Stiamo
attraversando un periodo storico travagliato, in cui avvenimenti importanti,
scoperte, nuove conquiste della Scienza si susseguono senza soluzione
di continuità; in cui la stessa società mondiale viene sconvolta da
rivoluzioni culturali e sociali.
La
nostra civiltà, così come è orientata, preme da ogni parte affinché
l'Uomo riesca a conquistare sempre più diritti, quali quello del lavoro,
della casa e della famiglia, dell'assistenza sanitaria e via discorrendo.
Spesso
però ci dimentichiamo dei doveri che tutte queste conquiste comportano
per la loro realizzazione; ma questo sembra un dato secondario e marginale.
La radio, la televisione, la stampa, tutti i mass-media, sotto la spinta
irrefrenabile del consumismo, premono da ogni parte per ricordarci i
nostri diritti e ci spingono a vivere la nostra esistenza nel modo materialmente
più soddisfacente possibile, mentre tutto ciò che concerne la vita spirituale,
cioè la vita interiore del famoso "conosci te stesso" pitagorico,
viene tralasciato, dimenticato.
Se
nei secoli scorsi si aveva un solido appoggio morale ed etico in alcuni
valori della Chiesa, oggi questi valori sembrano caduti nell'oblio e
quasi disprezzati, e quando li ricordiamo lo facciamo con aria di sufficienza.
I valori etico-morali sono stati sostituiti da quelli materiali e scientifici,
al punto che oggi si riconoscono esclusivamente, o quasi, solo questi.
Al
"conosci te stesso", invito all'esame interiore, si è sostituita
la moda dell'apparenza: bella, elegante, snella, desiderabile, o sportivo,
ricco, potente, dimenticando ancora una volta i "sepolcri imbiancati"
di evangelica memoria: belli di fuori ma putridi e fatiscenti di dentro.
Alla Filosofia dell'Essere si è sostituita la Filosofia dell'Avere.
Eppure
i secoli trascorsi hanno lasciato tante cose da cui dovremmo prendere
insegnamento, ed una di queste è la comparsa di alcuni individui che,
per le azioni che hanno compiuto e la fede incrollabile che alimentava
il loro cuore, sono stati chiamati Santi.
Ma
che cos'è lo stato di Santità? Abbiamo, nella nostra Rivista, una Rubrica
che analizza un Santo per volta, onde aiutarci a comprendere meglio
quale sia stato il suo Cammino interiore; ma occorre una puntualizzazione
teologica per definire cos'è la Santità, per quale motivo si manifesta,
e in che modo è possibile riconoscere i Santi veri da quelli falsi.
Quante
volte, andando in chiesa, abbiamo detto con il Sacerdote: "Santo,
Santo, Santo è il Signore Dio dell'universo...". Riflettiamo: se
il Signore è il tre volte Santo, essere Santo anche una sola volta non
è cosa da poco; e allora, che cos'è la Santità riferita a una persona?
Non ci basta la definizione accademica: "appellativo di tutti coloro
che sono morti nella Grazia di Dio" perché questa spiegazione è
incompleta ed induce a chiederci che cosa sia la morte in Grazia di
Dio.
Quindi
veniamo subito al nocciolo della questione: secondo la Teologia archeosofica,
la Santità è la crescita in Sapienza e Amore, e comprende alcuni gradi
di perfezione, due dei quali sono fondamentali: il primo è la realizzazione
dello stato chiamato "edenico", ovvero l'aver raggiunto lo
stesso grado di perfezione del mitico Adamo prima della Caduta; il secondo
è l'unione trasformante con Dio, alla quale possiamo dare il nome di
"Theosis".
Il
tipo di Sapienza e di Amore di cui stiamo parlando ha soltanto marginalmente
qualcosa in comune con ciò che, con gli stessi termini, viene indicato
normalmente tutti i giorni nel linguaggio umano. Non è necessario avere
tre lauree nelle scienze profane, così come non basta provare un tiepido
affetto per chi ci circonda. La Sapienza di cui stiamo parlando è la
santa Sophia, cioè la Sapienza di Dio che la Tradizione cristiana ortodossa
valorizza meglio di quella cattolica, al punto di avere, fra i suoi
tesori iconografici, alcune icone che la rappresentano.
La
santa Sophia è quella stessa di cui parla la Bibbia nel Libro dell'Ecclesiastico:
essa dice, di se medesima: "Da principio e prima dei secoli io
fui creata, e sino all'eternità io non verrò mai meno". E nei "Proverbi"
leggiamo: "Dio mi creò Principio delle Sue vie, in vista delle
Sue opere".
Questa
Sapienza è la stessa di cui parla Paolo di Tarso: "Fra i perfetti
parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo,
né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo
di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio
ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria" (1
Cor., 2: 6-7).
L'Amore
dello stato di Santità è quello stesso amore di cui si parla nel Vangelo,
citando il Vecchio Testamento, per bocca di Gesù Cristo stesso: "Amerai
il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con
tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.
E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso"
(Mt., 22: 37-39). E, aggiungiamo noi, sull'esempio di Cristo
che sulla Croce perdona i suoi carnefici: "Ama anche i nemici".
La
Sapienza e l'Amore dello stato di Santità sono perciò esclusivamente
spirituali e poco o nulla hanno a che fare con il mondo nostro che,
secondo le parole del Vangelo, è sotto il dominio del Principe delle
Tenebre.
