L'esoterismo
è un argomento quanto mai affascinante, che interessa un numero sempre
maggiore di persone. E questa non è un'affermazione gratuita, perché
è sostenuta dal numero sempre crescente di libri e Riviste specializzate
che vengono pubblicate e dalla loro "tiratura".
A
volte leggiamo quanto scrivono personaggi illustri, che possiedono veramente
una cultura profonda, non raccogliticcia; persone che sono giustamente
considerate delle autorità in materia di esoterismo. I loro scritti
sono frutto di profonde riflessioni, di accostamenti fra Tradizioni
e Mitologie di antiche e diverse provenienze, e di analogie fra queste
e la Tradizione giudaico-cristiana. Questi studiosi dimostrano, con
ciò, una profonda erudizione, un notevolissimo intùito, una memoria
formidabile e una capacità di sintesi degna di ogni rispetto.
C'è
però una cosa che ci lascia alquanto perplessi.
Premettiamo
anzitutto le nostre scuse se quanto stiamo per dire potrà suonare ad
offesa di questi degnissimi studiosi: non è nostra intenzione offendere
chicchessia e tanto meno persone verso le quali nutriamo rispetto e
ammirazione; però vorremmo, sia pure sommessamente, esternare la nostra
opinione e, possibilmente, dissipare la nostra perplessità.
L'impressione
nostra è che tutti questi studi non portino alcun effetto, se non giungono
ad una conclusione pratica. Per fare un esempio: il medico ha compiuto
approfonditi studi sull'anatomia e fisiologia umane, ma questi studi
trovano poi un'applicazione pratica nella cura delle malattie e nelle
operazioni chirurgiche.
Nell'esempio
citato, lo studio è finalizzato. Ma qual è il fine, l'applicazione pratica,
degli studi esoterici? Eppure uno scopo ci deve essere, perché ci rifiutiamo
di credere che persone tanto illustri facciano, quale scopo della loro
vita, uno studio che è fine a se stesso. Però, dai loro scritti, questa
finalità non traspare o, quanto meno, noi non riusciamo a coglierla.
S.
Paolo disse: "Tra
i perfetti noi parliamo, sì, di sapienza, ma di una Sapienza che non
è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti
al nulla; parliamo di una Sapienza divina, misteriosa, che è rimasta
nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria
(...). Sta scritto infatti: 'Quelle cose che occhio non vide, né orecchio
udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per
coloro che Lo amano'. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito
(...)".
Ora,
anche qui, in questo scritto di Paolo, si parla di sapienza, di conoscenza,
e quindi di studio, ma tutto questo non è fine a se stesso, ma indirizzato
alla conoscenza di Dio ed alla comprensione delle Sue Leggi, in modo
che, meglio interpretate, possano essere messe in atto, da noi e in
noi, con cognizione di causa, con purezza d'intenti, con precise finalità
di elevazione del nostro composto umano. Badiamo di non cadere nell'errore
di imbeverci solo della "sapienza dei dominatori di questo mondo,
che vengono ridotti al nulla", per non essere distrutti anche noi,
e con noi la nostra sapienza terrena.
Che
ci importa conoscere alla perfezione la mitica storia di Ercole, quando
non sappiamo che ogni sua Fatica è una conquista spirituale che anche
noi dobbiamo compiere? La discesa all'Ade, o Mondo dei Morti, compiuta
dall'Eroe, ed il ritorno da esso, in piena coscienza, da vivo, è un'impresa
che, con determinati accorgimenti e tecniche suggerite dall'Archeosofia,
pure noi possiamo compiere.
Che
ci importa sapere che determinate Tradizioni esoteriche greche, egiziane,
induistiche, ebraiche, cristiane, hanno tra loro analogie sorprendenti
(e ancor più lo sono, se si comprendono a fondo i significati nascosti
di tali Tradizioni), quando poi tali conoscenze non sono da noi applicate
con finalità pratiche? Ci sembra sia molto più utile, una volta in possesso
di tali conoscenze, applicarle alla nostra vita quotidiana e trarne
i giusti benefici; che non sono, però, terreni o, almeno, non del tutto:
i vantaggi sono soprattutto interiori, vale a dire mentali, animici
e spirituali.
