Il simbolismo alchemico: le Opere

In altro momento avevamo appena accennato a questo simbolismo, dicendo che l'Alchimia prevede il compimento della "Grande Opera", composta a sua volta da altre quatto Opere: al Nero, al Bianco, al Rosso e all'Oro.

Avevamo anche fatto intendere che l'"Arte Ermetica" nasconde, sotto il suo simbolismo, l'itinerario esatto per l'elevazione interiore dell'individuo ed avevamo fatto il nome dei tre Elementi necessari per compiere la Grande Opera: Sale, Mercurio, Solfo. C'è anche un quarto Elemento: il Solfo Saturnio, ma ne parleremo al momento opportuno.

I nomi delle Opere e degli Elementi sono ovviamente simboli che l'Alchimista usa per indicare determinati componenti dell'individuo e particolari processi di trasmutazione interiore e di elevazione spirituale.

E qui sorgono spontanee almeno due domande: è lecita la trasmutazione di cui si parla? e se lo è, perché tutta questa segretezza?

Risponderemo anzitutto alla seconda domanda, perché è la più facile: nel nostro precedente articolo sull'Alchimia avevamo fatto rifermento alla segretezza con cui agivano le Scuole misteriche e iniziatiche dell'antichità ed avevamo anche detto che i motivi di tanta segretezza erano da ricercarsi nella mancanza di interessamento, con la conseguente incapacità di comprensione, esistente nella gran massa della popolazione. La stragrande maggioranza della gente comune si è da sempre interessata delle cose materiali e concrete della vita e non è per nulla incline a porsi problemi riguardanti la propria spiritualità ed i suoi rapporti con la Divinità. Queste sono cose troppo al disopra della capacità di comprensione della folla comune; ma non perché la sua intelligenza non vi arrivi, ma proprio per la sua mancanza di interessamento per le cose spirituali. E poiché vi sono verità che, se mal comprese, possono far deviare l'individuo fino a farlo cadere preda delle forze del male, così è bene che questi sia mantenuto all'oscuro per evitare tale rischio.

Riguardo alla prima domanda, potremmo rispondere semplicemente "sì"; ma non avremmo dimostrato il motivo di tale affermazione. Quindi invitiamo il lettore interessato a seguirci nel nostro ragionamento.

Per la simbologia alchemica, il Sale indica il principio di materializzazione, cioè non il corpo in sé quale Elemento concreto, ma tutto ciò che gli dà vita: i tre Princìpi spirituali ed immateriali (Spirito, Anima emotiva, Anima istintiva) ed i tre Corpi energetici che gli permettono di avere pensieri, emozioni e vitalità. Questo perché il Cammino evolutivo che porta al compimento della Grande Opera deve essere compiuto qui, durante la vita terrena. L'esistenza del corpo fisico, il quale fa parte della tri-unità umana, è quindi necessaria perché, in mancanza di questo componente, l'Uomo non sarebbe completo e la Grande Opera sarebbe irrealizzabile. L'inizio del processo di trasmutazione interiore dell'Uomo, cioè il "distacco" o "disinteressamento" alle cose terrene, si chiama "Opera al Nero". Perché ha preso tale nome? perché è un rinchiudersi in se stessi come in un guscio il quale, impedendo l'accesso alle sollecitazioni mondane, permette all'Uomo di maturare interiormente e di crescere spiritualmente. Il paragone con il "guscio" calza perfettamente perché è nell'interno del guscio che l'uovo fecondato -attraverso la suddivisione e la differenziazione delle cellule- diventa pulcino, allodola, corvo, eccetera. Ed è proprio il corvo che, dato il suo colore nero, viene raffigurato graficamente come simbolo dell'Opera al Nero.

Il nero è anche il colore della morte ed è ben scelto perché l'Opera al Nero comporta un "morire a se stessi". Ma non è una morte fisica come quella a cui siamo abituati a pensare normalmente, bensì è la morte dell'"Uomo Vecchio" di cui parla S. Paolo e che permette la nascita dell'"Uomo Nuovo". E' un morire alle cose del mondo: brame, egoismi, piaceri sensuali, per rinascere alle Cose del Cielo: spiritualità e vita interiore luminosa e internamente molto calda. E' il primo passo per avvicinare l'interiorità umana a Dio e, dato che questi "è Spirito, e deve essere adorato in spirito e verità", è necessario trascurare tutte le cose materiali, per mettersi in contatto con il Suo Spirito.

L'Opera al Nero non è né semplice né facile perché, come ogni primo passo, è il più duro, essendo ostacolato dalle abitudini acquisite durante la vita materiale e dall'ambiente in cui l'individuo vive comunemente. Ecco perché il simbolismo grafico raffigura l'Opera al Nero come un guscio che racchiude un corvo, uccello tutt'altro che vivace e allegro, e dotato di voce sgradevole all'orecchio.

