I motivi della nascita della Kabbala

Immaginiamo che le affermazioni che abbiamo fatto alla fine del nostro articolo precedente (vedi) abbiano lasciato perplessi parecchi dei nostri lettori: che cosa c'entra l'origine della Kabbala con la traduzione in greco del Pentateuco? Eppure, nonostante le due cose siano ben diverse l'una dall'altra, noi personalmente, basandoci sull'esame degli avvenimenti storici e seguendo una nostra logica, siamo convinti che esse siano collegate.

Vediamo che cosa era accaduto.

Durante le sue guerre di conquista, Alessandro Magno aveva occupato anche l'Egitto (332 a.C.) liberandolo dalla dominazione persiana e lasciando anche qui, come in tutte le nazioni a lui sottomesse, i suoi rappresentanti, con l'incarico di governare in sua vece.

Il governatore dell'Egitto, dopo la morte di Alessandro (323 a.C.) e dopo un ventennio di contrasti con coloro che erano stati lasciati a capo delle altre nazioni occupate dal Macedone, si autoproclamò Faraone e prese il nome di Tolomeo I° "Sotero" (liberatore).

Si dimostrò un ottimo capo, interessandosi del benessere della popolazione, promuovendo agricoltura, mestieri, commercio e arti ed interessandosi parecchio della costruzione della città fondata da Alessandro nel 331.

Avrebbe anche voluto creare, in questo capoluogo, una Biblioteca che doveva essere la più grande del mondo allora conosciuto (comunque di tutto il bacino del Mediterraneo), ma abdicò in favore del figlio, Tolomeo II° "Filadelfo" (amante di Delfo, dove esisteva il famoso oracolo e, per estensione, dell'avvenire, del progresso), prima che tale opera fosse compiuta. Filadelfo, in obbedienza alle disposizioni del padre, portò a compimento il lavoro e tale Biblioteca (che non era soltanto una raccolta di libri, ma un rinomato luogo di riunione dei più grandi ingegni del tempo) divenne veramente il più grande, completo ed insigne punto di riferimento e di convergenza di tutto il sapere, raccogliendo tutti gli scritti dei più insigni filosofi, studiosi, scienziati, sia contemporanei che precedenti.

Nella Biblioteca apparivano anche tutte le filosofie religiose dei diversi popoli culturalmente collegati alla Grecia, o comunque in contatto con l'Egitto. Mancava però ancora un'opera che parlasse della Religione dell'unico popolo monoteista: l'ebraico.

Così il Faraone chiese ai capi (sacerdoti) di questa Religione di tradurre in greco (lingua ufficiale, "d'élite" e comunque quella usata dai sapienti e quindi l'unica ammessa per le opere che dovevano entrare nella Biblioteca) i cinque libri di Mosè, affinché anche l'Ebraismo fosse presente nella raccolta.

L'ordine di un Principe tanto importante non poteva essere ignorato, quindi il Sinedrio ebraico si riunì per decidere a chi affidare il compito di questa traduzione e vennero scelti gli Esseni, che erano giustamente considerati i più santi ed i più dotti fra i sapienti d'Israele.

Una breve digressione: chi erano gli Esseni? Non si può dire che formassero una vera e propria sètta nella Religione ebraica, però formavano una comunità a parte, vivevano sulle rive del Mar Morto, a Qumran, e seguivano la Legge mosaica interpretandola in modo molto spirituale.

Non proibivano il matrimonio e la formazione della famiglia, però erano più favorevoli ad una vita che oggi si chiamerebbe "monastica", che lascia l'individuo (uomo o donna) più libero di dedicarsi alla vita spirituale.

Le notizie che abbiamo su di essi non lo dicono apertamente, ma dovevano essere esoterici (nel significato più proprio del termine), vista la loro spiritualità e l'assiduità nell'approfondimento dei loro studi di soggetto religioso. La loro fama di santità e di sapienza era dunque ben giustificata.

Per tornare all'argomento di cui ci stiamo occupando: i più sapienti fra gli Esseni, scelti sia dal Sinedrio che da una cernita compiuta fra di loro, non potevano rifiutare l'incarico, anche se gravoso, e si misero quindi all'opera.

Però, essi erano senz'altro in possesso di copie dello scritto originale di Mosè - quello non "diluito", per intenderci - e non avevano certamente nessuna intenzione di far conoscere ai profani (ché tali essi consideravano gli stessi Ebrei non preparati, e a maggior ragione i pagani) i segreti della loro filosofia religiosa. Così, tradussero fedelmente il Pentateuco, eliminando però scrupolosamente, nella loro Versione, tutta la parte più spirituale e riservata.

A lavoro compiuto, presentarono al Sinedrio, composto da settanta membri, il risultato delle loro fatiche. Il consesso l'approvò e lo consegnò agli inviati del direttore della Biblioteca, il quale ultimo lo fece inserire nella raccolta. Era la famosa "Versione dei Settanta", sulla quale, da allora in poi, si istruirono gli stessi Ebrei. Anche Gesù si riferisce a quella, quando cita qualche passo della Legge mosaica.

"Bene -diranno a questo punto i nostri lettori- ma che c'entra tutto questo con la Kabbala?"

