana Ricciana" in Prato il 24
Aprile 1971
in occasione dei solenni festeggiamenti nella Basilica cittadina
dei Santi Vincenzo Ferreri e Caterina de Ricci
in onore di S. Domenico di Gusman,
della cui nascita ricorre lottavo centenario.
A
suor Maria Letizia Fini, domenicana del Monastero di S. Vincenzo in Prato,
promotrice della "gioventù ricciana", dedico questa conferenza,
quale omaggio al suo grande spirito missionario.
Roma,
Domenica 11 aprile 1971 - Pasqua di Risurrezione
Quando
e perchè si manifestano i Santi
E saputo che
i santi della Chiesa si manifestano allorizzonte della vita sociale
e spirituale del mondo tutte le volte che le strutture morali e religiose
scricchiolano e minacciano di andare in rovina. Ebbene: fu in uno di
questi momenti storici difficili che si fecero avanti, con la parola
e con lesempio, la Santa di Prato Caterina de Ricci, e laltra
non meno famosa, Caterina di Siena, e, prima di loro, nei secoli 13°,
14° e 15°, S. Domenico di Gusman nella vecchia Castiglia, fondatore
dellOrdine che porta il suo nome, della cui nascita ricorre lottavo
centenario; San Vincenzo Ferreri, predicatore, taumaturgo e unificatore
della Chiesa; il Martire Girolamo Savonarola, ispira- tore dello "Stato
Popolare", rinnovatore del "Sacerdozio dei Fedeli", esortatore
del "rigorismo ascetico".
E
pure un fatto certo che, nei momenti difficili per lumana perfezione,
si presentano, con i Santi, anche i realizzatori della "Via Iniziatica":
i cosiddetti "Camminatori sulle Acque".
Oggi
non siamo più al tempo di Santa Caterina de Ricci e di Girolamo
Savonarola, ma il loro spirito e il loro insegnamento sono di grande
attualità per il divamparsi della crisi religiosa del mondo contemporaneo,
per la sconcertante contestazione dellateismo militante, per la
teologia della morte di Dio, che, attraverso presupposti diversi, vorrebbero
ridurre il Cristianesimo trascendentale in un comune umanesimo sociale.
Questi dati di fatto hanno risvegliato in noi lo spirito cavalleresco,
e quindi di combattimento, per il quale urge il tempestivo provvedimento
e necessitano il sostegno e la cooperazione di tutti.
Sarebbe
una vera follia collettiva se, ancora una volta, in ritardo sul nostro
tempo, noi Cristiani andassimo dietro ad un Cristianesimo che fosse
depauperato fino al punto da ridurlo a un umanesimo di massa, proprio
quando i pensatori doggi cominciano a riconoscerne le deficienze
e provano di nuovo il bisogno e la nostalgia di Dio.
Si
grida ai quattro venti che il mondo di oggi ha bisogno di una migliore
organizzazione sociale. Questo è vero, ma non è tutto ciò di cui hanno
bisogno le genti e noi stessi. Per questo, in un momento così grave
e drammatico della storia, in un istante buio e convulso, di protesta
e di delirio sensuale, i governanti puntano sulla riforma economica
quale unica soluzione possibile per la tutela della pace e la garanzia
del benessere. Noi, però, vediamo la soluzione altrove: nelle Sacre
Scritture e nella vita dei Santi della Chiesa.
Se
è pur vero che viviamo di pane, è anche verissimo che viviamo di spirito.
I Vangeli lo ricordano nelle tentazioni di Gesù nel deserto, dopo il
battesimo, quando il Salvatore, dopo il lungo digiuno, ebbe fame, e
la potenza del male lo tentò: "Non di solo pane vivrà luomo,
ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio", rispose Gesù
al tentatore (Matteo,
4: 1-4). Ebbene, amici, noi siamo appena usciti dal battesimo e
già gli agitatori di piazza puntano decisi perché lo sforzo di ogni
uomo abbia una sola finalità: il pane. La stessa e identica mèta per
pascere le bestie. E che altro saprebbero proporre, i deputati del bestialismo?