E tuttavia l'Uomo che ha compiuto questa prima fase si apre veramente alla "spiritualità e alla vita interiore luminosa e internamente molto calda" come abbiamo detto sopra, perché allora può iniziare la seconda Opera: quella al Bianco, che interessa la sua Anima emotiva, la quale è, in un certo senso collegata al cuore, ma al Cuore interiore, da cui dipendono la sua ulteriore purificazione, l'Amore, lo slancio verso Dio. L'Opera al Bianco, come quella al Nero, si compie in diverse tappe, perché l'individuo non può trasmutarsi all'improvviso. Infatti è un continuo cammino in salita: gradino dopo gradino l'Uomo sta cambiando quasi senza accorgersene: oggi migliora in un punto, domani diminuisce un suo difetto, fra una settimana si accorge di aver ridotto della metà un vizio interiore, fra un anno si accorgerà di aver trasformato in Virtù parecchi dei suoi vizi. Pur continuando a sopperire a tutte le necessità del corpo, si accorgerà che tante cose che, prima, gli sembravano indispensabili, ora non lo sono più; mentre tante altre, che gli erano sembrate trascurabili, ora saranno diventate le uniche importanti. Perché le cose di questa terra sono cadùche, deteriorabili, insicure e, comunque, alla morte -che è l'unica cosa certa nel destino dell'individuo- tutto verrà abbandonato. Non si portano in Cielo gli agi, le ricchezze, le mollezze, i buoni cibi o le vacanze alle Bahamas, ma ciò che si è conquistato nella parte migliore della nostra interiorità.

L'Opera al Bianco è quella che porta al Misticismo, ma non a quello melenso a cui siamo abituati a pensare vedendo le raffigurazioni iconografiche dei Santi, bensì ad un Misticismo forte, volitivo, acquisito con la forza di volontà. E' anche una conquista interiore, ottenuta attraverso battaglie a volte anche molto dure. Qui conta soprattutto la Volontà, non l'Abbandono. Ci vuole anche questo, è vero, perché l'Uomo, senza l'aiuto dall'Alto, non riuscirebbe a superare tutte le prove; ma questo Aiuto deve essere richiesto con volontà, con forza; anche con ostinazione. "Bussate e vi sarà aperto" ha detto il Cristo; ma bisogna aver mani molto forti, per bussare a quella Porta.

Compiuto fino in fondo questo Cammino, l'Uomo si trova davanti dell'altra strada da percorrere: quella che viene chiamata l'Opera al Rosso. Questa è la Via della Sapienza ma, come dice S. Paolo, "non della sapienza di questo mondo (...) ma della Sapienza di Dio, riservata e nascosta, che Dio preordinò prima dei secoli per la nostra gloria". Dove si trova questa Sapienza? si trova nelle Scritture interpretate secondo il loro significato nascosto, cioè nello spirito, e non nella lettera, di esse. Origene sostiene che la lettera uccide e lo spirito vivifica, e l'Alchimia -e noi con essa- condivide perfettamente l'idea di quel grande esegeta, filosofo e Padre della Chiesa. La Sapienza di cui si parla si trova nelle Scritture e nella loro meditata comprensione. Vogliamo dire che esse debbono essere prima meditate, per essere comprese veramente e a fondo. Questa comprensione profonda ha un fine che si potrebbe dire "pratico": è come consultare una carta geografica prima di mettersi in viaggio, perché bisogna conoscere la strada, se si vuole arrivare alla meta prefissa, perché altrimenti si rischierebbe di deviare e di trovarsi da tutt'altra parte.

L'Opera al Rosso è quindi di capitale importanza, per seguire la Via alchemica.

Va da sé che, durante il cammino, le conquiste precedenti debbono essere saldamente mantenute. Quindi, la realizzazione compiuta con l'Opera al Nero deve continuare ad esistere anche quando l'individuo sta compiendo l'Opera al Bianco, e che il disinteresse per le cose materiali (Opera al Nero) e la purificazione ed il misticismo (Opera al Bianco), debbono essere sempre vive e presenti durante lo studio meditato per l'acquisizione della Sapienza (Opera al Rosso).

C'è da aggiungere che l'Uomo, arrivato a questo livello di perfezione, è ugualmente soggetto, data la sua condizione umana -di per sé imperfetta- a ricadere negli errori del passato o a dimenticare, o trascurare anche solo in parte, quanto ha acquisito e che perciò deve rimanere sempre vigile, per fissarsi definitivamente nelle condizioni conquistate durante il compimento dell'Opera al Rosso.

Questa fissazione definitiva dell'Uomo nelle condizioni di realizzatore dell'Opera al Rosso è la quarta operazione alchemica: l'Opera all'Oro.

Da quanto abbiamo detto a proposito della realizzazione di ciò che l'Alchimia chiama la "Grande Opera" scaturisce chiara ed inequivocabile la risposta alla domanda che ci eravamo posti all'inizio: "la trasmutazione interiore di cui parla velatamente l'Alchimia è cosa lecita?". Certo che lo è, e lo è sempre stata fin dai primordi di questa "Arte Ermetica": anche nel periodo precristiano, perché l'elevazione spirituale dell'individuo è sempre positiva, a qualsiasi religione appartenga.

Ma l'Alchimia usa anche altri simboli, che si riferiscono ai metalli e che sono collegati ai sette Pianeti dell'antichità: Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio, Luna e Sole. Ed esiste -lo abbiamo già detto- anche una simbologia relativa agli Elementi: Sale, Mercurio, Solfo e Solfo Saturnio.

Le osservazioni e le ricerche su questi simbolismi sono non meno interessanti di quelle sulle diverse Opere alchemiche e sono, almeno a nostro parere, fors'anche più stimolanti. Ne riparleremo in un prossimo articolo, al quale diamo appuntamento al nostro lettore.