Caterina da Siena

Se leggiamo la biografia di questa Santa, come la riportano i libri soltanto "storici", non comprendiamo davvero come questa donna, morta ancor molto giovane (a 33 anni) sia stata proclamata, oltre che Patrona d'Italia (da papa Pio XII, nel 1939), anche Dottore della Chiesa (da papa Paolo VI, nel 1972).

Invece, se approfondiamo un po' le cose...

Era nata a Siena, da Iacopo e Lapa Benincasa, in una famiglia numerosissima (aveva 23 tra fratelli e sorelle) e di mentalità molto conservatrice ed osservante più delle consuetudini borghesi di rispettabilità, che dell'apertura di mente verso una religiosità vera e profonda. La mentalità del tempo era tale, da ritenere che non fosse bene che le donne possedessero un'istruzione anche minima, come il semplice saper leggere e scrivere. Così, anche per Caterina, come per le sue sorelle, era programmata l'assoluta assenza di ogni cultura.

Ma la bambina era un tipo un po' speciale.

A circa cinque anni, imparata la Salutazione angelica, la ripeteva spessissimo, ed aveva preso l'abitudine, salendo o scendendo le scale, di recitarla ad ogni scalino, inginocchiandosi ogni volta.

All'età di circa sei anni, mentre si trovava per via con il fratellino Stefano -poco più grande di lei- per fare una commissione, ebbe la prima visione mistica: vide un grande trono, su cui era assiso il Cristo, attorniato dagli Apostoli Pietro, Paolo e Giovanni. Era talmente presa da quella visione, che il fratellino faticò non poco per farla "ritornare sulla terra". Oltre ad essere la prima visione estatica, quella fu anche la prima spinta verso quella Via di perfezione che Caterina avrebbe sempre seguìto durante tutta la sua breve vita terrena. Da quel momento cominciò a pregare con assiduità ancor maggiore ed a mortificare il corpo. Ridusse notevolmente il proprio nutrimento, offrendo quello che le sembrava fosse il sovrappiù ai fratelli e, se questi lo rifiutavano, lo distribuiva ai gatti domestici.

A sette anni, con notevole maturità interiore, fece voto di verginità e chiese con molto fervore, alla SS. Vergine, la grazia di diventare sposa di Cristo.

E qui è necessario soffermarci un poco, per fare un ragionamento più profondo.

La bambina (perché Caterina, a cinque, sei, sette anni, era ancora una bambinetta) non poteva certamente aver compiuto tutta una strada interiore -di comprensione, di ascesi mistica, di elevazione spirituale- che l'ha portata ad una maturità alla quale, normalmente, si arriva dopo i quindici, od anche venticinque, anni di età.

Consideriamo pure le sue condizioni familiari (ventiquattresima figlia), la mentalità ristretto-borghese dell'ambiente, la condizione di totale sottomissione o quasi schiavitù alla quale era sottoposta: tutte cose che possono suscitare, nel bambino, una specie di ribellione, un desiderio di maggior libertà; ma, proprio perché Caterina era molto piccola, nata e cresciuta in quell'ambiente, non conosceva altro che quello, e quindi vi era abituata: per lei era naturale, che le cose stessero così. Quindi, è da escludere, anche come ipotesi, l'idea della ribellione e del rifiuto, come causa del suo misticismo quale rifugio nel quale sottrarsi alla realtà quotidiana. Quale, dunque, questa "causa"?

La Chiesa, forse, potrebbe dire che è stata un'anima scelta da Dio; e non potremmo nemmeno, da credenti, confutare questa tesi, perché sappiamo e riconosciamo che a Dio tutto è possibile. Però...

Dio è Onnipotente, Onnisciente, e Misericordioso, ed è anche l'infinitamente Giusto: è la Giustizia infinita, oltre che l'infinita Misericordia. Egli perdona: perdona sempre al peccatore, quando si pente; ma la Scrittura ci dice anche che aspetta da noi un atto di pentimento, per perdonarci. E, d'altra parte, premia il giusto e l'osservante della Sua Legge.

Ora: ci sembrerebbe che, favorendo Caterina e non un altro, o tanti altri, non dimostrerebbe più la Sua Giustizia. Dio (questo lo leggiamo nelle Scritture) abbassa, sì, la Sua "Mano" verso di noi, ma noi dobbiamo alzare la nostra verso di Lui, affinché queste simboliche mani possano congiungersi e noi possiamo meritarci il Suo Aiuto. Ma Caterina: quando l'ha alzata la sua mano? a meno di cinque anni, quando cioè ancora si rendeva conto a malapena di esistere? Come poteva, a quell'età, avere una concezione così alta di Dio, quando, normalmente, le persone, anche adulte, non vi arrivano?

Questo vuol dire che la sua "individualità", cioè il suo vero Sé, l'essenza imponderabile e spirituale che animava il corpo di Caterina, quello che l'Archeosofia chiama EGO, aveva vissuto in passato, e che durante la vita, o le vite, precedenti, aveva accumulato abbastanza merito -o aveva acquisito abbastanza Virtù- agli occhi di Dio, che questi l'aveva ritenuta degna di essere spiritualmente favorita. Ed infatti le aveva donato quella carica di misticismo innato, quella volontà e capacità di amarLo, che Caterina ha esternato pur essendo in così tenera età.

