Ventesimo
secolo: stiamo vivendo in un'epoca ricca e piena di episodi, che sono
importantissimi, ma ai quali ormai siamo tanto abituati, da rimanerne
solo parzialmente impressionati. In Italia, anche se la Nazione è tartassata
ed in un momento economico particolarmente sfavorevole, gli Italiani
vivono la loro esistenza fatta di gioie e di dolori senza rendersi conto,
o quanto meno senza rendersene pienamente conto, che la somma di tante
piccole gioie e soddisfazioni forma una piccola felicità.
Il
reddito pro capite, in questi ultimi decenni, è aumentato e non c'è
più chi soffra per la fame o per le malattie infettive che hanno compiuto
stragi nei secoli scorsi. Ogni famiglia ha un'auto, se non due; d'estate
si va in villeggiatura, e d'inverno a fare le settimane bianche: non
va poi tanto male. Gli Italiani hanno lottato per dare ai loro figli
un'istruzione di base tale da assicurare almeno le cose essenziali,
e spesso vogliono che i loro figli proseguano l'istruzione frequentando
le scuole superiori e magari anche l'Università, certi che in tal modo
riusciranno meglio nella vita: guadagneranno di più ed avranno, come
si dice, più frecce per il loro arco.
Tutto
questo è così evidente, da non richiedere alcun commento; però ci sorge
spontanea una domanda: se l'amore che abbiamo per i nostri figli ci
spinge a sopportare sacrifici anche notevoli per garantire loro un avvenire,
ed un mondo materiale migliore di quello che abbiamo trovato, per quale
ragione non ci occupiamo con lo stesso impegno anche della loro vita
spirituale? Perché non facciamo niente, o troppo poco, per salvaguardarli
dai pericoli della loro vita immortale?
Eppure,
almeno sulla carta e stando alle statistiche, il popolo italiano è cattolico.
Eppure, tutti noi dovremmo sapere bene che proveniamo da quello che
può essere inteso comunemente come il "buio" prima della nascita
e che tutti noi, singolarmente, siamo diretti verso il "buio"
dopo la morte. Anche se spesso vogliamo evitare di parlarne, e ci nascondiamo
dietro dei superficiali "poi vedremo", tutti abbiamo soltanto
una certezza: non sappiamo se domani ci alzeremo dal letto, né sappiamo
se faremo questa o quella cosa.
Sappiamo
però con certezza che, prima o poi, moriremo. E lasceremo qui, volenti
o nolenti, tutti i nostri affetti: per la casa, per la famiglia, per
questa o quella cosa. Ma intanto continuiamo a vivere in questo modo,
attaccati a queste o a quelle cose che, per il momento, ci danno tanta
soddisfazione. Ci preoccupiamo di dare un'istruzione terrena ai nostri
figli, magari insegnando loro, impegnandoci noi direttamente, come fare
per sbrigarsi nelle difficoltà della vita, e devolviamo ad altri l'incarico
della loro istruzione spirituale.
Come
se tutto questo non bastasse, in campo spirituale esiste la più completa
libertà. Quante volte, parlando con la gente, sentiamo dire: sono credente,
però non praticante; oppure: credo in Dio, ma non in quello che ci viene
propinato;
credo
in Dio, ma...
Quante
volte ci facciamo un Dio su misura per noi! "Che male c'è se non
pago le tasse, quando il Governo ci ha preso fin troppi soldi?";
"Cosa c'entra credere in Dio od essere un buon cristiano con l'aborto?";
"Cosa c'entra la fede in Dio con la conservazione e la difesa della
natura?".
Quante
volte avremo sentito discorsi simili a questi? Molto spesso, purtroppo.
Ma tutto questo non dipenderà dal fatto che siamo piuttosto superficiali
e che adattiamo Dio alle nostre esigenze o alla nostra mentalità troppo
terrena e contingente? Proviamo un po' a parlare a nostro figlio -al
quale abbiamo fatto studiare Architettura o Medicina- in questo modo:
"Questa casa te la faccio io, con le fondamenta così, i solai in
questo modo e il tetto in quest'altro!", oppure: "Ti sei rotto
un braccio? Aspetta, che ti faccio io un'ingessatura!". Che ci
direbbe il nostro rampollo? ... meglio soprassedere! E voi, vi fidereste
di simili persone?
È
chiaro che, se Dio esiste, esiste per tutti allo stesso modo, così come
2 + 2 fa 4 per i cristiani, i mussulmani, i buddhisti, ecc.
"Credo
in Dio ma non vado alla Messa, perché quel prete predica bene e razzola
male":
come
dire che credo nella matematica, ma non in quella che insegna quel professore
perché mi è antipatico, oppure perché non è delle mie stesse idee politiche.
