Il Concilio Vaticano II°

Tutti sappiamo che Gesù Cristo venne nel mondo per annunziare la Buona Novella, ovvero l'avvento del Regno di Dio, Regno che è contemporaneamente dentro ogni uomo e al di fuori: diciamo in un "luogo geografico dell'Universo metafisico". Egli non è venuto soltanto ad annunziare l'Avvento del Regno, ma è venuto per rendere possibile il nuovo innesto con Dio, ancora più profondo, interiore e spirituale di quanto non fosse stato possibile con l'Antica Alleanza.

Attraverso la Morte di Croce sul Golgotha, il monte il cui nome significa "luogo del Teschio", e alla Sua Risurrezione, Egli ha vinto la morte e, come Fratello maggiore che insegna ai più piccoli, ha reso l'Uomo realmente, ma spiritualmente, immortale. Non solo: con la discesa agli Inferi ha strappato la catena che vincolava tutta l'Umanità alla materia, al mondo decaduto. Egli ha vinto il Principe delle Tenebre nel deserto, non cadendo nelle sue tentazioni, e l'ha vinto nuovamente andando a sciogliere, negli Inferi, il giogo con cui sottomette collettivamente tutta l'Umanità e singolarmente ogni Uomo o Donna.

Dopo che Gesù Cristo è salito al Cielo, gli Apostoli si sono trovati davanti al grande compito di annunziare l'Avvento e il Piano salvifico, di tramandare nel migliore dei modi l'insegnamento di Cristo e di combattere, non solo il mondo pagano, ma anche -fatto più grave e delicato- tutte le deviazioni dottrinali rispetto al Messaggio originario.

È comprensibile dunque la cura che hanno posto per riuscire a conservare l'originalità del Messaggio, al punto che ancor oggi, dopo 2000 anni, tante cose sono cambiate, ma non il Vangelo, che offre allo studioso perle su perle di insegnamenti spirituali. Gli anni e i secoli sono trascorsi e la Chiesa si è trovata costretta ad indire dei Concili, per mezzo dei quali ribadire o approfondire concetti dottrinali, e combattere le varie eresie che erano sorte a seguito dell'errata interpretazione delle parole del Cristo. Tutti i Concili hanno avuto questa impronta; tutti, tranne uno: il Concilio Vaticano II°, che è stato convocato per motivi pastorali.

Molto vi sarebbe da dire e da osservare a proposito dei Concili precedenti: di quello che hanno voluto significare e di ciò che di nuovo hanno portato. Magari ce ne occuperemo in qualche altra occasione, ma ora ci preme porre l'attenzione del lettore sul fatto che stiamo vivendo il "dopo Concilio" in un modo tutto particolare, che le conclusioni pastorali (conciliari) non sono ancora state tutte attuate, e che ogni luogo di Culto (è proprio il caso di dirlo) "fa parrocchia per conto suo", tanto le indicazioni sono generali, vaghe e fin troppo rispettose di ogni decisione locale.

Il Concilio Vaticano II° si aprì il giorno 11 ottobre 1962, sotto il Pontificato di Giovanni XXIII, che ne aveva dato l'annunzio il 25 gennaio 1959. Ebbe un attimo di pausa per la morte del Papa e per l'elezione del nuovo Pontefice, Paolo VI°, e si concluse l'8 dicembre 1965. Il Concilio ebbe quattro Sessioni, con centosessantotto Congregazioni generali, e i Documenti approvati furono complessivamente sedici. Essi hanno orientamenti di versi, ma tutti in linea con quella che è il proemio della costituzione conciliare del Sacrosanctum Concilium, che riportiamo:

"Il Sacro Concilio si propone di far crescere ogni giorno più la vita cristiana fra i fedeli; di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; di favorire ciò che può contribuire all'unione di tutti i credenti in Cristo; di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa. Ritiene quindi di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della Liturgia".

Le quattro finalità di cui si parla in questo documento sono state sintetizzate nei termini: Rinnovamento, Aggiornamento, Ecumenismo, Evangelizzazione.

