Ambrogio

Nel raccontare la vita di questo Santo, si sarebbe indotti a pensare di dover parlare di un uomo molto singolare: un politico o un religioso? un filosofo o un teologo? un uomo di polso o una persona molto caritatevole e attenta alle necessità e ai diritti dei poveri? un grande predicatore o un uomo d'azione? Egli è stato contemporaneamente tutto questo, perché era soprattutto un difensore della Chiesa quale Istituzione divina e terrena, ed è stato un Santo che ha compreso il significato del simbolo della Spada a due tagli: il potere religioso e quello politico riuniti per il trionfo della vera Giustizia, che è quella divina tanto forte da influire anche su quella umana.

Osserviamo anzitutto gli eventi storici del tempo.

Negli ultimi anni dell'impero di Costantino il Grande, la legge disponeva che tutti i proventi delle tasse e balzelli imposti da quello che era, a quel tempo, il Fisco imperiale, fossero convogliati a Treviri, da dove poi venivano destinati, dall'Amministrazione romana, alle varie regioni e contrade dell'Impero. Treviri è una città posta ai confini fra gli odierni Stati di Germania e Lussemburgo, e a quel tempo doveva essere molto ricca di ville patrizie dotate di stupendi giardini e di opere d'arte.

Il nobile Aurelio Ambrogio vi venne inviato da Roma, per ricoprire un incarico nella pubblica amministrazione (prefetto, secondo alcuni storici; alto funzionario di quella prefettura, secondo altri) e portò con sé la moglie (della quale non conosciamo nemmeno il nome). A Treviri nacquero i tre figli: la primogenita Marcellina, poi Satiro, e infine l'ultimo, che prese il nome del padre: Aurelio Ambrogio. Nato, secondo alcuni, nel 339, e secondo altri nel 340, Ambrogio fu protagonista inconscio di un singolare episodio: mentre si trovava a dormire nel cortile del palazzo in cui abitava la sua famiglia, la schiava che lo sorvegliava notò con sorpresa e spavento che nella boccuccia rosea del bambino calavano delle api che poi si innalzavano in volo verso il sole, senza causargli alcun male.

Corse subito ad avvertire dello strano fenomeno i genitori del piccolo, ed il padre esclamò: "Sarà qualcosa di ben grande, questo bambino!". Il simbolismo contenuto in questo episodio è chiaro: le api, per mezzo delle sostanze estratte dai fiori, producono il miele, ed il miele è il "cibo dei saggi". Ciò significa che dalla bocca di Ambrogio i saggi avrebbero ricavato il loro "miele", o cibo spirituale. Questo indica che Ambrogio era già un Predestinato? certo, che lo era: ancor prima di nascere (quindi in una vita precedente) si era meritato la Chiamata da Dio.

Dato che tutta la famiglia era cristiana, i figli, e quindi anche Ambrogio, furono iniziati al Cristianesimo. Non, però, con il Battesimo (riservato, a quel tempo, solo agli adulti che avessero completato la loro preparazione) ma con il Rito del Catecumenato, consistente in un segno di Croce tracciato sulla fronte e probabilmente con la sacerdotale imposizione delle mani. Nella famiglia degli Aurelii esisteva una lunga tradizione cristiana e vi fu anche una Santa martire, Sotere, che, al tempo di Diocleziano, ricusò di piegarsi alle imposizioni idolatre, e per questo percossa e uccisa.

La famiglia di Aurelio Ambrogio si trasferì (ancora non è ben chiaro il motivo) da Treviri a Roma, quando ancora Ambrogio era bambino, e questo lo allietò molto perché, pur essendo nato a Treviri, egli sentiva di appartenere a Roma, e l'arrivo in questa città fu da lui sentito come un felice ritorno a casa.

Il ceto sociale a cui apparteneva la famiglia di Ambrogio esigeva che i figli studiassero e si inserissero da persone colte nella società romana; così il ragazzo e il fratello Satiro frequentarono i migliori atenei romani, ottenendo brillantissimi risultati in tutte le discipline di studio, ma soprattutto nella retorica, cioè lo studio della proprietà del discorso e la giusta disposizione in esso delle parti, delle parole, dei temi e degli argomenti. Terminati gli studi, sia Ambrogio che Satiro si dedicarono all'avvocatura, che esercitarono a Sirmio (dove dimorarono dal 365 al 370) e con tanto successo, che nel 367, con l'arrivo nella città del nuovo prefetto, Probo, i due fratelli furono promossi da avvocati del Tribunale ad assessori del consiglio del prefetto.

