Abbiamo
ricevuto numerose richieste in cui si sollecitava un discorso serio
sull'Alchimia: qualcuno voleva sapere che cosa fosse realmente; altri
ci invitavano a mantener fede alla nostra promessa di parlare dei simboli
alchemici; altri ancora esternavano il loro scetticismo, o almeno dichiaravano
che, per loro, l'Alchimia era una specie di imbroglio volto ad irretire
le persone più inesperte.
Ma
parlare di Alchimia non è cosa semplice, e non è possibile,
in un articolo -forzatamente breve- dare una risposta esauriente e completa
riguardante un argomento tanto complesso.
Diciamo
subito che comprendiamo perfettamente coloro che "arricciano il
naso" al nome di Alchimia: infatti oggi, che viviamo in un mondo
che si basa in gran parte sulla Chimica, questo concetto appare del
tutto superato. Apprendiamo infatti, dai nostri libri, che la Chimica
è nata dall'Alchimia, sorpassandola di gran lunga, e dobbiamo
riconoscere che questo è storicamente vero; ma c'è da
fare una precisazione molto importante, e cioè che non furono
i veri Alchimisti a porre le basi della Chimica moderna, bensì
i loro imitatori, che di Alchimia avevano capito ben poco, per non dire
nulla del tutto.
Vediamo
quindi di fare anzitutto una panoramica storica sulle origini e sugli
sviluppi di questa Scienza. Perché di Scienza si tratta, anche
se di natura tutta particolare.
Il
suo nome proviene forse dal greco "khimos" (succo, infusione),
con l'aggiunta dell'articolo "el" o "al", derivante
dall'arabo; come può forse essere di origine esclusivamente araba:
"al-kimia", che può significare "miscuglio",
o "pietra filosofale" od anche "polvere di proiezione",
nome del misterioso Agente trasformante. Ed il bello è che, nonostante
questa disciplina -almeno a detta degli Storici- sia nata in Egitto
nell'età ellenica, cioè verso il I° secolo dopo Cristo,
il suo nome, che è quello che usiamo tuttora, le è stato
attribuito verso il VII° secolo, dopo la conquista islamica dell'Egitto.
Se
diamo poi credito alle tradizioni più antiche, il nome più
adatto sarebbe "Arte -o Scienza- Ermetica", perché
in Egitto la si diceva insegnata agli uomini da Ermete "Trismegisto"
(tre volte grande), ipostasi egiziana del greco Ermes (il latino Mercurio),
identificato però anche con talune divinità egizie, come
Ptah, o Thot; oppure con il biblico Enoc, figlio di Iared e padre di
Matusalemme, e che sarebbe vissuto 365 anni, dopodiché non sarebbe
morto, perché la Bibbia dice che "Enoc camminò con
Dio e non fu più, perché Dio lo aveva preso".
Questa
Arte ermetica, viste le sue tradizionali, leggendarie origini, che si
volevano divine (o quasi), era quindi destinata ai soli iniziati, cioè
a coloro che, dopo aver appreso tutto quanto era possibile sapere per
mezzo della religione essoterica (cioè quella rivolta alle masse)
e dopo una serie di prove, spesso durissime e difficili, e sempre mantenute
segrete, entravano a far parte di un nuovo "status", o condizione,
che implicava il diritto di accedere ai cosiddetti "Misteri".
E' nota a tutti l'esistenza delle religioni misteriche antiche e dei
riti particolari che si svolgevano durante le celebrazioni di questi
Misteri.
L'Arte
ermetica era destinata ai soli iniziati perché, per essere compresa,
implicava la conoscenza più approfondita dei misteri religiosi.
Infatti, per chi non è addentro nei segreti e nella Scienza nascosta,
cioè per chi non sa interpretare lo spirito, oltre che la lettera,
della religione, i Misteri rimangono totalmente... misteriosi.
Quanto
abbiamo detto sopra non sembri al lettore un "menare il can per
l'aia", come si usa dire, cioè un girare attorno all'argomento
senza affrontarlo. Anzi: pur senza aver usato la parola "Alchimia",
finora abbiamo parlato proprio di quella. Ma avviene come quando si
deve affrontare la scalata di una montagna: prima di mettersi in marcia,
bisogna controllare che gli scarponi siano adatti, che lo zaino contenga
tutto il necessario, che non manchi l'allenamento, che si conoscano
tutti i trucchi, gli espedienti, le malizie per saper sfruttare ogni
appiglio, e la capacità di discernere se questo appiglio è
affidabile. Non saranno nemmeno superflui l'orologio e la bussola, e
sarà bene essere abituati a respirare aria rarefatta, perché
qui non si tratta di scalare un colle, ma le montagne dell'Everest.