Se le finalità possono essere considerate giuste, le spiegazioni che le riguardano e le modalità di svolgimento per raggiungere gli scopi potrebbero anche essere migliorate; tanto più che il Vaticano II° è stato definito, in partenza, "Pastorale", e non "Dogmatico". Questa premessa è importantissima, perché chiarisce che esso Concilio va accettato nei modi e nella misura che gli spettano. Dato che è stato dichiarato "pastorale", se ne deduce che ciò che ha proclamato non può essere considerato "infallibile", per cui può essere rimesso tutto in discussione, come ha annunziato lo stesso Concilio, affermando che vuole "meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamento...". (Aggiornamento della Chiesa). Se in un dato momento storico le istituzioni della Chiesa si debbono adattare ad esso periodo, quando cambiasse il momento storico esse dovranno seguirne gli sviluppi.

Secondo noi, sono tre le cose importanti da puntualizzare e da chiarire, per quanto riguarda il Vaticano II°, e cioè: la dichiarazione conciliare "Nostra Aetate" sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane; la dichiarazione "Dignitatis Humanae" sulla libertà religiosa; l'atteggiamento del Concilio sulla conseguente attività sociale della Chiesa.

(Per approfondire i primi due concetti, consigliamo di leggere: "Concilio Vaticano II°" di A. Agnoli, Ed. Civiltà, Brescia)

NOSTRA AETATE.

La dichiarazione che riportiamo porta la data del 28 ottobre 1965, e si occupa delle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Essa afferma che tutti gli uomini devono saper convivere pacificamente sulla terra, non importa se di questa o quella religione, e che è dovere del Cristiano eliminare "ogni discriminazione tra gli uomini e ogni persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione".

Ma a noi risulta che questo sia dovere di ogni uomo degno di questo nome, e non soltanto dei cristiani, i quali però sono tenuti più degli altri ad avere comportamenti irreprensibili verso chiunque. Ma se questo è giusto e vero, la dichiarazione conciliare sarebbe dovuta essere più precisa in alcune affermazioni. Sentiamo quanto dice: "...Nel Buddismo, secondo le sue varie scuole, viene riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole e si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi o con l'aiuto venuto dall'alto".

Più avanti aggiunge: "La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni". A proposito dell'Islamismo, essa si esprime così: "La Chiesa guarda anche con stima i Musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente; (...). Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, Lo venerano tuttavia come profeta; onorano la Sua Madre Vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione".

Ma il nocciolo della questione lo troviamo quando afferma: "Se nel corso dei secoli, non pochi dissensi ed inimicizie sono sorte fra cristiani e musulmani, il Sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà". Se tutto ciò ci sembra giusto, ci pare anche che quest'azione sociale, dovere di ogni uomo, debba essere la base di partenza dell'Umanità volenterosa.

Dalle citazioni sopra riportate, però, si potrebbe intendere anche che la religione cristiana non sia ben sicura di essere l'unica depositaria della Verità. Il Documento del Concilio riporta infatti che anche le altre religioni (e fra queste il Buddismo che, nella sua essenza, è ateo e quindi non è una religione) hanno cose sante e offrono una strada di Salvezza. Ma qui si sta cozzando contro la Teologia cristiana ed il Vangelo!

Non ha forse detto il Cristo: " Chi non è con me è contro di me"? (Lc., 11: 23 - Mt., 12: 30). E ancora: "Io sono la Via, la Vita e la Verità" (Gv., 14: 6); "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gv., 14: 6); "Senza di me non potete far nulla" (Gv., 15: 5); "Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore" (Gv., 10: 14); "Chi non entra nel recinto delle pecore per la porta ma vi sale da un'altra parte è un ladro e un brigante. Chi invece vi entra per la porta è il pastore delle pecore" (Gv., 10: 1-2), "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv., 8: 12); "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv., 14: 9); ed altro ancora, a conferma che il solo Cristianesimo è la giusta Via.

Il rispetto per le altre religioni, pseudo religioni o filosofie, il trovare in esse delle tecniche che siano validi appoggi, lo scoprirvi delle analogie con il cristianesimo, non è teologicamente sufficiente e non può quindi essere preso per "sostituto" del cristianesimo stesso.

La radice quadrata di 81 è 9; il risultato 8, pur essendo vicino al 9, è errato quanto il 7, il 6 o il 25000. Quale più vicino, quale meno al risultato esatto, sono però tutti errati. "Io sono la Via, la Vita e la Verità"; "La Verità (il Cristo) vi farà liberi". Non si può scendere a compromessi, e si deve essere precisi nelle affermazioni, perché la società, l'opinione pubblica, l'anticlericalismo diffuso fa presto a travisare i concetti. Il ragionamento può essere il seguente: se il cristianesimo, per bocca di un organismo tanto importante come un Concilio, riconosce altre vie in grado di far acquisire il grado di Illuminazione perfetta, o di far pervenire allo stato di "illuminazione suprema", allora sembrerebbe proprio che esso cristianesimo non riconosca più di avere l'esclusività della Verità.