Verso il 370, i due fratelli si separarono: Satiro intraprese lunghi viaggi, ed Ambrogio venne eletto, a Milano, governatore della vasta provincia chiamata "Liguria et Aemilia", che comprendeva, grosso modo, la zona centrale della pianura padana: da Milano a Modena, e da Ivrea a Brescia. Il territorio era piuttosto turbolento, a causa dell'aspra controversia fra Ariani e Cattolici, quindi il mantenimento dell'ordine pubblico non era certo facile. Ambrogio, però, era pervenuto a quella carica da uomo intelligentissimo, preparato a questa missione dalla relativamente lunga esperienza di avvocato, prima, e di consigliere prefettizio, poi, e nel suo incarico di governatore, o console, poté far apprezzare le sue altissime doti di rettitudine, di onestà e di capacità di giungere rapidamente alle decisioni più eque per tutti. Convinto che uno dei suoi compiti principali consistesse nella difesa dei più deboli dalla violenza dei socialmente più forti, seppe mettere la forza dell'autorità al servizio del bene, e si accattivò non solo la simpatia, ma anche l'ammirazione di tutti: Ariani e Cattolici.

Nell'anno 374 morì Aussenzio, il Vescovo di Milano. Le due fazioni opposte, Ariani e Cattolici, non riuscivano a trovare un accordo, perché ognuna di esse presentava i propri candidati e respingeva assolutamente quelli della fazione opposta. La faccenda si presentava irta di difficoltà, sia per quanto riguardava l'ordine pubblico (le due parti stavano per venire alle vie di fatto), sia, e soprattutto, perché l'Arianesimo è una dottrina eretica e quindi non deve, e non può, conferire cariche ecclesiastiche cristiane.

Infatti, l'Arianesimo nega il dogma della Trinità, base e fondamento della religione cristiana, che afferma una sola essenza divina sussistente nelle tre Ipostasi: Padre, Figlio e Spirito Santo. L'eresia ariana riconosce l'esistenza delle tre Persone, ma afferma che solo il Padre è veramente Dio, eterno e increato, mentre il Verbo, chiamato Figlio in senso adottivo, non è veramente Dio, ma la prima e la più eccellente delle creature, che ha il compito di essere intermediario fra Dio e il mondo. In quanto allo Spirito Santo, è considerato molto al di sotto del Verbo. Condannato dal Concilio di Nicea, l'Arianesimo si è poi suddiviso in diversi gruppi dottrinali. Perdurò in Italia per circa un secolo, e fra le popolazioni barbare (Longobardi, Goti, Ostrogoti) per circa due.

Per l'elezione del nuovo Vescovo di Milano, i Vescovi si erano riuniti nella cattedrale, mente fuori la folla, divisa nelle due fazioni avverse, tumultuava minacciando di provocare disordini. Il governatore Ambrogio, allora, ritenne giunto il momento di intervenire e si presentò alla porta della cattedrale per calmare gli animi. Come per miracolo, gli schiamazzi e le grida si calmarono e vi fu un momento di riverente silenzio.

Questo console di bassa statura, dal viso allungato, dalla barba e baffi neri, calmo, pacato, ma del quale erano ben note sia la capacità di comandare che la giustizia, era amato e rispettato da tutti. Era conosciuta la sua assoluta rettitudine ed imparzialità nelle controversie, era ben nota la sua bontà, e tutti sapevano che sua sorella Marcellina aveva fatto pubblica confessione di verginità, come era anche noto a tutti che vi era stata una Martire, Sotere, nella sua famiglia.

Quindi fu ascoltato con attenzione il suo lungo discorso nel quale tentava di giungere ad un pacifico compromesso; ma alla fine la folla si mise a gridare che voleva lui come Vescovo di Milano. I Vescovi presenti -ariani e cristiani- pur sapendo che non si poteva conferire tale carica ad un laico, e per di più non battezzato, acconsentirono, a furor di popolo, ad accogliere la proposta della folla.

Ambrogio fece di tutto, per non accettare quella nomina: per guadagnar tempo prese la scusa che, essendo un funzionario governativo, avrebbe dovuto avere il permesso dai suoi superiori, che sarebbe comunque arrivato dopo diverse settimane; tentò di farsi giudicare cattivo, ricorrendo alle torture durante le cause penali; fece entrare nel suo palazzo persone poco oneste; cercò perfino di fuggire, ma fu ritrovato e ricondotto a Milano. Insomma: tutto fu inutile. Arrivò il permesso con i complimenti dell'imperatore ed Ambrogio fu quasi costretto ad accettare la nomina. Preparato al Battesimo da un presbitero, fu battezzato da un Vescovo cattolico il 30 novembre 374, ed una settimana dopo fu ordinato Vescovo.

Appena eletto, Ambrogio presentò subito ai suoi fedeli il programma che aveva deciso: "seguire nudo e libero Cristo Signore". E, per attuarlo, fece donazione alla Chiesa milanese di tutti i suoi beni: il palazzo di famiglia a Roma, terre e case in Africa ed in Sicilia, il denaro donato ai poveri.