Si prendono le famose lucciole per lanterne; si sbaglia nella cosa principale
perché non si sa distinguere (o non si vuole saper separare) il prodotto
dal suo rappresentante. "Errare humanum est": sì, ma solo
quando siamo noi a sbagliare! Eppure, nel Cristianesimo, vi sono ottimi
"rappresentanti" di quello stesso "prodotto": rappresentanti
che si chiamano Francesco d'Assisi, Rita da Cascia, Serafino di Sarov,
Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, ecc. E allora, subito, ci ripariamo
dietro alla frase ancor più puerile: "ma loro erano Santi; io no!",
come dire che un ragazzo di buona volontà non possa diventare dottore
in qualche disciplina.
"Credo
in Dio, ma non sono praticante, perché non credo che Dio debba obbligarmi
a compiere pure formalità spirituali": ma cosa ne sappiamo, noi,
se quelle sono solo apparenze o se invece nascondono una Verità invisibile?
Facciamo un esempio di vita concreta: seguire su un foglio lo sviluppo
clinico di un paziente, non ha forse attinenza con la terapia?
Esistono
le scuole per formare i vari medici, architetti, agronomi, chimici,
ed altrettanto esiste una Scuola ed una Disciplina che insegnano ad
essere Uomini e ancor di più: "Siete dèi e figli di Dio".
Questa Scuola è la Teologia, cioè l'insieme di tutto ciò che è il "discorso
su Dio", che propriamente si occupa della natura di Dio, dei reciproci
rapporti fra Dio e l'Uomo e infine dei rapporti fra gli uomini. Tutta
la Teologia del Cristianesimo prende vita dalle sacre Scritture, e particolarmente
dal Vangelo, per cui tutte le volte che si debba aggiungere, togliere
o modificare qualcosa, questo va fatto riferendosi sempre al Vangelo,
ai Testi sacri, alla Tradizione del Magistero (cioè della Chiesa).
Ma
quanti di noi si sono preoccupati di leggere qualche testo di Teologia,
oppure la biografia di qualche Santo? Forse che la cosa ci sembra noiosa
o di poca importanza? Ma abbiamo considerato che al momento opportuno
saremo noi a morire, e che saremo sempre noi a vagare
in un Aldilà che, per quanto descritto ed accettato come tale, rimane
pur sempre un "Aldilà": un balzo nel buio? una cosa che, anche
se qualcuno ce la raccontasse, noi non gli crederemmo, e anche in questo
caso... la cosa è poco chiara ed è ugualmente fonte di timore.
La
Teologia viene in soccorso con le direttive teorico-pratiche e con la
sua dottrina, ma l'insegnamento offerto dalla Teologia archeosofica
ed il suo apprendimento tolgono ogni dubbio e dissipano ogni incertezza.
Abbiamo
detto "Teologia archeosofica", cioè la Teologia della Sapienza
di Dio: una Disciplina che, pur avendo per base e fondamento la Teologia
nel suo insieme, essa l'accetta e l'approfondisce con i chiarimenti
provenienti dalle Scritture, dalla Tradizione, dall'esempio dei Santi,
dall'esperienza pratica. E a volte afferma, con maggior energia della
Chiesa stessa, alcuni concetti, mentre altre volte la riprende laddove
essa è poco chiara o incerta.
Questo,
noi possiamo farlo per due buone ragioni: non siamo soggetti ad alcuna
Autorità ecclesiastica, e quindi possiamo esprimerci liberamente; poi
perché, essendo battezzati, cresimati e comunicati, ci sentiamo il popolo
di Dio che Egli ha voluto: discepoli di Cristo, Suoi tralci e Sue membra
e, accettando il Cristianesimo nella sua universalità, ci sentiamo toccati
nel vivo quando la Teologia cristiana diventa "annacquata":
diluita, non coerente con l'insegnamento di Cristo, vero Uomo e vero
Dio. La nostra dignità di Cristiani non permette che si possa, nella
Chiesa e nel mondo, sovrapporre alcunché a Cristo; e come noi le tante
persone che si sentono abbandonate e perciò tradite dalla Chiesa e dal
suo insegnamento.
Se
il Cristianesimo, nel suo nascere, doveva convertire un mondo pagano,
oggi abbiamo una società cristiana da cristianizzare. Questo avviene
a causa dei 2000 anni trascorsi dalla sua nascita, che hanno diluito
l'essenza stessa del Cristianesimo.
Noi
ci rivolgiamo a tutti quei cristiani che sentono di essere dèi in esilio,
ma che non sanno trovare da soli la Strada che porta al Padre. Ci rivolgiamo
ai cristiani "tiepidi" per far loro comprendere l'inestimabile
tesoro che portano con sé senza esserne consapevoli. Ci rivolgiamo a
tutta la società, in modo che sappia trovare un faro che la guidi nel
buio. Ci rivolgiamo alla Chiesa, perché custodisca e valorizzi le perle
del Tesoro di Cristo, perché possa compiere la Missione che le è stata
affidata; perché, come ha detto Giovanni XXIII, le vogliamo bene e la
amiamo anche con i suoi errori.