Rispondiamo invitandoli a seguirci nel nostro ragionamento.

Gli Esseni, durante il loro lavoro, si saranno senz'altro trovati di fronte a parecchie difficoltà, che non riguardavano solo le diversità linguistiche, i simbolismi specifici del Giudaesimo, o cose di questo genere, ma anche e soprattutto le cernite da fare: che cosa tradurre e divulgare, e che cosa invece tener nascosto?

Queste scelte dovevano essere esaminate a fondo, e dal maggior numero possibile di persone, selezionate fra le più sagge, sapienti, intuitive, prudenti e previdenti. Quindi, gli Esseni del tempo dovevano mantenere frequenti contatti con i sacerdoti, gli anziani, i membri del Sinedrio, i rabbini e quanti altri potessero esaminare la situazione e dare consigli e suggerimenti sulle decisioni da prendere.

E durante le riunioni saranno stati senz'altro scambiati non solo punti di vista e opinioni, ma anche idee, informazioni, nuovi concetti, intuizioni sull'interpretazione della Scrittura. È altrettanto logico pensare che fra questi saggi dovevano esserci alcuni -non moltissimi, magari, ma nemmeno molto pochi- che abbiano pensato che fosse un vero peccato lasciar cadere nel dimenticatoio la parte più esoterica e spirituale, cioè quella riservata alle persone di intelligenza più sveglia e di intùito più acuto, solo perché determinate Verità non potevano essere rivelate a tutti.

Nel passato, qualcuno che le aveva comprese c'era stato; alcuni, anche nel presente, le aveva ugualmente comprese e studiate: perché dunque privare le generazioni future delle medesime possibilità di comprensione?

Così, alcuni di quei saggi debbono aver deciso di fondare una specie di scuola catechetica, riservata a coloro che dimostravano di avere sufficiente intelligenza, intuizione e soprat tutto spiritualità e amore per Dio, da poterla seguire, per approfondire la conoscenza e, una volta acquisita questa comprensione più profonda, trasmettere ad altri il nuovo sapere. L'idea, in sostanza, era quella di riprendere l'antica Tradizione, comprenderne i messaggi, interpretarli esotericamente ed agire di conseguenza.

Nacquero così, secondo la logica che stiamo seguendo, le prime scuole rette dai Thannaìm, i quali erano appunto gli "organi della Tradizione".

La coincidenza di tempo storico fra la "Versione dei Settanta" e la nascita dei Thannaìm pare non lasciare alternative: le due cose sembrano proprio interdipendenti. La "riscoperta" dello scritto originale di Mosè, per tanti secoli (circa nove) dimenticato nelle "casseforti della Sapienza" deve aver risvegliato le coscienze dei più attivi e speculativi fra i saggi; ma questa riscoperta è stata quasi certamente provocata dall'ordine del Faraone. Il quale, intendiamoci, non poteva nemmeno immaginare le conseguenze della sua ambizione di dotare la Biblioteca d'Alessandria degli scritti sulle filosofie religiose.

Che cosa insegnavano i Thannaìm? tutto ciò che riguardava la Tradizione religiosa primordiale del popolo d'Israele. E "Kabbala" è un parola ebraica che deriva da un vocabolo che significa "tradizione". Che cosa insegnavano dunque i Thannaìm, se non la Kabbala? E questa che cos'è, se non l'aspetto esoterico della Religione ebraica? Tutto ciò è una ulteriore dimostrazione dell'esistenza, in tutte le grandi Religioni, delle due facce, diverse e complementari, dell'essoterismo e dell'esoterismo.

C'è anche da dire che le abitudini e la mentalità degli Ebrei erano tali che fra di loro esistevano ricercatori tanto "pignoleggianti" da contare il numero dei versetti, delle parole uguali e fors'anche delle lettere, che appaiono nella Scrittura, tanto da rendere possibile, volendo, il fare un "indice analitico" delle parole e delle loro derivazioni radicali.

Avevano fatto un elenco dei Nomi di Dio composti da 2; 3; 4... fino a 42 lettere. Avevano dato un valore numerico ad ognuna delle 22 lettere dell'alfabeto ebraico e quindi un valore numerico ad ogni parola, ed erano capaci di trovare corrispondenza fra i significati di due vocaboli differenti, ma dello stesso valore numerico. Cose da perderci veramente la testa e che poi, agli effetti pratici, servivano soltanto a "legare" per lungo tempo alla Scrittura la mente di un certo numero di ricercatori.

Quali fossero, nei particolari, gli insegnamenti impartiti dai primi Thannaìm, non lo sappiamo, però possiamo immaginarlo: nozioni e concetti solo di poco più approfonditi i quelli comunemente esposti. Con il tempo, però, anche sotto la spinta della necessità di dover presentare sempre qualcosa di nuovo, i diversi Thannaìm succedutisi gli uni agli altri dovettero approfondire il loro intendimento e i loro concetti, elaborando tesi e teorie nuove.

Finché qualcuno -o più d'uno- cominciò a parlare delle divine Energie increate: le Sephiroth.

E allora la cosa cominciò a rendersi veramente interessante.