Gaspare Del Bufalo

L'esempio che ci offre l'uomo, sacerdote e santo, di cui parleremo questa volta non è dei più semplici. Eppure Gaspare non era una persona particolarmente complicata, anzi: come tutti coloro che, trovata la loro via di elevazione, l'hanno seguita con chiarezza e determinazione, egli era schietto e sincero quanto umile e modesto, nonostante appartenesse ad una famiglia che poteva vantare qualche quarto di nobiltà.

Nato a Roma il 6 gennaio 1786 da Antonio Del Bufalo e da Annunziata Quartieroni, gli furono imposti i nomi dei tre Re Magi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Il bambino era tanto gracile che venne battezzato il giorno dopo la nascita, per il timore che potesse morire senza fare in tempo a ricevere il primo Sacramento.

La gracilità e la debolezza fisica lo avrebbero accompagnato per tutta la vita, tanto che fu sempre sottoposto al pericolo di ammalarsi di tubercolosi, anche perché, a causa della sua debolezza di stomaco, poteva nutrirsi molto poco. Soffriva inoltre di febbri (che la medicina del tempo chiamava "miasmatiche") e di disturbi agli occhi. Ancora lattante si ammalò di vaiolo, e la famiglia lo fece cresimare in casa il 6 agosto 1787 (a 19 mesi!), sempre a causa del timore che morisse prima di ricevere il secondo Sacramento.

Queste premure familiari per far sì che il piccolo ricevesse almeno i due primi Sacramenti dimostrano la religiosità dei genitori; ma era soprattutto la madre ad essere molto devota, tanto da insegnare al bambino, fin dalla più tenera età, le migliori qualità morali. In ciò era aiutata anche e soprattutto dalle predisposizioni innate del piccolino: raccontava infatti che il lattante, nei giorni di venerdì, si nutriva pochissimo, come se volesse cominciare, fin da allora, a prendere l'abitudine di fare astinenza e digiuno in quel giorno della settimana.

Che cosa poteva spingere una creatura così piccola a seguire una pratica religiosa che nessuno poteva avergli spiegato, non essendo egli ancora in grado di comprendere il significato delle parole? Possiamo sostenere che agisse "per istinto"? Forse sì, ma non si tratta certo del medesimo istinto che spinge una creatura a piangere perché ha fame, a succhiare il latte dal seno della madre, o a chiudere gli occhi per un rumore improvviso: qui si tratta di ben altro tipo di "istinto". È, e non può essere diversamente, un "istinto" che nasce da un determinato comportamento acquisito durante una precedente esistenza.

Il bambino cresceva sempre gracile e di salute cagionevole, ma con le qualità morali insegnategli dalla madre, in una famiglia che gli offriva l'ambiente più adatto a sviluppare le migliori qualità spirituali, già innate in lui, che era oltretutto di indole docile e dolcissima.

Durante l'adolescenza, dimostrava di non amare i giuochi infantili, né i divertimenti e le feste che tanto attiravano i giovani, e i meno giovani, nella società romana del tempo, sempre pronta riunirsi per far baldoria. Diceva che queste manifestazioni erano una perdita di tempo e che il demonio ci guadagnava sempre.

Preferiva rimanere ritirato in casa, e tutti rispettavano questo suo comportamento, apprezzato soprattutto dalla madre, che con amore vigilava su di lui, istruendolo sulle Cose divine, perché capiva che il ragazzo era diverso dagli altri, e lo favoriva nelle sue aspirazioni. Amava molto andare in chiesa, abitudine che aveva preso quando era ancora piccolo, ed era molto devoto a S. Francesco Saverio - devozione che gli sarebbe perdurata per tutta la vita e che gli era stata infusa dalla madre, che gli aveva detto che questo santo lo aveva miracolato quando, a due anni, si era ammalato gravemente agli occhi.

Di intelligenza superiore alla media, studiò con molto profitto, ed i suoi insegnanti lo citavano ad esempio, sia per la sua modestia, per l'attaccamento allo studio e per i brillanti risultati ottenuti, sia per l'assiduità alle pratiche religiose. A soli undici anni ricevette l'Eucarestia, ed il periodo di preparazione a questo avvenimento fu da lui vissuto con grande gioia ed umile attesa. Fu da quel momento che, come dice il suo biografo, egli sentì "che Dio lo voleva tutto Suo" e provò il desiderio di isolarsi per servirLo meglio.

Fu sempre da quel momento che sentì in sé la grande adorazione per il Sangue versato da Cristo per la Redenzione dell'Umanità, e cominciò a manifestare ai genitori il desiderio di diventare sacerdote. Cominciò, come si suol dire, "dalla gavetta": prima chierichetto, poi suddiacono, poi diacono e infine, nel 1808, diventò sacerdote. L'Ordinazione fu però fatta privatamente, perché quelli erano anni difficili, poiché il potere politico perseguitava quello ecclesiastico, ed i sacerdoti in particolare.