Tutte le religioni sono vere (?!). Se tutte sono vere, allora nessuna è realmente vera. Questo ragionamento porta a dar vita ad uno Stato laico ed ateo, oppure che accetta, e soprattutto riconosce, tutte le religioni; il che è la stessa cosa. Significa lasciare gli uomini da soli, abbandonarli senza una Strada, una Guida sicura!

DIGNITATIS HUMANAE

Questa dichiarazione, che si occupa della libertà religiosa, porta la data del 7 dicembre 1965 e alimenta ulteriormente tutti i dubbi e le incertezze della "NOSTRA AETATE".

Sentiamo quanto afferma: "... questo Concilio rimedita la tradizione sacra e la dottrina della Chiesa, dalla quale trae nuovi elementi in costante armonia con quelli già posseduti (...). Questa unica vera religione crediamo (sic!) che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica...". Si legge ancora: "Il Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto della libertà religiosa (...) (e inoltre dichiara che esso) si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione (...). Il diritto ad una immunità dalla coercizione esterna perdura anche in coloro che non soddisfanno all'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa".

Al 4 si legge: "La libertà religiosa che compete alle singole persone compete ovviamente ad esse anche quando agiscono in forma comunitaria (...). A tali gruppi deve essere riconosciuto il diritto di essere immuni da ogni misura coercitiva nel reggersi secondo proprie norme, nel prestare alla suprema divinità il culto pubblico, nell'aiutare i propri membri ad esercitare la vita religiosa, nel sostenerli con il proprio insegnamento e nel promuovere quelle istituzioni nelle quali i loro membri cooperino gli uni con gli altri ad informare la vita secondo i princìpi della propria religione".

Anche se più avanti viene ribadito il concetto secondo cui la Chiesa deve operare affinché il cristianesimo si diffonda, ormai il danno è fatto. Certamente: siamo alle soglie del 2000 e tutto si trasforma e si rinnova, quindi anche la Chiesa ha dovuto rivedere la propria attività. Ma: cosa leggiamo, qual è il primo dei Comandamenti? "Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio all'infuori di me". Cristo è venuto sulla terra per "portare a compimento", non per cambiare la Legge, e questo Comandamento è rimasto! Cosa può dire la cristianità alle altre religioni? che cosa, sulla libertà di religione? Che essi culti vengono tollerati, ma non accettati, e che se ogni uomo ha il diritto di scegliersi la religione che più gli aggrada, la Chiesa ha il dovere di adoperarsi per orientare la scelta verso la propria direzione.

LA DOTTRINA SOCIALE

A seguito degli orientamenti dati dal Vaticano II°, la Chiesa ha mutato i suoi rapporti con il mondo: si è fatta tollerante, comprensiva, fiduciosa, indulgente, paziente verso tutto e tutti.

Abbiamo avuto un'apertura verso il mondo, non più attraverso una dottrina od una teologia, bensì attraverso una politica sociale. Il permesso di celebrare la Liturgia in lingua volgare è diventato un obbligo; il permesso di scegliersi la religione ha implicitamente autorizzato a trovare quella che, dal punto di vista umano, è la più comoda e, nel caso in cui non la si trovi, ad inventarsene una fatta "su misura". L'affermare che tutte le religioni hanno una parte della Verità implica il concetto filosofico: "tante verità = nessuna verità". Tutto è permesso ed autorizzato implicitamente, e questo corrisponde a lasciare che il mondo vada alla deriva. La dottrina sociale o, meglio: la politica sociale può essere una cosa molto bella, ma farne l'essenza stessa del Cristianesimo è deviante e dannosa proprio per il Cristianesimo stesso.