Questi
studi e queste conoscenze debbono essere volte a rispondere alle classiche
domande: chi siamo? da dove veniamo? dove siamo diretti? E, soprattutto,
debbono rispondere al supremo quesito: perché viviamo?
È
pure classico l'esempio del viaggiatore carico di bagagli, che si trova
su un treno in corsa, e che non sa rispondere alle domande: chi sei,
in realtà? da dove provieni? dove vai? perché viaggi? All'atto pratico,
l'ipotetico viaggiatore verrebbe fatto scendere dal treno, alla stazione
più comoda per arrivare ad un ospedale psichiatrico, onde ricoverarvelo
per gravi turbe mentali, stato confusionale ed amnesia, perché, oltre
che non sapere chi egli sia, non sa nemmeno giustificare il possesso
di tanto bagaglio, composto, per la più gran parte, di cianfrusaglie
utili solo all'apparenza.
L'esempio
del viaggiatore si attaglia perfettamente alla maggior parte di noi
tutti: di tutta l'Umanità, vogliamo dire.
Chi
è, veramente, ognuno di noi? il suo corpo fisico? No, perché, come è
stato giustamente scritto da più di uno studioso, il corpo non è che
"un involucro esterno, un cappotto pesante indossato dall'Uomo
reale". Non è certamente il suo "corpo eterico" (o "doppio
eterico"), cioè quella struttura sottile, ed invisibile alla vista
normale, che dà al corpo ciò che Federico Montecucco, in una sua monografia
apparsa in Italia nel giugno 1985, chiama "Energia vitale",
ben conosciuta dall'Archeosofia, e che permette al corpo fisico di svolgere
le sue funzioni. Aggiungiamo per inciso che Federico Montecucco non
è un occultista, ma è un esperto di Medicina psicosomatica e bioenergetica,
che ha lavorato come consulente di biologia ed ecologia per l'Associazione
per lo sviluppo della scienza e della tecnica. La sua monografia è stata
edita da "Riza Scienze".
L'Uomo
non è nemmeno le emozioni, i sentimenti e desidèri che egli prova, poiché
questi fanno parte -sono manifestazioni- del suo "corpo astrale":
questo gli appartiene come gli appartengono il cuore o i polmoni ma,
come questi, non sono il suo vero SE' E, analogamente, 'Uomo non è neppure
i suoi pensieri, che
sono
prodotti del suo "corpo mentale", cioè la struttura che gli
permette di aver relazioni con il Mondo mentale, o del Pensiero.
Scartati
tutti questi corpi -fisico, eterico, astrale, mentale- la domanda rimane:
l'Uomo vero, chi è?
È
-ci si perdoni l'espressione- "l'inquilino" che abita in questi
corpi e che li usa finché si trova incarnato su questa terra.
Per
usare una felice espressione di P. Anthony Elenjimittam, diremo con
lui che: "Quando la tua automobile non può più essere riparata
o rinnovata, la getti via nel cimitero delle macchine, e poi comperi
un'altra auto per soddisfare le tue esigenze di spostamento. Tu, l'automobilista,
sei un essere cosciente, mentre la macchina non lo è. Ma la tua macchina
acquista una certa coscienza relativa, quando tu, automobilista, ci
monti sopra e cominci a guidarla. Allora la tua macchina, di per sé
inerte, comincia a far rumore, a muoversi, a suonare, ad andare avanti
e indietro (...)".
L'esempio
calza a pennello: il vero Sé dell'Uomo è come l'automobilista: questi
cambia la macchina quando è troppo usata; il vero Sé dell'Uomo cambia
corpo: lo lascia su questa terra, dove torna alle Officine della Natura,
e si cerca un corpo nuovo, da usare per il suo viaggio evolutivo.