Non meravigli, questa nostra affermazione. Richiamiamo alla mente l'episodio del cieco dalla nascita, riportato dal Vangelo di Giovanni (9:2): "Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?". Riflettiamo: come avrebbe potuto peccare, prima di nascere? solo se avesse vissuto precedentemente.

Riflettiamo ancora: se la domanda fattaGli fosse stata assurda, Gesù, che pretendeva l'esattezza e la coerenza alla dottrina da parte dei discepoli, li avrebbe ripresi, facendo notare che il cieco non avrebbe potuto peccare prima di nascere. E invece non li riprende. Evidentemente, la domanda (ed il pensiero e la dottrina che l'avevano ispirata) non era sbagliata. Quindi, la reincarnazione non è una dottrina in contrasto con la Scrittura. E allora, così come l'individuo poteva nascere cieco a causa dei peccati commessi prima di nascere, altrettanto Caterina poteva nascere predisposta alla santità grazie ai meriti acquisiti prima di nascere, cioè in una, o più, vite precedenti.

Ecco dunque qual era la "causa" di cui abbiamo parlato più sopra: Dio ha scelto Caterina, come potrebbe dire la Chiesa; ma non è stata una scelta fatta "a caso": bensì Dio, nella Sua infinita Giustizia e Misericordia, ha operato (e non poteva essere che così) con ben chiara cognizione di causa: con Giustizia, Misericordia e coerenza alla Sua Legge.

Riprendiamo il racconto della vita di Caterina.

A dodici anni, le consuetudini del suo tempo la obbligavano a non uscire di casa, ma avrebbero anche preteso che una ragazzina, a quell'età, imparasse a rendersi piacente e graziosa, in modo che i genitori di qualche giovane adatto a lei potessero ammirarla e magari chiederla ai genitori (di lei) in matrimonio per il loro figlio. Era l'epoca dei matrimoni combinati fra genitori degli sposi - naturalmente senza tener conto dei sentimenti dei diretti interessati: i figli. Quindi la madre, Lapa, incaricò una delle figlie sposate, di nome Bona, di istruire la sorellina in quest'arte.

Ma Caterina si sottraeva alle intenzioni della madre, nonostante le insistenze di questa, e infine, con l'intento di non essere più sottoposta a quella che, per lei, era una coercizione troppo pesante, si tagliò i capelli. Questo, perché voleva essere lasciata libera di seguire il suo segreto intendimento: voleva rimanere vergine, per sposare misticamente Gesù.

Nel frattempo, continuava la sua vita ascetica: dormiva sdraiata su delle assi di legno, mangiava solo pane e verdure crude, e rifiutava il vino. La madre non riusciva a comprenderla, e la ostacolava in tutti i modi possibili. Eppure, Caterina osò chiedere alla madre di interessarsi affinché lei (Caterina) potesse entrare nell'Ordine delle Mantellate. Entrando in convento, avrebbe potuto liberarsi dalle coercizioni della genitrice.

Da ultimo, la madre si arrese, ed ottenne, dopo un iniziale rifiuto da parte delle incaricate, che Caterina entrasse in quell'Ordine. A quel tempo, la figliola aveva 16 anni.

L'Ordine delle Mantellate, detto anche delle Terziarie di S. Domenico, era stato fondato a Firenze nel 1305 ed aveva, quale principale missione, l'assistenza agli ammalati. L'abito era composto da una tunica bianca ricoperta da un mantello nero. La maggior parte delle affiliate all'Ordine era composto da vedove, o comunque donne anziane.

Essendo un Ordine di Terziarie, non vi era l'obbligo di abitare nel Convento. Caterina fece questa scelta (pensiamo noi), appunto per la missione di assistenza ai bisognosi, perché essa era portata all'Ascesi sociale; ma pensiamo anche che l'abito ebbe il suo peso: il colore bianco, simbolo della purezza, ricoperto dal nero, simbolo della morte a se stessi.

La fanciulla rimase in ritiro per tre anni, durante i quali si dedicò con molta costanza e perseveranza alla preghiera e alla meditazione, parlando quasi esclusivamente al suo Confessore, mangiando poco e dormendo pochissimo, e ripetendo spesso a se stessa. "Bisogna che tu ti rivesta di una grandissima purità, e che te ne circondi come dimostra la tonaca bianca; poi devi morire a te stessa, come ti insegna il manto nero. Stai attenta dunque a quello che fai, perché devi passare per la Via stretta, che piace a pochi". Grazie a questa vita austera, Caterina si avvicinava sempre più al Signore, tanto da ricevere numerose Sue Visite (visioni estatiche), durante le quali riceveva, direttamente dal Cristo, gli insegnamenti e le rivelazioni delle Verità eterne. Rivolgendosi al Salvatore, ottenne da Lui di imparare in pochi istanti a leggere.