Infatti
l'Arte ermetica è una continua salita che coinvolge tutto il
composto umano: corpo fisico; corpi energetici (istinti, desideri e
pensieri); ed i tre Princìpi immortali (Eros, Anima e Spirito).
Già
dall'antichità le religioni misteriche avevano intuìto
almeno una parte di queste verità, nascoste al popolino ma non
del tutto ignorate dai sommi sacerdoti, specie quelli egiziani. Avevano,
è vero, un Pantheon popolato da numerosi dèi e dèe
ma, per alcuni fra i sommi sacerdoti -quelli più addentro ai
Misteri religiosi- queste divinità non erano altro che le manifestazioni
visibili dell'unico Dio creatore. Non potevano, ovviamente, avere le
idee molto chiare, perché ancora non era sceso il Cristo, vero
Dio e vero Uomo, a portare la Rivelazione, però avevano innalzato
la loro teologia ad un livello piuttosto elevato.
E
qui comincia a manifestarsi l'Arte ermetica, cio è il mezzo,
per l'Uomo, di compiere i primi passi -almeno i primi passi!- sulla
Via che porta a Dio: quella che santa Teresa d'Avila, secoli e millenni
dopo, chiamerà il "Cammino di Perfezione".
Le
religioni precristiane -intendiamo quelle essoteriche- erano basate
su un culto esteriore, materialistico, concreto, e questo non solo in
Egitto, in Grecia o a Roma, ma anche nei Paesi dell'Asia Minore e nella
stessa Palestina. Quindi, la vera essenza dell'Uomo, cioè la
sua interiorità, il suo vero Sé, non era quasi per nulla
coinvolto da un culto esteriorizzante, rivolto più alla forma
-al gesto, alle parole rituali, al sacrificio di animali- che alla sostanza,
cioè alla parte immateriale, che è ciò che mette
l'Uomo in contatto con la divinità.
Cristo
stesso, nel Vangelo di Giovanni, porta un concetto chiaro e definitivo:
"Dio è Spirito, e deve essere adorato in spirito e verità".
E in un'altra parte della Scrittura (Isaia, 1:11) è scritto:
"Che mi importa dei vostri sacrifici senza numero? dice il Signore.
Sono sazio degli olocausti dei montoni e del grasso dei giovenchi; il
sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco... (ecc)".
La Scrittura, in sostanza, mette l'accento su quanto gli uomini più
evoluti spiritualmente avevano intuìto da tempo, anche se non
seguivano la Religione ebraica: intendiamo parlare degli Egizi, ma anche
dei Greci, dei popoli del vicino Oriente e fors'anche dell'estremo Oriente,
perché abbiamo avuto qualche notizia, anche se vaga, di un'Alchimia
orientale. E pensiamo che questa notizia possa non essere infondata,
dal momento che le Filosofie orientali sono indirizzate alla realizzazione
dell'Uomo nella sua interiorità, anche se questo è il
loro fine ultimo, dato che il loro concetto di Divinità è
parecchio distante dal nostro.
L'Uomo
deve trasformarsi interiormente, perché quello che conta è
il movente interiore, più che l'azione in se stessa: il Cristo
lo dice chiaramente nel 7° capitolo del Vangelo di Marco e nel 15°
di quello di Matteo, ribadendo quello che Isaia aveva già detto
secoli prima.
Dall'intuizione
di quelle persone di cui sopra, cioè le più evolute spiritualmente,
era nata l'esigenza di istituire le Scuole iniziatiche e misteriche,
create allo scopo di approfondire la Conoscenza e di avvicinarsi maggiormente
alla divinità. Ma troppo spesso il ragionamento, nelle Scuole
iniziatiche pagane, era questo: visto che l'Uomo non riesce ad innalzarsi
fino al dio, sia il dio stesso ad avvicinarsi all'Uomo, concedendogli
qualcuna delle sue prerogative. Il ragionamento, dal punto di vista
umano, era logico, ma aveva un difetto di fondo: non è Dio, che
deve abbassarsi al livello umano, ma l'Uomo, che deve elevarsi.
Alcune
di queste Scuole avevano già raggiunto un discreto livello esoterico.
Ma i Platonici ed Pitagorici e, più tardi, i Neoplatonici e Neopitagorici,
facevano parte di altre Scuole iniziatiche, di livello superiore: era,
se vogliamo, un esoterismo nell'esoterismo. Si dice che il frontone
della Scuola di Pitagora portasse una scritta che diceva così:
"Qui non si entra se non si è geometri", a significare
che la Scuola era aperta soltanto a coloro che avevano raggiunto un
buon livello iniziatico.