Perché
l'Uomo è continuamente in viaggio, un viaggio che non finisce mai, perché
è diretto verso l'Infinito, l'Assoluto: Dio. Solo quando, e se, raggiungerà
la suprema Mèta, cioè il Padre, passando attraverso la porta che è il
Cristo, avrà termine il suo viaggio di trasmigrazione dallo stato di
incarnato a quello di disincarnato, e viceversa, in continua alternanza
fra morte e reincarnazione. Il cammino evolutivo deve perciò essere
orientato verso l'Infinito, affinché avvicini l'Uomo all'Assoluto: in
caso contrario lo allontanerebbe, ed il viaggio risulterebbe allungato,
anziché accorciato, ad ogni reincarnazione.
Questo,
dunque, è l'Uomo reale: non è il suo corpo fisico od i suoi corpi energetici,
i quali sono soggetti alla corruzione. Se consideriamo la questione
sotto il profilo evolutivo, il ragionamento ci porta alla medesima conclusione:
l'evoluzione, se riguardasse il solo corpo, sarebbe un controsenso,
un assurdo, perché porterebbe l'individuo a nascere, crescere, sviluppare
le sue doti fisiche e intellettuali, per poi, inevitabilmente, invecchiare,
decadere, morire e putrefarsi. Si può chiamare evoluzione un processo
che ha, come mèta ultima, la morte e la corruzione?
Ma
tutto ciò è un assurdo: tutte le Religioni ammettono, anzi: dànno per
scontato, che esista un'altra vita, dopo la morte fisica. Una vita nella
quale l'anima - o come la si voglia chiamare: spirito, o vero Sé dell'individuo-
trova beatitudine eterna o pena altrettanto eterna.
La
Religione essoterica cristiana parla anche di un Purgatorio, dove si
paga per i peccati commessi in vita. Ed effettivamente è così, anche
se non in modo così semplicistico. Ed aggiungeremo che, secondo il nostro
modesto parere, e confortati anche dal pensiero di Clemente d'Alessandria
e di Origene, riteniamo che sia giusto nascondere alle masse la versione
esoterica del Cristianesimo.
Per
spiegare i motivi della nostra opinione, sarà necessario seguire un
particolare ragionamento. Parleremo della Religione giudaico-cristiana,
ovviamente, poiché è questa che fa parte della nostra cultura, che è
quella occidentale, e mediterranea in particolare. Cultura che, essendoci
stata tramandata da secoli, è parte intrinseca ed inalienabile della
nostra Tradizione.
E
c'è anche un'altra ragione, senz'altro più importante: la Rivelazione
è progressiva, ed il Cristo è stato l'ultimo degli Avatara, o incarnazione
del Logos sulla terra. È il più recente, quindi il Suo Messaggio è il
più completo. Egli ha insegnato contemporaneamente un Vangelo contingente
ed un Vangelo eterno: il primo destinato alle masse, il secondo riservato
agli eletti. Una discriminazione? No, perché tutti noi possiamo, potenzialmente,
far parte della schiera degli eletti; ma solo potenzialmente, perché,
per far parte di questa élite, bisogna aver lavorato, e lavorato sodo,
sia nelle precedenti vite, sia nell'attuale.
E
qui -ce ne rendiamo perfettamente conto- si cominciano a toccare argomenti
che la Chiesa essoterica cristiana non può nemmeno prendere in considerazione.
La reincarnazione, ammessa dalle filosofie orientali, ammessa dalla
Kabbalah, o filosofia segreta degli Ebrei, e della quale si accenna
-magari molto velatamente- anche nel Vangelo, non può, e non deve, essere
accettata dalla Religione essoterica cristiana. E ciò per numerosi ed
evidenti motivi, anche pratici.
Uno
di questi motivi, che è quello più evidente, è questo: se già ora la
gente (alla quale è stato insegnato che si vive una volta sola, e che
durante quest'unica vita bisogna comportarsi in modo tale da meritarsi
l'ingresso nel Regno di Dio) vive in modo tanto difforme dalle Leggi
divine, che cosa farebbe, se sapesse che in una, o più, successive esistenze
potrebbe riscattare il male commesso? A rigor di logica penserebbe:
"per ora cerco di arraffare, magari anche con la violenza, tutto
quello su cui riesco a mettere le mani; poi... a pagare, nella vita
seguente, c'è sempre tempo!". Con tanti saluti alla moralità, all'elevazione
spirituale e alle Leggi divine.