Un giorno, ad esaudimento delle sue ripetute preghiere e a mantenimento della promessa fattale dal Cristo, questi si presentò a lei, e celebrò con lei lo sposalizio mistico, in presenza di Maria SS., Giovanni l'Evangelista, l'Apostolo Paolo, S. Domenico e il Profeta Davide. Il Salvatore le mise al dito un anello d'oro, ornato da quattro perle e da un diamante. Le perle possono essere considerate simbolo della Sapienza di Dio, che si espande nelle quattro dimensioni, e il diamante può designare l'adamantina purezza della fede di Caterina.

Il Cristo, infilandole l'anello, disse. "...ti sposo a me nella fede.... Conserverai illibata questa fede fino a che non verrai in Cielo a celebrare con me le nozze eterne...". Noi interpretiamo così, queste parole: il matrimonio, che è indissolubile, unisce per sempre, terrenamente, Caterina al Cristo, in attesa che, per merito della fede -"illibata", cioè pura- essa si unisca a Lui per sempre. Qualche tempo dopo, Gesù, presentandosi a lei, la esortò a lasciare il suo ritiro, per ritornare nel mondo ed amare anche gli altri come amava Lui. E Caterina obbedì.

Tornata a casa, pur senza lasciare la preghiera continua nel cuore, lavorava moltissimo, aiutava gli altri e stimolò il padre ad elargire il suo denaro ai poveri. Le sue giornate erano spesso allietate da visioni e rapimenti estatici, ed i suoi contatti divennero così frequenti che il suo divino Sposo le cambiò il cuore, togliendole il suo -e mantenendola così per sette giorni- per poi donarle il proprio, lasciandole, a testimonianza dell'avvenuto cambiamento, una cicatrice sulla carne, nel punto giusto.

La trasmutazione del cuore è, per l'Archeosofia, la preparazione all'esperienza della "Merkabah", o Carro di Fuoco: quel Carro di Fuoco che rapì il Profeta Elia, alla presenza del discepolo Eliseo, portandolo in Cielo. Questo Elia è il secondo dei personaggi (il primo è Mosè) che si trovano con Gesù sul Monte Tabor, durante la Trasfigurazione.

Da quel momento Caterina fu pervasa da un fuoco interiore tanto forte da riscaldarla anche esternamente: un Fuoco che non l'abbandonò mai.

E qui bisogna fare un'altra pausa di riflessione.

Questi stati speciali, che vengono comunemente chiamati "rapimenti" od "estasi", sono definiti, dall'Archeosofia, "sdoppiamenti", o trasferimenti della coscienza dal piano fisico a quello di uno dei livelli, o Piani, energetici. Più è elevato lo stato spirituale dell'individuo, più alto è il Piano al quale la sua coscienza può arrivare. La persona poco evoluta, seguendo determinate tecniche ed allenamenti, potrà giungere a sdoppiarsi sul Piano eterico, o delle energie, quella un po' più avanzata si sdoppierà nel Piano astrale, o delle emozioni, desideri e sentimenti. Invece, chi è spiritualmente elevato, potrà arrivare fino al Piano mentale, o del pensiero: quello che la Chiesa chiama "piano intellettuale".

Riguardo all'esperienza della trasmutazione del cuore, il discorso si fa un po' più complesso.

Nel Vecchio Testamento, il rapimento sul Carro di Fuoco ("Merkabah", in lingua ebraica) era il punto più elevato a cui poteva arrivare un individuo. Con l'Avvento del Cristo, l'esperienza della Merkabah, o Trasmutazione del Cuore, cessa di essere il massimo raggiungibile, perché, grazie a Lui, il cammino continua ancora, anche su questa terra, per continuare poi in Cielo. Infatti, il Cristo è la Porta, attraverso la quale la Via continua, perché prosegue fino al Padre.

Probabilmente, quanto abbiamo detto qui sopra potrà risultare poco chiaro, almeno per chi non conosce per nulla l'Archeosofia; ma siamo certi che a poco a poco le cose risulteranno più chiare e comprensibili.

Per tornare a Caterina, la Santa di Siena. Quale esempio ci ha portato, e quale insegnamento ci ha dato? Questo: è necessario anzitutto metterci sulla giusta Via e seguirla con umiltà e perseveranza: se poi, in una sola vita, non riusciamo a raggiungere la perfezione, non dobbiamo scoraggiarci, perché quanto abbiamo fatto di buono, e con purità d'intenti, tornerà sempre a nostro vantaggio per il proseguimento del Cammino. Magari in una successiva esistenza.

Infine: che potremmo dire ancora? parlare dei miracoli; del Dono della Profezia; del lavoro sociale a livello popolare e a quello politico; dei rimproveri rivolti al papa Gregorio XI per il "puzzo dei vizi dell'inferno" che si sentiva nella Curia romana? Ma queste sono cose risapute, e che comunque hanno poca importanza, per ciò che è il nostro scopo. Quello che ci interessava, era di sapere per quali Vie, attraverso quali prove, per mezzo di quali esperienze, essa è giunta alla Santità.

La nostra voleva essere la storia delle sue difficoltà, e non quella dei suoi successi.