Filosofi
e sociologi, politici ed economisti, propongono solo e unicamente soluzioni
materialistiche, inumane, poggiate sullegoismo, sulla sopraffazione
dei diritti, auspicando labolizione del vecchio slogan dello "sfruttamento
delluomo sulluomo", con altri mezzi di sfruttamento
statizzato delluomo. Ma, a tanti errori e difetti di logica o,
tanto peggio, di diabolica volontà dingannare che accusa la pienezza
dei tempi, si fa attuale limportanza dei Santi nella Chiesa;
si fa attuale e possente la problematica sociale della bonifica umana,
che consiste nel rivedere da vicino, per sperimentarlo noi stessi, il
processo di trasmutazione del cuore nei Santi della Chiesa: trasmutazione
del cuore che comporta come logica conseguenza il rinnovamento, la rinascita
del Popolo di Dio sulla terra, condizione prima per garantire una società
mondiale unita attorno al Salvatore del mondo. Soltanto chi mette in
esecuzione i piani ascetici per realizzare nella presente vita terrena
la trasmutazione dei suo cuore per imitare il cuore di Cristo, avrà
contribuito a salvare se stesso e la società presente e futura, e potrà
vedere Iddio, proprio come affermano le Scritture: "Beati i puri
di cuore, perché essi vedranno Dio" (Matteo,
5: 8).
Lavvio
alla trasmutazione del cuore conduce ad allontanarci con la Volontà
e lintelligenza di Dio per un ritorno allo stato edenico.
La
trasmutazione del cuore non è soltanto un atteggiamento morale, un modo
perfetto di amare Dio e lUmanità in Cristo. Gli atteggiamenti
e le intenzioni sono sempre instabili e inclini alla caduta. La trasmutazione
alla quale Cristo ci chiama ogni momento è un cambiamento reale, concreto,
sperimentale, e quindi qualitativo, della essenza intelligibile spirituale,
animica ed erotica di cui è stata fatta lanima nostra. E
la condizione primaria senza la quale diventa impossibile ciò che Gesù
chiese per noi a Dio nella sua accorata preghiera: "Che siano tutti
uno, perché come Tu, o Padre, sei in me ed io sono in te, anchessi
siano in noi" (Giovanni, 17: 23-24). Ma noi
spesso protestiamo senza allinearci alla Volontà, allIntelligenza,
allAmore di Dio; protestiamo staccati e stranieri nei confronti
della questione spirituale. La protesta è diventata di moda, è lhobby
di tutti. Tutti protestano contro lingiustizia e la cattiva distribuzione
dei beni sulla terra. Noi approviamo una certa protesta, come la fecero
Gesù, Paolo di Tarso, Domenico di Gusman, Vincenzo Ferreri, Girolamo
Savonarola, Caterina de Ricci e la "Gioventù Ricciana"
di Prato. Una protesta contro il malcostume ed il peccato, lingiustizia,
la privazione del diritto alla libertà e lateismo. Noi siamo per
la protesta dei santi, perché una protesta appagata, ma mutilata delle
sue finalità spirituali evangeliche, diventa la scalata al potere degli
egoisti e dei tiranni, a danno materiale e spirituale del popolo. Noi
siamo Archeosofi, e, come tali, siamo per la contestazione che renda
attuabile subito la Parola di Cristo: "Amatevi reciprocamente come
io vi ho amati. ... Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli,
appunto se avete amore per gli altri" (Giovanni, 13: 34-35).