Riconosciamo alla Chiesa il merito di aver approvato tutte le conquiste sociali e di essersene fatta fautrice essa stessa; ma nel far ciò, ha dimenticato che "Il mio Regno non è di questo mondo". Si vuole mettere a posto questo mondo materiale, e non si fa nulla perché l'umanità intera possa andare verso il Regno di Dio. All'interno della Chiesa si anela alla libertà umana, a rendere migliori le condizioni di vita, ad eliminare il razzismo e le discriminazioni, dimenticando che questo è compito della società civile, e scordando anche che la Chiesa ha quello di preparare la società escatologica, spirituale.

La Bestia della materialità si è infiltrata nel Sacro e sta facendo perdere l'orientamento, presentando dei miraggi e delle trappole ben congegnate. Facendo vedere la grande importanza della dottrina (politica) sociale, riesce a far cadere nell'oblio il compito spirituale primario. La Chiesa secolare ha trascurato il fatto che la Chiesa è nei Cieli, che c'è un'Ekklesia invisibile, preesistente, che tutta si offre a chi la cerca con Amore.

La Bestia si è infiltrata nella sacralità della Pittura, della Scultura, dell'Architettura, nell'intento di stravolgere la nostra religiosità facendoci credere di poter sentire più vicino a noi il Verbo incarnato, perché è raffigurato nella materialità più gretta, anche se talvolta sublimata dalla perfezione delle forme: i luoghi di Culto non hanno più niente di sacro perché deturpati da pittori, scultori ed architetti tanto profani e poco inclini alla Sapienza di Dio, da diventare perfino sacrileghi.

La Luce splende in ogni Uomo, il Verbo che ha creato tutto ciò che esiste è stato umanizzato, materializzato, profanato, svilito, per far credere che Egli ci sia vicino, mentre invece, in queste condizioni, vi è un abisso, fra noi e Lui: un abisso che ingrandisce sempre più. Ogni forma artistica, dalla scultura alla musica, è stata deviata dal suo compito, diventando strumento della Bestia e facendosi così demoniaca. La cultura profana, i mass-media inferiscono colpi su colpi all'interiorità dell'uomo e della donna, cercando di soffocarla e di annegarla; la società casca nella trappola e, peggio: la Chiesa sta a guardare, spesso aiutando inconsapevolmente lo sfacelo del mondo.

Certamente, tutto ciò non era ignoto al Cristo, ed infatti ha avvisato gli Uomini di Buona Volontà, e la Chiesa stessa, di quello che sarebbe stato il futuro. Parlando con Pietro, il simbolo della Chiesa, gli disse: "(Gv., 21: 18-23) "In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi". Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: "Seguimi". Pietro allora, voltatosi, vide quel discepolo che Gesù amava (...) e vedutolo, disse a Gesù: "Signore, e lui?". Gesù gli rispose: "Se voglio che lui rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi"."

Più chiaro di così, Gesù non poteva essere! Pietro è simbolo del la Chiesa la quale, da giovane, si "vestiva e andava dove essa voleva"; ma da vecchia, cioè col passare dei secoli, qualcun altro la "vestirà" e la condurrà "dove non vuole". Dove? fuori dalla vera dottrina di Cristo, fuori dalla sua santa Sophia, fuori dal Tempio sacro! Ma dietro c'è sempre Giovanni, simbolo della Fede e della Sapienza "misteriosa e nascosta" che sta a fianco di Pietro cercando di minimizzare le conseguenze degli errori e degli sbagli. Giovanni, personificazione. dell'Ekklesia invisibile, rimarrà fedele fino al giorno del ritorno escatologico di Cristo.

E la Chiesa dimentica, traccheggia, perde tempo, convinta di operare nel giusto, mentre le sue azioni sono ben guidate da altri che, senza scrupoli, la fanno avvicinare al baratro.

La nostra voce si alza contro la tentata rovina del Tempio sulla terra, contro la sua disfatta, per non permettere che il Principe delle Tenebre abbia il sopravvento. E non siamo soli: con noi ci sono tantissime persone come noi, che vogliono la loro spiritualità, vogliono essere "tralci" della Vite che è il Cristo, vogliono il Vero, il Bello e il Giusto; vogliono andare verso la Patria celeste accolti come il figliol prodigo della parabola. Noi non siamo soli, e non ci sentiamo abbandonati, perché vogliamo seguire il Cristo, la vera Luce, il Verbo di Dio che porta con Sé la santa Sophia, le Gerarchie angeliche, l'Ekklesia invisibile e S. Michele Arcangelo che combatte a fianco della Verità affinché la Bestia non abbia la meglio.