Nel
numero precedente avevamo parlato brevemente della Teologia nella sua
generalità, ma per definire meglio le nostre idee ed evitare malintesi,
è bene soffermarsi un poco, per sviluppare alcuni concetti.
Il
popolo ebraico fu scelto da Dio quale nazione che mantenesse un'Alleanza
fra il genere umano e la Divinità; patto che doveva rimanere perenne
e a completamento del quale il Signore promise al Popolo eletto un Re
che garantisse un Regno governato da Dio stesso.
L'Eterno
parlò al popolo in modo nascosto, cioè per mezzo di immagini e simboli,
e soltanto con Mosè Egli parlò "faccia a faccia, come un uomo parla
ad un altro uomo" (Es.,
33: 11). Il popolo veniva ripreso da Dio quando l'ideale spirituale
si affievoliva, e veniva così rimesso sempre sulla giusta Via. Il Signore
aveva promesso la futura Venuta del Messia, l'Inviato del Re per ristabilire
le cose nel loro giusto ordine.
Ed
il Messia, inaspettato anche se agognato dal popolo, arrivò nel periodo
storico in cui gli Ebrei erano sotto il dominio di Roma e già congiuravano
per liberarsi. Il Messia venne, annunziato dal Suo Angelo precursore,
Giovanni il Battista -Elia- che, "voce di uno che grida nel deserto",
incitava gli animi a "raddrizzare le Vie del Signore".
Il
Messia venne quando i sacerdoti esseni avevano già pre-figurato la Sua
venuta con il Maestro di Giustizia; il Messia venne quando il popolo
voleva liberarsi dal giogo della schiavitù di Roma, come aveva fatto
con l'Egitto; il Messia venne quando tutti volevano la loro terra, il
loro regno materiale, per avere una patria terrena ove nessuno più li
disturbasse. Il Messia venne quando la politica e la religiosità erano
corrotte e non più schiette ed in linea con il vero insegnamento dei
Padri e degli Antichi.
Il
Messia venne nella povertà, mentre tutti se lo aspettavano nella ricchezza
e potenza materiale; venne "di nascosto", mentre Lo si invocava
a gran voce. Il Messia venne, e la Sua dottrina era diversa dalle aspettative.
Il Figlio di Dio venne, dicendo che il Suo Regno non era di questo mondo,
che era venuto a fare la Volontà del Padre, che era venuto a portare
il Fuoco sulla terra. E pochi Lo riconobbero.
Il
Prologo del Vangelo di Giovanni ci dà un'idea chiara dell'Avvento: "La
luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta".
L'Uomo, nella sua materialità, riesce a vedere e a capire soltanto ciò
che gli sta dinnanzi: la vita terrena, le gioie e i dolori, la giustizia
materiale, il soddisfacimento dei propri desideri ed istinti, la ricchezza,
gli agi, le cose piacevoli e dolci. Anche se seguito, governato e diretto
da Dio, egli perde sovente la direzione della Giustizia.
Ed
il Messia si presenta dicendo che questo mondo, a noi tanto caro, nulla
ha a che fare con il Mondo e il Regno di Dio. Nel Vangelo leggiamo che
questo mondo materiale fu dato al Principe delle Tenebre e che questi
ne fa ciò che vuole (Lc., 4: 6), e oggi, come 2000 anni
fa, non si è capito ancora che, finché ogni giorno ci alziamo, lavoriamo,
ci nutriamo, trascorriamo il tempo con il nostro hobby, partecipiamo
ai Sacramenti senza viverli, ed anche se cerchiamo di comportarci bene
nei riguardi dei nostri simili, non abbiamo fatto un solo passo sulla
Via spirituale. E questo perché questo mondo è governato, improntato,
diretto, polarizzato dalle Tenebre. Per riuscire a "mettere il
naso" nel Regno del Padre, si deve cambiare completamente l'ordine
delle cose alle quali siamo abituati.