Noi
vogliamo essere un cuore solo: il cuore di Gesù racchiuso nel cuore
di Maria Santissima e il cuore di Maria in quello di Gesù. Per arrivare
a tanto, la protesta deve condurci a fare la volontà di Dio. Il mistero
della storia è del resto il disegno di Dio di fare partecipare gli esseri
umani alla vita trinitaria: "Chi fa la volontà del Padre mio che
è nei Cieli, costui mi è fratello, sorella e madre" (Matteo, 12: 50); "Chi non
è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde" (Matteo, 12: 30). "Chi non è contro di noi, è per noi"
(Marco, 9: 40). Perciò, hanno un
bel parlarci di pane, i contestatari della politica moderna! Per noi,
il pane genuino è uno solo: è il pane della vita, il pane di Cristo;
il pane che nutrirà il sangue del cuore trasmutato. Laltro pane
non affratella, non unisce luomo alluomo. Soltanto il cuore
innamorato di Dio, il cuore che ama tutti in Cristo: solo quello unisce
e fa desiderare di dividere un tozzo di pane terreno con gli altri.
Così: senza sforzo, né imposizioni, ma per amore.
La
contestazione non deve disunirci. Questo è fondamentale, per chi affronta
il faticoso lavoro ascetico per trasmutare il suo cuore.
Cè
chi vorrebbe un Cristianesimo senza Chiesa né gerarchie; ma ciò con
è evangelico: è antiscritturale. La Chiesa è una realtà preesistente
alla creazione; è la realtà ultima della creazione; è il Trono di Dio;
è il Santuario di una liturgia cosmica. La vita della Chiesa è prima
di tutti i tempi, di tutta la storia, già gloriosa in partenza. Poi,
quando entra nel tempo, è soggetta alla tentazione.
Chi
ha sollevato qualche velo dalle pagine dellApocalisse di San Giovanni
si rende conto che la Chiesa degli uomini è soggetta alla tentazione;
ma tutte le volte che cade sotto il peso della tentazione, sotto il
peso dei suoi difetti, una nuova Luce arriva da Dio, ed ecco apparire
i Santi con i loro cuori trasmutati, per presentare la Chiesa gloriosa.
"Amate
la Chiesa anche nei suoi difetti" - ha detto il Pontefice Paolo
VI nella sua omelia dell8 marzo di questanno - "dobbiamo
amare la Chiesa nonostante i suoi difetti".
"Noi,
della Chiesa, di solito vediamo laspetto umano, che in questi
anni si è criticato anche in maniera acerba, e non sempre è perfetto,
non sempre simpatico, non sempre attraente. Allora ci secolarizziamo:
vogliamo vivere la vita del nostro tempo e non altro. Ma questa è la
verità - ha detto il Papa - la Chiesa, sì: è umana, ed ha quindi il
suo aspetto conoscibile, difettoso, a volte (lo diciamo con dolore)
scandaloso. Ma se io guardo bene, apro gli occhi della sapienza e so
che dietro questa faccia umana cè la realtà divina. La Chiesa
è Cristo vivente nella storia; perciò non mi curo dei suoi difetti:
voglio penetrare nella sua realtà, voglio vedere la sua luce trasfigurata".
"Io
vi raccomando, figli carissimi - ha concluso Paolo VI, benedicendo i
fedeli - di amare la Chiesa. Amatela anche nei suoi difetti".
Sì:
noi ti amiamo, Chiesa, ti amiamo anche con i tuoi difetti, perché siamo
Cristiani di buona volontà, sensibili alle parole accorate del tuo Pastore.
E, proprio per questo amore, noi Archeosofi siamo entrati nella società
con lo stesso slancio, come ai tempi difficili di Pietro e Paolo, di
San Francesco e di San Vincenzo Ferreri, di Girolamo Savonarola e di
Santa Caterina de Ricci. Siamo entrati con un programma ben preciso,
con qualche cosa da dare, con una grande comunità di sperimentatori,
con una scuola di ascetica mistica e paramistica o Iniziatica, dove,
in tutta umiltà, ognuno di noi, utilizzando lesperienza dei grandi
Santi della Chiesa, dei Profeti e degli Illuminati, ha solo lambizione
di farsi Santo, non per sé, ma per fare la Volontà di Cristo, che è
di lavorare, soffrire, lottare con Lui e per Lui, fino alla consumazione
dei secoli.