Non staremo qui a riportare tutti gli avvenimenti storici accaduti dopo la Rivoluzione francese del 1792: gli anni del Terrore, le guerre mosse contro la Francia da quasi tutte le Nazioni europee, che volevano mantenere i privilegi della nobiltà abbattuti dalla Rivoluzione, l'ascesi al potere di Napoleone, con le vittorie e le conquiste del grande Corso, ma anche con l'estrema ambizione di costui, sostenuta inoltre dall'astio contro ogni potere che gli si opponeva, e che gli faceva detestare pure l'autorità religiosa, perché in contrasto con le sue mire di dominazione assoluta su tutto e su tutti.

Ricordiamo solo che ne seguirono l'occupazione del territorio italiano, Roma e Stati pontifici compresi, la proclamazione del Regno d'Italia, di cui Napoleone si autoproclamò Re, la virtuale prigionia del Papa nel proprio palazzo per quasi un anno e mezzo e la persecuzione di fatto di tutti i Religiosi, costretti per legge a portare sull'abito la coccarda tricolore francese, a prestare servizio militare nella Guardia civica ed a girare armati.

Nel 1804 Napoleone volle essere incoronato dal Papa (ma si pose da sé la corona in capo) quale Imperatore di Francia, nel 1808 le truppe francesi occupavano Roma; nel 1809 il Papa fu arrestato per ordine di Napoleone ed esiliato; sempre a nome dell'Imperatore fu abolito il potere temporale dei Papi.

Ma la persecuzione contro la Chiesa non si fermò qui: a tutti i sacerdoti venne intimato di prestare giuramento di fedeltà all'Imperatore, cosa che Gaspare, come tanti altri, non volle fare, perché il sacerdote ha l'obbligo di fedeltà a Dio, non ad un "principe di questo mondo". E fu condannato insieme a tanti altri ed inviato in carcere, prima a Piacenza, poi a Bologna, poi a Imola ed infine a Lugo, ed ogni volta rinchiuso in segrete sempre più orride.

Nelle celle del carcere, che divideva con altri sacerdoti, non era permesso celebrare la Messa; ma finalmente, nell'ottobre 1813, ebbero il permesso di innalzare un altare, dove poterono soddisfare il loro più grande desiderio.

Frattanto, la stella di Napoleone stava declinando, ma l'Imperatore, o chi per lui, si accaniva ancora contro i sacerdoti: giunse l'ordine che questi fossero tutti trasportati "nelle profonde fosse del castello di Bastia", in Corsica, perché vi morissero di stenti, a meno che giurassero fedeltà all'Imperatore.

Tutti ricusarono, ovviamente, ma ottennero di rimanere a Bologna, a piede libero, nell'attesa dei documenti per l'imbarco. Nel frattempo, avvengono altri sconvolgimenti politici: le truppe francesi si ritirano a poco a poco dall'Italia, sostituite da quelle del Regno delle Due Sicilie, ed i sacerdoti che avrebbero dovuto imbarcarsi per la Corsica approfittano delle circostanze e rientrano ognuno nel proprio luogo d'origine.

Gaspare, dunque, potè tornare a Roma, ed occuparsi di ciò che per tanti anni aveva dovuto tenersi nel cuore: fondare una Congregazione di Missionari che agisse in Patria, probabilmente - pensiamo noi - per ri-cristianizzare i Cristiani, specialmente dopo l'opera destabilizzante e distruttiva degli eredi della Rivoluzione francese.

Nella sua intensa attività missionaria, durata circa vent'anni, Gaspare fondò numerose Case Missionarie, fra cui ricordiamo quelle di Nocera, Ancona, Fabriano, Castelfidardo, Sanseverino, Forli', Pievetorina, Camerino, Albano Laziale, e tante altre ancora, tutte facenti parte della Congregazione del Preziosissimo Sangue, fondata con l'approvazione del Papa, Pio VII.

Fu un grande predicatore, che sapeva trasmettere agli altri l'amore verso Dio; ebbe manifestazioni di estasi e rapimenti (sdoppiamenti); ebbe anche doti di Taumaturgia, e compì numerose guarigioni, che non si limitavano alle malattie del corpo, ma che coinvolgevano l'interiorità dei miracolati, i quali erano guariti prima spiritualmente e poi materialmente. Le guarigioni si ripetono ancor oggi, nelle persone che si rivolgono con devozione a lui. Ebbe anche i doni spirituali di comprendere le anime di coloro che si rivolgevano a lui, e di scrutare i loro cuori, nonché l'altro Dono, ben più raro, della profezia.

Morì il 28 dicembre 1837, a quasi cinquantadue anni, in piena coscienza e con assoluta tranquillità, tanto da consolare egli stesso coloro che lo assistevano al momento del trapasso. Il suo corpo rimase esposto per otto giorni dopo la morte, senza subire nessun mutamento fisiologico.

Fu beatificato da Pio X il 18 dicembre 1904 e santificato da Pio XII il 12 giugno 1954.