Il filo di Arianna

Questo è un racconto mitologico alquanto complicato, la cui vicenda si svolge durante un periodo di tempo piuttosto lungo, che possiamo considerare di una cinquantina d'anni, e che coinvolge diversi personaggi, alcuni dei quali molto noti anche ad orecchi, per così dire, "profani".

I significati simbolici ed esoterici sono quindi parecchi, come sono numerosi anche gli episodi portati ad esempio, per indicare all'Uomo un comportamento retto, onesto e coraggioso e la giusta venerazione dovuta alla divinità.

Per comprendere questi messaggi nascosti è necessario conoscere tutta la vicenda, e quindi dovremo raccontarla per intero, anche se risulterà un po' lunga. Premettiamo che la moralità del tempo in cui sono nati questi racconti mitologici era alquanto (parecchio) "elastica", specialmente per quanto concerne i rapporti uomo-donna, quindi non dobbiamo formalizzarci se veniamo a sapere che Zeus era molto infedele ad Era, sua sposa. Per i Greci del tempo, i rapporti extraconiugali erano, sì, disapprovati, ma insomma...! E la vendetta per riparare un torto subìto era quasi doverosa: il colpevole doveva pagare, e il perdono, quasi sconosciuto, poteva anche passare per indice di debolezza o di viltà da parte dell'offeso.

Cominciamo dunque dal principio.

Zeus si era invaghito della ninfa Europa e, tramutatosi in toro, l'aveva rapita e portata a Creta. Essa gli diede tre figli: Minosse, Radamanto e Sarpedonte; poi, finita la relazione con Zeus, aveva sposato Asterione, che era, a quel tempo, re dell'isola, e che allevò (sarebbe meglio dire: adottò) i tre figli di Europa. Per diritto di primogenitura, alla morte di Asterione fu Minosse a diventare re di Creta. Il nuovo re, per attirarsi l'aiuto degli dèi, diede al suo regno delle leggi suggeritegli da Zeus. Inorgoglito da questo aiuto, e volendo consolidare il suo potere, un giorno, durante un sacrificio a Poseidone (Nettuno), chiese al dio di far uscire dal mare un toro, promettendogli di sacrificarlo in suo onore. Ma, forse perché l'animale era troppo bello, o forse per la vanità di poter dire di possedere un toro donatogli da un dio, invece di sacrificare quella bestia, ne immolò un'altra, provocando così l'ira di Poseidone.

Qualche riflessione. Lasciamo da parte le considerazioni sulla (poca) moralità messa in evidenza nel comportamento di Zeus (ma lui è "l'onnipotente" e può fare ciò che vuole) e di Europa (che non può ribellarsi al volere di un dio, anzi: del maggiore degli dèi), ed analizziamo il modo di agire di Asterione. Anche questi si inchina a Zeus ed accoglie come suoi i tre figli che Europa ha avuto dal dio; non solo: ma trasmette ad essi il diritto di successione al trono.

Il suo comportamento insegna anzitutto che non bisogna disprezzare chi, per seguire il volere della divinità, si è comportato in un modo che appare non buono agli occhi dei mortali: Europa viene da lui accolta e perfino sposata, facendola diventare regina di Creta. Ed insegna anche che i figli non debbono essere considerati colpevoli per il comportamento dei genitori: ogni persona vale di per se stessa, e non per la sua ascendenza. Quest'ultimo comportamento di Asterione ci sembrerebbe quasi un antirazzismo "ante litteram": non è forse un esempio da imitare anche ai nostri giorni?

Seguitiamo il racconto. Poseidone, abbiamo detto, si era molto adirato per il modo di agire di Minosse ma, invece di punire direttamente il re, lo colpì attraverso gli affetti, cioè per mezzo della moglie Pasifae. La quale non era una donnetta qualunque, perché era figlia di Elios (il Sole) e di Perseide, e sorella della maga Circe. Ebbene: Poseidone ispirò a Pasifae una folle, mostruosa passione per il toro che egli aveva fatto uscire dal mare. E siccome non si può scherzare con i tori donati dagli dèi, come non si può prendersi giuoco della divinità... nacque un essere che aveva il corpo umano e la testa taurina: il Minotauro, appunto.

Questo insegna che non è detto che, quando un individuo sbaglia, la punizione ricada direttamente e solo su di lui: essa può coinvolgere anche gli altri, aumentando così la sua colpa e la sua responsabilità, a causa delle conseguenze del suo modo di agire.

Minosse è dunque più volte colpevole: per la brama di potere, che gli aveva suggerito di applicare delle leggi ispirate da Zeus; per il desiderio di consolidare questo potere per mezzo dell'aiuto di Poseidone; per la vanagloria di voler possedere un toro donatogli da un dio; per non aver mantenuto fede alla promessa fatta al medesimo dio e per aver tentato di ingannarlo. Sono tutte cose, queste, che non possono essere ammesse nemmeno dall'elastica moralità dei Greci di qualche secolo prima di Cristo.

La vendetta di Poseidone, che coinvolge Pasifae (e che è la causa prima della nascita del Minotauro) insegna che le insane passioni partoriscono "figli" (quindi: azioni, opere, imprese, risultati) altrettanto insani, crudeli; a volte anche mostruosi. Questo è un altro esempio, che è anche un'ammonizione, affinché gli uomini si comportino rettamente ed onestamente, bandiscano lontano da sé le dannose brame di potere e le ambiziose vanità, e allora l'aiuto divino, non più sollecitato per egoismo, sarà efficace e benefico.

Minosse era anche lui figlio della colpa, è vero; ma non per questo era disposto a permettere che tutti vedessero un suo discendente (il Minotauro non era suo figlio diretto, ma era pur sempre quello di sua moglie!) che era umano solo per metà, e concepito in modo tanto... come dire?: "inconsueto". In più, il Minotauro era anche feroce e crudele, e si cibava di carne umana: era decisamente pericoloso, e non lo si poteva certamente lasciare in libertà.