Il
simbolismo del cuore nelle Sacre Scritture
Nel
Nuovo Testamento, Gesù precisa che la causa umana del peccato è unicamente
il cuore. "Dal cuore vengono i pensieri malvagi, gli omicidi, gli
adultèri, le fornicazioni, i furti, le false testimonianze, le diffamazioni"
(Matteo, 15: 19). Nel cuore si
ascolta la voce della coscienza. Il cuore ammonisce luomo e lo
rimprovera se trasgredisce i comandamenti di Dio.
A
Davide battè forte il cuore, quando tagliò un lembo del mantello a Saul,
perché per un istante aveva accarezzato lidea di assassinarlo
(I Re, 24: 6), come lo avevano esortato
quelli del suo seguito. Geremia ed Ezechiele, Profeti in Israele, sostengono
che il vecchio patto dovette essere conosciuto dalluomo per mezzo
delle tavole della Legge, sulle quali furono scolpiti i doveri verso
Iahweh, ma il nuovo sarà scolpito nel cuore (Geremia, 31: 31-34 e 38-40).
Il Salmo 44: 22, dice: "Egli (Dio) conosce i segreti del cuore".
Gli Ebrei chiamavano lê b il cuore, e lo designavano come parte
spirituale delluomo, organo della violenza e della divisione (I Re, 14: 7; Isaia,
10: 7), così come del pensare e del sapere Es., 28: 2; Giob., 9:
4 e 34: 10; Sal., 19: 5; Pro., 15: 32), e della vita morale (Sal.,
15: 2; 51: 12; 101: 4; Ez.,
11: 19; Lv., 26:
41). Anche San Paolo considera il cuore come sede della vita sensibile,
intellettuale e morale, e dei sentimenti religiosi (Romani,
I, 21: 24). Nella Epistola agli Efesini, si intrattiene su "gli
occhi del vostro cuore" (Ef. 1: 18). Concetto che ricorda
lottava beatitudine del Sermone della montagna pronunciato da
Gesù alle turbe: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Iddio!"
SantAgostino dedica non poche considerazioni sullOculus
cordis. San Giovanni Climaco nella "Scala del Paradiso"
si sofferma sullocchio del cuore, che può vedere il divino
"Sole dellIntelligenza", e in tal caso, il contemplativo
vede se stesso tutto luce.
Il
Padre Girolamo Savonarola, martire per la Fede, scrive del cuore in
quel gioiello che è il suo "Trattato sulla preghiera" (che
è stato tradotto in italiano). Né possiamo tacere, di S. Bonaventura
da Bagnoreggio, ciò che ha scritto nel suo trattato "La vite
mistica", cap. III°: "Il cuore di Gesù è il tempio vero,
il santuario, larca del testamento. Quivi dentro si adora e si
loda con tanto trasporto e gioia il nome del Signore. Si può ripetere
con Davide - scrive S. Bonaventura - : Ho trovato il mio cuore
per pregare il mio Dio (2 Re, VII: 27)".
Il
cuore, inteso come sede, epicentro della volontà, del pensiero, dei
sentimenti, della religiosità e della Vita para-religiosa o Iniziatica,
si ritrova in molti simbolismi spirituali extra-biblici
Nel
"Libro dei Morti" degli antichi Egiziani, il cuore si trova
nominato e illustrato in molti capitoli. Già oltre 5.000 anni fa veniva
dipinto o scolpito con un preciso significato: "Sii puro di cuore".
Il cuore era pesato sul piatto di una bilancia di precisione. Il suo
nome era AB. I teologi di quel tempo lo consideravano un organo essenziale,
origine e strumento della vitalità, sede di ogni attività affettiva,
quali lodio e lamore, la paura ed il coraggio, la tristezza
e la contentezza. LAB, o cuore, aveva la forma di un vaso: il
canopo. Il papiro di Ani porta una significativa vignetta dove si svolge
il processo della psicostesia, cioè il giudizio dellanima
subito dopo la morte. Sul piatto della grande bilancia, situato in uno
dei lati del tribunale dei morti, si vede posata la piuma della verità
di Maat, il cui peso doveva eguagliare quello di AB nellaltro
piatto. Anubis effettua la pesata e Thot ne descrive il risultato. Nellantica
Tradizione egiziana lAB è dunque il centro della ragione umana,
e lIniziato al processo di deificazione deve purificare il suo
cuore.