Questo
mondo fisico è, in un certo senso, "creazione" adamica. Infatti,
interpretando nel giusto modo la Scrittura e basandoci sui significati
più profondi -saremmo per dire "esoterici"- dello scritto
di Mosè, possiamo affermare che il nome "Adam" significa:
l'Uomo universale, la Potenza collettiva (cioè quella di tutta la Creazione)
e la materia primordiale di tutto l'universo. Quindi, "Adam"
(Adamo) non è un uomo di carne e sangue, ma è simbolo del genere umano,
come pure "l'immagine di una assimilazione immortale, di una aggregazione
di parti omogenee e indistruttibili" (Fabre D'Olivet: "La
lingua ebraica ricostituita").
Questo
mondo fisico è, in un certo senso, "creazione" dell'Adamo
decaduto, perché "Adam", creato ad immagine e somiglianza
di Dio, ha ritenuto di essere uguale al Creatore, si è allontanato da
Lui e si è così materializzato.
La
Scrittura dice che la coppia primordiale posta nel giardino dell'Eden,
a seguito della Caduta, peccato di superbia e di magia nera, ne fu allontanata,
con le conseguenze che tutti ben conosciamo. La Creazione, materializzata,
non è quella voluta e guidata da Dio, ma soltanto "permessa"
e controllata (oggi diremmo "supervisionata") dall'Altissimo.
Il
nostro universo è quindi già in partenza orientato verso il male, inteso
come contrapposto a tutto ciò che porta verso Dio. E' polarizzato, ha
la sua impronta in negativo; quindi, quando l'Uomo agisce sotto l'impulso
dell'istinto, sappia che la stessa impronta è "naturalmente"
già orientata in questo verso.
L'unica
azione degna di essere chiamata con l'appellativo di "scelta libera"
è quindi quella di volgersi verso Dio oppure verso la Sua negazione,
cioè quello che viene chiamato il Male: Diavolo, Lucifero, Principe
delle Tenebre, Satana. Questa è la vera essenza del Libero Arbitrio.
Tutte le altre azioni sono condizionate dall'ambiente terreno: la cultura,
il periodo storico, la società, la famiglia e così via.
Durante
la crescita in Sapienza e Amore -le cui modalità sono oggetto di studio
non solo di questa Rubrica, ma anche di quelle di Archeosofia, Iconografia
ed Esoterismo- solitamente, ma non necessariamente, avvengono dei fenomeni
che vengono chiamati miracolosi. E, da questo punto di vista, la quantità
dei miracoli che hanno fatto i Santi cristiani è talmente grande da
lasciare stupiti, e da far "scomparire" i Santi delle altre
Religioni e gli Illuminati di tutte le dottrine filosofiche.
Questi
Doni, che provengono da Dio e che si manifestano fisicamente, sono veramente
tanti: le levitazioni, le vere guarigioni, la veglia perenne, il digiuno
quasi totale (a volte divenuto assoluto), la bilocazione corporea, le
lacrime e il sudore di sangue, le stigmate, il profumo celestiale, le
emanazioni di luce, la profezia, le visioni, il discernimento degli
spiriti e la Ierognosi, o riconoscimento di ciò che è sacro.
Queste
grazie "gratis datae" non sono essenziali per la crescita
in Sapienza e Amore, non servono all'edificazione dello studioso/sperimentatore,
ma eventualmente per l'edificazione e l'esempio per le persone con cui
egli ha relazione. Il Santo farebbe volentieri a meno di tutte queste
manifestazioni esteriori perché, pur amando tutti i suoi simili, pur
stando bene con loro, egli ama ancor di più Dio e si trova a suo agio
solo con Lui.
Non
dobbiamo dimenticare, ed è importantissimo, che la crescita in Santità
non venga confusa con la quantità di grazie "gratis datae"
che può avere una persona. Secondo gli imperscrutabili disegni di Dio,
un Santo può esserne privo, mentre qualunque personaggio che niente
ha a che fare con la Santità e con Dio, può avere delle manifestazioni
di questi "doni mistici straordinari".
E
tutto ciò può essere chiaro se pensiamo che l'Uomo e la Donna sono stati
creati a immagine e somiglianza di Dio, il che non è certamente cosa
da poco, e che per loro stessa natura possono riuscire a fare i cosiddetti
miracoli. Non è necessario essere cristiani: basta essere armati di
volontà e di forza interiore, per riuscire. È come una specie di allenamento:
con disciplina, volontà e forza è possibile fare cose "impossibili".
Ricordiamoci
sempre: l'individuo -maschio o femmina- Santo ha una crescita in Sapienza
e Amore la cui quantità e qualità è conosciuta solo dall'Altissimo.
L'individuo di cui sopra può avere o non avere doni straordinari, ma
sicuramente la sua vita, la sua condotta, il suo insegnamento, le sue
parole, la sua morale, rispecchiano il Cristo che ha dentro di sé.
L'uomo
comune che ha delle manifestazioni o l'illuminato orientale che compie
miracoli non possono essere dei tramiti di vita per Cristo, perché le
loro parole, il loro comportamento, le loro azioni, ecc. sono quelle
di una persona comune: magari al massimo della perfezione umana, ma
mai superumana e divina. Ricordiamoci delle parole del Salvatore: "Li
riconoscerete dai loro frutti". Per chi ha occhi per vedere non
è difficile riconoscere il Santo, nel quale ha preso dimora il Cristo,
dall'uomo che, in buona o mala fede, si spaccia per tale.