Il simbolismo Alchemico: i metalli

Per mantener fede alla promessa che avevamo fatto alla fine dell'articolo sul simbolismo alchemico, questa volta parleremo di un altro settore di questo simbolismo: quello che fa riferimento ai Metalli.

La logica farebbe pensare che questo nuovo linguaggio alchemico non abbia origini molto remote, perché sembrerebbe nato intorno al 1250, quando i Tribunali dell'Inquisizione cominciarono ad agire con molta determinazione e spesso con altrettanta durezza. Pensiamo quindi sia bene fare una breve panoramica storica.

La lotta contro le varie eresie ha avuto origine ben presto, nella storia dell'Istituzione "Chiesa": ne abbiamo testimonianza negli scritti patristici, perché basta ricordare quanto hanno combattuto -e ne hanno lasciato testimonianza nei loro scritti- Tito Flavio Clemente d'Alessandria, Origene, Gregorio di Nissa, S. Agostino, per non citarne che quattro fra i più noti.

Ma se, nei primi secoli, l'eresia era combattuta con mezzi pacifici (esortazioni, sinodi, controversie e polemiche teologiche), secoli dopo, quando, con il Cristianesimo divenuto Religione di Stato, il potere civile e quello ecclesiastico esercitavano insieme la loro autorità, le cose cambiarono completamente. Infatti, poiché i due poteri si sostenevano a vicenda, le eresie vennero considerate un grave pericolo, non solo per il Cristianesimo, ma anche per l'ordine statale e sociale e combattute con la forza del potere civile.

Fin dal 1250 l'opera dell'Inquisizione fu molto intensa e particolarmente diretta contro sacrileghi, bestemmiatori, maghi, alchimisti e simili. E alla fine del 1400, con l'inizio dell'Inquisizione di Spagna, con i Tribunali ecclesiastici dotati di pieni poteri, con informatori capillarmente sparsi e con Giudici frequentemente più fanatici che teologi, la lotta contro gli eretici -nel cui numero venivano troppo spesso incluse persone che si permettevano di avere qualche opinione propria sull'interpretazione delle Scritture- divenne sempre dura, sovente spietata e a volte anche ingiusta.

Così vennero condannati al rogo i ciarlatani, gli stregoni, i sacrileghi ed i bestemmiatori, ma subirono la stessa condanna anche Giordano Bruno, Girolamo Savonarola e Giovanna d'Arco. E Galileo Galilei dovette ritrattare la teoria copernicana del movimento della Terra intorno al Sole, perché i Giudici dell'Inquisizione non si arrendevano mai, nemmeno all'evidenza.

Gli Alchimisti del Medio Evo, dunque, di fronte alle persecuzioni a cui erano sottoposti, si tennero nascosti ed inventarono - o re-inventarono - questo linguaggio simbolico che parlava di metalli e non di interpretazioni esoteriche della Scrittura. Questo idioma "metallurgico" permetteva agli Alchimisti di scambiarsi opinioni ed informazioni anche se essi vivevano gli uni lontani dagli altri, perché potevano inviarsi lettere o messaggi il cui significato era incomprensibile sia al volgo che ai Tribunali dell'Inquisizione.

Ed ecco allora che l'Alchimista, per indicare l'uomo comune, non spirituale e materialista, parlava di "materia grezza", di un metallo pesante, inerte, grigio, non molto duro e capace di modificare con relativa facilità la sua forma grezza: il Piombo, appunto. Perché l'uomo comune è proprio così: inerte, grigio e pesante come la materialità che lega alla natura concreta, alla terra fisica.

Ed è anche "grosso" e lento, perché il Tempo, per questo individuo, sembra abbia rallentato il suo scorrimento. Questa persona, e il Piombo che la raffigura, si accomunano bene con il Pianeta più lento: Saturno. Il quale ha il nome di un dio che, in greco, è Cronos, il Tempo, raffigurato come un vecchio con una falce: simbolo della Morte. E così è anche quest'Uomo- Piombo-Saturno: è pesante, lento, inerte e spiritualmente morto.

Ma l'Uomo può anche cominciare a muoversi, a migliorarsi, ad abbandonare questa plumbea e pesante inerzia per diventare un "Metallo" più vivo e lucente: lo Stagno. Questo è associato a Giove, che è un Pianeta molto grande, ma che è più veloce di Saturno ed è inoltre molto luminoso.

A Giove si associano l'espansività, il senso filosofico e speculativo, la religiosità, le facoltà mentali bene indirizzate; il tutto inquinato però dalla presunzione e dall'autoindulgenza. Lo Stagno, poco duro e molto malleabile, è inossidabile ed ha un peso pari a poco più della metà di quello del Piombo. Lo Stagno e Giove si accomunano bene all'individuo che, da esclusivamente materialista ed esteriore, sta cominciando ad immettersi sulla via del proprio miglioramento interiore.

Quindi, chi lascia lo stato di Piombo-Saturno per diventare Stagno-Giove diminuisce della metà la sua pesantezza (la materialità) mentre la sua mente, diventata più veloce, lucida e brillante, comincia ad avere pensieri meno materialistici e di maggior ampiezza. Non è ancora dotato di molta forza di volontà (lo Stagno non è duro), ma la sua malleabilità lo aiuta a non fossilizzarsi in un'idea o in un rigido atteggiamento mentale.

Questo primo passo sulla via dell'elevazione spirituale indirizza l'individuo verso un ulteriore miglioramento: a poco a poco egli assume le caratteristiche del Metallo Ferro, associato al rosso Pianeta Marte. Il Ferro, il colore rosso e il nome di Marte richiamano l'idea delle armi, della guerra, della combattività, della lotta contro i nemici, che non sono del tutto concreti, perché sono le forze del male: la pigrizia, l'indolenza, le attrattive dei beni e dei piaceri materiali e, soprattutto, l'indifferenza e il disinteresse. Tutto ciò sta a significare che la Via alchemica prevede anche la lotta e la vittoria e che pertanto, ad un certo punto del Cammino, è necessaria anche la durezza del Ferro.