Nella
tradizione islamica, il Corano dice che il cuore è tutto. Chi non ha
il cuore puro e non trasferisce i suoi occhi nel cuore, non può amare
e vedere Dio. Il Corano sostiene che locchio corporeo vede laspetto
relativo, frantumato, di Dio, mentre lOcchio del Cuore si identifica
a Lui per la purezza della sua visione. NellIslam, i cosiddetti
Sufi insistono parecchio sullimportanza dello Ain el-Qalb
o Occhio del Cuore. Tutta la loro ascesi è compendiata nella trasmutazione
del cuore.
Lesichiasmo
del Monte Athos, in Grecia allestremo limite della penisola Calcidica,
poggia la sua ascetica sulla purificazione del cuore e sullapertura
dellOcchio del Cuore, per consentire al Cristiano di contemplare
nella beatitudine le divine energie del Signore. Ritirata la coscienza
tutta quanta nel cuore, dopo essersi ripetutamente fatta candida mediante
i detersivi delle Virtù, attraverso la Carità pensata, sentita, operata,
finalmente ecco apparire il Misericordioso, il Compas- sionevole, lUnico.
Già
600 anni avanti Cristo, nelle Upanisciad, le Sacre Scritture
dellIndia, si dice che la meditazione nel cuore conduce alla Luce,
alla Saggezza, al Signore. Nel testo indiano dal nome Brhadâ ranyakô
panisad, IV, IV, 7, lapoteosi del cuore è così espressa:
"Allorché tutti i desideri del cuore sono distrutti, allora ciò
che era mortale diventa immortale, e luomo raggiunge Brahman
in questa stessa vita".
Se,
a titolo di curiosità e di studio comparativo, consultiamo il Corpus
Hermeticum, IV, 11 e VII, 1 della Tradizione Ermetica, i cui detti
sono di quellErmete Trismegisto riprodotto in mosaico sul pavimento
del Duomo di Siena, abbiamo unaltra conferma dellimportanza
del cuore santificato. Ecco che cosa tramandano questi libri: "Tale
è dunque, oh Tat, limmagine di Dio che ho descritto per te come
meglio potevo: se tu contempli esattamente e te la rappresenti con gli
occhi del cuore, credimi, figlio, troverai il cammino che conduce
alle cose che stanno in alto. O, piuttosto, è limmagine stessa,
che ti indicherà la via. Perché la contemplazione possiede una virtù
propria: coloro che hanno una volta già contemplato, sono ripresi da
essa, e li attira a sé come, dicono, la calamita attira a sé il ferro".
Nella
tradizione esoterica biblica, nei testi della Kabbalah e nei manoscritti
degli Esseni a Qumram, lungo il Mar Morto, il cuore continua ad essere
il tema centrale dellascesi.
Noi,
però, abbiamo accennato alle fonti non Cristiane a titolo culturale,
perché nella Chiesa abbiamo tutto, niente escluso. Sarebbe vano cercare
altrove ciò che abbiamo a casa nostra, e la casa nostra è la Chiesa
Cattolica Apostolica Romana.
Casi
storici di trasmutazione del cuore in santa Caterina de' Ricci
La
sostituzione del cuore nei Santi della Chiesa è frutto della Grazia
e del lavoro ascetico ben svolto. Essa conta al suo attivo numerosi
casi celebri, ma noi, per brevità, accenneremo soltanto ad alcuni fra
quelli che Dio ha consentito che fossero noti a tutti. Infatti, può
accadere che tali segni non siano visibili, controllabili, con i mezzi
ordinari. Le stigmate della crocifissione, i lividi della flagellazione
e per il peso della Croce, le trafitture alla fronte e attorno alla
testa per la corona di spine, il colpo di lancia al costato e al cuore,
come pure gli altri segni dolorosi della Passione di Nostro Signore
Gesù Cristo, possono anche essere dati non visibili, seppur reali, da
coloro che hanno ricevuto questo eccelso onore.