Ma
coloro che intuirono i procedimenti più sottili, e che avrebbero
poi nascosto sotto i simboli alchemici, avrebbero dovuto scrivere, sull'emblematico
frontone della loro Scuola: "Qui non si entra se non si è
già laureati": non sarebbe bastato un diploma: ci sarebbe
voluto un dottorato.
Perché
l'Arte ermetica prevede di compiere un Cammino di Perfezione suddiviso
in quattro tappe, che vengono chiamate "Opere": l'Opera al
Nero; l'Opera al Bianco; l'Opera al Rosso; l'Opera all'Oro. Alla fine
di queste quattro tappe, l'individuo ha compiuto quella che viene chiamata
"la Grande Opera".
L'Arte
ermetica è sempre stata tenuta segreta, riservatissima; e questo
è spiegato dal fatto che anche le altre Scuole iniziatiche, quelle
di livello inferiore, mantenevano segreti i loro riti ed i loro culti.
Ma non perché i Mistagoghi ed i loro discepoli fossero gelosi
del loro sapere. Il motivo era un altro e rivolto proprio alla salvaguardia
dei profani: non si possono infatti insegnare cose difficili da capire
a persone non preparate, perché questa istruzione, se mal compresa,
può danneggiare coloro che l'hanno solo parzialmente capita.
"Non si può consegnare una spada ad un bambino", scrive
Tito Flavio Clemente d'Alessandria, uno dei primi Padri della Chiesa.
Infatti, il bambino può inavvertitamente uccidere gli altri,
ed anche se stesso, con quella spada troppo pesante per le sue mani.
Vi
sono alcune verità che possono essere mal comprese, e allora
portano l'individuo fuori strada; vi sono poteri della mente che possono
far deviare verso il titanismo e verso la magia nera, che chiameremmo
più volentieri "stregoneria". "Il Mago -scrive
Elifas Levi- domina le forze del male; lo stregone ne è lo schiavo".
E, fra uno e l'altro, non vi è che un passo: un passo scostato
di pochi gradi, quando l'individuo si trova di fronte ad un bivio. L'Uomo
preparato SA di dover prendere, poniamo, la via di destra, e conosce
anche il motivo per cui volge i suoi passi da quella parte. L'individuo
impreparato non lo sa, e allora si presentano tre casi: o si ferma (e
questo vuol dire tornare indietro); o procede a casaccio (e, dopo pochi
passi, si trova di fronte ad una barriera insormontabile); oppure, facendo
un ragionamento sbagliato, si volge verso la parte opposta e cade preda
delle forze telluriche.
E
proviamo ora a seguire l'itinerario proposto dall'Alchimia, intesa come
"Arte ermetica", cioè segreta, ma chiarissima, per
chi, avendo compreso, segue la Via giusta.
Ricordiamo
ancora le parole del Cristo: "Dio è Spirito e deve essere
adorato in spirito e verità". Che cosa significano queste
parole? anzitutto che Dio non ha nulla di materiale in Sé, e
che quindi tutto ciò che è materia, esteriorità,
concretezza, pur essendo Opera del Creatore, non fanno parte di Dio.
Se ne deduce che, per avvicinarsi a Lui, occorre abbandonare ogni attaccamento
terreno, ogni brama materiale, ogni esteriorità fine a se stessa,
ogni egoismo concreto. Questo non significa disprezzare la vita terrena,
ma considerarla per quello che è: una via da percorrere per arrivare
alla Meta. E' indispensabile affrontare e sopperire alle necessità
concrete della vita, ma ciò non significa mettere queste ultime
al culmine dei nostri desideri, perché la vita stessa, secondo
il pensiero alchemico, è solo un mezzo per continuare il Cammino.
Però
è un mezzo molto importante: indispensabile, anzi, perché
l'Alchimia insegna che, per compiere la Grande Opera, sono necessari
tre Elementi: il Sale, il Mercurio ed il Solfo.
E
qui si entra nella simbologia alchemica, perché Sale, Mercurio
e Solfo indicano cose ben differenti da quelle che la Chimica chiama
con le formule: NaCl; Hg e S. Sono infatti, rispettivamente: il Principio
di materializzazione; l'Anima emotiva; lo Spirito.
A
questo punto, si entrerebbe proprio nel vivo dell'argomento, perché
tutto il discorso che abbiamo fatto finora è servito solo come
introduzione o, se vogliamo, come preparazione ad affrontare veramente
l'Arte ermetica. Rimandiamo quindi ad altro momento l'inoltro in questo
"labirinto alchemico". Ma non preoccupiamoci: abbiamo il Filo
di Arianna! E poi, oltretutto, non dobbiamo uccidere il Minotauro, ma
trovare la Via che porta alla Luce.