(...)
Però...!
Dio,
dice giustamente il Cristianesimo, è Amore: Amore infinito. È anche
Giustizia: l'infinita Giustizia. Chi sbaglia paga: deve pagare, altrimenti
non esisterebbe giustizia. Ma è giusto far pagare per l'eternità -intendiamo
bene il termine "eternità"- per errori commessi durante i
pochi anni di una vita terrena? uno sbaglia per un certo numero di anni:
trenta, sessanta, e poi paga per un numero infinito di anni? Non sarebbe
giusto. Pagherà allora per trenta, sessant'anni... e poi? viene accolto
fra gli eletti? non sarebbe giusto nemmeno questo, perché egli ha solo
pagato un debito: non ha raccolto crediti.
E
allora? e allora interviene la Legge di Dio che, con il Suo Amore, offre
all'uomo la possibilità di accumulare crediti e di pagare i suoi debiti,
per mezzo della reincarnazione. S. Paolo scrive: "Non vi fate illusioni:
non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà ciò che avrà
seminato. Chi semina nella carne, dalla carne raccoglierà corruzione,
chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna".
(Gal.,6:7-8). Il
Cristo disse: "In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non
abbia pagato fino all'ultimo quattrino!" (Mt.,
5:26). In sostanza, pagherai per intero il male commesso, ma per
ciò che hai fatto di bene, ne riceverai ricompensa. La quale sarà terrena,
se il bene fatto sarà stato opera terrena, e sarà spirituale, se il
bene fatto sarà stato opera spirituale.
Se
si rigettasse la dottrina della reincarnazione, come si spiegherebbe
che alcuni individui nascano sani, forti, ricchi, ed altri malati, deboli,
poveri? Come si spiegherebbe l'episodio evangelico del cieco nato?:
"Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i Suoi discepoli Lo
interrogarono: -Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché
nascesse cieco?-" (Gv.,9:1-
2).
Come
si può spiegare che un individuo nasca cieco a causa dei suoi peccati,
se non si ammette una precedente esistenza, durante la quale ha potuto
peccare? (e pagare il suo debito con la cecità in una successiva esistenza).
E poi: che c'entrano i genitori? La cecità del figlio è un modo per
pagare un "debito", evidentemente. Ma allora, se la Scrittura
sacra ammette la reincarnazione, -"e la Scrittura non può essere
annullata" (Gv.,10:35)- perché la Religione essoterica la respinge? La
ragione è già stata esposta più sopra, ma insistiamo ancora su questo
argomento con un altro esempio.
Noi
vediamo persone che, pur consapevoli che un determinato alimento è per
loro nocivo, se ne cibano ugualmente, perché cedono alle tentazioni
della gola: "Per ora lo mangio; poi, se mi viene il mal di stomaco,
si vedrà!". Eppure gli effetti sono quasi immediati, ed il dolore
allo stomaco è tangibile! Ma essi se la cavano col dire: "si vedrà!".
Analogamente
accadrebbe alla gran massa di persone: si ha un bel dir loro che pagheranno
senz'altro, nelle prossime esistenze! Anzitutto, la cosa è ancora di
là da venire, e poi non è scientificamente provata in laboratorio; quindi:
"Intanto faccio il mio comodo; a pagare, se pur dovrò pagare, c'è
tempo!". Se non ci fosse una legge umana a trattenere gli istinti
più bassi, questo mondo sarebbe un bel caos!
Infine,
e per concludere: ci sembra di aver risposto a tutte le domande poste
all'inizio. L'Uomo reale è quello che usa i suoi corpi (fisico, eterico,
astrale, mentale) per evolvere i suoi Princìpi immortali (Spirito, Anima
emotiva ed Anima erosdinamica) al fine di ritornare al Creatore, da
cui proviene, e da cui si è allontanato per seguire i suoi istinti egoistici.
E ritornare a Lui, perché Lui solo è Eterno, e solo chi è immerso in
Lui diventa immortale.