La
rinnovazione e il cambio dei cuori è un fenomeno sorprendente. Esso
consiste, secondo lopinione di alcuni teologi, nellestrazione
fisica del cuore di carne e nella sostituzione con un altro, che talora
è quello di Cristo stesso. Fra i casi storici, è famoso quello di Santa
Caterina de Ricci, la nostra domenicana di Prato. Ricevettero
identico simile favore S, Maria Maddalena de Pazzi, Santa Ludgarda,
S. Geltrude, S. Margherita M. Alacoque, S. Caterina da Siena, S. Michele
de Sanctis, Santa Veronica Giuliani, Santa Teresa dAvila, eccetera.
Noi fermiamo la nostra attenzione sulla Santa di Prato, per la ricchezza
di fenomeni straordinari di cui fu protagonista.
Questa
meravigliosa creatura, bella nel volto, soave nella parola e perfetta
nellanima; gloria della Chiesa e di noi Toscani, sintetizza in
una sola persona tutti i fenomeni paranormali degli altri Santi: stigmate
alle mani e ai piedi, ferita al costato, lividura per il peso della
croce, sostituzione del cuore, levitazione, bilocazione, sdoppiamento,
emanazioni luminose e profumate, digiuni prolungati, viaggi di andata
e ritorno nel regno dei morti, taumaturgia, profezia, discernimento
degli spiriti, veglia perenne, cioè astinenza dal sonno, senza contare
tutte le altre qualità tipiche dei Santi.
Santa
Caterina de Ricci, Domenicana nel Monastero di S. Vincenzo Ferreri
in Prato (Firenze), nacque il 23 aprile 1522 a Firenze, alle ore 18,
secondo il calendario giuliano e gli orologi di allora; però, per lesattezza
astronomica, il 3 maggio 1522, sullora del mezzogiorno. La Santa
di Prato ebbe i natali prima della riforma gregoriana del 5 ottobre
1582. Il Papa Gregorio XIII, come sappiamo, stabilì che il 5 ottobre
si sarebbe chiamato 15 ottobre.
Con
il battesimo di Mercoledì 24 aprile di quello stesso anno la futura
Santa ricevette, nel Batti- stero di S. Giovanni, i nomi di Alessandra,
Lucrezia, Romola di Roberto di Giovanni dei Ricci. La mamma, di breve
vita, appartiene alla nobile famiglia dei Ridolfi di Panzano, un ramo
della famiglia Ricasoli.
Il
18 magio 1535 Alessandra vestì labito domenicano nel Monastero
di San Vincenzo, in Prato, con il nome di Caterina. In quella comunità
era vivo lo spirito del Padre Girolamo Savonarola, perciò la Santa di
Prato ne divenne ben presto la Figlia spirituale: ne diffuse la devozione;
raccolse le reliquie e gli scritti del martire; applicò i suoi metodi
di purificazione ascetica, metodi che la condussero alla trasmutazione
del cuore.
Caterina
governò con saggezza, umiltà e amore, in qualità di Priora, fra il 1552
ed i 1558; svolse attività di Maestra spirituale, diresse molte persone
secolari. Ebbe relazioni con S. Carlo Borromeo, S. Filippo Neri, S.
Pio V° e S. Maria Maddalena de Pazzi. Appoggiò con consigli e
preghiere la Riforma Cattolica, cioè la purificazione della Chiesa Cattolica
ed il ritorno al fervore apostolico come ai tempi di Pietro e Paolo.
Riforma per la quale laici ed ecclesiastici di tutto il mondo si batterono
con tutte le loro forze, e per cui S. Carlo Borromeo si prodigò nel
modo più esemplare. S. Caterina morì a 68 anni, il 2 aprile 1590, in
Prato, lasciando a noi Cristiani dei tempi moderni la sua stessa passione,
il suo stesso ideale evangelico di Riforma per il quale lottò per tutta
la vita.
