Il
simbolismo del latte è, ad un tempo, semplice e complesso. Quando S.
Paolo, nella sua lettera ai Corinzi
(3: 1-3), dice di non aver potuto parlare loro (ai Corinzi) come ad
uomini spirituali, ma "come ad esseri carnali, come a neonati
in Cristo" dando da bere "latte" e non un nutrimento
solido, il simbolismo è chiaro.
L'Apostolo
si rivolge a persone che hanno abbandonato da poco tempo il paganesimo
e non sono ancora in grado di assimilare un cibo spirituale più sostanzioso,
cioè la vera Conoscenza, e nemmeno hanno acquisito la consapevolezza
di doversi rendere seguaci di Cristo -il Dio-Uomo, il Logos- e non di
coloro che, pur con santità, portano alle loro orecchie concrete il
Messaggio di Gesù. (Diciamo "concrete" perché quelle spirituali
ancora non sono aperte in loro).
Altrettanto
chiaro è il significato delle parole che leggiamo nella lettera agli
Ebrei (5: 12-14),
le quali sono un benevolo rimprovero rivolto a loro perché -egli dice-
essi sono diventati "lenti a capire", nonostante siano già
stati istruiti da tempo e dovrebbero essere diventati maestri, e quindi
in grado di nutrirsi di "cibo solido" anziché di "latte".
Perché, aggiunge, "chi si nutre ancora di latte è ignaro della
dottrina della giustizia, perché è ancora un bambino. Il nutrimento
solido è invece per gli adulti, che per la pratica hanno le facoltà
(spirituali) esercitate a distinguere il buono dal cattivo".
Fin
qui, è tutto chiaro. Il "latte" è il nutrimento candido (quindi
puro) e sostanzioso (perché è sufficiente a far crescere i neonati,
che pure debbono ancora formarsi e rinforzarsi) ed è quindi quanto serve
ai neofiti, cioè a coloro che sono desiderosi di istruirsi, ma che non
sono ancora pronti per ricevere un insegnamento più approfondito.
Le
cose si complicano un po' di più quando si vuole entrare nei significati
dell'iconografia cristiana medioevale, la quale ci mostra, in alcune
figurazioni, l'allattamento della Madre divina. Questa immagine esprime
un concetto che si riallaccia a due diverse simbologie.
Da
una parte è la rappresentazione della cosiddetta "adozione",
cioè l'elezione dell'individuo alla dignità di ricevere il massimo della
Conoscenza. In questo caso, il latte cessa di essere simbolo del cibo
spirituale adatto ai principianti, per diventare il nutrimento sostanzioso
riservato ai perfetti.
È
il mezzo per acquistare la Sapienza di cui parla S. Paolo (I Cor., 2: 6-16 e Col., 1: 26): quella "riservata
e nascosta,... che Dio preordinò prima dei secoli per la nostra gloria".
Si racconta che S. Bernardo, mentre pregava davanti a un'immagine della
Vergine, chiese: "Mostrami il tuo Volto", e ricevette tre
gocce di latte sulle labbra. E sappiamo quanto fosse vasta e profonda
la cultura non solo materiale del Santo di Chiaravalle.
L'altra
simbologia a cui si riferisce l'iconografia cristiana medioevale è quella
alchemica, perché la Pietra Filosofale è talvolta chiamata "Latte
di Vergine". Nel "Dizionario Mito- Ermetico" del Pernety
(Ed. Phoenix, Genova, 1980), sotto la voce "latte" leggiamo
che questo è l'Acqua mercuriale dei Filosofi, che il Latte verginale,
o della Vergine, o dei Filosofi, sono la stessa cosa, e che bisogna
"nutrire la Pietra con il suo Latte", spiegando che essa Pietra
deve essere alimentata con il Fuoco - che deve essere sempre mantenuto
al giusto regime- allo scopo di "spingere la Pietra alla sua perfezione".
Il
Fulcanelli ("Le dimore filosofali", vol. II°, pag. 94 - Ed.
Mediterranee, Roma, 1973) associa il Latte di Vergine all'"Ornitogalo",
o latte degli uccelli e, più propriamente, "Latte di gallina".
Il Fulcanelli aggiunge che "le piante chiamate 'Ornitogali'
sono delle liliacee a bulbo, dai fiori di un bel colore bianco, e si
sa che il giglio è, per eccellenza, il fiore emblematico di Maria".
Quindi, il "Latte di Vergine" è la Conoscenza massima, che
rende l'Uomo fratello di Cristo e figlio di Dio.
Ma
il latte ha parecchi significati simbolici anche per filosofie o religioni
diverse da quelle ebraico-cristiane: vediamone qualche esempio.
L'antica
religione egizia prescriveva che, sulle 365 "tavole delle offerte"
poste intorno alla simbolica tomba di Osiride, ogni mattino venisse
versato del latte, per aiutare il dio a risuscitare ogni giorno.
Per
i Celti, il latte era simbolo di bevanda di immortalità, ed era considerato
un ottimo rimedio contro le ferite ricevute in battaglia.
Sognare
il latte, secondo i Maomettani, significa avere il desiderio di acquisire
la Sapienza e la Conoscenza.
Per
il Tantrismo, il latte è simbolo dell'energia vitale, composta dal pensiero
e dal "seme" inteso come alternanza dei ritmi di vita e di
morte; energia che convergerebbe al Centro ombelicale (manipurachakra),
ritenuto il punto di confluenza delle forze cosmiche, che da questo
Centro vengono irradiate ai diversi organi fisici.
Un'ultima
considerazione. Tradizionalmente, il latte è associato alla Luna -la
cui luce è "lattea"- il che confermerebbe la sua assimilazione
al significato femminile del simbolo. La Luna, infatti, è femminile,
perché è ricettiva, dato che diffonde luce riflessa, ed è contrapposta
al Sole, simbolo maschile perché espansivo e risplendente di luce propria.
Ambedue gli astri, però, inviano i loro raggi sulla Terra, che ne viene
illuminata: dal Sole, in modo splendente ed invariato; dalla Luna in
modo variabile, a seconda delle fasi.
E
qui siamo tentati di fare un ragionamento che può parere un po' strano,
ed è il seguente. Il Sole produce una luce abbagliante e non può essere
fissato direttamente, perché accecherebbe l'incauto osservatore; la
Luna invece non presenta questo inconveniente e, pur illuminando la
Terra con un lucore che è quasi ingannevole, tuttavia permette di vedere
con sufficiente chiarezza.
Ebbene:
secondo il nostro ragionamento, la luce del Sole potrebbe essere paragonata
alla Sapienza di Dio, la quale non può essere fissata da occhi umani;
la luce della Luna è questa stessa Sapienza, ma riflessa ed attenuata,
ed in più anche diminuita ulteriormente per effetto delle fasi, ed in
tal modo adattata ad ogni "fase" del cammino evolutivo dell'Uomo.
Il
latte, dunque, così associato alla luce lunare, può essere anche simbolo
di quella Sapienza, o cibo spirituale, commisurato ed adeguato, a seconda
delle necessità, al principiante come p73 all'Uomo già inoltrato sulla
Via di Perfezione.