In un'altra occasione,
avevamo detto che il compimento della "Grande Opera" alchemica
necessita di tre Elementi: il Sale, il Mercurio ed il Solfo, a cui se
ne aggiunge un quarto: il Solfo Saturnio. Avevamo anche fatto un breve
riferimento al "Fuoco Filosofale", lasciando intendere che
questo è un componente di primaria importanza per la riuscita dell'Opera.
Il
simbolismo degli Elementi e di questo particolare Fuoco è piuttosto
complicato, ma tenteremo di semplificarlo quanto più possibile, cominciando
col dire quale sia il significato di questi simbolici Elementi, per
comprendere con più facilità -o almeno con minori difficoltà- le diverse
azioni che si compiono in ognuno di essi e quelle che collegano gli
uni gli altri provocando le diverse interazioni trasmutanti.
Vediamo
anzitutto gli Elementi. I quali, sia detto subito e chiaramente, nell'Alchimia
si riferiscono al Microcosmo, cioè al composto umano, anche se sono
agganciati -in base alla legge ermetica "come in alto, così in
basso"- al Macrocosmo.
SALE.
È il Principio di materializzazione. Ma non si intenda il corpo in sé,
anche se questo è la parte fisica, concreta e materiale del composto
umano, bensì ciò che gli dà la vita: i tre Princìpi immortali e spirituali
(Spirito, Anima emotiva, Anima istintiva) ed i tre corpi energetici
(mentale, astrale-emozionale, eterico-vitale). Ciò sta ad indicare che
il compimento della Grande Opera prevede che il corpo sia dotato di
questo Principio, cioè che sia vivente, perché essa Opera si compie
durante la vita terrena, quando l'Uomo è completo nella sua tri-unità:
spirituale, energetica, fisica. Il motivo della scelta dell'allegoria
del Sale può forse ricercarsi nella ricca simbologia di questo Elemento:
il fatto che esso sia estratto dall'acqua del mare per mezzo dell'evaporazione
dà l'idea dell'individualizzazione o distacco dal Caos primordiale;
mentre d'altra parte il granello di Sale sciolto nell'acqua ricorda
il riassorbimento dell'Io nel Macrocosmo. L'Elemento, con le sue trasformazioni
fisiche, rievoca nel contempo le trasmutazioni morali e spirituali alle
quali l'individuo può essere sottoposto.
MERCURIO.
E' simbolo del Principio passivo, umido, lunare, femminile. In questo
particolare aspetto della simbologia alchemica è raffigurazione del
"solvente" e pertanto il cosiddetto "ritorno al Mercurio"
è la regressione allo stato indifferenziato, mentre invece la "scienza
del Mercurio" è l'espressione della capacità di rigenerazione interiore,
quindi di elevazione spirituale. Questo Elemento, a causa della sua
mobilità tutta particolare, è simbolo dell'Anima emotiva, o Anima "di
mezzo", che è perennemente soggetta alla doppia attrazione dello
Spirito, dall'alto, e dell'Anima istintiva, dal basso. Il Mercurio alchemico
è simbolo della "linfa dell'immortalità", bevuta dagli uomini
per comunicare con la Divinità. Quale rappresentazione dell'Anima emotiva,
questo Elemento è associato al Cuore interiore, quindi all'Amore, alla
tendenza ad avvicinarsi misticamente al
Creatore,
a comunicare con Lui per mezzo di questo Principio di collegamento,
di scambio, di movimento e di adattamento. Questo moto interiore che
comprende i due princìpi contrari e complementari come passivo-attivo,
materiale-spirituale, ecc., è il primo passo verso lo sviluppo della
comprensione, è un prendere le distanze dalle cose per non esserne assorbiti,
in modo che questa comprensione porti l'individuo ad osservare con un
certo distacco anche se stesso e per far sì che la vita materiale non
ostacoli la presa di coscienza di quella spirituale.
SOLFO.
È il Principio attivo, secco, solare, maschile, che agisce sul Mercurio
e lo feconda, dando origine alla generazione dei Metalli alchemici;
è il Fuoco-Solfo che, in contrapposizione- unione con l'Acqua-Mercurio,
produce i fenomeni di trasmutazione. È il Volere celeste e l'azione
del Suo Spirito, ed è anche la volontà e l'energia dello Spirito dell'Uomo.
Il Solfo è quindi associato al Principio gerarchicamente superiore dell'individuo:
lo Spirito, che è quello più "simile" a Dio. Questo Elemento
rappresenta nell'Uomo ciò che è il Sole nel Sistema planetario: l'astro
centrale dispensatore di calore, di luce, di energia e di vita. Lo Spirito,
teso verso Dio, cerca di attirare verso di sé gli altri due Princìpi
gerarchicamente inferiori: prima l'Anima emotiva, e poi quella istintiva,
per portarli con sé verso il Creatore, ma è contrastato nella sua azione
proprio dall'Anima istintiva, che tende al contrario di attirare a sé
quella emotiva. Il Solfo, Principio maschile associato allo Spirito,
è collegato anche al Principio maschile dei due "Poli della Specie":
quello che si trova nel cervello e che viene chiamato lo Spirito adamico.
L'altro Polo della Specie si trova alla base della colonna vertebrale
ed è associato all'Anima istintiva.
SOLFO
SATURNIO.