Il
Messia venne, e fu considerato eretico dalle due grandi sètte di allora:
Sadducei e Farisei; ma non dall'altra sètta: quella degli Esseni, che
sappiamo presente in Palestina 2000 anni fa, ma che i Vangeli non nominano
affatto. La Sua nascita fu sagacemente preparata in terra dai vari collaboratori
di Dio e dei Suoi piani, e soltanto essi riuscirono a capire la grandiosità
del Disegno di Dio: Maria di Nazareth, Pietro, Giacomo, Giovanni e gli
altri Apostoli, a cui fu affidato il compito di diffondere la "Buona
Novella", che il cristiano di oggi non ha ancor ben capito che
cosa sia.
E
gli Apostoli, di fronte ad un mondo pagano da cristianizzare, si predisposero
al loro compito scrivendo nei quattro Vangeli la Vita, l'Insegnamento
e le Opere del Messia tanto desiderato, ma ripudiato e messo a morte
perché non offriva ai Suoi contemporanei ciò che essi volevano. Questi
Vangeli sono stati scritti "ad Arte", con vari tipi di interpretazione,
in modo tale che, dietro ad ogni episodio, ad ogni miracolo, ad ogni
avvenimento, il vero "amante del Signore" potesse trarre gli
insegnamenti, non solo pratici, ma soprattutto spirituali.
Nel
Vangelo di Giovanni
(21: 25) si legge che "il mondo intero non basterebbe a contenere
i libri che si dovrebbero scrivere" per narrare tutte le cose avvenute
a Gesù. Eppure sono stati scritti solo quattro Vangeli, dei quali i
primi tre sono molto simili, tanto da essere chiamati Sinottici: Luca,
Marco, Matteo possono essere disposti in prospetti che, confrontati,
si corrispondono.
Il
Vangelo di Luca, quello che la Tradizione e lo studio definiscono come
il più semplice, e quindi il primo da affrontare nello studio teorico/pratico
spirituale, inizia con una dedica ad un certo Teofilo, personaggio storico
mai esistito, ma il cui nome significa "amico di Dio", o "simpatizzante
di Dio".
In
altre parole: chi legge il Vangelo non tanto per lo scopo di conoscere
la storia e la biografia di un personaggio storico chiamato Gesù, ma
per ricevere degli insegnamenti spirituali in modo da realizzare nella
propria interiorità quanto apprende dallo studio, deve essere già in
partenza "Teofilo", altrimenti non arriverà a nulla.
Quando
leggiamo un Vangelo, infatti, dobbiamo immaginare di avere di fronte
a noi il Cristo stesso, il quale dialoga con noi per mezzo delle parole
del brano e ci narra le cose in modo che noi, meditando, pregando, studiando;
in una parola: vivendo il Vangelo, possiamo comprenderlo in tre modi
principali:
1)
letteralmente, il che evidentemente è il modo più semplice;
2)
interpretando le parole in modo che esse siano il mezzo di approfondire
la conoscenza di noi stessi e ci siano di aiuto per depurarci, liberandoci
da tutto ciò che non porta a Dio;
3)
capire il Piano di Dio, onde portare il nostro -magari piccolo, ma importantissimo-
contributo per la sua realizzazione
Per
fare tutto ciò, non basta studiare: si deve operare come hanno fatto
questi Santi di cui si legge nella Rubrica loro riservata della Rivista.
È lo stesso discorso della Medicina: per diventare bravi chirurghi,
non basta studiare, ma è indispensabi le andare in Sala operatoria e,
sotto la guida di Personale competente, applicare lo studio alla pratica.
Questo
compito può spaventare per la sua difficoltà, ma non è impossibile:
è adatto all'Uomo e alla Donna antichi, moderni e futuri, perché il
vero "noi stessi" è sempre fatto della medesima sostanza,
creata da Dio a Sua immagine e secondo la Sua somiglianza.
I
Vangeli contengono la vera essenza del Cristianesimo, cioè l'Evangelo
eterno, essenza che è stata portata da Gesù Cristo, vero Uomo e vero
Dio, Centro della Fede, della Salvezza e della Rivelazione, e quindi
Centro della Teologia stessa. Ricordiamo ancora una volta che il Messaggio
contenuto nel Vangelo è di ordine soprattutto spirituale: ne abbiamo
la conferma nelle parole del Salvatore: "Il mio Regno non è di
questo mondo".