Resta
ancora una domanda, di ordine pratico, ed è questa: Come deve agire
l'Uomo che si trova "viaggiatore" sulla terra, per ritornare
a Dio? Quesito semplice e terribile: semplice nella comprensione; terribile
nell'esecuzione.
Dio
è Amore: l'Uomo, per riunirsi a Lui, deve amarLo, perché, analogamente
a quanto avviene nella manifestazione terrena, due persone non possono
unirsi se non sono attratte dall'amore. S. Paolo scrive: "Queste
dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità"
(1Cor.,13:13). Il Vangelo dice: "...un dottore della Legge
Lo interrogò per metterLo alla prova: Maestro, qual è il più grande
comandamento della Legge? - Gli rispose: Amerai il Signore Dio tuo con
tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.
Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile
al primo: Amerai il prossimo come te stesso" (Mt.,22:35-39).
L'amore,
o la carità, è il sentimento che attrae, che unisce, accomuna gli uomini
fra di loro, e fra questi e Dio. Amare Dio ed amare gli uomini per amor
Suo: questo è il sistema infallibile per riunire l'Uomo a Dio. Dall'amore
nasce la fede e la speranza, dall'amore nasce la volontà di acquisire
quella che S. Tommaso d'Aquino chiama la "Visione beatifica",
o santa Gnosi: la conoscenza vera, la "Sapienza divina, misteriosa,
che è rimasta nascosta, che Dio ha preordinato prima dei secoli per
la nostra gloria", come dice San Paolo.
Quanto
qui sopra riportato è la parte più facile: quella della comprensione.
Perché il difficile è mettere in pratica, nella vita quotidiana, l'acquisizione,
o la nascita, la crescita e la vigoria, di un amore saldo, incrollabile;
di un amore tale da trasmutare il cuore: "Vi darò un cuore nuovo"
(Eze.,36:26).
E,
questo, non solo spiritualmente, ma anche fisicamente, come accadde
a S. Caterina de' Ricci, S. Maria Maddalena de' Pazzi, S. Ludgarda,
S. Alfonso Maria de' Liguori, S. Teresa d'Avila, S. Caterina da Siena,
per non citare che i più noti. Anche se questi sono esempi di individualità
tutte particolari, non dobbiamo dimenticare che queste erano persone
uguali a noi, che sono riuscite, con costanza, pazienza, sacrificio,
umiltà e semplicità, spinte da una iniziale fiammella d'amore, a far
divampare in sé un Fuoco inestinguibile.
E
ce ne vuole, di umiltà, semplicità, sacrificio, per non cadere preda
del titanismo, quando una persona è giunta a certe altezze! Perché la
preghiera, la meditazione, l'ascesi, la volontà di aiutare il prossimo
possono, in alcuni casi, sviluppare doti e facoltà che l'opinione pubblica
chiama "paranormali": veggenza, levitazione, facoltà guaritrici,
ricordi di vite precedenti, bilocazione, e simili. Sono doti che, potenzialmente,
ogni persona possiede, senza nemmeno rendersene conto, perché, pur essendo
innate, non vengono prese in considerazione e finiscono per scomparire,
soffocate da pensieri, sentimenti, emozioni, desideri, istinti, tutti
indirizzati verso la materialità.
Attenzione,
però, perché ci possono essere persone che, pur non compiendo un solo
passo sul cammino di perfezione, riescono ugualmente a sviluppare in
sé queste facoltà che, per loro come per tutti -come abbiamo detto-
sono innate, ma che in esse sono presenti in modo più forte. È il caso
dei rabdomanti, dei radioestesisti, e dei pranoterapisti, la cui efficacia
è ormai quasi ufficialmente riconosciuta ovunque. È anche, purtroppo,
il caso di maghi, maghetti e stregoni vari, i quali hanno indirizzato
verso il basso le loro facoltà, trasformandole -da benefiche come dovevano
essere- in manifestazioni del male.