Contrariamente agli altri, questo Elemento esiste solo se è attivato,
ed è allora una vampa bruciante e intensa. È un Fuoco tellurico, perché
è associato all'Anima istintiva, ma può diventare, se perfettamente
purificato e risvegliato al momento opportuno (cioè quando l'altro Fuoco,
quello dello Spirito, ha trasmutato, depurato, ridestato ed attivato
tutti i Metalli alchemici), ciò che prende il nome di "Potenza
Ignea" o "Eva immanente": il Fuoco depuratore che sale
dal basso, percorrendo tutta la colonna vertebrale e bruciando ogni
scoria ed ogni impurità presenti nell'individuo.
L'azione
del Solfo Saturnio è molto pericolosa poiché, come abbiamo detto, questo
Fuoco, che ha origine tellurica (non per nulla è associato a Saturno,
il Cronos greco: il dio dalla falce) brucia tutte le scorie ed impurità
che trova sul suo cammino, il quale è poi la totale interiorità dell'individuo.
E se questi non è puro al 100% rischia la pazzia e la caduta sotto il
potere delle forze sataniche, diventando un indemoniato o un ossesso.
Gli
Alchimisti hanno dunque perfettamente ragione, quando usano tanta segretezza
durante lo svolgimento del loro lavoro: il pericolo è reale. Bisogna
essere veri Alchimisti, per affrontare il compimento della Grande Opera,
e per esserlo è necessario aver studiato profondamente ed aver perfettamente
compreso; è necessario conoscere la costituzione interiore e nascosta
dell'Uomo e sapere con esattezza quanto accade durante alcuni piccoli
esperimenti personali, in modo da affrontare, basandosi sulle esperienze
fatte, le altre prove via via più difficili, impegnative ed approfondite.
E
per far questo occorre la Vita (Sale), la Disponibilità (Mercurio) e
la Volontà (Solfo). Ma anche l'intelligenza, l'intuito e l'adattamento.
Perché l'Alchimista, a conoscenza della pericolosità del risveglio incontrollato
del Solfo Saturnio, deve essere capace di usare un altro Fuoco, che
non deve essere confuso con quello dei due Elementi sulfurei, pur essendo
ad essi collegato: il Fuoco dei Filosofi, che è conoscenza e illuminazione,
e distruzione dell'esteriorità.
Il
Fuoco Filosofale deve essere regolato in modo perfetto: ci sono libri
e libri che parlano della regolazione di questo Fuoco. Che deve essere
"di legna" (cioè bruciare senza arrivare ad alte temperature)
e circoscritto in un'area ben definita, perché deve essere posto nel
Fornello situato sotto uno speciale alambicco a tre stadi, che deve
essere perfettamente chiuso e che prende il nome di "Athanòr".
Simbolo dell'Uomo e della sua Tri- unità, quest'ultimo deve essere riscaldato
da un lento, sommesso ma continuo, instancabile, perenne Fuoco d'Amore.
Il "distillato" di questo Athanor è la parte migliore e più
spirituale dell'interiorità dell'individuo. Il quale, però, non rimane
sempre fisso e immutabile, ma si trasforma e si "affina" incessantemente,
e quindi il distillato dell'Athanor viene ripreso e rettificato, sciolto
e coagulato: in continuazione.
E
da questo ininterrotto processo di raffinazione dipende la buona riuscita
dell'Operazione. Perché l'individuo, data la sua condizione umana, non
può raggiungere la Perfezione, che è solo di Dio, quindi è sempre suscettibile
di miglioramento.
Considerate
tutte queste Operazioni, questi processi di continuo perfezionamento
dell'individuo, ora non risultano più tanto misteriosi i termini usati
dagli Alchimisti. Le parole: distillazione, rettificazione, soluzione,
coagulazione, Fuoco dei Filosofi, Athanor, Fornello... non sono più
inesplicabili. Il "solve et coagula", termine tanto usato
in Alchimia, assume ora un significato più comprensibile.
E
risulta più evidente anche il concetto contenuto in un altro misterioso
termine, anch'esso molto usato dagli Alchimisti: V.I.T.R.I.O.L., formato
dalle iniziali delle seguenti parole latine: "Visita Interiora
Terrae Rectificando Invenies Operae Lapidem" (Discendi nelle viscere
della terra, distillando troverai la Pietra dell'Opera) e che significa:
"Discendi nella tua interiorità più profonda e troverai la Pietra
sulla quale potrai costruire l'Uomo Nuovo" (la "Pietra"
è quella filosofale).
Gli
Alchimisti parlano anche di Lampada (la Conoscenza), di Fornello (il
Cuore interiore), di Fuoco (l'Amore universale), di Mantici (i polmoni).
Questi ultimi perché la purificazione interiore e il pensiero rivolto
all'Alto richiedono una pratica meditativa che ìsoli dal mondo esterno,
e la respirazione controllata è un mezzo efficacissimo per rinchiudersi
nella propria interiorità. Vi sono anche altri "strumenti"
di cui parlano i cultori dell'Arte ermetica, come, per esempio, il Bastone
a sette nodi -simbolo dei sette vizi capitali trasformati nelle sette
Virtù contrarie- a cui si "appoggia" l'Alchimista, e l'Astrolabio,
indice della conoscenza di quali siano, per ogni individuo, i momenti
astrologici più propizi per il compimento della Grande Opera Alchemica.
E
sarà bene terminare qui la nostra fin troppo lunga e particolareggiata
panoramica sul simbolismo alchemico. Senza però abbandonare del tutto
l'argomento, perché capiterà ancora, in un futuro, di ricorrere a questo
simbolismo per comprendere meglio alcuni concetti.