Egli
parla del Suo Regno, di ciò che dobbiamo fare per giungervi e di come
dobbiamo prepararci per compiere questa scalata. Egli non dà insegnamenti
"spiccioli", anzitutto perché questi si traggono da quelli
spirituali, che sono così ben congegnati da funzionare anche sul piano
materiale e terreno; e poi perché, per seguire le regole sociali di
buona convivenza, non è indispensabile essere cristiani: basta essere
uomini di buona volontà e di buon senso.
Quanti
personaggi, in tutto il mondo e in tutte le epoche, hanno cercato e
cercano di trovare la giustizia sociale? moltissimi: chi in ombra e
chi in luce, ma tutti dotati di quell'intelligenza, raziocinio ed onestà,
che sono doti naturali dell'Uomo in quanto tale. Aggiungiamo ancora:
se l'Avvento del Salvatore doveva servire soltanto a dare regole alla
società, si sarebbe ridotto a ben poca cosa!
Il
Cristo è venuto ad aprire una porta, a rendere attuabile un'unione altrimenti
impossibile; è venuto a "portare il Fuoco sulla terra", a
portare Dio nel mondo affinché l'Uomo e la Donna potessero tornare a
Dio; Cristo è venuto a portare la spiritualità viva e operante.
E
se è vero, come afferma la Teologia, che tutto ciò è un Dono gratuito
dell'Amore di Dio, è anche vero che questo Dono bisogna saperselo conquistare.
In che modo? non certamente continuando l'esistenza di sempre con i
suoi alti e bassi, completamente impegnati dalle problematiche della
vita terrena. E' necessario fare un salto di qualità, assomigliare a
tal punto al Cristo da poter dire, come l'Apostolo: "Non sono più
io che vivo, ma Cristo che vive in me".
La
strada per realizzare questo radicale cambiamento, questa trasmutazione
interiore, è quella indicata dalla Teologia, e più precisamente dalla
Teologia morale. Ma a questa, per la piena riuscita del progetto, si
debbono affiancare la Teologia archeosofica e tutto l'insieme di tecniche
o metodologie atte a sottomettere il corpo e la sfera emotiva e quella
mentale alla volontà del Figlio di Dio che, pur essendo in noi, deve
nascere, crescere e svilupparsi.
Occorre
anche la partecipazione alla Liturgia e ai Sacramenti, onde avere un
aiuto dall'Alto e riuscire così a vincere la battaglia contro il nostro
personale "Signore delle Tenebre", che fa di tutto per renderci
apatici, indifferenti, pigri, atei, e cioè spiritualmente morti.
Ricordiamo
che il non pregare Dio equivale già al pregare per il Principe delle
Tenebre!
Non
si tratta di fare le persone oneste e giudiziose sul lavoro, nella famiglia
e nella società. Certo: occorre anche que sto; anzi: diciamo pure che
tutto questo è la base buona e sicura per iniziare. Ma affermiamo anche
che gli individui debbono vivere la spiritualità, devono trasmutare
il loro interiore "uomo vecchio", deifugo, nell'"Uomo
nuovo" deipeto; debbono, come dice l'Alchimia, trasmutare il Piombo
interiore in Oro, il che dimostra che il Materiale iniziale è ben diverso
dal Prodotto finale. Non facciamo l'errore di credere che il medesimo
sig. Rossi dell'inizio sia uguale al figlio di Dio della fine!
E
vedere che la Chiesa ha annacquato l'Ideale di Perfezione del Cristianesimo,
valorizzando la politica sociale in campo spirituale, ci riempie di
tristezza. Infatti, se è vero che l'aiuto materiale al prossimo è una
cosa altamente meritoria, se è vero che il primo dei Comandamenti, accanto
all'Amore per Dio mette quello per il prossimo, è anche vero che non
è altrettanto meritorio adattare o inventare una Teologia che giustifichi
il fatto che, invece di cercare di innalzare l'Uomo al livello di Dio,
abbassa Dio a quello dell'Uomo.