L'Arte

Nonostante ci si voglia occupare dell'Arte iconografica, è necessario introdurre gradatamente il discorso, per riuscire a meglio comprendere tutte le interrelazioni esistenti fra l'Uomo l'Arte e, ciò che a noi interessa di più, fra Dio, l'Arte e l'Uomo.

In senso generale, l'Arte è l'insieme delle tecniche e dei procedimenti atti a raggiungere un determinato scopo; così si parla dell'Arte medica contrapposta alla Scienza medica, come applicazione pratica della teoria. Nel Dizionario, per esempio, si dice che la politica è l'Arte del ben governare. In senso più stretto però, l'Arte è la produzione di cose belle da parte dell'Uomo. Possiamo così applicare il termine "Arte" nel suo significato più specifico, quando si parla di tutte quelle manifestazioni umane che, viste, vissute, interpretate o studiate, ma soprattutto assimilate, da altre persone che non siano l'Artista, ne coinvolgono la parte emotiva e mentale, trasmettendo tutta la forza interiore che l'Artista ha voluto, potuto o saputo inserire nella sua creazione.

Possiamo così parlare di Arte in senso stretto in vari campi: la musica, la poesia, la scultura, l'architettura e, non ultima, la pittura. In tutti questi campi possiamo parlare di Arte quando il coinvolgimento emotivo dello spettatore è notevole, ovvero quando l'Artista è riuscito a comunicare agli altri la sua forza interiore, il suo messaggio, il quale si mantiene inalterato nei secoli.

Ascoltando la "Toccata e Fuga" di J. S. Bach; camminando nell'interno di una Cattedrale gotica; osservando la "Pietà" di Michelangelo, lo spettatore rimane coinvolto -trascinato- dall'espressione artistica. Quando questa rivive in lui come nell'Artista, allora, e solo allora, l'Arte può essere definita perfetta, perché ha assolto il suo compito.

Nel senso estetico l'Arte è la produzione di opere emotivamente coinvolgenti: la bellezza, l'elevazione, il sentimento d'Amore, di pietà, ma anche di orrore. La definizione del "bello" in generale e del "bello in Arte" è proprio dell'Estetica. Abbiamo detto che, nel senso estetico, l'Arte è la produzione di opere belle, ma abbiamo anche aggiunto "emotivamente coinvolgenti" perché, anche se l'Estetica traduce in ragionamento il motivo per cui un'opera d'Arte può essere considerata interessante e quindi "bella", non sempre l'opera è bella agli occhi, ma può essere anche brutta.

Di conseguenza, l'Arte può essere una via al bello oppure al brutto: ciò dipende dalla sensibilità dell'Artista. Se l'opera d'Arte coinvolge emotivamente, comunicando un sentimento, un'emozione bella come, per esempio, un "Inno alla Vita", e se i canoni dell'Estetica sono rispettati, allora possiamo parlare di opera d'Arte bella; viceversa, quando il sentimento che si trasmette dall'Autore allo spettatore è di odio o di disperazione, allora l'opera, pur assolvendo al suo compito, non è possibile definirla bella, bensì brutta.

L'Arte estetica che meglio assolve il compito di comunicare ad altri uno stato d'animo è certamente la pittura. L'importanza di trasmettere emozioni intensamente vissute è un bisogno connaturato dell'Uomo, sia esso antico come moderno, ateo o religioso, savio o pazzo, maschio o femmina: questo possiamo scoprirlo analizzando i reperti archeologici.

L'Uomo ha sempre visto nella natura che lo circonda, nel cielo, nelle montagne, negli alberi, negli altri esseri, altrettanti modelli estetici in grado di fornirgli quell'emozione da cui scaturisce l'opera d'Arte. L'Uomo si fa imitatore della natura: la elabora, la condiziona a seconda del suo stato di coscienza o a seconda del sentimento che prova, e la traduce in immagine filtrata della sua personalità, ovvero del suo modo di vedere e sentire le cose, e del suo grado di evoluzione spirituale.

Nel momento stesso in cui l'Artista mette mano al pennello e alla tavolozza dei colori, sperimenta nella sua coscienza un amplesso con la natura che sta osservando intorno a sé e che proietta sulla tela. Tutto questo processo porta con sé una grandissima influenza emotiva, che agisce non solo sull'Artista, ma anche su tutti coloro che, nel tempo, osserveranno la sua opera, modificandone o quanto meno influenzandone l'evoluzione spirituale.

Per questa ragione, la produzione di opere d'Arte, ed in modo particolare delle pitture, riveste per il nostro prossimo un'enorme importanza, poiché queste opere devono essere finalizzate per la salita e l'evoluzione interiore dell'osservatore, e non per provocarne la caduta, la rovina e la morte spirituale.