A
soli 19 anni, il 6 giugno 1541, per la festa del Corpus Domini, nella
mattinata, dopo aver ricevuto la S. Comunione, le fu cambiato il cuore.
Il
cuore nuovo - questo prodigioso cambiamento fisiologico, energetico
e psichico; conquista personale e dono dellAltissimo - fu un cuore
simile a quello della Vergine Maria. La nostra Santa si era rivolta
alla Madonna per chiedere di intercedere per lei presso Gesù. La speranza,
la fede, lamore, lumiltà furono premiate. Caterina fu esaudita.
Il Figlio di Dio le tolse il cuore e gliene dette un altro, modellato
su quello di Maria. La piena coscienza del fenomeno fu così viva e lucida
che, nel confidarsi alla sua fedele custode Sr. Maddalena, non esitò
ad esclamare: "No, dora innanzi voi non dovete più chiamare
il mio cuore il cuore di Caterina, ma il cuore della gloriosa Vergine
Maria".
Il
29 giugno 1746 Benedetto XIV canonizzò Caterina. La sua festa venne
fissata per il 13 febbraio. Il suo corpo è custodito nel Monastero di
S. Vincenzo.
Dalla
ricca documentazione storica, biografica, spirituale offerta dalla "Collana
Ricciana" per le ricerche di studiosi tenaci quali il P. Guglielmo
M. Di Agresti, O. P. e loperosità illuminata e instancabile della
promotrice, Suor Maria Letizia Fini, è possibile farsi un quadro esatto
dellimpor- tanza della Santa di Prato.
La
documentazione dimostra e racconta, in base alle testimonianze storiche,
alcuni fenomeni straordinari e significativi vissuti da Santa Caterina
de Ricci, che per lArcheosofia hanno un valore notevole,
ai fini di una sempre maggiore comprensione della persona umana nella
sua tota- lità: lastinenza dal sonno, presupposto della
veglia perenne; e luscita della coscienza dal corpo fisico
o sdoppiamento, per finalità superiori. La Santa dormiva unora
per settimana. In lei era sem- pre presente lavvertimento di Gesù
ai discepoli nellOrto degli Ulivi a Gerusalemme: "Vegliate
e pregate per non cadere in tentazione!". Appunto perché, nel sonno,
le tentazioni sono libere di agire, specialmente quelle dellanima
erosdinamica o vegetativa, detta dalla Bibbia Néfesh. Le
tentazioni notturne e del sonno sono i sogni: il Santo lo sa, perciò
dorme lo stretto necessario. La qualità dei sogni accusa lo stato di
perfezione o di non perfezione dellanima; per lo meno il suo grado
di purificazione.
Alle
inquiete domande della Strozzi, rammaricata di non vedere mai riposare
Caterina, questa, sorridendo, rispose: "Madre mia, non vi allarmate.
La preghiera mi tiene le veci del sonno". A qual-siasi ora del
giorno o della notte venisse osservata, la Santa stava inginocchiata
per terra o piegata sul letto; quando in estasi e quando in preghiera
sotto il peso dei suoi digiuni prolungati e delle sofferenze. Allastinenza
dal sonno si aggiungeva la levitazione, cioè il sollevarsi da terra:
lo stato di imponderabilità che è lanticipazione di quelle doti
di agilità propria dei corpi gloriosi della risurrezione quando
avremo la Parusia e il Grande Giudizio.
Fra
i sunnominati carismi, la Santa di Prato ebbe la possibilità di entrare
nellal di là per accompagnare i defunti sul luogo dellespiazione,
o del premio, e rientrare nel suo corpo fisico a missione compiuta.