Così Minosse si rivolse ad un geniale inventore, che era anche artefice e costruttore, e che si trovava a Creta perché fuggiasco da Atene, dove aveva ucciso per invidia suo nipote Acalo per aver questi inventato il tornio, e dove era stato condannato a morte per il suo delitto. Il suo nome era Dedalo, e la sua fama di genialità era ben meritata, perché aveva costruito statue semoventi ed un gran numero di utensili di lavoro.

Anche su Dedalo ci sarebbero da fare diverse riflessioni, ma ci limiteremo a dire che purtroppo i suoi difetti sono comuni anche oggi, e proprio fra gli uomini di genio: spesso, quando questi incontrano qualcuno che ha avuto idee o intuizioni che avrebbero voluto avere loro, si sentono quasi menomati, e provano invidia e desiderio di minimizzare le invenzioni altrui, per far sembrare più grandi le proprie. Attenzione dunque -sembra dire la storia di Dedalo ai Greci e a tutti gli uomini- non siate invidiosi e superbi!

Minosse, dunque, si rivolse a Dedalo perché inventasse e costruisse un luogo in cui rinchiudere il Minotauro e da cui fosse impossibile uscire pur rimanendo, questo luogo, aperto. E Dedalo costruì il labirinto a Cnosso -una località del Nord dell'isola di Creta- dove il Minotauro fu rinchiuso.

Questo essere mostruoso, nascosto in un recondito luogo, non inaccessibile ma dal quale non si può uscire; questo "figlio" (cioè opera e conseguenza) di un'azione dettata e concepita dalla spinta di una passione malsana e incontrollata, è un simbolo. E' il simbolo di un peccato o di una colpa che l'individuo nasconde dentro di sé, nell'interiorità più profonda del suo essere.

Questo fallo è nascosto, ma esiste sempre; l'individuo che lo nasconde in sé ne sente la sgradevole ed intollerabile presenza, ma non si azzarda a farlo uscire alla luce; anzi: non tenta nemmeno di farlo, perché conosce l'esistenza del pericolo di addentrarsi nei meandri della psiche, dei rimorsi, del complesso di colpevolezza, dai quali teme, con ragionevole sicurezza, di non poter più uscire.

E così lo mantiene sempre vivo in sé; nascosto, ma vitale; lo nutre con "carne umana", cioè con la propria interiorità, con la propria vita profonda e spirituale, che viene a poco a poco divorata da questo senso di colpa. Ma il Minotauro può essere anche simbolo di un vizio vergognoso, che l'individuo tiene nascosto, ma che continua segretamente a nutrire in sé e che non ha il coraggio di affrontare e debellare, perché si trova rinchiuso nel labirinto della propria interiorità, dalla quale teme di non poter più uscire. O, se anche ne uscisse, si troverebbe in un altro labirinto: quello della consapevolezza della propria miseria interiore.

Minosse aveva altri figli -questi legittimi e regolari-: Androgeo, Deucalione ed Arianna. Androgeo era valentissimo in tutti i giuochi olimpici, e una volta, recatosi ad Atene per parteciparvi, fu ucciso dagli Ateniesi, invidiosi della sua bravura. (Quante male cose fa fare l'invidia!). Minosse, per vendicare la morte del figlio, mosse guerra ad Atene, la vinse, ed obbligò gli Ateniesi a mandargli un tributo di sette giovinetti e sette fanciulle, ogni nove anni, perché servissero da pasto al Minotauro.

Questo tributo fu pagato per due volte ma, al momento della terza volta, ci si mise di mezzo Teseo.

Questi era figlio di Egeo, re di Atene, ed aveva già compiuto diverse imprese, prima dell'azione contro il Minotauro. Generoso difensore dei deboli e degli oppressi, uccisore di ladroni e di assassini, sterminatore di mostri feroci, Teseo può essere considerato una specie di Eracle (Ercole) dotato di intelligenza e di acume.

Allo scopo di liberare la sua città dal sanguinoso tributo imposto da Minosse, il giovane Eroe si fece includere nel numero dei destinati al sacrificio e, giunto a Creta, riuscì a farsi amare da Arianna, la quale lo aiutò nella sua impresa di uccidere il Minotauro, e gli fornì anche il mezzo di uscire dal labirinto: il famoso gomitolo di filo.

Una versione della leggenda vuole che Arianna non si limitasse a dare a Teseo il filo che, fissato all'entrata del labirinto, avrebbe indicato la via dell'uscita, ma che accompagnò l'Eroe illuminando la strada con la sua corona luminosa. Un'altra versione dice che fosse lei stessa la "luminosa", poiché nella lingua greca dei Cretesi era conosciuta anche con i due appellativi di "Ari-agne" (purissima) e di "Aridela" (molto luminosa).

Ora, se riprendiamo in esame il significato dei simboli rappresentati dal labirinto e dal Minotauro e consideriamo le difficoltà che l'individuo, se si muove da solo, deve affrontare per uscire da una situazione interiore molto difficile, comprenderemo meglio il motivo per cui la leggenda affermi che Teseo ha avuto l'assoluta necessità dell'aiuto di Arianna per portare a compimento la sua impresa.

L'Uomo non può percorrere da solo lo spirituale cammino ascensionale che lo porta alla purificazione e alla salvezza: ha bisogno dell'aiuto della Donna. E viceversa, naturalmente. La Donna ha bisogno dell'Uomo perché questi ha la Forza e la Determinazione, ma l'Uomo ha bisogno della Donna, perché essa ha l'Amore e la Luce.

Perché è solo in due, che si sale al Regno.