Da questo punto di vista, possiamo quindi classificare gli Artisti in due grandi categorie: 1): Artista materiale, o della terra; 2): Artista spirituale, o del Cielo. A queste si aggiunge una categoria intermedia, composta da tutti quelli che si trovano nella via di mezzo fra le due principali.

Alla prima categoria appartengono Artisti (e sono la maggioranza) che nelle loro opere rispecchiano la natura, dando ad essa un'interpretazione personale e soggettiva. Sono Artisti che hanno saputo dare alle loro opere un'impronta esclusiva e personale e che riescono a comunicare con l'osservatore attraverso l'immagine creata. Renoir, Michelangelo, Picasso, hanno avuto quello che si definisce "il tocco", che fa di un quadro un'opera d'Arte.

Essi hanno saputo filtrare la natura che li circondava attraverso la loro personalità sensibile ed impressionabile, ed a creare dei quadri che soddisfanno il senso estetico, seguendo determinate norme di composizione, forma e colore, tali che l'osservatore rimane affascinato di fronte ad essi. L'Artista ha messo nell'opera tutto se stesso ed il proprio contenuto emotivo.

Se tutto quanto sopra detto può fare di un pittore un grande Artista, non è però sufficiente a farlo appartenere alla seconda categoria, cioè a quella spirituale o del Cielo. La sostanziale differenza fra queste due categorie consiste nel fatto che, mentre nella prima si ha l'esaltazione di una forte personalità, nella seconda l'Artista scompare, per lasciare il posto a Valori eterni. Infatti, le raffigurazioni sono molto simili, e rappresentano solitamente il Cristo, la Vergine, i Santi. Ma è la qualità del messaggio, che cambia radicalmente, perché non si tratta più di una questione emotiva dell'Artista, ma di un'ispirazione del tutto spirituale.

Alla teologia dell'Icona dedicheremo uno o più dei prossimi articoli di questa Rubrica; per ora ci basti notare che l'immanentismo costituito da: Artista, Opera e Osservatore, tipico dell'Arte comune, viene interrotto da un altro elemento, che è annunzio del Trascendente. L'opera, da immanente, si fa trascendente a causa della comparsa del quarto termine, che è così importante da annullare gli altri tre.

Se, nell'Arte profana, il quadro è come una finestra alla quale si affaccia l'osservatore per guardare la natura vista attraverso la personalità dell'Artista, nell'Arte iconografica, che è Arte sacra, la situazione è capovolta: è l'immagine raffigurata, che osserva, come da una finestra, chi le sta davanti: è per questo motivo, che le Icone sono state chiamate "Finestre dell'Aldilà".

Abbiamo detto "Arte iconografica", o "Arte sacra": a questo punto è necessaria una puntualizzazione. La Cultura media, con il termine "Arte sacra", intende la pittura raffigurante scene e personaggi religiosi. L'Archeosofia, invece, è più esatta, perché divide queste opere in due categorie: raffigurazioni religiose dell'Arte profana (p. es.: Michelangelo), ed Arte sacra (p. es.: Rublev).

Mentre la prima si limita a raffigurare soggetti sacri basandosi sui principi estetici dell'Arte e sul "tocco" personale del pittore, la seconda attua delle metodologie particolari, per cui l'Autore "dipinge la Teologia" e attua il cambiamento di qualità per mezzo di una vita spiritualmente intensa ed una Liturgia ed una Theurgia dell'Icona stessa.

Con questo, non vogliamo dire che l'Arte profana raffigurante scene o personaggi della religione (cioè quella che troviamo comunemente nelle nostre chiese), manchi di simbolismo o non tenga conto della Teologia. Il fatto è che è diversa proprio la qualità del quadro: nel caso dell'Arte religiosa profana, l'Artista è "solo" un Uomo, per quanto bravo; nel caso dell'Arte iconografica, l'Artista è un Santo, e allora l'abilità tecnica assume un'importanza molto relativa.

Nel primo caso, la rappresentazione del Divino è filtrata attraverso la personalità umana del pittore; nel secondo, la Divinità viene rappresentata con forme, colori, composizioni e simbolismi coerenti con la Teologia più genuina. Nel primo caso, il dipinto coinvolge la sfera emotiva della persona; nel secondo, essa supera l'umana natura per rivolgersi alla sfera spirituale.

Il modo di fare Arte secondo i canoni dell'Iconografia è quindi uno sgabello o un "bastone di sostegno" per attuare la trasmutazione interiore dell'individuo affinché, sia l'Artista che l'Osservatore, si uniformino a Dio, ne assumano per quanto possibile le caratteristiche, e si realizzi il detto paolino: "Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me".