Facoltà che a lei fu data per i meriti dellascesi ben condotta
e per concessione divina. La Santa faceva il suo viaggio di andata e
ritorno, in piena lucidità, senza morire, quando si accorgeva che una
suora ammalata era vicina al trapasso. Allora le si metteva accanto
per aiutarla con le sue preghiere e con lo sdoppiamento personale, perché
il trapasso della morente riuscisse bene: cosciente, lucido, coraggioso,
cristiano. Ecco un brano biologico di pietà ricciana che possiamo leggere
alle pagg. 216-217 in "Fonti III" della "Collana Ricciana",
in base al testo del Razzi: "Quando poi erano in transito, non
partiva mai da loro, e per certo tempo soleva andarsene in ratto; e
quando poi haveva accompagnata quellanima al paradiso o al purgatorio,
ritornata dallestasi, chiudeva ella stessa gli occhi alla morta;
e poi ancora aiutava a vestirla e singolarmente, con le proprie mani,
acconciava il capo: onde le suore non costumavano di toccare mai linferme,
né per morte giudicarle, se non dopo che la serva di Dio si era dallestasi
svegliata, imperocché conoscevano, come lei era perfettamente spirata
e itasene allo sposo celeste".
Questo
episodio è uno dei tanti fra quelli narrati sullentrata e uscita
cosciente da questo mondo per scopi di pietà verso i morenti e i deceduti.
A prima vista, per chi non è abituato alle ricerche e alle analisi di
esperienze di questo genere, lo sdoppiamento può sembrare fantastico,
impossibile e sconcertante. A garanzia della certezza del fenomeno,
abbiamo altri fenomeni consimili, vissuti da certi Santi, come S. Alfonso
Maria de Liguori e da alcuni sperimentatori. Laiuto di Dio,
della Madonna e dei Santi, con lausilio delle tecniche umane,
sono la garanzia di arrivare a quelle esperienze che abbiamo accennato.
Teoria
e prassi della cardiognosi per l'avviamento alla trasmutazione del cuore
Sappiamo
per certo dai Santi della Chiesa e dallosservazione della Scienza
che la perfezione cristiana condotta bene fino in fondo si svolge di
pari passo con la trasmutazione di tutta la persona, ma i sintomi di
questa trasmutazione si percepiscono nel cuore. E nel cuore, che
lasceta, ad un certo momento della sua vita, ha la chiara consapevolezza
che gli è stato tolto il vecchio cuore e sostituito con un cuore diverso,
nuovo, sul modello di Gesù e di Maria.
Lesercizio
al quale viene sottoposto il cuore perché possa trasmutarsi, si può
definire con il termine di Cardiognosi, cioè conoscenza del cuore
nel senso biologico e metafisico. Prima che il cuore, sede de sentimenti,
centro di gravità dellanima emotiva, sia trasmutato o sostituito
con un cuore somigliante in tutto al cuore di Cristo, dobbiamo imparare
a conoscere, esplorare il nostro cuore, farlo diventare il luogo teofanico,
lo specchio di Dio Uno e Trino. Laspirante alla perfezione deve
perciò ricordare sempre lespressione di Gesù riportata da Matteo
(Mt 5: 8): "Beati i puri di
cuore, perché essi vedranno Iddio". Poi, questaltra, riferita
da Luca (Lc 10: 27), che Santa Caterina de
Ricci ricorda in una lettera inviata nel 1549 ad una religiosa: "Amerai
il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima,
con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come
te stesso". Questamore ardente, vissuto nella meditazione
con lattenzione prolungata nel cuore, deve essere assoluto, in
conformità al Salmo di Davide, (Salmi 39: 4): "Dentro di me arde il mio cuore; quando
medito divampa un fuoco". Non è tutto: lasceta deve pure
compenetrarsi in queste altre parole di Nostro Signore: "Beati
i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli" (Matteo.
5: 3).
Il
cuore è stato paragonato, dai Cavalieri del Tempio e da San Bernardo,
al Graal, la sacra Coppa usata dal Signore la sera dellUltima
Cena e nel quale la leggenda vuole che lEsseno Giuseppe dArimatea
raccogliesse alcune stille del Sangue del Salvatore. dopo il Sacrificio
del Golgotha. Il culto del "Sacro Cuore di Gesù" dovrebbe
essere meditato sempre, perché fa parte della Cardiognosi.
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