Il percorso continua ancora, perché l'Uomo, lasciata la lenta pesantezza del Piombo, acquisita la relativa brillantezza dello Stagno e la durezza del Ferro, è ancora ben lontano dalla Perfezione. Deve prima assumere le caratteristiche del Rame, che è associato al Pianeta Venere e quindi alla dea dell'Amore, alla quale erano dedicati culti speciali a Cipro (la Cyprum o Cuprum dei Latini) e che era perciò chiamata "Ciprigna", con ciò accomunandola al Rame (Cuprum).

È l'Amore, quindi, che l'individuo deve acquisire nel suo Cammino evolutivo: l'Amore luminoso e sempre disponibile e pronto -Venere è un Pianeta lucente e veloce-; l'Amore vero, cioè abbastanza tenero da essere sempre disponibile verso tutti e tutto, ma non un sentimento melenso -il Rame non è molto morbido-, bensì l'Amore forte del Misticismo di cui abbiamo detto parlando dell'Opera al Bianco, cioè quello verso le spirituali Cose del Cielo, e non verso le materiali mollezze della terra.

A questo punto l'Uomo deve diventare dinamico e veloce, fluido come l'acqua e brillante come l'argento: deve assimilare le caratteristiche del Metallo e del Pianeta Mercurio. "Hydroargentum" (argento liquido) o "argento vivo", sono i nomi con cui è chiamato comunemente. E, sia Metallo, Pianeta o Messaggero degli dèi, Mercurio è velocissimo. Questo Metallo è più pesante del Piombo, non possiede una sua propria forma perché prende quella del recipiente che lo contiene, e la sua mobilità ed il suo notevole peso gli consentono di scorrere verso il basso, andando a riempire ogni spazio vuoto o cavo.

È il momento della riflessione (la pesantezza del Mercurio), della pienezza interiore e della fluidità del pensiero (la motilità del Metallo); ma non è il tempo della calma e della stasi, bensì del movimento e della ricerca. Mercurio è il dio Psicopompo, cioè quello che accompagna all'Ade le anime dei morti, ed è quindi simbolo del collegamento tra la vita terrena e quella spirituale. Ma è solo il "collegamento" fra le due: non è ancora il raggiungimento della spiritualità pura.

Per arrivare a questa meta bisogna prima raggiungere lo stato Argento, Metallo nobile e prezioso, collegato alla Luna, che è un Pianeta estremamente mobile e che si presenta alla visione nelle sue quattro fasi. Ora è tanto luminosa da rischiarare la notte, e quattordici giorni dopo diventa invisibile ed oscura: è molto mutevole nei suoi aspetti, così come l'Argento che, pur essendo di colore bianco e lucente, può ossidarsi con facilità e perdere quelle caratteristiche.

L'Uomo arrivato a questa condizione è tenace e paziente, dotato di immaginazione e sensibilità, ma è imprevedibile e volubile, anche se basta poco per farlo tornare nelle condizioni ottimali. È un po' un equilibrarsi fra il continuare ancora per il Cammino intrapreso, o se accontentarsi di ciò che è già stato raggiunto. Che non è poco, sia ben chiaro; ma l'individuo deve rimanere sempre ben attento e vigile, per evitare di perdere limpidezza e luminosità.

Arrivato a questo livello, l'Uomo non ha che da compiere un solo passo, per raggiungere il massimo e diventare Oro. Questo è il Metallo nobile per eccellenza: inossidabile e lucente, è associato al Sole, il supremo astro del giorno, centro del Sistema solare e dispensatore di luce, di calore e di vita. Questa è la condizione che l'Uomo raggiunge dopo aver percorso tutto il suo Cammino evolutivo: è la fissazione della sua perfezione.

Come si vede, sia che usi i simboli delle Opere (al Nero, al Bianco, al Rosso, all'Oro), oppure quelli dei Metalli (Piombo, Stagno, Ferro, Rame, Mercurio, Argento, Oro) l'Arte Ermetica indica pur sempre una Via da percorrere: è il medesimo "Cammino di Perfezione" di cui parla S. Teresa d'Avila, la quale però usa altre parole, non simboliche, ma più chiare e, nonostante questo (o forse proprio per questo), più difficili da mettere in pratica.

Questo linguaggio "metallurgico" fu la causa della nascita della Chimica moderna. Infatti, tante persone, illuse quanto ignoranti, sentendo parlare della trasformazione del piombo in oro, si misero in testa di effettuare realmente e materialmente questa operazione. Alcune di queste persone (che usavano veri e propri laboratori, con fornelli, mantici per attizzare il fuoco, alambicchi, storte e distillatori) meno ignoranti e dotati di notevole intelligenza pratica e di intuito, riuscirono ad ottenere combinazioni chimiche utili per la vita materiale comune, e l'oro lo ottennero non già dal piombo, ma dai prodotti dei loro laboratori. Ma la maggior parte di questi "soffiatori" (così erano chiamati dai veri Alchimisti) ottennero solo di rovinarsi economicamente (e spesso ci rimisero anche la salute), e sovente finirono sul rogo la loro "bruciante" carriera.

A proposito di "Fuoco": ci sarebbe da aggiungere ancora, oltre al simbolismo degli Elementi (Sale, Mercurio, Solfo e Solfo Saturnio), anche quello del Fuoco: il Fuoco Filosofale. Ma non possiamo parlarne ora, perché il discorso si farebbe troppo lungo.

Rimandiamo perciò il tutto in una prossima occasione.