Ma,
nel caso di una persona che stia compiendo con costanza, fede e amore
la propria ascesi spirituale, lo scoprirsi dotata di particolari poteri,
o facoltà, può essere causa di inversione di tendenza: anziché verso
l'alto, si indirizza dalla parte opposta. Questa persona, se non ha
spirito di sacrificio, umiltà e semplicità, può cadere nel titanismo,
come abbiamo detto poco sopra. Ed è facile cadere in questo peccato,
se non si possiedono le necessarie, anzi, indispensabili conoscenze,
teoriche prima e pratiche poi, sui vari fenomeni che possono capitare.
Fenomeni
-lo ripetiamo- la cui comparsa non è assolutamente indispensabile: in
alcuni individui si manifestano, in altri no; ma è bene sapere in precedenza
la causa di essi, onde non stupirsi o spaventarsi, nel caso si presentino.
Si badi bene: non sono sintomi di santità, o qualcosa di simile: sono
solo forze della Natura, presenti nell'Universo in generale e in ogni
persona in particolare; forze che, nella maggior parte dei casi, passano
inosservate e che, salvo rarissime eccezioni, l'Umanità respinge dal
bagaglio delle proprie conoscenze.
Questo
avviene, molto probabilmente, perché sono pressoché sconosciute, essendo
invisibili, imponderabili, non sottoponibili ad analisi di laboratorio
e, come tali, respinte dall'Homo Sapiens. E maggiormente dall'"Homo
Studiosus Laboratoriensis Concretus" -ci si perdoni il nostro latino-
del tempo attuale.
Ma,
in sostanza, all'atto pratico, come bisogna fare? la Messa, i Sacramenti,
la preghiera -quella del cuore e nel cuore, come è intesa dai Monaci
esicasti del Monte Athos-, la disponibilità all'aiuto materiale al prossimo,
pur necessarie, non bastano. Perché il Cristo disse. "...il Regno
dei Cieli subisce violenza, ed i violenti se ne impadroniscono"
(Mt.,11:12). Quindi
ci vuole forza, determinazione, volontà fuoco; non per far violenza
al prossimo, ma per costringere se stessi, far violenza a sé medesimi,
allo scopo di indirizzarsi, come la freccia scagliata dal possente arco
di Ulisse attraverso gli anelli delle dodici scuri, verso l'unico bersaglio
degno: Dio.
Perché
è questo, lo scopo della vita di ognuno di noi; e se si fallisce in
questo, anche la nostra vita è fallita.
Ma
non bisogna, per questo, scoraggiarsi, perché esistono metodologie,
o tecniche, adatte allo scopo, che, come una scorciatoia, conducono
diritti alla meta, senza inutili perdite di tempo dovute ad incertezze
o a ricerche, a volte troppo lunghe, che possono anche condurre ad un
vicolo cieco.
Esporre
le tecniche, gli allenamenti che è necessario seguire con costanza,
fede e serietà d'intenti, è cosa impossibile, in una breve esposizione
come la presente.
Però
queste tecniche, accorgimenti e metodologie, nonché tutte le conoscenze
teoriche necessarie per seguire senza incertezze il nostro cammino evolutivo
sono chiaramente e pianamente esposte nei libri di Tommaso Palamidessi,
pubblicati dalla "Edizioni Arkeios", ed uno: "Tecniche
di Risveglio iniziatico", dalla "Edizioni Mediterranee".
Concluderemo
con alcune frasi, riportate dalla prefazione dell'edizione dell'opera
editoriale stampata nel 1989 e che raccoglie, in cinque volumi, le ventisette
monografie di Tommaso Palamidessi:
"L'Archeosofia
ha una sua fisionomia ben precisa: è un moderno Didaskaleion che ricorda
gli Esseni e le Comunità cristiane di Alessandria d'Egitto e Cesarea
Marittima di Palestina.
"Il
mondo ha bisogno di Apostoli, e l'Archeosofia è sorta per cercarli,
per scoprirli e per formarli, secondo un nuovo Cristianesimo: quello
che Gesù Cristo insegnava in privato: il Cristianesimo integrale, il
solo che, nell'era atomica e dei viaggi interplanetari, apra gli occhi
sul Regno di Dio".