Ambrogio ben sapeva che l'immoralità pagana era sempre viva nella società del tempo, soprattutto fra le donne, e iniziò una serie di predicazioni per indurre nelle coscienze la moralità cristiana. Queste omelie, in seguito riunite in libri e raccolte, trattavano di diversi argomenti: "Delle vedove", "Della verginità", "Della consacrazione alla verginità", tutti esortanti alla moralità. Le sue parole ebbero tanto successo che furono parecchie le giovani, provenienti anche da molto lontano, che vollero ricevere il Velo dal Vescovo di Milano.

Il seme di Virtù da lui sparso operava lentamente, ma continuamente, in tutti i Cristiani. Ebbe anche parole sublimi per la maternità e per i sacrifici che comporta. Diceva: "Devi dare quello che hai a colei alla quale devi quello che sei". Fu il padre di tutti: se grande era la sua severità contro il concetto di "peccato", ancor più grande fu la sua bontà di cuore per i peccatori, i poveri, gli emarginati di allora; aveva parole di incoraggiamento e di consolazione e sapeva consigliare per il meglio tutti coloro che ne avevano bisogno.

Le sue parole non aiutarono soltanto il popolo, ma anche i politici del tempo, che si trovarono spesso in aspre contese contro l'imperatore, i principi dell'impero e contro i popoli barbari che cominciavano a calare verso l'Italia. La fede religiosa, cattolici gli uni, ariani gli altri, era solo un pretesto per ottenere aiuti concreti e consolidare il loro potere politico. Ambrogio seppe tanto bene conciliare le parti, e fu tanto persuasivo che, alla fine, ottenne sempre il suo scopo, che era quello di portare tutti verso la vera Religione.

Intorno al 385, l'uomo che doveva diventare uno dei più grandi Padri e Dottori della Chiesa, ebbe l'opportunità di conoscere Ambrogio, di diventare suo discepolo, ammiratore ed amico. Quest'uomo era Agostino d'Ippona, grande studioso, filosofo e seguace della dottrina manichea, ostilissima al Cattolicesimo. Gli bastò ascoltare Ambrogio, conoscere meglio lui e la fede che egli professava, per rinnegare e respingere con orrore il manicheismo: in meno di due anni rinnegò l'antica filosofia, diventò cattolico e chiese di ricevere il Battesimo, cosa che avvenne nel 387, quando aveva 32 anni. Poi Agostino ritorna quasi subito in Africa, ma sempre porterà nel cuore il ricordo di quel Vescovo di Milano che gli aveva fatto sentire, nella sua parola, l'invito di Dio.

Il lavoro pastorale di Ambrogio fu intenso, ma niente gli impedì di condurre una vita ascetica degna del suo grado: pregava per molte ore del giorno e della notte; si nutriva pochissimo (digiunava tutti i giorni, eccetto il sabato e la domenica); scriveva di suo pugno (fra cui i tre libri sullo Spirito Santo, richiestigli nel 378 dal giovane imperatore Graziano) le sue numerose opere. Per merito suo sorsero nuove sedi vescovili a Como, Novara, Aosta, Asti, Acqui, Alba, Ivrea, Torino.

Era così assiduo nello svolgimento dei suoi numerosi compiti che, dopo la sua morte, cinque Vescovi riuscivano a stento a fare ciò che Ambrogio svolgeva da solo. La sua lotta più intensa fu contro il paganesimo e le sue forme che ancora, sotto le apparenze di riti religiosi, si manifestavano fra il popolo e fra i potenti. Le opposizioni e le critiche non lo scoraggiavano mai.

Egli diede tutto se stesso a Dio, e l'Altissimo lo ricambiò donandogli i doni di leggere nei cuori, di trasformare le anime, di risanare gli infermi al solo tocco delle sue vesti, di compiere miracoli, di convertire gli increduli, di rappacificare gli animi portando la pace là dove vi era discordia. E tutto con la sola parola e con la forza della persuasione.

Nel 397, di ritorno da un viaggio a Pavia per l'elezione del nuovo Vescovo, Ambrogio si ammala seriamente. Non è vecchio, avendo soltanto 57 o 58 anni, ma la vita intensa condotta fino ad allora lo aveva consumato. Muore serenamente, dopo aver ricevuto l'Eucarestia dal Vescovo di Vercelli, Onorato, che dormiva al piano superiore del palazzo e che era stato svegliato durante la notte da una Voce e dall'impulso di porre fra le labbra di Ambrogio, come viatico, il Corpo del Signore. Era l'alba del sabato santo.

Il nome e la memoria di Ambrogio rimangono a tutt'oggi nella mente di tutti come simbolo vivente della forza augusta di Roma consacrata dalle nuove virtù cristiane di umiltà, dolcezza e amore.